Cassa integrazione: la guida dopo il Jobs Act

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Il jobs Act interviene sul meccanismo di applicazione della Cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Vediamo una breve guida all’applicazione delle nuove regole e i consigli per i lavoratori che devono presentare il modello 730. 

In attuazione della delega, per la riforma del lavoro, conferita al Governo, il D.Lgs. n. 148/2015 (quinto dei decreti attuativi del “Jobs Act“) riordina la normativa in tema di ammortizzatori sociali riunendo in un unico corpo normativo le disposizioni relative agli strumenti di tutela “in costanza di rapporto di lavoro” (articolo 1, comma 1, Legge n. 183/2014). La Cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria trovano regole comuni, salvo poi diversificarsi per le specifiche finalità di ciascuna di esse.

La cassa integrazione

La cassa integrazione ordinaria può essere chiesta per crisi di breve durata e di carattere transitorio, mentre la cassa integrazione straordinaria può essere chiesta per riorganizzazione aziendale o per crisi aziendale, con esclusione dal 1º gennaio 2016 della cessazione definitiva dell’attività aziendale o del ramo di essa. La Cassa integrazione straordinaria può, inoltre, essere chiesta dalle imprese che rientrano nell’ambito di applicazione della stessa in caso di stipula di un contratto di solidarietà. Peraltro, in sede di consultazione aziendale per l’esame della richiesta di Cassa integrazione straordinaria le parti devono espressamente dichiarare la non percorribilità della scelta del contratto di solidarietà. Ciò non vale per le imprese del settore edile ed affini.

Soggetti interessati

Destinatari dei trattamenti di integrazione salariale sono i lavoratori subordinati, ma in caso di cassa integrazione straordinaria solo se l’intervento è stato chiesto per crisi aziendale. In particolare, le seguenti categorie di soggetti:

  • Dipendenti delle imprese industriali nonché di quelle artigiane del settore edile e lapideo, compresi gli apprendisti, con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio;
  • Salvo casi eccezionali, essi devono aver prestato almeno 90 giorni di effettivo lavoro presso l’unita` operativa oggetto dell’intervento.

I Requisiti

Per fruire dell’intervento di Cassa integrazione il lavoratore deve avere, all’atto della domanda, un’anzianità presso l’unità produttiva per la quale l’intervento è richiesto, di almeno 90 giorni di effettivo lavoro. Solo per quanto riguarda la Cassa integrazione ordinaria è ammessa una deroga a questo requisito quando l’intervento è chiesto per eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale. In caso di subentro in un contratto d’appalto rileva anche il periodo durante il quale il lavoratore è stato impiegato nell’attività appaltata.cassa integrazione 4

Per quanto attiene gli apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante, il provvedimento estende loro l’accesso all’integrazione salariale con l’avvertenza che gli stessi possono essere destinatari esclusivamente dei trattamenti di Cassa integrazione ordinaria se sono alle dipendenze di imprese che possono accedere alle integrazioni salariali sia ordinarie che straordinarie, mentre possono accedere ai soli trattamenti di Cassa integrazione straordinaria nel caso in cui siano alle dipendenze di imprese a favore delle quali vigono le sole integrazioni salariali straordinarie, ed il tal caso solo se l’intervento è stato chiesto per crisi aziendale. Ciò comporta l’applicazione agli apprendisti degli obblighi contributivi previsti per le integrazioni salariali di cui sono destinatari, senza possibilità di azzeramento di detto obbligo da parte dei datori di lavoro che occupano fino a 9 dipendenti.

Importo dell’integrazione salariale

In caso di erogazione della Cassa integrazione, in pratica, lo Stato subentra all’azienda nel pagamento salariale del lavoratore dipendente: l’integrazione è pari all’80% della retribuzione delle ore non lavorate, con un massimo di €. 971,17 per stipendi fino a €. 2.102,24 e fino a €. 1.167,91 per quelli sopra questo limite. La cassa integrazione è un fondo che si autofinanzia tramite un contributo ordinario sotto forma di tassazione della retribuzione, e un contributo addizionale che le aziende sono tenute a versare solo quando ne usufruiscono, pari al 9% delle ore non retribuite per il primo anno di integrazione, 12% per il secondo e 15% oltre il secondo (sempre riferiti agli ultimi 5 anni). Il contributo addizionale è sempre nullo in caso di Cassa integrazione dovuta a un evento considerato “oggettivamente non evitabile” (per esempio disastri ambientali, interruzioni di energia elettrica, e quindi a carico della fiscalità generale).

