Guida al versamento degli acconti per le persone fisiche

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Il versamento degli acconti legati alle imposte dirette per le persone fisiche deve essere effettuato alle scadenze del 16 giugno e del 30 novembre, utilizzando il metodo storico o previsionale. Vediamo una guida che vi aiuterà nella determinazione e nel versamento degli acconti.

Il nostro sistema fiscale, per quanto riguarda le imposte sui redditi, poggia sul sistema del saldo e degli acconti. Ogni anno, infatti, i contribuenti che hanno percepito redditi nell’anno di imposta precedente, sono chiamati a versare gli acconti per relativi all’anno in corso. Il meccanismo di calcolo e di versamento degli acconti, molto spesso varia di anno di anno, in virtù dell’entrata in vigore o dell’abrogazione della normativa in vigore.

Tuttavia, se vi state chiedendo quale sarà il vostro carico fiscale quest’anno, e le eventuali possibilità di ridurlo, può esservi utile leggere questi semplici consigli che vi propongo per effettuare con tranquillità i versamenti degli acconti delle imposte sui redditi.

Prima di analizzare meccanismi che regolano la determinazione degli acconti legati alle imposte sui redditi delle persone fisiche, vi ricordo che, se quest’anno avete compilato il modello Unico P.F. allora è necessario essere coscienti che dovrete effettuare necessariamente i versamenti delle imposte attraverso il modello F24.

Infatti, il se avete compilato il modello 730, tutti gli acconti delle imposte vi saranno direttamente trattenuti dal vostro datore di lavoro o dall’ente pensionistico che funge per voi da sostituto d’imposta. Una volta chiarito questo semplice aspetto, ma di fondamentale importanza, vediamo tutte le informazioni utili per il corretto calcolo degli acconti relativi alle principali imposte sui redditi, derivanti dalla compilazione del modello Unico Persone Fisiche.

Gli acconti da versare

Gli acconti per le persone fisiche (anche imprenditori individuali, familiari o professionisti), riguardano le seguenti imposte: Irpef, addizionale comunale, cedolare secca, Ivie, Ivafe, imposta sostitutiva per i contribuenti minimi, l’Irap e/o i contributi Inps per la gestione artigiani, commercianti o  alla gestione separata.

Per la cedolare secca, l’Ivie, l’Ivafe, l’imposta sostitutiva per i contribuenti minimi e l’Irap, in generale, si applicano le stesse disposizioni previste per l’acconto dell’Irpef, relativamente:acconti 3

  • alle modalità di calcolo dell’intero importo dell’acconto dovuto, che è pari al minore tra il 100% dell’imposta relativa al periodo precedente (metodo storico) e il 100% dell’imposta relativa a quello in corso (previsionale), in entrambi i casi al netto delle detrazioni e dei crediti d’imposta e delle ritenute d’acconto; l’acconto non è dovuto, però, se il suo importo complessivo è pari o inferiore a €. 51,65;
  • alle scadenze del pagamento dell’acconto, cioè in un’unica soluzione entro il 30 novembre (se di importo complessivo pari o inferiore a €. 257,52) altrimenti in due rate; la prima pari al 40% dell’intero importo dovuto, scadente al 16 giugno (con un importo minimo, appunto, superiore a €. 103, cioè al 40% di €. 257,52), e la seconda del 60% entro il 30 novembre;
  • alla possibilità di calcolarlo con il metodo storico o quello previsionale.

I metodi di determinazione degli acconti

Gli acconti relativi alle imposte sui redditi possono essere determinati seguenti due diverse modalità di calcolo, entrambe corrette, ma che rispondono ad esigenze diverse del contribuente. In particolare stiamo parlando del:

  • Metodo storico – la determinazione degli acconti in base al metodo storico prevede che l’acconto da versare sia in percentuale (100% per Irpef, addizionali e Irap, e 95% per la cedolare secca), rispetto all’imposta dovuta per l’anno di imposta precedente. Con questo metodo, che è quello da utilizzare in via ordinaria, l’acconto è frutto dell’imposta dovuta per il precedente anno. Se l’anno precedente non si è avuto imposta a debito da versare, l’acconto per l’anno in corso non sarà dovuto;
  • Metodo previsionale – il metodo previsione è un metodo alternativo rispetto al metodo storico, che può essere utilizzato qualora il contribuente presuma di conseguire un reddito, per l’anno di imposta oggetto di versamento degli acconti, inferiore rispetto all’anno precedente. In questo caso, il metodo previsionale consente di versare all’Erario un acconto di imposta inferiore (rispetto a quanto dovuto con il metodo storico), ovvero non effettuare alcun versamento. Tuttavia, è bene porre molta attenzione al fatto che, per il Fisco l’acconto versato con il metodo previsionale deve essere almeno pari al 100% delle imposte effettivamente dovute per quell’anno di imposta. In caso contrario, se l’acconto versato con il metodo previsionale si rivelasse avviso bonario inferiore rispetto al dovuto, l’Agenzia delle Entrate provvederà ad inviarvi un “avviso bonario“, nel quale vi inviterà a versare sanzioni (del 10%) e interessi sulla parte di acconti dovuta e non versata.

