L’autotutela come strumento di difesa del contribuente

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Come scrivere un’istanza di autotutela

Grazie all’istituto dell’autotutela il contribuente può ottenere velocemente l’annullamento di un atto (avviso di accertamento, avviso bonario, cartella esattoriale, ecc), emesso dall’Amministrazione finanziaria senza dover ricorrere al giudice, quindi in maniera più celere e meno costosa.

Quando il contribuente si trovi davanti ad atti emessi dall’Agenzia delle Entrate che risultano del tutto illegittimi, in quanto palesemente viziati da errori, deve sapere che non solo ha facoltà di presentare un ricorso innanzi al giudice tributario,  ma ha facoltà di tentare di ottenere l’annullamento dell’atto attraverso la presentazione di un’istanza in autotutela, ovvero una richiesta bonaria rivolta dal soggetto destinatario dell’atto.

Molto spesso gli Uffici nei confronti di un atto anche palesemente sbagliato consigliano al contribuente che la cosa migliore è fare il ricorso. Niente di più sbagliato: il contribuente in questi casi è mal consigliato. Prima di proporre un ricorso tributario, che comporta tempi lunghi e costi spesso non di poco conto, si deve provare ad agire in maniera bonaria, attraverso l’istituto dell’autotutela.

Gli Uffici su questo aspetto tendono ancora a fare orecchie da mercante, cercando magari di evitare possibili contestazioni dei loro atti contando sul fatto che soltanto in casi di imposta richieste molto alte il contribuente è disposto ad accollarsi gli oneri che un ricorso tributario comporta. Per questo motivo è bene già arrivare preparati all’incontro con l’Ufficio, presentandovi già con in mano in istanza di riesame dell’atto in autotutela.creazione-di-una-newsletter-step-by-step

Il potere di autotutela

Laddove l’Amministrazione finanziaria prenda atto di aver commesso un errore nell’emissione di un documento, pensiamo al caso più frequente di avvisi bonari o di avvisi di accertamento per imposte dirette o indirette,  può autonomamente annullare il proprio operato e correggere l’errore riscontrato, senza necessità di attendere la decisione di un giudice: questo potere di autocorrezione è disciplinato dal D.M. n. 37/1997.

L’atto illegittimo può essere annullato d’ufficio, in via autonoma, o su richiesta del contribuente. La presentazione dell’istanza, tuttavia, non sospende i termini per la presentazione del ricorso dinanzi al giudice tributario, poiché l’autotutela è per l’Amministrazione una facoltà discrezionale.

L’annullamento dell’atto illegittimo comporta automaticamente anche quello degli atti ad esso consequenziali e l’obbligo di rimborso delle somme riscosse in forza dei medesimi. Questi, può trasmettere all’ufficio competente una semplice domanda in carta libera contenente un’esposizione sintetica dei fatti e corredata dalla documentazione idonea a dimostrare le tesi sostenute.

I casi più frequenti di autotutela

I casi più frequenti per i quali l’Amministrazione finanziaria si attiva per correggere un atto, attraverso la presentazione dell’istanza in autotutela si hanno quando l’illegittimità deriva principalmente da:

  • errore di persona nella notifica dell’atto;
  • evidente errore logico o di calcolo nella pretesa impositiva;
  • errore sul presupposto dell’imposta;
  • doppia imposizione dello stesso tributo;
  • mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti dal contribuente;
  • mancanza di documentazione successivamente presentata (non oltre i termini di decadenza);
  • sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi, precedentemente negati;
  • errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall’Amministrazione finanziaria.

L’atto di autotutela

Con la richiesta di esercizio dell’autotutela, il cittadino può chiedere all’Ufficio di riesaminare un atto che deve essere corretto o annullato. La richiesta del contribuente può essere fatta in carta libera, da presentare direttamente all’ufficio o da spedire a mezzo raccomandata A.R.. Il contribuente può anche usare il modello reso disponibile dall’agenzia delle Entrate dal 22 ottobre 2012.

L’istituto dell’autotutela consente all’amministrazione finanziaria, anche in pendenza di giudizio o nei casi in cui le pretese di recupero sono ormai definitive e non più impugnabili, di annullare i propri atti illegittimi. In autotutela, nel rispetto dei cittadini, gli atti sbagliati si possono annullare sempre, senza limiti di tempo. Sbagliare in materia fiscale è la cosa più facile che possa capitare. Però, non tutti sono pronti a riconoscere l’errore.

