La mini riforma della Legge Fallimentare

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La Legge n. 132/2015 ha modificato in maniera sostanziale alcune parti della Legge Fallimentare (R.D.  n.267/42), per quanto riguarda il concordato preventivo, gli accordi di ristrutturazione del debito, il ruolo del curatore fallimentare e l’accesso al credito per le imprese in crisi.

Con la legge di conversione del D.L. n. 83/2015 (Legge n. 132/2015, pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 192, S.O. n.50/15), recante misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale e di organizzazione dell’amministrazione giudiziaria, il Legislatore ha attuato una vera e propria mini riforma della Legge Fallimentare. In pratica, la nuova normativa prevede:

  • norme in merito all’accesso al credito facilitato per permettere il risanamento delle imprese in crisi;
  • misure per migliorare la concorrenza nel concordato preventivo;
  • modifiche alla disciplina del curatore fallimentare;
  • nuovi parametri per gli accordi per la ristrutturazione del debito, che potranno essere sottoscritti se vi aderisce il 75% dei creditori finanziari (banche e altri intermediari) che rappresentano almeno la metà del credito della categoria, fermo restando l’integrale pagamento dei creditori non finanziari.

Procediamo analizzando insieme le singole novità sulla normativa della Legge fallimentare.

Facilitazioni della finanza nella crisi – La Legge n. 132/2015 è andata a modificare l’articolo 182-quinquies della Legge Fallimentare (R.D. n. 267/42) precisando che la richiesta di autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili può essere avanzata dal debitore anche prima del deposito del piano relativo alle modalità e ai tempi di adempimento della proposta di concordato preventivo e della relativa documentazione. Si dispone, inoltre, che il debitore che presenta una domanda di ammissione al concordato preventivo, anche in assenza del piano, o una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti o una proposta di accordo volta ad evitare azioni cautelari o esecutive può chiedere al Tribunale di essere autorizzato in via di urgenza a contrarre finanziamenti prededucibili, funzionali a urgenti necessità relative all’esercizio dell’attività aziendale fino alla scadenza del termine fissato dal Tribunale per la presentazione della proposta del piano e della relativa documentazione prescritta o fino all’udienza di omologazione o fino al termine di non oltre 60 giorni, stabilito dal Tribunale, per il deposito dell’accordo di ristrutturazione, nel momento in cui dispone il divieto di iniziare o proseguire le azioni cautelari o esecutive.

Apertura alla concorrenza nel concordato preventivo – La Legge n. 132/2015 è andata a introdurre l’articolo 163-bis  della Legge Fallimentare, e alla contestuale modifica dell’articolo 182, con riferimento all’istituto del concordato preventivo. L’articolo 163-bis, recante la disciplina delle offerte concorrenti al piano di concordato comprendente offerta di trasferimento di azienda o rami d’azienda, prevede l’obbligo da parte del Tribunale di aprire un procedimento competitivo, la cui disciplina dettagliata è rimandata al Tribunale stesso, salvo l’obbligo di aprire una gara tra gli offerenti, ove presentate più offerte migliorative. Si prevede che, in ogni caso, sia disposta la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche. Al soggetto che aveva presentato l’offerta iniziale, ove non risulti vincitore, è riconosciuto il rimborso delle spese e dei costi sostenuti, nel limite del tre per cento del prezzo dell’offerta. La disciplina delle offerte concorrenti si applica anche alle offerte di affitto d’azienda e al concordato con riserva. In merito all’articolo 182 della Legge Fallimentare, si prevede che, in caso di concordato con cessione dei beni, si disponga la pubblicità sul portale delle vendite pubbliche.

Per quanto riguarda, invece, la modifica all’articolo 163 della Legge Fallimentare, è stato esteso da 30 a 120 giorni il termine massimo per la convocazione dei creditori all’apertura della procedura di concordato preventivo. Tale estensione temporale è funzionale a consentire la presentazione di proposte concorrenti di concordato, entro 30 giorni dall’adunanza dei creditori. Infatti, qualora la proposta del debitore non assicuri, con attestazione del professionista:

  • il pagamento di almeno il 40% dei creditori chirografari;
  • o, in caso di concordato con continuità aziendale, di almeno il 30%, possono essere presentate proposte concorrenti a quella del debitore.

I creditori che presentano una proposta di concordato concorrente devono rappresentare almeno il 10% dei crediti e hanno diritto di voto sulla medesima solo se collocati in una autonoma classe.

Infine, è stato modificato anche l’articolo 165 della Legge Fallimentare, riguardante il Commissario giudiziale. Si prevede che egli fornisca ai creditori le informazioni utili per la presentazione delle proposte concorrenti. Inoltre, è previsto che lo stesso debba depositare depositare l’inventario del patrimonio del debitore e la relazione sulle cause del dissesto, la condotta del debitore, le proposte di concordato entro i 45 giorni precedenti dell’adunanza dei creditori. Il commissario deve, inoltre, riferire sulle proposte concorrenti, svolgendo, di regola, una comparazione particolareggiata tra tutte le proposte. E’ stato soppresso anche il comma 4 dell’articolo 175 della Legge Fallimentare, concernente la discussione delle proposte di concordato. La modifica più significativa concerne la soppressione del secondo comma che vietava la modifica della proposta di concordato dopo l’inizio delle operazioni di voto. Per quanto riguarda la disciplina della maggioranza necessaria per l’approvazione della proposta di concordato (pari alla maggioranza dei creditori ammessi al voto), adesso è previsto che sia approvata tra le varie proposte quella che raggiunge la maggioranza più alta; se nessuna proposta raggiunge la maggioranza prescritta si svolge una seconda votazione sulla proposta che ha raggiunto più voti. Sono poi previste regole specifiche in caso di parità di voti tra più proposte (prevale quella del debitore o quella presentata prima).
Il comma 5-bis, poi ha modificato l’articolo 181 della Legge Fallimentare,  estendendo il termine per l’omologazione del concordato da sei a nove mesi dalla presentazione della domanda.