A questo punto, vi starete chiedendo il motivo per cui ho deciso di parlarvi di questi principi generali di determinazione degli acconti: molto semplicemente, in quanto in molte situazioni (perdita del lavoro, o calo sensibile del fatturato di un professionista), può rivelarsi conveniente sfruttare il metodo previsionale per risparmiare imposizione fiscale, tutto sta nel capire quali sono i casi che possiamo utilizzare a nostro vantaggio.

Per questo potete consultarci direttamente, oppure chiedere al vostro consulente fiscale di fiducia. Fatte queste doverose precisazioni, passiamo adesso in rassegna le varie imposte sui redditi per verificare le modalità e le regole di versamento degli acconti di imposta, verificando le varie  opportunità da sfruttare:

Acconti Irpef

L’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche e rappresenta l’imposta cardine del nostro sistema tributario, basato sulla progressività dell’imposta. L’Irpef, infatti, è un imposta progressiva per scaglioni di reddito (alla crescita del reddito cresce anche l’imposizione fiscale, in quanto si passa verso scaglioni con aliquote più elevate). L’Irpef prevede che il contribuente effettui il versamento degli acconti, utilizzando uno dei metodi sopra descritti (metodo storico o previsionale), attraverso una delle seguenti modalità:

  • acconto in un’unica soluzione entro il 30 novembre (dell’anno di imposta corrente) se l’importo dovuto è inferiore ad €. 257,52;
  • in due rate, se l’importo dovuto è pari o superiore ad €. 257,52, di cui:
    • la prima, nella misura del 40% del rigo RN 33, entro il 16 giugno (dell’anno di imposta corrente) ovvero entro il 16 luglio con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo;
    • la seconda, nella restante misura del 60 per cento del rigo RN 33, entro il 30 novembre.

Per stabilire se è dovuto o meno l’acconto Irpef per l’anno di imposta corrente, secondo il metodo storico, occorre controllare l’importo indicato nel rigo RN33 Differenza” del modello Unico relativo all’anno di imposta precedente rispetto a quello attualmente corrente.

Se questo importo non supera €. 51,65, non è dovuto alcun acconto Irpef. Se invece si vuole versare l’acconto con il metodo previsionale, la determinazione è lasciata alla vostra discrezione, tenendo però ben presente il rispetto limite minimo degli acconti da versare, che comunque dovrà essere pari ad almeno il 100% dell’imposta effettiva per l’anno corrente (articolo 11 del D.L. n. 76/2013), che sarà determinata solo a giugno dell’anno di imposta successivo. In questo caso, utilizzate molta prudenza, e consultatevi con il vostro dottore commercialista di fiducia.

Codici tributo da utilizzare per il versamento, tramite modello F24 degli acconti Irpef:

  • Acconto Irpef prima rata – Codice tributo4033“, riportando l’anno di imposta corrente;
  • Acconto Irpef seconda rata o in unica soluzione – Codice tributo4034“, riportando l’anno di imposta corrente.

Acconti addizionale comunale Irpef

L’addizionale comunale all’Irpef, è un’imposta che fa a finanziare i Comuni ove il contribuente ha la propria residenza.

Gli acconti dovuti per l’addizionale comunale all’Irpef  sono determinati (utilizzando il metodo storico), nella misura del 30% dell’addizionale comunale ottenuta applicando al reddito imponibile ai fini Irpef, relativo all’anno di imposta precedente, l’aliquota deliberata dal comune nel quale il contribuente ha la propria residenza alla data del 1° gennaio dell’anno di imposta corrente.

Per l’addizionale comunale il versamento dell’acconto è previsto in un’unica rata rateizzabile, da versare insieme al saldo Irpef  dovuto per l’anno di imposta precedente, quindi il versamento deve essere effettuato entro il 16 giugno dell’anno corrente. Per questa particolare imposta, occorre verificare con estrema attenzione le istruzioni ministeriali e informarsi in ordine alle specifiche delibere comunali, in particolare per le eventuali soglie di esenzione e di importo dell’aliquota, che solitamente è destinata a variare di anno in anno, in base alla delibere di ogni Comune.