A chi indirizzare l’atto

L’atto di autotutela deve essere emesso nei confronti dell’Ente che ha emesso la comunicazione per la quale si vuole ottenere un annullamento totale o parziale. Nel caso, ad esempio, di autotutela per la notifica di una cartella esattoriale, la richiesta di annullamento va indirizzata:

  • Direttamente all’Agente della riscossione – nel caso in cui si voglia contestare esclusivamente la legittimità della cartella esattoriale emessa. Classico caso può essere quello della mancata firma del responsabile, per un vizio di notifica, o per iscrizione ipotecaria per un credito inferiore ad €. 8.000,00;
  • All’Ente titolare della pretesa impositiva – in tutti i casi in cui non si contesti la cartella esattoriale ma il contenuto della pretesa impositiva l’istanza di autotutela deve essere intestata all’Ente che ha emesso il documento che ha poi dato al concessionario l’incarico di riscuoterlo. Ad esempio se la cartella esattoriale deriva da un atto emesso dall’Agenzia delle Entrate, dal Comune, o dall’Inps, sarà nei confronti di uno di questi Enti che il contribuente dovrà indirizzare la propria istanza. Per esempio nel caso di avviso di accertamento per l’Irpef la richiesta sarà indirizzata all’Agenzia delle Entrate, in caso di avvisi di accertamento per Imu, la richiesta andrà indirizzata direttamente al Comune. In questi casi è sempre opportuno mettere l’Agente della riscossione a conoscenza dell’istanza di autotutela presentata, spedendogli una copia della stesa.

Infine, nel caso, invece, di contravvenzioni per violazioni del codice della strada, la richiesta va inoltrata anche alla Prefettura competente. Appare utile ricordare che, qualora ci si rivolga ad un Ufficio sbagliato (per esempio al Concessionario della riscossione quando questi non è competente) esso deve “far da tramite” inoltrando l’istanza all’Ufficio giusto.

Cosa riportare nell’istanza?

L’istanza in autotutela da parte del contribuente deve indicare al suo interno alcuni elementi essenziali al fine di ottenere l’effetto sperato nei confronti dell’Ufficio. In particolare l’istanza deve riportare indicato:

  • l’atto di cui viene chiesto l’annullamento (totale o parziale) – di solito si riporta la data di emissione dell’atto, quella di notifica e il numero di protocollo identificativo dello stesso;
  • i motivi per cui si ritiene tale atto illegittimo e quindi annullabile – tali motivazioni, per potere essere effettivamente prese in considerazione dall’Ufficio, devono essere opportunamente corredata da documenti giustificativi. Ad esempio, se si ritiene che un atto è dovuto solo parzialmente si dovranno allegare le quietanze degli avvenuti pagamenti. Se si ritiene che un atto sia stato notificato in ritardo rispetto ai termini ultimi di accertamento si dovrà allegare la notifica della raccomandata. Ecco che allora in sede di difesa potranno contestarsi, nel caso:
    • l’emissione di un nuovo atto sostitutivo di quello originario, ma nel quale siano state inserite modifiche sostanziali e/o vi sia una diversa valutazione del medesimo materiale probatorio;
    • l’integrazione di accertamento attraverso un secondo atto che non si fondi su elementi nuovi o non conosciuti/conoscibili al momento del precedente accertamento;
    • l’illegittima riapertura dei termini per l’accertamento tramite tali atti sostitutivi o integrativi.

Gli esiti dell’istanza

Dopo aver esaminato l’istanza e l’atto contestato, l’Ufficio dovrebbe comunicare al contribuente la propria decisione di accoglimento o di rigetto dell’istanza di autotutela presentata. Tuttavia, non sempre ciò avviene e spesso gli Enti non forniscono alcun riscontro al contribuente. Attenzione, in quanto, in tali casi il silenzio non può essere considerato come assenso all’istanza presentata.

Inoltre, come già detto, la presentazione dell’istanza non interrompe i termini utili per la proposizione del ricorso alla Commissione tributaria competente. Per cui, è bene ricordare che l’atto resta ancora valido in assenza di un espresso annullamento e se siamo vicini alla scadenza dei termini per la proposizione del ricorso è bene affrettarsi al presentarlo.

