Cartella esattoriale: lo sgravio e il rateizzo

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La cartella esattoriale è il documento che legittima alla riscossione coattiva dei tributi ed è emessa dall’agente della riscossione. Quando ce ne notificano una è fondamentale verificare gli importi richiesti ed eventualmente chiedere uno sgravio se gli stessi non sono dovuti. Vediamo come fare e come possiamo chiedere il rateizzo.

La cartella esattoriale è un documento che viene emesso dall’agente della riscossione, legittimato alla riscossione coattiva dei tributi, in mancanza del pagamento spontaneo da parte del contribuente. Oggi l’agente della riscossione è “Equitalia Spa“, una società controllata dall’Agenzia delle Entrate, diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale.

La cartella esattoriale

La cartella esattoriale è titolo esecutivo, per questo motivo è necessario prestare la massima attenzione, nel momento in cui ce ne viene notificata una. Questo, tuttavia, non pregiudica il nostro diritto e dovere di capire e verificare cosa ci viene richiesto, ma soprattutto di dotarsi dei giusti strumenti per decidere se la pretesa tributaria sia giustificata o meno (magari perché abbiamo già pagato). Con la cartella esattoriale l’Agenzia delle Entrate o gli enti territoriali ci portano a conoscenza che non abbiamo (secondo loro), adempiuto correttamente ad una obbligazione tributaria, riguardante imposte dirette, indirette, contributi, imposte locali, ecc. Vediamo adesso in che modo può esserci notificata una cartella esattoriale.

La notifica della cartella esattoriale

Equitalia attiva le procedure per il recupero del crediti inviando ai contribuenti, come primo atto, la cartella di pagamento. La notifica delle cartelle è effettuata dal personale dell’Agente della riscossione o da altri soggetti abilitati dallo stesso Agente. Può essere eseguita anche per raccomandata con avviso di ricevimento o – per le società e le persone fisiche titolari di partita Iva – per “Posta Elettronica Certificata” (PEC). La cartella esattoriale, come abbiamo visto legittima il concessionario alla riscossione coattiva di un tributo erariale e non, sia esso una tassa, un’imposta, una sanzione, un contributo o una multa, iscritta a ruolo a seguito dell’inadempimento del debitore, rilevato da un precedente controllo. Ai sensi del D.L. n. 16/2012 per procedere all’iscrizione a ruolo e alla riscossione dei crediti relativi ai tributi erariali e regionali, è necessario che la somma dovuta, comprensiva di sanzioni e interessi, sia superiore, per ciascun credito e con riferimento a un singolo periodo d’imposta, sia almeno pari a €. 30,00.

Come controllare in una cartella esattoriale

Quando si riceve una cartella esattoriale è necessario prestare adeguata attenzione su alcuni aspetti ivi contenuti, e in particolare su:

  • la descrizione degli addebiti le istruzioni sulle modalità di pagamento;
  • l’intimazione a pagare entro 60 giorni le somme descritte;
  • le indicazioni per l’eventuale proposizione del ricorso;
  • il nome del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione della cartella.

Non sempre quando si riceve una cartella esattoriale tutti gli importi richiesti sono dovuti. In alcuni casi potrebbe trattarsi di multe mai notificate, somme prescritte o ancora di importi comunque non dovuti, magari perché già pagati in precedenza. Per questo motivo, prima di pagare la cartella esattoriale a proprio carico, è meglio accertarsi che le somme addebitate siano effettivamente dovute. Per questo, la prima cosa da fare è procurarsi l’estratto conto dal quale risultano, nel dettaglio, tutte le somme addebitate a proprio carico, cartella per cartella, con l’indicazione dei singoli tributi e degli importi. In questo modo non dobbiamo fare altro che controllare i pagamenti che abbiamo fatto e trovare le possibili incongruenze. Per ottenere l’estratto conto è necessario presentare domanda agli sportelli di Equitalia oppure rivolgersi ad un professionista abilitato che lo faccia per vostro conto.

Lo sgravio della cartella esattoriale

Per avere informazioni sugli addebiti riportati in una cartella di pagamento, o per contestare eventuali errori o incongruenze è necessario rivolgersi all’Ente che ha emesso il ruolo. Attenzione però, non tutte le cartelle di pagamento riguardano tributi erariali di competenza dell’Agenzia delle Entrate. Anzi, molte contengono inviti a pagare somme risultanti da contravvenzioni stradali, sanzioni amministrative di vario tipo, tasse comunali, contributi per iscrizione ad albi, eccetera. Sarà necessario presentarsi con una istanza su carta semplice nella quale si richiede lo sgravio (parziale o totale) della cartella esattoriale indicandone le motivazioni.

