Comunicazione beni e finanziamenti ai soci entro il 30 ottobre

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Entro il 30 ottobre deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate la comunicazione beni e finanziamenti concessi in godimento ai soci o familiari dell’imprenditore nel corso del periodo d’imposta precedente.

E’ in scadenza il 30 ottobre il termine per la presentazione della Comunicazione beni e finanziamenti concessi in godimento a soci o familiari dell’imprenditore. Come stabilito dal Provvedimento del 16 aprile 2014 l’Agenzia delle Entrate, la comunicazione beni e finanziamenti ai soci deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate entro il trentesimo giorno successivo al termine di presentazione delle dichiarazione di redditi, cui è riferita la comunicazione (quest’anno relativa all’annualità 2014), e deve contenere le seguenti informazioni:

  • i beni concessi in godimento dalla società ai soci;
  • i beni concessi in godimento dalla società ai familiari dei soci;
  • i beni concessi dalla società in godimento a soci o familiari di altra società appartenente al medesimo gruppo;
  • i beni utilizzati dai familiari dell’imprenditore.

Secondo quanto chiarito dalla Circolare n. 24/E/2012, i familiari dell’imprenditore e dei soci vanno individuati, ai sensi dell’articolo 5, comma 5 Tuir, pertanto, sono tali “il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado”. Pertanto, poiché la maggior parte dei soggetti aveva quale scadenza di presentazione del modello Unico lo scorso 30 settembre, l’invio della Comunicazione beni e finanziamenti ai soci dovrà avvenire entro il prossimo 30 ottobre.

Comunicazione dei beni

Il D.L. n. 138/2011 (c.d. “Manovra di Ferragosto”) ha introdotto specifiche disposizioni al fine di contrastare l’intestazione fittizia dei beni utilizzati a titolo personale dai soci o familiari dell’imprenditore; in particolare, la concessione in godimento di un bene aziendale privo di corrispettivo ovvero ad un corrispettivo inferiore a quello di mercato comporta per l’utilizzatore (imprenditore individuale/socio o loro familiare) la tassazione di un reddito diverso ai fini Irpef quale differenza tra il valore di mercato ed il corrispettivo annuo per la concessione in godimento del bene, mentre per l’impresa concedente (ditta individuale/società) l’indeducibilità dal reddito imponibile dei costi relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento. Pertanto, relativamente ai beni in esame il concedente (società/ditta individuale) oppure l’utilizzatore (imprenditore individuale/socio/familiare) è tenuto ad inviare alle Entrate una specifica comunicazione contenente i dati relativi ai beni concessi in godimento (quali tipologia di bene, dati del contratto, durata concessione, corrispettivo e valore di mercato). La comunicazione riguarda i beni che sono utilizzati per l’anno precedente rispetto a quello in cui si effettua la comunicazione (anche solo per una parte dell’anno), anche se la concessione aveva avuto inizio in precedenti anni. Nel modello occorre indicare:

  • la tipologia di bene concesso in utilizzo;
  • i dati relativi al bene (ad esempio: codice telaio per le autovetture, codice catastale per l’immobile);
  • il valore normale di utilizzo (per le vetture si deve far riferimento al benefit convenzionale previsto dall’articolo 51 del Tuir);
  • il corrispettivo eventualmente pagato per l’utilizzo.

È poi richiesto di dare indicazioni circa l’utilizzo che viene fatto del bene e della durata della concessione (data di inizio e fine). È confermato che non sussiste l’obbligo di comunicazione quando i beni concessi in godimento privato soddisfano congiuntamente due requisiti:

  • hanno un valore non superiore ad €. 3.000, al netto dell’Iva (da notare che il riferimento è al valore del bene, non al valore annuo dell’utilizzo);
  • sono compresi nella categoria residuale “altro” prevista dal decreto (ovvero devono essere beni diversi da autovetture, unità da diporto, aeromobili, immobili).

