Acconti Imposte: Sanzioni per mancato o insufficiente versamento

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I contribuenti che non hanno effettuato il versamento degli acconti imposte o li hanno effettuati in maniera insufficiente sono soggetti a sanzione del 30% dell’imposta evasa, che può essere ridotta se viene utilizzato il ravvedimento operoso. 

Il nostro sistema tributario prevede il versamento delle imposte secondo il meccanismo di acconti e saldo. Ogni anno i contribuenti (privati, partite Iva e società), sono chiamati a versare gli acconti delle imposte per l’anno in corso, che saranno poi conguagliati nell’anno successivo (a credito o a debito). Il meccanismo degli acconti riguarda tutte le imposte sul reddito, ovvero, Irpef, Ires, Irap e le imposte dovute dai contribuenti che adottano il regime dei minimi (articolo 27, D.L. n. 98/2011), e il regime forfettario, ex Legge n. 190/2014. Il meccanismo di saldo e acconto riguarda anche alcune imposte patrimoniali collegate con la dichiarazione dei redditi, come lIvie (Imposta sugli immobili detenuti all’estero) e l’Ivafe (Imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero).

Il meccanismo di calcolo degli acconti, non è dei più semplici, e lo abbiamo già affrontato in questo precedente contributo “Come calcolare l’acconto: consigli e metodi di calcolo“. Adesso concentriamo la nostra attenzione su  quali siano le sanzioni amministrative per i mancati o insufficienti versamenti degli acconti per le imposte sui redditi, e come possiamo fare a ridurre le stesse usufruendo del c.d. “ravvedimento operoso“.

Sanzioni per omessi acconti imposte

Agli omessi, insufficienti o ritardati versamenti di acconti fiscali si applicano le sanzioni previste nei D.Lgs. n. 471 e 472 del 1997 (riforma del sistema sanzionatorio tributario non penale). Pertanto, in caso di omesso, insufficiente o ritardato versamento degli acconti Irpef, Ires, Irap e Iva, si applicano:

  • la sanzione amministrativa pari al 30% dell’importo non versato o versato in ritardo;
  • gli interessi di mora, stabiliti nella misura annua del:
    • 3,5%, in caso di pagamento in seguito alla notifica del c.d. “avviso bonario” (articoli 2 e 3 del D.Lgs. n. 462/97);
    • 4%, per i ruoli resi esecutivi, se gli importi non pagati vengono iscritti a ruolo (articolo 20 del DPR n. 602/73).

Tali disposizioni interessano anche gli altri versamenti fiscali in acconto (es. cedolare secca, imposta sostitutiva per regime dei minimi e regime forfettario, Ivie e Ivafe), ai quali si applica la stessa disciplina delle imposte sui redditi.

Ravvedimento operoso

Gli omessi, tardivi e insufficienti versamenti (inclusi quelli eseguiti in acconto) possono sempre essere oggetto di ravvedimento operoso ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97, così come modificato dalla Legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015), e, tra l’altro, per i tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, il ravvedimento non è più inibito dall’inizio di un controllo, ma dalla notifica dell’accertamento o dell’avviso bonario emesso a seguito di liquidazione automatica/controllo formale della dichiarazione.

Inoltre, la legge ha postergato i termini entro cui esso può avvenire, prevedendo che la riduzione delle sanzioni decresce con l’aumentare del tempo in cui interviene. Quindi, in merito alle violazioni sugli omessi/tardivi versamenti dovrebbero operare le lettere da a) a b-ter) dell’articolo 13, comma 1, del D.Lgs. n. 472/97, per cui, a seconda di quando avviene la sanatoria, la riduzione della sanzione può essere da 1/10 del minimo a 1/6 del minimo.

 Una puntualizzazione va operata per la lettera b-quater), secondo cui qualora il ravvedimento avvenga in un momento in cui la violazione è stata constatata mediante verbale ex articolo della Legge n. 4/29, la riduzione è a 1/5 del minimo. Premesso ciò, la sanzione del 30% ex articolo 13 del D.Lgs. 471/97 da corrispondere per effetto del ravvedimento operoso è ridotta in base al tempo, secondo le percentuali previste nella seguente tabella:

Termine effettuazione del ravvedimentoRiduzione sanzioniSanzione applicata
Entro 14 giorni dal termine previsto per il versamento0,10% giornaliero
Entro 30 giorni dal termine previsto per il versamento1/10 del 15%1,5%
Entro 90 giorni dal termine previsto per il versamento1/9 del 15%1,67%
Entro 1 anno dal termine previsto per il versamento1/8 del 30%3,75%
Entro 2 anni dal termine previsto per il versamento1/7 del 30%4,29%
Oltre 2 anni dal termine previsto per il versamento1/6 del 30%5%

Per approfondire: Ravvedimento operoso: omessi o insufficienti versamenti

Ravvedimento “sprint”

Ai sensi dell’articolo 13, del D.Lgs. n. 471/97 così come modificato dal D.L. n. 98/2011, in caso di tardivo versamento con ritardo non superiore ai quindici giorni, le sanzioni sono ridotte per un importo pari ad un quindicesimo per giorno di ritardo. Questo beneficio si cumula con le riduzioni previste per il ravvedimento operoso.