Codici tributo da utilizzare per il versamento, tramite modello F24, dell’acconto relativo all’addizionale comunale Irpef:

  • Addizionale comunale all’Irpef in acconto – Codice tributo3843“, riportando l’anno di imposta corrente.

Acconto cedolare secca

L’articolo 3 del D.lgs. n. 23/2011 ha introdotto, a partire dall’anno 2011, la così detta “cedolare secca“, ovvero un’imposta sostitutiva dell’Irpef (delle addizionali e dell’imposta di registro e di bollo), applicabile da parte delle persone fisiche titolari di redditi da locazione di immobili ad uso abitativo. La cedolare secca si applica sul 100% del canone di locazione di competenza di ciascun anno di imposta, con aliquota del 10%, se il canone di locazione è stipulato a canone concordato, mentre l’aliquota passa 21% se si tratta di locazione a canone libero.

Ricordiamo che la cedolare secca può essere applicata anche per i contratti di tipo turistico, inferiori a 30 giorni, per i quali non è obbligatoria la registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate. In questo caso l’opzione per l’applicazione della cedolare secca avviene compilando il quadro RB del modello Unico, relativo ai redditi da locazione che si debbono dichiarare. In ogni caso, per maggiori informazioni sull’applicazione della cedolare secca, vi rimando a questo contributo: “Cedolare secca: informazioni utili e convenienza fiscale“.

Per la determinazione degli acconti è opportuno ricordare che al primo anno di applicazione della cedolare secca, l’acconto non è dovuto, in quanto, rispettando le regole viste sopra del metodo storico, se non vi è imposta a debito nell’anno precedente, non si è tenuti al versamento dell’acconto per l’anno di imposta corrente.

Nel caso in cui, invece, abbiate già un contratto di locazione che applica dall’anno precedente la cedolare secca, ricordatevi che gli acconti sono determinati nella misura del 95% dell’imposta versata per l’anno di imposta precedente: se l’importo dovuto è inferiore ad €. 257,52 si paga in unica soluzione entro il 30 novembre dell’anno corrente, mentre se tale importo è superiore si paga in 2 rate il 40% a giugno ed il 60% al 30 novembre sempre dell’anno corrente.

Codici tributo da utilizzare per il versamento, tramite F24, dell’acconto relativo alla cedolare secca:

  • Cedolare secca acconto prima rata – Codice tributo1840“, riportando l’anno di imposta corrente;
  • Cedolare secca acconto seconda rata o unica soluzione – Codice tributo1841“, riportando l’anno di imposta corrente.

Acconti regime forfettario

Il regime forfettario è un particolare regime Iva (introdotto dalla Legge n. 190/2014), previsto per i soggetti che stanno avviando un’attività professionale o commerciale.

Il reddito imponibile si ottiene applicando ai ricavi/compensi un coefficiente di redditività differenziato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata, senza tener conto delle spese sostenute nell’anno.

Questa è la principale novità del regime, in quanto diversamente da quanto avveniva con gli altri, il reddito non è più calcolato come differenza tra componenti positivi e negativi. Una volta determinato il reddito imponibile, si scomputano da esso i contributi previdenziali versati in base alla legge.

L’eventuale eccedenza che non ha trovato capienza nel reddito dell’attività assoggettata al regime forfetario può essere portata in diminuzione dal reddito complessivo come onere deducibile. Il reddito così determinato è soggetto ad un’imposta pari al 15%, sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’IRAP.

Le regole per il versamento degli acconti rispecchiano quanto abbiamo già visto in precedenza per il versamento degli acconti Irpef. Il versamento dell’imposta sostitutiva, quindi, segue le stesse regole previste per l’Irpef, e prevede l’utilizzo dei seguenti codici tributo istituiti con la Risoluzione 59/E dell’11 giugno 2015:

  •  Regime forfettario acconto prima rata – Codice tributo1790”, riportando l’anno di imposta corrente;
  • Regime forfettario acconto seconda rata o in unica soluzione – Codice tributo1791”, riportando l’anno di imposta corrente;

Acconti regime dei minimi

Il regime dei minimi di cui all’articolo 27 del D.L. n. 98/2011 è un regime fiscale pensato, anche in questo caso per i soggetti che avviano una nuova attività di impresa o di lavoro autonomo.

Il regime resterà ancora in vigore per i soggetti che apriranno partita Iva fino al 31 dicembre 2015, dopodiché non sarà più in vigore. Il principale vantaggio di questo regime è che sconta un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali del solo 5%, calcolato come differenza tra compensi percepiti e costi inerenti l’attività, al netto dei contributi previdenziali pagati nell’anno.

Anche in questo caso le regole per il versamento degli acconti rispecchiano quanto abbiamo già visto in precedenza per il versamento degli acconti Irpef. Il versamento degli acconti è richiesto nella misura del 100%, qualora il rigo LM 14 del modello Redditi P.F. risulti pari o superiore a €. 52.

