Il reverse charge nella cessione di rottami

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La cessione di rottami e cascami è soggetta al meccanismo del “reverse charge”, ai sensi dell’articolo 74, commi 7 e 8 del DPR n. 633/72. Di seguito le modalità di applicazione del meccanismo dell’inversione contabile nel caso di acquisto o cessione di rottami, cascami e semilavorati ferrosi tra soggetti passivi Iva.

L’applicazione dell’imposta tramite reverse charge (inversione contabile) costituisce un’eccezione alle normali regole in materia di Iva.

La disciplina Iva riguardante la cessione di rottami (cascami, rottami, carta da macero, stracci, ecc.) è contenuta all’articolo 74, commi 7 e 8 del DPR n. 633/72.

Secondo tale disposizione alla cessione di rottami deve essere applicato il meccanismo del “reverse charge“. La possibilità di utilizzo del “reverse charge“, secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 43/E del 12 maggio 2008, deve essere applicata ai rottami, e a tutti i materiali qualificabili come tali, ossia come beni non più utilizzabili secondo la destinazione d’uso originaria.

Vediamo tutte le informazioni utili per chi svolge questo tipo di attività.

Cessione di rottami a cui è applicabile il “reverse charge”

L’Agenzia delle Entrate definisce come rottame un bene in assoluto non suscettibile di reimpiego, se non attraverso operazioni di lavorazione e trasformazione (tali operazioni devono, cioè, essere necessarie per il reimpiego).

Più precisamente, il “reverse charge” deve essere applicato alle cessioni di rottami non ferrosi e semilavorati di metalli non ferrosi (articolo 74, comma 8, DPR n. 633/72), nonché a quelle di rottami ferrosi, semilavorati e altri materiali (comma 7) e, cioè, alle cessioni dei seguenti beni:

  • rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi, e dei relativi lavori;
  • carta da macero e stracci;
  • scarti di ossa, di pelli, di vetri, di gomma e plastica;
  • beni indicati ai punti precedenti ripuliti, selezionati, tagliati, compattati, lingottati o sottoposti ad altri trattamenti atti a facilitarne l’utilizzazione, il trasporto e lo stoccaggio, senza modificarne la natura;
  • semilavorati di metalli ferrosi di cui alle seguenti voci della tariffa doganale comune vigente al 31 dicembre 2003:
    • ghise gregge e ghise specolari in pani, salmoni o altre forme primarie;
    • ferro-leghe;
    • prodotti ferrosi ottenuti per riduzione diretta di minerali di ferro ed altri prodotti ferrosi spugnosi, in pezzi, palline o forme simili; ferro di purezza minima in peso, di 99,94%, in pezzi, in palline o forme simili;
    • graniglie e polveri, di ghisa greggia, di ghisa specolare, di ferro o di acciaio;
  • rottami, cascami e avanzi di metalli non ferrosi e dei relativi lavori;
  • semilavorati di metalli non ferrosi di cui alle seguenti voci della tariffa doganale comune vigente al 31 dicembre 1996:
    • rame raffinato e leghe di rame, greggio;
    • nichel greggio, anche in lega;
    • alluminio greggio, anche in lega;
    • piombo greggio, raffinato, antimoniale e in lega;
    • zinco greggio, anche in lega;
    • stagno greggio, anche in lega;
    • filo di rame con diametro superiore a 6 millimetri (vergella);
    • filo di alluminio non legato con diametro superiore a 7 millimetri (vergella);

Le lavorazioni accessorie

Il meccanismo contabile in questione dovrà utilizzarsi, inoltre, anche con riferimento alle lavorazioni effettuate sui rottami, cascami, avanzi di metalli ferrosi e non ferrosi e sugli altri materiali (espressamente richiamati nell’articolo 74, comma 7, del DPR n. 633/72), purché le stesse siano finalizzate ad ottenere un prodotto qualificabile sempre come rottame (es. ripulitura, selezione, ecc.), nonché alle prestazioni di trasporto accessorie alla cessione di rottami ed agli altri servizi accessori relativi alla trasformazione di rottami non ferrosi, sempre che queste ultime siano effettuate dal cedente o per suo conto e a sue spese.

Il “reverse charge“, inoltre, si applica in ordine alle cessioni effettuate da tutti gli operatori del settore (raccoglitori e rivenditori), a prescindere dalla circostanza che gli stessi siano organizzati o meno con sede fissa e senza che rilevi, inoltre, il volume di affari del soggetto cedente.

Il meccanismo del “reverse charge”

In caso di applicazione del meccanismo del ‘‘reverse charge’’, il fornitore è tenuto ad emettere fattura senza addebito d’imposta e con l’indicazione, che lo esonera dall’applicazione dell’imposta, ‘‘inversione contabile’’, riportando, eventualmente, anche la relativa norma (articolo 74, comma 7 o 8 del DPR n. 633/72).

La fattura deve essere consegnata all’acquirente, il quale è tenuto ad integrare il documento emesso dal fornitore riportando sulla fattura l’aliquota prevista e la relativa imposta. L’acquirente provvede, inoltre, ad annotare il documento sul registro delle fatture emesse (articolo 23 DPR n. 633/72) o in quello dei corrispettivi (art. 24 DPR n. 633/72) entro il mese di ricevimento della fattura o anche successivamente, ma comunque prima dello scadere del termine di 15 giorni dal suddetto ricevimento e con riferimento al relativo mese di competenza.

La stessa fattura deve essere, anche annotata, ai fini della detrazione, nel registro degli acquisti (articolo 25 DPR n. 633/72). Attraverso la doppia registrazione, l’Iva non viene materialmente versata dall’acquirente e, nel caso in cui per quest’ultimo non vi siano limiti alla detrazione, l’operazione viene resa completamente neutra dal punto di vista contabile.

Indicazioni in dichiarazione Iva

Il soggetto cedente è tenuto riportare nel campo 2 del rigo VE35 del quadro VE l’importo delle operazioni rese senza addebito d’imposta nel corso dell’anno oggetto della dichiarazione, le quali per lo stesso costituiscono comunque volume di affari.

L’acquirente (cessionario), invece, deve indicare nell’apposito rigo del quadro VJ (VJ6) il totale dell’imponibile e dell’imposta concernente tali operazioni relativo all’anno di riferimento.

L’ammontare di tali acquisti deve essere, inoltre, riportato anche nel quadro VF, in corrispondenza della relativa aliquota. Nel caso in cui, poi, l’acquirente sia un consumatore privato, l’Iva si applicherà regolarmente (aliquota del 22%).

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