Altro aspetto di particolare interesse, modificato dalla suddetta disciplina è stato quello relativo alle disposizioni in materia di proposta di concordato preventivo e di adesione alla stessa. Su questo ambito sono stati modificati vari articoli della Legge Fallimentare, in particolare:

  • articolo 160 Legge Fallimentare – tra i presupposti per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo, si inserisce il pagamento
    di almeno il venti per cento dei crediti chirografari, salvo il caso del concordato con continuità aziendale;
  • articolo 161 Legge Fallimentare – si specifica che la proposta deve indicare l’utilità che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore e integrando le comunicazioni da inviare al pubblico ministero;
  • articolo 163 Legge Fallimentare – con il provvedimento di apertura della procedura di concordato il Tribunale ordina anche la consegna delle scritture contabili e fiscali obbligatorie in formato elettronico;
  • articolo 165 Legge Fallimentare – il commissario giudiziale comunica al PM tutti i fatti rilevanti a fini di indagine penale;
  • articolo 172 Legge Fallimentare – il commissario giudiziale illustra le utilità che, in caso di fallimento, possono essere apportate dalle azioni risarcitorie, recuperatorie o revocatorie che potrebbero essere promosse nei confronti dei terzi;
  • articolo 178 Legge Fallimentare – si sopprime la presunzione di consenso per i creditori che non hanno esercitato il voto.

Modifiche alla disciplina del curatore fallimentare – La Legge n. 132/2015 è andata a modificare l’articolo 28 della Legge Fallimentare, prevedendo il divieto di nomina a curatore per chi ha concorso al dissesto dell’impresa valga a prescindere dal tempo in cui il concorso è avvenuto e non più solo se tale condotta si è verificata nei due anni anteriori la dichiarazione di fallimento. Si specifica inoltre che nella nomina del curatore si tenga conto di rapporti riepilogativi già presentati. Infine, è istituito presso il Ministero della Giustizia un registro nazionale nel quale confluiscono i provvedimenti di nomina dei curatori, dei commissari giudiziali e dei liquidatori giudiziali. Nel registro vengono altresì annotati i provvedimenti di chiusura del fallimento e di omologazione del concordato, nonché l’ammontare dell’attivo e del passivo delle procedure chiuse. Il registro è tenuto con modalità informatiche ed è accessibile al pubblico.

Si prevede, inoltre, che il curatore predisponga il programma di liquidazione non solo entro 60 giorni dalla redazione dell’inventario ma anche entro 180 giorni dalla sentenza dichiarativa del fallimento. Il programma deve inoltre indicare il termine entro il quale sarà completata la liquidazione dell’attivo, che non può eccedere i due anni dal deposito della sentenza di fallimento, salvo eccezioni motivate. Il mancato rispetto dei termini previsti dal programma di liquidazione è giusta causa di revoca del curatore. Infine, la possibilità di affidamento di incombenze della procedura di liquidazione è estesa anche a società specializzate (finora erano ammessi solo professionisti).

E’ stato oggetto di modifica anche l’articolo 169-bis della Legge Fallimentare, riguardante i contratti in corso di esecuzione. Si prevede che il Tribunale o il giudice, prima di autorizzare, su richiesta del debitore che ha chiesto il concordato, lo scioglimento dei contratti in corso di esecuzione debba sentire anche l’altro contraente. Si specifica che tale facoltà vale anche per i contratti “non compiutamente seguiti“. Si precisa il carattere prededucibile del credito derivante da prestazioni eseguite legalmente e in conformità agli accordi o usi negoziali. Una disciplina specifica è dettata per lo scioglimento del contratto di locazione finanziaria.

Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria – E’ stata prevista una speciale disciplina per l’accordo di ristrutturazione debiti nel caso in cui i debiti verso banche e intermediari finanziari siano pari alla metà del totale. In tal caso l’accordo è valido anche per i creditori non aderenti purché sia stato approvato dal 75% dei creditori o nel caso di suddivisione in categorie, dalla medesima maggioranza della categoria. Tutti i creditori devono essere stati informati e messi in condizione di partecipare.

Il Tribunale omologa l’accordo, avvalendosi ove occorra di un ausiliario, previo accertamento che le trattative si siano svolte in buona fede e che banche e intermediari finanziari creditori: siano stati correttamente suddivisi in classi omogenee, abbiano ricevuto complete informazioni, possano essere soddisfatti in misura non inferiore alle alternative concretamente praticabili. La medesima disciplina vale per gli accordi che prevedano, anziché la ristrutturazione dei debiti, una moratoria temporanea dei crediti. Contro entrambi i creditori non aderenti possono proporre opposizione al Tribunale.

2 comments

  1. Buongiorno,
    mi sono appena iscritta all’albo dei dottori Commercialisti, ma non ho aperto ancora la partita iva. Mi chiedevo se per iscrivervi al registro dei curatori fallimentari, e a quello del ctu bisogna avere per forza la partita iva o sia possibile essere nominati anche senza. Grazie

    • Fiscomania

      Salve,
      per esercitare la professione di dottore Commercialista è obbligatorio essere in possesso di una partita Iva. Si può certamente essere nominati curatori fallimentari o CTU, in quanto il possesso dell’abilitazione lo permette, ma per ottenere il proprio compenso è necessario emettere fattura, e quindi dotarsi di partita Iva. Non vi sono alternative.

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