Questo esclude che debba essere monitorato un utilizzo privato di beni di scarsa importanza (es. un martello pneumatico o una piccola betoniera, ovvero un Pc o un tablet della Snc edile, utilizzati da uno dei soci). La comunicazione si rende necessaria quando il socio utilizza il bene senza pagare un congruo corrispettivo e quindi si forma un reddito diverso (ai sensi dell’articolo 67 del Tuir) da tassare in capo all’utilizzatore. Se invece viene pattuito un congruo corrispettivo, la comunicazione non è dovuta. Sono inoltre previste alcune esclusioni oggettive:

  • i beni concessi in godimento agli amministratori (si ritiene senza alcuna specificazione, quindi in ogni caso il socio/amministratore risulterebbe essere esonerato, indipendentemente dal fatto che egli paghi o meno per tale utilizzo);
  • i beni concessi in godimento al socio dipendente o lavoratore autonomo, qualora detti beni costituiscano fringe benefit assoggettati alla  disciplina prevista dagli articoli 51 e 54 del Tuir (se per il dipendente socio o professionista socio è stato gestito correttamente il benefit, nessuna comunicazione risulta dovuta);
  • i beni concessi in godimento all’imprenditore individuale (quindi l’imprenditore individuale non deve comunicare nulla se usa a fini privati i beni intestati alla propria partita Iva);
  • i beni di società e di enti privati di tipo associativo che svolgono attività commerciale, residenti o non residenti, concessi in godimento a enti non commerciali soci che utilizzano gli stessi beni per fini esclusivamente istituzionali;
  • gli alloggi delle società cooperative edilizie di abitazione a proprietà indivisa concessi ai propri soci;
  • i beni ad uso pubblico per i quali è prevista l’integrale deducibilità dei relativi costi nonostante l’utilizzo privatistico riconosciuto per legge (ad esempio i taxi).

Comunicazione dei finanziamenti

Oltre e indipendentemente alla comunicazione dei beni dati in uso gratuito ai soci, si dovranno anche segnalare eventuali finanziamenti e/o capitalizzazioni che gli stessi soggetti (o loro familiari) hanno effettuato a favore della società o dell’impresa. La comunicazione riguarda solo i finanziamenti avvenuti nel corso del periodo d’imposta precedente rispetto a quello di invio della comunicazione, a nulla rilevando eventuali finanziamenti avvenuti precedentemente (anche se ancora in corso). A prescindere da qualsiasi considerazione, va rimarcato che tale segnalazione ha lo scopo di evidenziare eventuali posizioni non congrue del soggetto finanziatore ai fini del redditometro. Si consideri il seguente esempio il caso in cui un socio ha effettuato un finanziamento di €. 50.000 alla società da lui partecipata e che il reddito dichiarato dal socio è pari a €. 20.000. L’Agenzia delle entrate potrebbe richiedere al contribuente dove sia riuscito a reperire la provvista necessaria per effettuare il prestito alla società e, in caso di assenza di giustificazioni, potrebbe fare un accertamento da redditometro.

La comunicazione deve essere effettuata solo da parte della società e, diversamente da quanto previsto in tema di concessione gratuita dei beni, non è possibile l’invio da parte del singolo socio. Non è previsto l’obbligo di comunicazione ove il valore dei finanziamenti e delle capitalizzazioni, autonomamente considerati, non superino il valore di €. 3.600. Al riguardo si consideri che:

  • per finanziamenti, si intendono le somme a qualsiasi titolo prestate alla società, sia con applicazione di interessi che infruttifere;
  • per capitalizzazioni o apporti si intendono le somme versate alla società non a titolo di prestito, bensì a titolo di rafforzamento del patrimonio, come nel caso di sottoscrizione e aumenti di capitale, versamenti a copertura perdite, in conto aumento capitale, in conto futuro aumento capitale, le rinunce alla restituzione dei finanziamenti in precedenza erogati, etc.).

Nel caso in cui un soggetto abbia effettuato un finanziamento in anni precedenti e, durante l’annualità oggetto di osservazione, abbia rinunciato alla restituzione, si ritiene non si debba fare alcuna comunicazione, nonostante contabilmente si produca una patrimonializzazione della società. Infatti, non vi è stato alcun esborso finanziario da parte del soggetto. Di particolare importanza è la verifica della soglia per l’obbligo di effettuazione della comunicazione: tale soglia è riferita al singolo socio e non alla società. Per verificare il superamento della stessa vanno considerati i finanziamenti al lordo delle eventuali restituzioni effettuate nello stesso periodo di imposta al socio o al familiare dell’imprenditore.

La comunicazione deve essere effettuata sia dalle imprese in contabilità ordinaria sia da quelle in contabilità semplificata; l’obbligo però sussiste per le imprese in contabilità semplificata che sono dotate di un conto corrente dedicato all’attività (nessun monitoraggio è invece previsto per i conti utilizzati promiscuamente anche per esigenze personali o familiari). Si evidenzia infine che sono esclusi dall’obbligo di comunicazione i dati relativi a qualsiasi apporto di cui l’Amministrazione finanziaria è già in possesso (ad esempio, un finanziamento effettuato per atto pubblico o scrittura privata autenticata).

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