Quindi, se il pagamento delle somme relative ai versamenti derivanti dalle imposte risultanti dalla dichiarazione avviene, per ipotesi, con un solo giorno di ritardo, il contribuente può beneficiare, cumulativamente, delle riduzioni delle sanzioni previste dall’articolo 13, comma 1, del D.Lgs. n. 471/97 e dal ravvedimento operoso.La sanzione contemplata dall’articolo 13 del D.Lgs. n.  471/97, pari al 30% delle somme non versate o versate in ritardo, è ridotta quindi a un importo pari ad un quindicesimo per ogni giorno di ritardo, perciò nella misura del 2% giornaliero.

Esempio –  se un pagamento di €. 1.000,00 viene eseguito con due giorni di ritardo e il ravvedimento viene posto in essere entro i 30 giorni dalla scadenza, la sanzione sarà pari a €. 4,00, in quanto per effetto dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97, si ha una riduzione ad un quindicesimo per ogni giorno di ritardo, per cui la sanzione da corrispondere diviene di €. 40,00 (300 2/15), per effetto del ravvedimento operoso, si ha una sanzione di €. 4,00 (40/10).

In pratica, per i versamenti tardivi che avvengono nei 14 giorni successivi alla scadenza di legge:

  • le sanzioni ordinarie variano, a seconda dei giorni di ritardo, dal 2% per un giorno di ritardo (1/15 del 30%) al 28% per 14 giorni di ritardo (14/15 del 30%);
  • se entro i suddetti 30 giorni si effettua il ravvedimento operoso, tali sanzioni sono ulteriormente ridotte ad un decimo, diventando quindi dello 0,2% per un giorno di ritardo (1/15 del 30% : 10) e del 2,8% per 14 giorni di ritardo (14/15 del 30% : 10).

Ricalcolo degli acconti imposte – Anche in caso si effettui il ricalcolo dell’acconto, in base a normative di Legge, o in base all’utilizzo del c.d. “metodo previsionale”, l’acconto complessivamente versato deve essere comunque pari almeno al:

  • 100% dell’Irpef e dell’imposta sostitutiva per i contribuenti minimi, o per il regime forfettario;
  • al 95% della “cedolare secca” sulle locazioni;
  • 100% dell’Ivie e dell’Ivafe, relative al valore degli immobili e delle attività finanziarie all’estero per le persone fisiche;
  • 101,5% dell’Ires per le società di capitali, gli enti commerciali e non commerciali;
  • 100% dell’Irap per le persone fisiche e le società di persone;
  • 101,5% dell’IRAP per le società di capitali e gli enti (commerciali e non).

Il mancato rispetto di tale soglia comporta, secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’applicazione delle previste sanzioni, anche se, letteralmente, l’articolo 2, comma 4 lett. b) della Legge n. 97/1977 stabilisce la non applicazione delle sanzioni se l’acconto versato è almeno il 75% dell’imposta dovuta per l’anno di versamento dell’acconto, al netto delle detrazioni e dei crediti d’imposta e delle ritenute d’acconto.

Omessa dichiarazione e acconti imposte

Per effetto dell’articolo 1 della Legge n. 97/77, se la dichiarazione del periodo precedente è omessa, la base su cui effettuare il calcolo dell’acconto è costituita dal “reddito complessivo che avrebbe dovuto essere dichiarato”, al netto delle detrazioni e crediti d’imposta e delle ritenute d’acconto. Ciò significa che l’obbligo di pagamento dell’acconto permane anche se il contribuente, pur essendovi obbligato, omette di presentare la dichiarazione del periodo d’imposta precedente.Quindi, possiamo sostenere che, in caso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate sull’anno pregresso, oltre alle sanzioni da omessa dichiarazione ex articolo 1 del D.Lgs. n. 471/97 possano aggiungersi quelle da omesso versamento degli acconti relativi all’imposta da versare per l’anno successivo.

Dichiarazione infedele e acconti imposte

Ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della Legge n. 97/77, la misura dell’acconto da versare è parametrata all’imposta del periodo precedente “come indicata, al netto delle detrazioni e dei crediti d’imposta e delle ritenute d’acconto”, nella dichiarazione dei redditi presentata per il periodo stesso. L’acconto è dovuto sulla base dell’imposta “come indicata” in dichiarazione dal contribuente, prescindendo dalle successive vicende dell’accertamento. Il discorso, invece, è diverso se il contribuente sana la violazione di dichiarazione infedele mediante ravvedimento operoso, o, comunque, presenta una dichiarazione rettificativa, o integrativa.

Saldo a credito e acconti imposte

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione 21.2.2014 n. 4145, non può essere sanzionato il tardivo versamento dell’acconto (nella specie, Iva), qualora, sulla base della dichiarazione annuale, risulti appurato che il contribuente sarebbe stato a credito rispetto all’acconto versato tardivamente.

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