Cessione di impresa familiare: il regime di tassazione

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In caso di cessione di impresa familiare, si potrà optare per la tassazione ordinaria della plusvalenza, atteso che la perdita dello status di imprenditore non consente la rateizzazione, ovvero per la tassazione separata, in caso i esercizio almeno quinquennale dell’attività.

Nella cessione di impresa familiare, la plusvalenza deve essere tassata interamente sul soggetto titolare dell’impresa, non avendo alcuna rilevanza fiscale le somme percepite eventualmente anche dai collaboratori, che detengono quote di partecipazione nella stessa impresa.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 78/E del 31 agosto 2015, risponde ad un’istanza di interpello ordinario, formulato ai sensi dell’articolo 11 della Legge n. 212/2000, da parte di un contribuente che, avendo ricevuto in donazione un ramo d’azienda, ha costituito un’impresa familiare, ai sensi dell’articolo 5, comma 4, del DPR n. 917/86, per portare avanti l’attività con l’aiuto dei figli.

Il contribuente imprenditore, ha deciso di avviare la cessione di impresa familiare a terzi, e per questo motivo sottopone all’Agenzia delle Entrate quale sia la corretta imputazione della plusvalenza, nonché la corretta tassazione della stessa ai fini Irpef (tassazione separata o ordinaria).

In particolare il contribuente richiede se il reddito derivante dalla cessione vada dichiarato dall’imprenditore, o se esso debba essere ripartito nell’impresa familiare. Trattandosi di azienda ricevuta in donazione si richiede se la plusvalenza da cessione costituisca reddito diverso, o reddito di impresa, e se possa optarsi per la tassazione separata.

Plusvalenza da cessione di impresa familiare al titolare

Nel formulare la sua risposta l’Agenzia delle Entrate evidenzia in primo luogo come l’impresa familiare, sia da un punto di vista civilistico, ai sensi dell’articolo 230-bis del c.c., che da un punto di vista fiscale, articolo 5, comma 4 del DPR n. 917/86, un’impresa individuale e non un ente collettivo (società).

Nell’impresa familiare, infatti, l’unico imprenditore è il titolare dell’impresa il quale calcola e dichiara interamente il reddito di impresa per poi attribuirne quota ai familiari collaboratori, ai fini del calcolo delle imposte (Irpef). Secondo l’Agenzia delle Entrate, tutto ciò è comprovato dal fatto che il fallimento dell’imprenditore non coinvolge i familiari.

Con riguardo al trattamento fiscale della plusvalenza realizzata dalla cessione di impresa familiare, l’Agenzia delle Entrate ritiene che la stessa sia imputabile interamente in capo al solo titolare della stessa, ovvero l’imprenditore, mentre l’operazione risulterà del tutto irrilevante per i collaboratori dell’imprenditore, i quali non dovranno far concorrere al proprio reddito le somme introitate.

Tale soluzione è, peraltro, conforme al precedente orientamento espresso nella Circolare n. 320/E del 19 dicembre 1997, con riferimento all’operazione di conferimento d’azienda. In tale caso, si era affermato che, in caso di conferimento dell’impresa individuale, il titolare dell’impresa familiare deve liquidare ai collaboratori l’incremento patrimoniale senza che tale operazione rivesta rilevanza fiscale.

La soluzione adottata dall’Agenzia, che tiene conto della natura imprenditoriale del solo titolare, si discosta da precedenti interpretazioni fornite in passato sull’argomento (N.M. n. 984/97), con la conseguenza che non saranno applicate sanzioni in base ai principi dello Statuto del Contribuente (Legge n. 212/2000), a chi avesse in passato ripartito la plusvalenza tra i diversi collaboratori alla stregua di un reddito ordinario.

Tassazione della plusvalenza da cessione di impresa familiare

Il provento derivante dalla cessione di impresa familiare si qualifica come reddito di impresa (articoli 55 e ss. del Tuir), anche se l’azienda era pervenuta al soggetto cedente per donazione, in quanto l’articolo 67, lettera h-bis del Tuir considera nella categoria dei “redditi diversi”, soggetti a tassazione separata, soltanto le aziende donate (o ereditate) che vengono cedute senza essere gestite dagli aventi causa.

Inoltre, la Risoluzione precisa poi che in presenza di aziende ricevute in donazione in continuità fiscale (ai sensi dell’articolo 58,comma 1, del Tuir), per calcolare il quinquennio che dà diritto alla tassazione separata, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, leggera g) del Tuir, si computa anche il periodo di esercizio in capo al donante.

In conclusione, il soggetto imprenditore in caso di cessione di impresa familiare, all’atto della cessione dell’azienda, potrà optare per la tassazione ordinaria ex articoli 58 e 86 del DPR n. 917/86 in un unico esercizio, atteso che la perdita dello status di imprenditore non consente la rateizzazione a norma del comma 4 dell’articolo 86 del DPR n. 917/86, ovvero per la tassazione separata ex articolo 17, comma 1, lettera g), del DPR n. 917/86, nel caso in cui abbia esercitato l’azienda per un periodo non inferiore ai cinque anni.

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