Cessione del credito Iva: la tassazione indiretta

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La cessione del credito Iva è un istituto che permette di monetizzare un credito chiesto a rimborso, per ottenere immediatamente liquidità. Da un punto di vista delle imposte indirette se effettuata da soggetto Iva deve essere applicata l’imposta di registro in misura fissa. 

La cessione del credito rappresenta uno degli istituti attraverso cui è facilmente ottenibile della liquidità immediata grazie alla cessione di ricchezza futura, ovvero del credito.

Solo il credito Iva emergente dalla dichiarazione annuale (e non anche quello infrannuale chiesto a rimborso in base all’art. 38-bis DPR 633/72) può essere ceduto.

l contribuente-cedente, ai fini della cessione del credito Iva annuale chiesto a rimborso, deve notificare all’ufficio delle Entrate territorialmente competente l’avvenuta cessione del credito, così come previsto dall’art. 69 RD 2440/23.

Tale cessione deve risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata, con l’obbligo, per il cedente, di inviarne copia autentica al suddetto ufficio.

Si tratta di un istituto ancora piuttosto controverso in ambito civilistico, di conseguenza, anche in ambito fiscale. Per questo vediamo di delineare un percorso prima civilistico e poi fiscale riguardante la disciplina della cessione del credito Iva.

Cessione del credito: disciplina civilistica

La cessione del credito trova regolamentazione, negli articoli 1260 e seguenti del codice civile. Essa può avvenire a titolo gratuito o oneroso, è un accordo mediante il quale il creditore originario cede a terzi un proprio credito ma non la sua ‘‘posizione creditoria’’ (altrimenti si parlerebbe di cessione del contratto).

La cessione del credito è un negozio consensuale ad efficacia reale. Il negozio si perfeziona, quindi, per effetto del consenso legittimamente manifestato dal cedente e dal cessionario. La causa del contratto è differente da quella dalla quale discende il credito ed è normalmente individuata in un finanziamento.

Per quanto concerne l’oggetto l’unica limitazione è posta dalla legge. Non possono essere ceduti crediti a carattere strettamente personale (come per esempio gli assegni di mantenimento). Oltre questa limitazione, la legge si riserva di individuare i casi in cui il trasferimento possa essere vietato.

Cessione del credito senza il consenso del debitore

Da queste caratteristiche discende che il trasferimento del credito può avvenire anche senza il consenso del debitore, il quale, fino a quando la cessione non gli sia stata resa nota attraverso la notifica o egli non l’abbia accettata, può liberarsi adempiendo indifferentemente nei confronti del cedente o del cessionario. Viceversa, una volta pervenutone a conoscenza deve adempiere necessariamente nei confronti del cessionario.

Ciò implica, quindi, che la cessione del credito realizza una modificazione del solo lato soggettivo attivo del rapporto obbligatorio, il quale risulta dunque autonomo rispetto al più complesso rapporto giuridico nel quale si inserisce in origine.

Cessione del credito Iva: disciplina fiscale

Per quanto concerne la cessione del credito Iva, possiamo affermare che, solo il credito risultante dalla dichiarazione Iva (annuale o infrannuale) può essere oggetto di cessione.

La cessione deve avvenire necessariamente attraverso atto pubblico o scrittura privata autenticata. Dall’atto devono risultare chiaramente le parti contraenti, l’oggetto del contratto (l’importo del credito ceduto) e l’obbligo di notificare la cessione al debitore ceduto.

Il soggetto cedente, di conseguenza, ha l’obbligo di notificare l’avvenuta cessione del credito, mediante l’invio di copia autenticata dell’atto, all’ufficio competente e all’agente della riscossione. Condizione preliminare è che il credito Iva oggetto della cessione sia stato richiesto a rimborso.

Sia i crediti infrannuali sia quelli annuali possono essere ceduti, anche frazionatamente, ma il soggetto cessionario (acquirente del credito) può considerarsi estraneo alle eventuali pretese dell’Amministrazione solo per i crediti infrannuali, in quanto quelli annuali possono essere richiesti (qualora indebiti) anche nei suoi confronti.

In caso di credito infrannuale il cedente, si addossa tutto il rischio della cessione in quanto potrebbe trovarsi nella situazione di aver ceduto il credito e di doverlo rifondere, in caso di contestazione, anche all’Amministrazione finanziaria, alla quale ne aveva già richiesto il rimborso.

