Tassazione dividendi provenienti da Paesi Black List

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La tassazione dei dividendi provenienti da Paesi Black List prevede una tassazione integrale ai fini Irpef o Ires del dividendo percepito, o in alternativa una tassazione parziale al verificarsi di alcune esimenti. 

La sempre più spregiudicata pianificazione fiscale internazionale delle imprese ha spinto negli ultimi anni il legislatore ad intervenire più volte per regolare sul piano amministrativo e fiscale l’onere tributario dovuto dalle imprese, in particolar modo per regolare il regime di tassazione dei dividendi provenienti da Paesi Black List. Vediamo di seguito come è stata modificata la disciplina a seguito delle novità introdotte dal decreto internazionalizzazione (D.Lgs. n. 471/2015).

La normativa fiscale

Il trattamento tributario dei dividendi provenienti da Paesi Black List è disciplinato dall’articolo 47, comma 4, e dall’articolo 89, comma 3, del Tuir. Queste norme sono volte a regolare il regime dei dividendi percepiti da soggetti Irpef, e quello dei dividendi percepiti da soggetti Ires. Indipendentemente dalla tipologia di partecipazione detenuta nella società estera (qualificata o non qualificata), il legislatore fiscale ha previsto una deroga all’ordinaria disciplina di tassazione degli utili da partecipazione: infatti, gli utili provenienti da enti o società localizzati in Paesi o territori a fiscalità privilegiata sono tassati in maniera piena, anziché parziale. Ciò, tuttavia, non avviene nel caso in cui i dividendi siano imputati al socio per trasparenza, ovvero qualora sia stata fornita adeguata dimostrazione, a seguito della presentazione dell’istanza di interpello disapplicativo, che dalle partecipazioni non è stato conseguito, fin dall’inizio del periodo di possesso, l’effetto di localizzazione dei redditi nei Paesi a fiscalità privilegiata.

Il D.L. n. 223/06 ha previsto l’assoggettamento a tassazione integrale anche dei dividendi provenienti da Paesi Black List, indirettamente percepiti da società residenti, attraverso società figlie interposte (c.d. “conduit company“). Tale finalità è espressamente affermata nella relazione illustrativa al provvedimento ove viene posto in evidenza come attraverso anelli intermedi della catena fosse possibile sfuggire alla tassazione integrale per dividendi provenienti da Paesi black list. La disposizione ha la finalità di contrastare le operazioni di aggiramento “del regime di tassazione integrale degli utili provenienti da partecipate situate in Paesi a fiscalità privilegiata, interponendo nella catena societaria un altro soggetto estero residente in un Paese a regime fiscale non privilegiato“. Conseguentemente, attualmente il regime di tassazione integrale si rende applicabile non solo agli utili e ai proventi equiparati distribuiti direttamente dai soggetti residenti nel paradiso fiscale, ma anche a quelli generati in paesi a fiscalità privilegiata che vengono percepiti dalla casa madre italiana, tramite società intermedie mere conduit companies.

L’intervento del D.Lgs. 147/2015

Il decreto “interenazionalizzazione” ha modificato le disposizioni relative alla tassazione dei dividendi provenienti da Paesi Black List e alle plusvalenze derivanti, dal possesso e dalla cessione di partecipazioni in soggetti residenti in Stati o territori a fiscalità privilegiata (indicati nel D.M. 21/11/2001). Le modifiche sono volte a:

  • Circoscrivere il regime di integrale imposizione dei dividendi e delle plusvalenze;
  • Riconoscere un credito di imposta parametrato agli utili maturati durante il possesso della partecipazione a fronte della dimostrazione dello svolgimento dalla parte della società estera, do un’effettiva attività industriale o commerciale, come sua principale attività, nel mercato dello Stato o territorio di insediamento (articolo 67, comma 5, lettera a) del Tuir).

Limitazione al regime di imposizione dei dividendi

Viene confermato che i dividendi provenienti da Paesi Black List concorrono al reddito del socio residente (soggetto Irpef o soggetto Ires) in misura integrale. In virtù delle modifiche agli articoli 47 e 89 del Tuir, il suddetto regime opera però soltanto nel caso in cui il socio residente detenga:

  • una partecipazione diretta in un soggetto localizzato in uno Stato a regime fiscale privilegiato;
  • una partecipazione di controllo, anche di fatto, diretto o indiretto, in società estera non Black List che consegua utili della partecipazione in società residenti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato.

Soltanto in queste ipotesi il socio italiano è in grado di conoscere la provenienza degli utili e agire come dominus dell’investimento partecipativo nella società Black List.

Disapplicazione del regime di imponibilità dei dividendi

Il regime di piena imponibilità dei dividendi non opera, nei seguenti casi:

  • qualora trovi applicazione il regime CFC (articolo 167, comma 1, del Tuir), in quanto in tal caso i redditi sono già tassati per trasparenza all’atto della loro produzione;
  • a fronte della dimostrazione, anche a seguito dell’esercizio dell’interpello, ex articolo 167, comma 5, lettera b) del Tuir, che dalle partecipazioni non sia stato conseguito, sin dall’inizio del periodo di possesso, l’effetto di localizzare i redditi in Stati o Territori Black List (articolo 87, comma 1, lettera c) del Tuir).

Credito di imposta sui dividendi Black List

Se il socio residente dimostra che la società o l’ente non residente da cui provengono gli utili svolge un’effettiva attività industriale o commerciale, come sua principale attività, nel mercato dello Stato o territorio di insediamento (ossia se si verifica la prima esimente dell’articolo 167, comma 1, lettera a) del Tuir), è riconosciuto al soggetto controllante residente in Italia, ovvero alle sue controllate residenti che percepiscono gli utili, un credito d’imposta. Tale credito è computato:

  • in ragione delle imposte assolte dalla società partecipata sugli utili maturati durante il periodo di possesso della partecipazione;
  • in proporzione degli utili conseguiti;
  • nei limiti dell’imposta italiana relativa a tali utili,

Pertanto, il credito spettante può essere riassunto nella seguente formula: somma delle imposte estere pagate dalla partecipata durante il periodo di possesso della partecipazione, moltiplicato per gli utili distribuiti al socio  residente, diviso per gli utili maturati durante il periodo di possesso della partecipazione. Il credito è riconosciuto per le sole imposte pagate dalla società controllata a partire dal quinto periodo d’imposta precedente a quello in corso al 07 ottobre 2015 (data di entrata in vigore del provvedimento). Se la società ha, quindi, periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, potranno essere accreditate le sole imposte pagate dal 2010 in avanti, con esclusione di quelle pagate in precedenza.

Obblighi dichiarativi

Qualora il contribuente intenda far valere l’esimente di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c) del Tuir ma non abbia presentato istanza di interpello o in caso di risposta negativa, la percezione di utili derivanti da partecipazioni in soggetti Black List deve essere segnalata in dichiarazione dei redditi del socio residente, pena l’applicazione di una sanzione pari al 10% dei proventi non indicati, con un minimo di  €. 1.000,00 ed un massimo di €. 50.000,00 (articolo 8, comma 3-ter, del D.Lgs. n. 471/1997).

Il presente regime impositivo dei dividendi derivanti da società aventi sede in Paesi Black List si applica a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto (con evidenza nel modello Unico 2016), non ché agli utili distribuiti a decorrere dal medesimo periodo di imposta.

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