Buoni pasto: la disciplina fiscale

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Per i lavoratori dipendenti i buoni pasto rappresentano un compenso in denaro e devono essere soggetti a tassazione Irpef quando questi superano la soglia di €. 7,00 (elettronici) o €. 5,29 (cartacei). Per le aziende il costo di acquisto è interamente deducibile ai fini Ires. La nostra guida.

I buoni pasto sono dei documenti, che possono essere emessi in forma cartacea (ticket restaurant) o elettronica (card o badge), che hanno la funzione di mezzo di pagamento, in quanto danno al possessore il diritto di ottenere dagli esercizi convenzionati (ristoranti, mense, supermercati, ecc)  la somministrazione di pasti o prodotti alimentari, escludendo ogni prestazione in denaro.

I buoni pasto sono emessi con diverso valore, solitamente dai €. 2,00 ai €. 10,00 e sono acquistati dalle aziende per essere offerti ai propri dipendenti per le spese che questi sopportano durante la pausa pranzo (i buoni pasto vengono utilizzati dalle aziende che non hanno una mensa aziendale).

Vediamo adesso la disciplina fiscale dei buoni pasto sia dal punto di vista del dipendente che li percepisce, che da quello dell’azienda che li acquista.

Buoni pasto: la tassazione per il dipendente

Per quanto riguarda la natura dei buoni pasto, l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 26/E/2010 ha chiarito che  i buoni pasto sono equiparabili a compensi in denaro e non in natura come ritenuto precedentemente, e quindi, non possono comunque essere convertiti in denaro.

Trattandosi di veri e propri compensi corrisposti al lavoratore dipendente, questi devono essere sottoposti a tassazione Irpef, ai sensi dell’articolo 51 del DPR n. 917/86 (Tuir).

Compensi in natura

L’articolo 51, comma 2, del DPR n. 917/86, disciplina questa modalità di tassazione, disponendo che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate da parte del datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all’importo complessivo giornaliero di €. 7,00 se il ticket è elettronico (a seguito della modifica introdotta dal comma 16, della Legge n. 190/2014, che ha portato il limite dai precedenti €. 5,29 agli attuali €. 7,00), o €. 5,29 se cartaceo.

Stante questa disciplina fiscale, è necessario osservare che i buoni pasto erogati dal datore di lavoro non concorrono a formare reddito imponibile Irpef in capo al dipendente fino ad un importo complessivo giornaliero di €. 7,00, con ticket elettronico o €. 5,29 se cartaceo.

L’eventuale eccedenza rispetto a tale soglia deve essere imputata al fini della determinazione della base imponibile Irpef, che ai fini dei contributi previdenziali a carico del lavoratore dipendente.

Ad esempio, quindi se si ricevono buoni pasto elettronici dal proprio datore di lavoro per €. 8,00 per ogni giorno lavorativo, di questi soltanto €. 1,00 al giorno sarà oggetto ti tassazione in busta paga ai fini Irpef.

Importo tassato

In pratica, il lavoratore dipendente è chiamato a corrispondere le imposte su di un importo determinato dalla differenza tra il valore facciale dei buoni pasto ricevuti e il valore soglia di €. 7,00/€. 5,29.

Il comma 9, del articolo 51 del DPR n. 917/86 prescrive che l’ammontare dell’importo massimo giornaliero che non concorre a formare reddito (€. 7,00/€. 5,29) può essere rivalutato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, quando la variazione percentuale del valore medio dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo al periodo di dodici mesi terminante al 31 agosto supera il 2% rispetto al valore medio del medesimo indice rilevato con riferimento allo stesso periodo dell’anno 1998.

Con tale disposizione il legislatore chiarisce che gli importi fissati nella lettera c) dell’articolo 51 del DPR n. 917/86 non sono da ritenere immodificabili, bensì soggetti ad aggiornamento in caso di aumento del costo della vita o svalutazione monetaria, al fine di rendere effettivo il valore del buono pasto ricevuto.

Per quanto riguardo il diritto a ricevere buoni pasto, si precisa che questi spettano a tutti i lavoratori, anche per quelli assunti a tempo parziale. Su questo tema si segnala che la Risoluzione Ministeriale n. 118/E del 30 ottobre 2006 ha stabilito che anche i lavoratori subordinati a tempo parziale, la cui articolazione dell’orario di lavoro non preveda il diritto alla pausa pranzo, ove fruiscano di buoni pasto, sono ammessi a beneficiare della previsione di cui all’articolo 51, comma 2, lettera c), del DPR n. 917/86.