Il rimborso del credito

Ne consegue che tale rimborso, una volta avvenuta la cessione del credito, deve essere effettuato direttamente nelle mani del cessionario, semprechè non sussistano dubbi in ordine alla veridicità o l’autenticità dei documenti notificati. Se l’Amministrazione dovesse accertare, successivamente al pagamento, la non debenza delle somme rimborsate, in base all’articolo 5, comma 4-ter, del D.L. n. 70/1998, essa può rifarsi anche nei confronti del cessionario, nel solo caso del credito risultante dalla dichiarazione annuale (ma non nel caso di credito richiesto a rimborso nella dichiarazione infrannuale).

Quest’ultimo, tuttavia, può esimersi dal pagamento prestando le garanzie contemplate nell’articolo 38-bis, comma 2, del DPR n. 633/72 fino a quando l’accertamento diventi definitivo.

Concludendo, per quanto riguarda la cessione del credito Iva, una volta inoltrata istanza per il rimborso da parte di un soggetto passivo Iva, quest’ultimo ha il diritto, sia in caso di presentazione della dichiarazione infrannuale (modello Iva TR), sia in caso di presentazione della dichiarazione Iva annuale, di cedere, attraverso atto pubblico, il credito Iva che vanta nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.

In ipotesi di cessione del credito annuale e di non spettanza del rimborso l’Amministrazione potrà rivolgersi sia al cedente che al cessionario. Mentre, in caso di cessione di credito derivante da dichiarazione infrannuale, potrà rifarsi esclusivamente nei confronti del cedente.

Con riguardo alla possibilità di cedere una parte del credito, è necessario rifarsi alla distinzione tra la parte di credito rimborsata dall’agente della riscossione e quella rimborsata direttamente dall’Agenzia delle Entrate. Sia nel caso di credito infrannuale che di credito annuale si può concludere, sulla base delle poche indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, che è frazionabile la parte di credito che deve essere rimborsata dall’agente della riscossione. Mentre non è frazionabile la parte di credito che deve rimborsare la stessa Agenzia.

Cessione del credito esente da Iva

Come per qualsiasi altra cessione che viene formalizzata in atto, anche per la cessione del credito Iva deve esserne richiesta la registrazione. Infatti, come abbiamo visto la cessione del credito Iva può essere effettuata esclusivamente per atto pubblico se tale cessione la si vuole rendere opponibile all’Amministrazione finanziaria.

Per quanto concerne la registrazione dell’atto, occorre sottolineare che detta cessione deve avvenire necessariamente, per renderla opponibile all’Amministrazione, sotto la veste dell’atto notorio.

Ne consegue che la registrazione, ai sensi dell’articolo 11 del DPR n. 131/86, deve essere effettuata per via telematica dal notaio entro 30 giorni dalla stipula dell’atto.

Tassazione indiretta

Per questo motivo anche la cessione del credito Iva deve essere soggetta a tassazione indiretta, con le seguenti modalità.

Cessione del credito Iva da parte di soggetti passivi Iva

Qualsiasi cessione del credito, se effettuata da parte di un soggetto passivo Iva, rientra in ogni caso, in quanto prestazione di servizi, nel campo di applicazione dell’Iva in esenzione.

Questo ai sensi dell’articolo 10 del DPR n. 633/72 (salvo il caso del factoring, operazione imponibile Iva). Nella cessione del credito Iva, quindi si sconterà l’imposta di registro in misura fissa (€. 200), in base al principio dell’alternatività parziale tra le due imposte.

La ratio è che, ogni qualvolta la cessione del credito rientra in un’operazione di finanziamento, tale cessione ricade nel campo di applicazione dell’Iva e nello stesso tempo ne è esente, salvo la cessione del credito in ragione del suo recupero (factoring), la quale non è esente.

Cessione del credito Iva da parte di soggetti non Iva

Nel caso in cui la cessione del credito Iva viene effettuata da parte di un soggetto privato (non Iva), su tale cessione deve essere corrisposta, sempre in base al principio di alternatività tra imposta di registro e Iva, l’imposta di registro in misura proporzionale.

L’aliquota applicabile è allo 0,50 % (ai sensi dell’articolo 6  e 49 della Prima parte della Tariffa allegata al DPR n. 131/86), da applicarsi sul valore del credito (in deroga alla regola generale che prevede come base imponibile il valore del corrispettivo, ai sensi degli articoli 43, comma 1, lettera h) e  articolo 51 del DPR n. 131/86), e non del corrispettivo eventualmente previsto nel contratto.

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