Le nuove disposizioni prevedono che in caso di crisi o riorganizzazione aziendale possano essere autorizzate sospensioni soltanto nel limite dell’80% delle ore lavorabili nell’unità produttiva, nell’arco di tempo del programma autorizzato. Questa disposizione non trova, però, applicazione nei primi 24 mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo provvedimento. Inoltre, in deroga alla disciplina ordinaria delle durate possibili, nel triennio 2016- 2018 un ulteriore periodo di cassa integrazione potrà essere consentito qualora al termine del programma di crisi aziendale l’impresa cessi l’attività ma abbia concrete prospettive di cessione dell’azienda con conseguente riassorbimento occupazionale. Questa previsione è finanziata con un limite di spesa di €. 50 milioni per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018 per una durata massima, rispettivamente, di dodici, nove e sei mesi, previo accordo raggiunto in sede governativa. La stipula di un contratto di solidarietà difensiva rientra fra le causali previste per la richiesta di Cassa integrazione guadagni straordinaria, e deve essere stipulato da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria (art. 51 D.Lgs. n. 81/ 2015). La riduzione massima (media) di orario non può superare il 60% dell’orario contrattuale, con un limite individuale del 70%.

Infine, da sottolineare il fatto che la Cassa integrazione vale come anzianità per la pensione e viene pagata al lavoratore dall’azienda, che viene poi rimborsata dall’Inps tramite conguaglio con i contributi dovuti. Se l’impresa dimostra serie e documentate difficoltà finanziarie, cioè se non ha proprio i soldi per pagare gli stipendi, allora può chiedere che la Cassa integrazione sia erogata direttamente dall’Inps.

Durata

Per ciascuna unità produttiva il trattamento salariale di Cassa integrazione ordinaria non potrà superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio (mobile). Per quanto riguarda la Cassa integrazione straordinaria, la durata della prestazione è collegata alla causale della richiesta:

  • riorganizzazione aziendale, presentando un piano di interventi volto a fronteggiare le inefficienze gestionali e produttive ed essere in ogni caso finalizzato ad un consistente recupero occupazionale (24 mesi)
  • crisi aziendale, presentando un piano inteso a fronteggiare gli squilibri anche eventualmente derivanti da fattori esterni e deve contenere gli interventi utili al proseguimento dell’attività ed alla salvaguardia occupazionale (12 mesi)
  • stipula di contratti di solidarietà, e per ciascuna unità produttiva, la durata massima è di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile. Tale durata può raggiungere i 36 mesi per sommatoria con periodi di Cassa integrazione straordinaria.

Dal primo gennaio 2016 la cassa integrazione straordinaria non potrà più essere chiesta in caso di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa.

La Cassa integrazione ordinaria

La Cassa integrazione ordinaria vale per i dipendenti di tutte le imprese industriali, edili e del settore lapideo, indipendentemente dal numero dei dipendenti, che siano sospesi dal lavoro o abbiano un orario ridotto per:

  • situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali;
  • situazioni temporanee di mercato.cassa integrazione 2

Non è più in vigore l’integrazione salariale per contrazione o sospensione dell’attività produttiva, ovvero in caso di chiusura dell’azienda. L’erogazione può durare al massimo 52 settimane (concesse a pacchetti da 13 settimane alla volta) negli ultimi 2 anni, e comunque non oltre un terzo delle ore complessivamente lavorate nell’unità produttiva nell’ultimo biennio. Il contributo ordinario, pagato ogni mese sotto forma di tassazione a prescindere dall’utilizzo o meno della Cassa integrazione ordinaria, è così individuato:

  • per le imprese industriali e per impiegati e dirigenti dei settori edile e lapideo, 1,7% della retribuzione dei lavoratori fino a 50 dipendenti, 2% sopra i 50;
  • per gli operai delle imprese edili, 4,7% della retribuzione dei lavoratori e 3,3% per il settore lapideo.

Il numero dei dipendenti non è calcolato al momento della domanda, ma sulla base della media dell’anno solare precedente. La domanda viene inoltrata all’Inps in via telematica, entro 15 giorni dalla sospensione o riduzione dell’attività lavorativa: in caso di ritardo l’azienda deve comunque pagare il lavoratore, ma l’Inps rimborsa solo fino a una settimana precedente la domanda. Le domande per gli eventi di sospensione o riduzione dovranno seguire la nuova disciplina (Inps, messaggio n. 5919/2015). Le domande devono essere corredate dall’elenco dei nominativi dei lavoratori interessati alla sospensione/riduzione di orario nonché dal numero dei lavoratori mediamente occupati nel semestre precedente distinti per orario contrattuale: a tal fine i datori di lavoro dovranno allegare un file in formato CSV contenente alcuni dati sugli addetti alla Unità Produttiva interessata.