Infine , l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 326/E/1997 e con la Circolare n. 188/E/1998, ha sancito che, per poter fruire della detassazione, i buoni pasto devono necessariamente essere rivolti alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee di essi.

La disciplina previdenziale per i lavoratori

Il D.Lgs. n. 314/1997 ha previsto l’allineamento della base imponibile fiscale con quella previdenziale.

In seguito a tale intervento normativo, la base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali deve essere individuata, sempre facendo riferimento a quanto disposto dall’articolo 51 del DPR n. 917/86.

Di conseguenza, l’erogazione dei buoni pasto al lavoratore dipendente fino all’importo giornaliero di €. 7,00 (buoni pasto elettronici) o €. 5,29 (buoni pasto cartacei),  non è soggetta ad oneri di natura previdenziale e assistenziale, non concorrendo tale dazione, alla formazione del reddito da lavoro dipendente.

Soltanto eventuali importi di buoni pasto superiori alle soglie appena viste saranno computati per il calcolo degli oneri contributivi Inps e Inail del lavoratore dipendente.

Buoni pasto: la tassazione per l’azienda 

Per l’azienda che acquista i buoni pasto da distribuire ai dipendenti, il costo che sostiene è deducibile per competenza ai fini delle imposte dirette (Irpef/Ires/Irap).

Questo significa che il costo relativo all’acquisto dei buoni pasto deve essere dedotto in riferimento al periodo d’imposta in cui il dipendente ha usufruito del servizio buono pasto.

Il costo dei buoni pasto distribuiti ai dipendenti trova collocazione in bilancio nella voce B.7 (“Costi per servizi“), del conto economico, poiché trattasi non tanto di costi del personale, ma di costi relativi a prestazioni di servizi offerti al personale in forza all’azienda.

In merito alla totale deducibilità del costo di acquisto dei buoni pasto, con la Circolare n. 6/E/2009 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:

atteso che la fornitura dei ticket restaurant rappresenta un servizio sostitutivo di mensa, si ritiene che la limitazione della deducibilità al 75% (fissato per le spese di vitto e alloggio dall’articolo 109, comma 5, del DPR n. 917/86),  non sia applicabile alle spese sostenute dal datore di lavoro per il loro acquisto. Tali spese, infatti, analogamente a quelle relative ad una convenzione con un esercizio pubblico, rappresentano il costo per l’acquisizione di un servizio complesso non riducibile alla semplice somministrazione di alimenti e bevande

Disciplina Iva

Per quanto riguarda la disciplina Iva applicabile ai buoni pasto, in base alle modifiche intervenute ad opera dell’articolo 83, comma 28, bis del D.L. n. 112/08, dal 1° settembre 2008 le imprese hanno facoltà di detrarre interamente l’Iva (con aliquota del 4%) relativa alle spese sostenute in relazione ai servizi alberghieri e di ristorazione (nel rispetto del principio di inerenza), ivi comprendendo anche i costi per l’acquisto di buoni pasto.

L’intervento normativo è stato realizzato al fine di eliminare il contrasto tra la normativa nazionale e l’articolo 168 della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006.

19 comments

  1. ciao a tutti, ho lavorato oltre 30 anni in una nota multinazionale, lo scorso autunno sono stato licenziato insieme ad altri diversi colleghi, mentre eravamo in cassa intigrazione la stessa azienda ci aveva dato dei buoni pasti ticket ristorant purtroppo sistemando casa mi sono accorto che non avevo usufruito di 19 buoni da oltre 7 euro con scadenza nel 2014.
    per me che sono in mobilita’ sono una bella cifretta, secondo ho possiblita’ di farmene dare degli altri dall’azienda visto che di fatto quella cifra a me destinata non e’ stata mai addebitata ??
    come mi posso regolare ??
    grazie infinite degli eventuali suggerimenti.
    saluti marco

    • Fiscomania

      Salve,
      i buoni pasto sono una sorta di bonus che l’azienda eroga ai propri dipendenti per ovviare al servizio pranzo. I buoni riguardano soltanto le giornate lavorative effettivamente prestate, quindi nel suo caso non avendo prestato attività l’azienda non è tenuta ad erogarle il buono pasto. Poi se l’azienda li ha comunque erogati, anche se non era tenuta è una sua facoltà, ma non certamente un obbligo.