Se la comunicazione di accoglimento dell’istanza di autotutela dovesse pervenire dopo aver presentato il ricorso, non vi sono problemi, in quanto sarà cessata la materia del contendere e con essa anche il ricorso. In questo caso, quando il contribuente ottiene l’annullamento dell’atto impositivo ha diritto di ottenere il rimborso delle somme eventualmente già versate.

Autotutela prima del ricorso

Contro l’atto impositivo viziato da errori, dunque, il contribuente può proporre sia l’istanza in autotutela all’Amministrazione finanziaria, che il ricorso tributario al giudice competente. Si tratta, però, di due procedimenti sostanzialmente diversi:

  • L’autotutela­­ è più celere, economica, può essere fatta direttamente dall’interessato e non richiede formule particolari. Viene presentata allo stesso organo che ha emanato l’atto viziato e che, pertanto, potrebbe non essere imparziale (nella maggior parte dei casi concreti è così). Certamente, quindi, esso tenderà a confermare la legittimità dei propri atti, salvo il caso di errori palesi ed incontestabili. L’autotutela è quindi opportuna nel caso di vizi palesi dell’atto, quali ad esempio il pagamento già avvenuto;
  • Il ricorso al giudice, invece, per quanto costoso (è necessario l’intervento di un avvocato, o di un dottore commercialista) e più lungo, apre un contraddittorio davanti a un giudice che è terzo e imparziale. In teoria nulla vieta di presentare contemporaneamente sia il ricorso in autotutela, sia quello in tribunale. Anche per via della più celere definizione del primo, il cittadino può sempre rinunciare alla causa in un secondo momento. Inoltre, la presentazione preventiva dell’istanza di autotutela consente al contribuente di poter fornire prova di aver voluto evitare il contenzioso, dimostrando che lo stesso è stato generato dall’eccessiva inerzia dell’Ufficio nel fornire una risposta all’autotutela presentata.

Per quanti di voi avessero un dubbio riguardante un’istanza di autotutela da presentare, siamo a vostra disposizione per un consulto. Oppure se volete che assistenza per la stesura di un’istanza non dovete fare altro che contattarci, anche attraverso un commento a questo articolo.

45 comments

  1. Se c’è stata chiusura in autotutela, perché si è andati avanti nella mediazione?! A questo punto se non si chiude la questione nella mediazione si dovrà presentare ricorso. Ormai, in fase di mediazione, non si può fare riferimento all’autotutela. Comunque, per capire meglio bisogna analizzare la situazione in dettaglio.

  2. Salve,
    Ho ricevuto una cartella esattoriale da parte di Serit pur vivendo all’estero (Germania). Ritengo che alcune richieste di pagamento siano cadute in prescrizione come ad esempio un presunto bollo in data 2010. Come posso fare a far ricorso? Autotutela? Come muovermi? Grazie

  3. Mi contatti in privato per una consulenza, posso analizzare la situazione ed indicarle come muoversi al meglio.

  4. Salve, ho ricevuto una cartella per un ricorso non accolto ad una multa presa nel 2013 per infrazione al Cds. Purtroppo la cartella mi è stata notificata tramite pec e quando l’ho vista erano da poco scaduti i 60 gg per la presentazione di qualunque ricorso….
    Io non ho ricevuto alcuna notifica per il rigetto del ricorso. Ho chiesto di verificare alla prefettura interessata ed effettivamente la comunicazione del rigetto era stata mandata solo tramite per al mio avvocato che era stato delegato a presentare ricorso. Nella delega però non avevo a suo tempo eletto domicilio presso l’avvocato, e questa cosa è stata verificata anche dalla prefettura.
    Mi è stato chiesto quindi di inviare loro un’stanza di autotutela dicendomi che avrebbero provveduto ad annullare la richiesta.
    Invece mi hanno respinto l’istanza con la motivazione che erano scaduti i termini per l’impugnazione della cartella.
    Non mi sembra regolare.
    Io posso andare in autotutela con l’ente creditore per chiedere, con evidente ragione, di annullare la cartella anche fuori dai 60 giorni, conferma?
    Come posso contattarla in privato?

    Ringrazio

  5. L’autotutela può essere sempre presentata, ma non è detto che sarà accolta. Può contattarmi tramite il form di contatto presente nella pagina di descrizione.

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