La Cassa integrazione straordinaria

La Cassa integrazione straordinaria è ammessa, esclusivamente al verificarsi delle seguenti situazioni, che riguardano l’impresa concedente:

  • per imprese di industria e edilizia, imprese artigiane, mensa e ristorazione, servizi di pulizia, servizio ferroviario, prodotti agricoli e vigilanza, con organico medio oltre i 15 dipendenti (riferito al semestre precedente la domanda di sussidio);
  • per imprese di commercio e logistica, agenzie di viaggi e operatori turistici, con organico medio oltre i 50 dipendenti;
  • per imprese del trasporto aereo e gestione aeroportuale, per partiti e movimenti politici, per i giornalisti (questi ultimi in forza di una precedente norma che il decreto non abolisce), a prescindere dal numero dei dipendenti.

Per finanziare la Cassa integrazione straordinaria, tutte le imprese e i lavoratori interessati dal provvedimento pagano ogni mese un contributo ordinario, pari allo 0,9% della retribuzione, di cui 0,6% a carico dell’impresa e 0,3% a carico del lavoratore.

Si può chiedere la Cassa integrazione straordinaria in caso di riorganizzazione aziendale (che includa un piano di interventi chiaro, con indicazione degli investimenti e dei cambiamenti e volto al mantenimento occupazionale), crisi aziendale (a esclusione, dal 1 gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un suo ramo: se l’azienda chiude, si passa nel campo degli ammortizzatori per chi non ha più lavoro) in cui sia comunque indicato il piano di risanamento, gli interventi correttivi e gli obiettivi per mantenere l’attività aziendale e salvaguardare l’occupazione, o contratto di solidarietà. I piani di intervento o risanamento sono esaminati presso i competenti uffici della Regione interessata, insieme con i rappresentanti di impresa e lavoratori, e entro 7 giorni dal termine dell’esame l’impresa presenta la domanda di Cassa integrazione straordinaria: trascorsi 30 giorni l’impresa ha diritto all’integrazione salariale straordinaria. La Cassa integrazione straordinaria può durare fino a 24 mesi negli ultimi 5 anni per riorganizzazione aziendale, fino a 12 mesi per crisi aziendale, fino a 36 mesi se la causale è il contratto di solidarietà.

Cassa integrazione e dichiarazione dei redditi

Il trattamento di integrazione salariale è una prestazione economica erogata dall’Inps per integrare o sostituire la retribuzione dei lavoratori al fine di fronteggiare cali di domanda, crisi di mercato o per consentire all’azienda di affrontare processi di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione.

cassa integrazione 3In tutti questi casi il lavoratore si vede integrare tutto o parte del proprio salario dall’Inps. Questo significa che, nell’anno successivo il lavoratore riceverà non una, ma due Certificazioni uniche, volte ad attestare l’ammontare dei redditi percepiti. La prima certificazione unica è quella che riceve, come ogni anno, dall’azienda per la quale lavora, mentre la seconda deriva dall’Inps, per la Cassa integrazione percepita. Vediamo adesso di capire cosa fare in questi casi, attraverso la risposta alle domande che più di frequente ci ponete:

Devo presentare il modello 730 se ho percepito la Cassa integrazione?

Il lavoratore dipendente che ha percepito nell’anno di imposta indennità sotto forma di Cassa integrazione, oltre al normale reddito da lavoro dipendente è obbligato in ogni caso a presentare la dichiarazione dei redditi (modello 730), per dichiarare i redditi presenti nelle certificazioni uniche ricevute.

Le certificazioni uniche (del datore di lavoro e dell’Inps) vanno inserite entrambe nel modello 730?

La risposta è affermativa: entrambe le certificazioni uniche ricevute devono essere inserite nel modello 730 del lavoratore ed entrambe contribuiranno a formare il reddito complessivo che sarà soggetto a tassazione sulla base degli scaglioni Irpef. Può accadere che, se le detrazioni effettuate nel corso dell’anno non sono state capienti, il 730 chiuda con un debito da versare, che sarà trattenuto in busta paga.

Cosa fare se non si è presentato in tempo il modello 730 inserendo i redditi della Cassa integrazione?

In questo caso è possibile presentare il modello Unico P.F. entro il 30 dicembre dell’anno successivo a quello nel quale si è fruito della Cassa integrazione, naturalmente pagando le maggiori imposte dovute, e una piccola sanzione. In questo caso è consigliabile rivolgersi al proprio dottore Commercialista di fiducia per il calcolo corretto di tutti gli importi dovuti.

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