  2. Salve, l’azienda presso cui lavoravo mi aveva fornito una card magnetica precaricata con un certo numero di buoni pasto (in eccesso). Nel momento in cui mi sono dimessa, l’ho riconsegnata con ancora dentro i buoni non utilizzati (poichè erano caricati in più, non mi spettavano in quanto associati a futuri giorni di lavoro). Ora mi dicono che mi spediranno la card così come l’avevo riconsegnato e che devo provvedere al rimborso monetario dei ticket extra da loro caricati; è lecito?

    • Fiscomania

      Salve, se ho capito bene l’azienda per la quale lavorava le sta dicendo che può continuare ad utilizzare i buoni pasto precaricati sulla carta, ma non dovuti, in quanto riferiti a giorni per i quali non ha lavorato, in cambio di un rimborso monetario degli stessi. A mio avviso non mi sembra un giusto comportamento, ma le consiglio di consultare un legale, per capire come sia più giusto muoversi in situazioni di questo tipo. Ripeto, a mio avvio, lei non dovrebbe accettare la carta, in modo da non dover pagare niente all’azienda.

  3. Bravi ! Contenuto chiaro ed esaustivo.

  4. Salve dopo quanto entrano in prescrizione i buoni pasto? Visto che la ns azienda e’ quasi al 2 anno di insolubilita’ grazie

    • Fiscomania

      Non esiste una prescrizione per i buoni pasto, ma hanno una propria scadenza, solitamente entro il 31/12 di ogni anno.

  5. Salve ma l’azienda può togliere il buono pasto in modo unilaterale e senza bisogno di un vera e propria necessità? grazie

    • Fiscomania

      L’erogazione del buono pasto è a discrezione dell’azienda. Se poi vi possono essere gli estremi per un atto illegittimo deve chiedere ad un legale.

  6. salve a tutti, vorrei un consiglio… Ho appena saputo che l’azienda dove lavoro, rivende i buoni pasto acquistati per i propri dipendenti (compresa io), avendo quindi un duplice guadagno, sgravio fiscale, se non erro deduzione, oltre che il compenso dei ticket venduti. come posso denunciare questa cosa incresciosa? Vi ringrazio. T.

  7. Buongiorno,
    io lavoro alla ASL che mi fornisce dei ticket da € 5,16 per i giorni in cui faccio full time (2 alla settimana, gli altri tre lavoro dalle 7.30 alle 13.30 ininterrotto), ma per ogni ticket io devo corrispondere € 1,00 alla ASL così che il mio buono si riduce ad € 4,16. Ha senso che io debba pagare per i ticket?

    • Fiscomania

      Con questo valore del buono non dovrebbe avere tassazione in busta paga. Chieda all’azienda le motivazioni di questa trattenuta.

  8. Buongiorno, lavoro come commessa in un negozio. Da gennaio mi sono stati tolti i buoni pasti. La giustificazione: calo delle vendite. Il mio titolare dice che erano un benefit concesso in modo del tutto filantropico e non dovuto dal nostro tipo di azienda. Tutte le dipendenti lavorano distanti almeno un ora dalla propria abitazione e non abbiamo servizio mensa. Disponiamo solo di un piccolo fornellino a due piastre. Può toglierci i buoni così senza preavviso e senza che noi possiamo fare o dir nulla? E’ vero che non ci spettano? Il piccolo fornello può considerarsi un sostituto mensa. grazie

    • Fiscomania

      Il mio consiglio è di andare a vedere se il buono pasto vi spetta in base al vostro contratto nazionale di categoria. Fatevi aiutare da un consulente del lavoro in questo. Se non è previsto dal contratto ha ragione il datore di lavoro, trattasi di benefit, che può essere revocato, ma se vi spetta, allora dovete chiedere la restituzione.

  9. Buongiorno,
    l’Azienda per la quale lavoro eroga giornalmente un buono pasto da 5 € al giorno, il buono pasto non è acquistato dall’azienda ma prodotto internamente all’azienda stessa e può essere presentato in un unico punto ristoro che trattiene il buono giornalmente per fatturare a fine mese (all’Azienda) la totalità dei buoni (con lo scorporo dell’IVA al 10%)
    In questo caso la fiscalità di esenzione è equiparabile ai buoni pasto comprati da aziende tipo Day o Ticket Restaurant? Grazie per la risposta,

  10. Buongiorno
    sono AU di una SRL immobiliare (senza dipendenti), posso comprare buoni pasto per i soci non lavoratori e usufruire della detraibilità e dei vantaggi fiscali riconosciuti ai buoni pasto dando un “riconoscimento economico” in più ai soci?
    Se non fosse possibile posso prenderli a nome mio come AU e poi distribuirli anche a loro?
    Preciso che come AU non percepisco compenso.
    Grazie per la risposta

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