Termini e le modalità di pagamento

In caso di mancato pagamento delle cartelle entro 60 giorni dalla data di notifica, sulle somme iscritte a ruolo sono dovuti gli interessi di mora per ogni giorno di ritardo, nonché l’intero compenso dovuto all’Agente della riscossione (calcolato sul capitale e sugli interessi di mora) e tutte le eventuali ulteriori spese derivanti dal mancato (o intempestivo) pagamento della cartella. Trascorso questo termine, l’Agente della riscossione può avviare azioni cautelari e conservative e le procedure per la riscossione coattiva su tutti i beni del creditore e dei suoi coobbligati (come, per esempio, il fermo amministrativo di beni mobili registrati e il pignoramento dei beni). In linea generale il pagamento è tempestivo se fatto nei 60 giorni successivi alla notifica seguendo le seguenti modalità:

  • Pagamento in unica soluzione con il Rav – La cartella di pagamento che viene notificata al contribuente contiene uno o più bollettini di versamento precompilati, denominati Rav (con l’importo da versare prestampato). I pagamenti con i bollettini Rav possono essere effettuati presso gli sportelli dell’Agente della riscossione che li ha emessi, qualsiasi sportello bancario e gli uffici postali.
  • La rateazione ordinaria – Il piano prevede fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni). Il contribuente può richiedere di accedere a un piano di rateazione ordinario quando si trova nell’impossibilità di pagare in un’unica soluzione il debito iscritto a ruolo, ma è in grado di far fronte all’onere finanziario derivante dalla ripartizione del debito in un numero di rate congruo rispetto alle sue condizioni patrimoniali. Per debiti fino a 50 mila euro si può ottenere la rateizzazione con domanda semplice, senza la necessità di dover allegare alcuna documentazione comprovante la situazione di difficoltà economica. Per debiti oltre 50 mila euro la concessione della rateazione è subordinata alla verifica della situazione di difficoltà economica. L’agente della riscossione analizza l’importo del debito e la documentazione idonea a rappresentare la situazione economico-finanziaria del contribuente. È possibile chiedere un piano di dilazione a rate variabili e crescenti, anziché a rate costanti, in modo da poter pagare meno all’inizio nella prospettiva di un miglioramento della condizioni economiche.
  • La rateazione straordinaria – Prevede fino ad un massimo di 120 rate mensili (10 anni). Il debitore può richiedere di accedere ad un piano di rateazione straordinario quando versa in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica legata alla congiuntura economia, per ragioni estranee alla propria responsabilità. Pertanto, possono richiedere una dilazione straordinaria i contribuenti non in grado di pagare il debito secondo la rateazione ordinaria, ma che, comunque, risultano solvibili in relazione alla rateazione concedibile. Si accede a un piano di rateazione straordinario fino a un massimo di 120 rate in presenza delle seguenti condizioni:
    • per le persone fisiche e le ditte individuali con regimi fiscali privilegiati, quando l’importo della singola rata è superiore al 20% del reddito mensile del nucleo familiare del richiedente, risultante dall’Indicatore della Situazione Reddituale (ISR) indicato nel modello Isee;
    • per gli altri soggetti, quando la rata è superiore al 10% del valore della produzione mensile. Inoltre l’indice di liquidità, ricavato dai dati di bilancio, deve essere compreso tra 0,5 e 1.

Decadenza dalla rateazione

Il contribuente decade dal beneficio della rateazione in caso di mancato pagamento di otto rate anche non consecutive (decadenza che, in precedenza, era invece conseguente al mancato pagamento di due rate consecutive).

Il decreto legislativo n. 159/2015 prevede che per i nuovi piani concessi a partire dal 22 ottobre 2015, la decadenza dalla rateizzazione si verifichi in caso di mancato pagamento di 5 rate, anche non consecutive. Tuttavia se saldi l’importo delle rate scadute, si ha l’opportunità di chiedere a Equitalia un nuovo piano di dilazione e di riprendere i pagamenti. In ogni caso, è sempre possibile chiedere la dilazione di pagamento per nuove somme  iscritte a ruolo anche quando si hanno già rateazioni in corso.

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