  • Contribuenti minimi acconto prima rata – Codice tributo1798“, riportando l’anno di imposta corrente;
  • Contribuenti minimi acconto seconda rata o in unica soluzione – Codice tributo1799“, riportando l’anno di imposta corrente.

Acconti per Ivie e Ivafe

Come ormai sappiamo l’Ivie e l’Ivafe sono due imposte patrimoniali, rispettivamente su immobili e attività finanziarie detenute all’estero da parte di contribuenti residenti fiscalmente in Italia. Per un maggiore approfondimento riguardante l’applicazione delle due imposte vi rimando a questi contributi: “Ivie: l’imposta sugli immobili all’estero” e “Ivafe nel quadro RW“.

Per quanto attiene le imposte patrimoniali Ivie e Ivafe, il calcolo dell’acconto dovuto per l’anno d’imposta in corso non va indicato all’interno del modello Redditi P.F.. La misura dell’acconto è pari al 100% dell’ammontare indicato nel quadro RW del modello all’interno, rispettivamente, dei righi RW7 colonna 1 e RW6 colonna 1, con un minimo dovuto, qualora l’importo dei predetti righi risulti pari o superiore a €. 52.

Il versamento deve avvenire sia in acconto che a saldo con gli stessi criteri previsti per l’Irpef. I codici tributo da utilizzare per il versamento tramite modello F24, sono i seguenti:

  • Ivie acconto prima rata – Codice tributo4044“, riportando l’anno di imposta corrente;
  • Ivie acconto seconda rata o in unica soluzione – Codice tributo4045“, riportando l’anno di imposta corrente;
  • Ivafe acconto prima rata – Codice tributo4047“, riportando l’anno di imposta corrente;
  • Ivafeacconto seconda rata o in unica soluzione – Codice tributo4048“, riportando l’anno di imposta corrente.

Le date dei versamenti e la rateazione

Tutti i contribuenti possono versare in rate mensili le somme dovute a titolo di saldo e di acconto delle imposte,  ad eccezione dell’acconto di novembre che deve essere versato in un’unica soluzione. In ogni caso il pagamento rateale deve essere completato entro il mese di novembre. Vediamo adesso quali sono le scadenze naturali del saldo e degli acconti relativi alle imposta viste in precedenza:acconti 2

  • 1° rata senza maggiorazione: 16 giugno;
  • 1° rata con maggiorazione 0,40%:  16 luglio;
Nella tabella seguente, invece, proponiamo le scadenze da rispettare, per i versamenti rateizzati. 

Determinazione delle scadenze dei rateizzi

 (Abbiamo ipotizzato il versamento con il numero massimo delle rate, senza maggiorazione dello 0,40%. Se si vuole usufruire della maggiorazione il primo versamento inizia il 16 luglio)

RataSoggetti non titolari di partita IvaSoggetti titolari di partita Iva
130 giugno30 giugno
231 luglio16 luglio
331 agosto20 agosto
430 settembre16 settembre
531 ottobre16 ottobre
630 novembre16 novembre

Mancato o parziale versamento degli acconti

Agli omessi, insufficienti o ritardati versamenti di acconti fiscali si applicano le sanzioni previste nei D.Lgs. n. 471 e 472 del 1997 (riforma del sistema sanzionatorio tributario non penale). Pertanto, in caso di omesso, insufficiente o ritardato versamento degli acconti Irpef, Ires, Irap e Iva, si applicano:

  • la sanzione amministrativa pari al 30% dell’importo non versato o versato in ritardo;
  • gli interessi di mora, stabiliti nella misura annua del:
    • 3,5%, in caso di pagamento in seguito alla notifica del c.d. avviso bonario (articoli 2 e 3 del D.Lgs. n. 462/97);
    • 4%, per i ruoli resi esecutivi, se gli importi non pagati vengono iscritti a ruolo (articolo 20 del DPR n. 602/73).

Tali disposizioni interessano anche gli altri versamenti fiscali in acconto (es. cedolare secca, imposta sostitutiva per regime dei minimi e regime forfettario, Ivie e Ivafe), ai quali si applica la stessa disciplina delle imposte sui redditi. Per maggiori approfondimenti vi rimando ai seguenti contributi: Acconti imposte: sanzioni per mancato o insufficiente versamento” e Il nuovo ravvedimento operoso“.

Per qualsiasi dubbio, o richiesta di chiarimento ulteriore restiamo a vostra disposizione, qualora vogliate lasciarci un quesito nell’apposito spazio per i commenti. Oppure, per le situazioni più specifiche o personali potete contattarci separatamente.

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