Visto di conformità per Iva e imposte dirette

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Il visto di conformità per l’utilizzo in compensazione di importi superiori a €. 15.000 è utilizzabile sia per l’Iva che per le imposte sui redditi (Irpef, Ires, Irap), che per le relative addizionali.

L’articolo 1, comma 574, della Legge n. 147/2013 ha esteso l’obbligo di apposizione del visto di conformità, di cui all’articolo 35 del D.Lgs. n. 241/97, oltre al credito Iva anche alle compensazioni dei crediti concernenti le imposte sui redditi, le relative addizionali, le ritenute alla fonte, le imposte sostitutive delle imposte sul reddito e l’imposta regionale sulle attività produttive, qualora gli importi siano superiori ad €. 15.000.

Analogamente a quanto già previsto in materia di compensazione dei crediti Iva, la norma prevede altresì che, in alternativa, la dichiarazione, per i soggetti (diversi dalle persone fisiche) che ne sono dotati può essere sottoscritta da parte dei soggetti che esercitano il controllo contabile (per i contribuenti di cui all’articolo 2409-bis del codice civile al fine di attestare l’esecuzione dei controlli previsti dall’articolo 2, comma 2, del decreto 31 maggio 1999, n. 164).

Ambito di applicazione del visto di conformità

L’obbligo di apposizione del visto di conformità riguarda tutti i crediti di imposta il cui presupposto sia riconducibile alle imposte sui redditi e relative addizionali; si ritiene che debbano, invece, essere esclusi dall’obbligo di apposizione del visto di conformità i crediti il cui presupposto non sia direttamente riconducibile alle stesse imposte quali, ad esempio, i crediti aventi natura strettamente agevolativa:

  • credito d’imposta a favore degli autotrasportatori per il consumo di gasolio (Caro petrolio);
  • credito d’imposta per nuovi investimenti nelle aree svantaggiate (legge n. 296/2006);
  • credito d’imposta per l’acquisto e la rottamazione di autoveicoli (articolo 17-decies del D.L. n. 83/2002).

Il limite dei €. 15.000, superato il quale scatta l’obbligo di apporre il visto di conformità, è riferibile esclusivamente alla compensazione orizzontale dei crediti e, quindi non alla compensazione verticale, ancorché questa venga effettuata mediante la delega di versamento (modello F24). Inoltre il limite di importo di €. 15.000 si riferisce alle singole tipologie di credito emergenti dalla dichiarazione. Si ricorda che il limite annuale previsto per la compensazione dei crediti con decorrenza dal 1º gennaio 2014 è pari ad €. 700.000 (articolo 9, comma 2, D.L. n. 35/2013).

Compensazione del credito Iva

L’utilizzo in compensazione del credito Iva annuale in misura superiore a €. 5.000 può essere effettuato a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione da cui emerge (articolo 10 del D.L. n. 78/2009): tale regola vale sia per la compensazione del credito annuale sia per quello relativo a periodi inferiori all’anno. Inoltre, il comma 7 dello stesso articolo 10 subordina l’utilizzo in compensazione del credito Iva annuale per importi superiori a €. 15.000 alla presenza del visto di conformità nella dichiarazione. Riepilogando, secondo tali disposizioni:

  • la compensazione del credito Iva per importi superiori a €. 5.000 annui può essere effettuata solo a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale o l’istanza di compensazione trimestrale;
  • possono presentare la dichiarazione in via autonoma i soggetti che intendono utilizzare in compensazione ovvero chiedere a rimborso il credito d’imposta risultante dalla dichiarazione annuale; a tal fine, è prevista la possibilità di anticipare la presentazione della dichiarazione annuale dal 1º febbraio successivo all’anno d’imposta al fine di poter usufruire della possibilità di compensare il credito annuale a decorrere dal 16 marzo.

Compensazione di imposte dirette

A decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013, i contribuenti che utilizzano in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e dell’Irap, per importi superiori a €. 15.000 annui, devono chiedere l’apposizione del visto di conformità alla dichiarazione. La norma sul visto di conformità per le imposte dirette non prevede espressamente l’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione ai fini dell’utilizzo dei crediti in compensazione, a differenza di quanto previsto per i crediti Iva di importo superiore ai €. 5.000 per i quali la disposizione prevede che la compensazione possa essere effettuata a partire dal giorno sedici del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge. L’utilizzo in compensazione per importi superiori a €. 15.000, quindi, è consentita comunque già dal 1º gennaio dell’anno successivo, anche se la relativa dichiarazione, contenente il visto di conformità, verrà presentata successivamente, entro la regolare scadenza del 30 settembre.

Soggetti abilitati al rilascio del visto di conformità

Il visto di conformità può essere rilasciato, su richiesta del contribuente, dai responsabili dei CAF e dai professionisti (gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro ed i soggetti iscritti, alla data del 30 settembre 1993, nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o diploma di ragioneria) abilitati all’invio telematico delle dichiarazioni.

Il rilascio del visto di conformità implica il riscontro della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze della relativa documentazione ed alle disposizioni che disciplinano gli oneri deducibili e detraibili, le detrazioni e i crediti d’imposta, nonché lo scomputo delle ritenute d’acconto (art. 2 del D.M. 31 maggio 1999, n. 164). Il rilascio del visto di conformità implica:

  1. la verifica della regolare tenuta e conservazione delle scritture contabili obbligatorie ai fini delle imposte sui redditi e delle imposte sul valore aggiunto;
  2. la verifica della corrispondenza dei dati esposti nella dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e di queste ultime alla relativa documentazione.

I professionisti che intendono apporre il visto di conformità devono essere abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali e comunicare i loro dati identificativi una serie di altre informazioni, tra cui l’insussistenza di provvedimenti di sospensione dell’ordine professionale di appartenenza e di procedimenti penali pendenti in fase di giudizio per reati finanziari. Inoltre, devono sottoscrivere l’impegno a comunicare, entro 30 giorni, eventuali variazioni. La comunicazione può essere consegnata a mano, inviata mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite PEC. I professionisti che rilasciano il visto di conformità devono comunicare alla Direzione Regionale delle Entrate (DRE) l’intenzione di rilasciare il visto di conformità al fine di essere iscritti nel registro dei soggetti abilitati. L’iscrizione nell’elenco ha effetto dalla data di presentazione della suddetta comunicazione.

Sanzioni per visto di conformità infedele

L’infedele attestazione dell’esecuzione dei controlli comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da €. 258 ad €. 2.582 (articolo 39, comma 1, lettera a), primo periodo, del D.Lgs. n. 241/997). In caso di ripetute violazioni, ovvero di violazioni particolarmente gravi, è effettuata apposita segnalazione agli organi competenti per l’adozione di ulteriori provvedimenti, nonché l’inibizione della facoltà di rilasciare il visto di conformità. La richiamata disposizione considera violazione particolarmente grave, tra le altre, il mancato pagamento della predetta sanzione amministrativa. L’utilizzo in compensazione di crediti in misura superiore ad €. 15.000 senza che sia stato apposto sulla dichiarazione il prescritto visto di conformità comporta, nei confronti del contribuente, l’applicazione della sanzione prevista nel caso di omesso versamento pari al 30% del credito indebitamente utilizzato in compensazione (articolo 13, D.Lgs. n. 471/1997).

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