E-commerce: guida alla disciplina fiscale

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Guida alla disciplina fiscale ai fini Iva relativa al commercio elettronico (e-commerce), diretto e indiretto e al nuovo regime del MOSS per i servizi di telecomunicazione e teleradiodiffusione. Consulenza e info in questo contributo.

Per commercio elettronico (E-commerce) si intende qualsiasi attività di supporto ad una attività commerciale, che venga svolta utilizzando il canale telematico Internet, effettuando transazioni come commercializzazione di beni e servizi, distribuzione on-line di prodotti in formato digitale, effettuazione di operazioni finanziarie e di borsa.

Si tratta, in ogni caso, di uno scambio commerciale che viene effettuato attraverso un canale elettronico di acquisto di beni e servizi, in cui il cliente sceglie on-line il prodotto. Le diverse forme di e-commerce possono avere ad oggetto:

  • E-commerce indiretto – Si tratta del commercio elettronico indiretto, avente ad oggetto beni materiali. Il venditore mette a disposizione sul sito web il catalogo dei prodotti con le caratteristiche merceologiche, le condizioni di consegna e i prezzi. Il cliente procede ad effettuare l’ordine per via telematica, ma riceve la consegna fisica del bene. Classici esempi di siti di e-commerce indiretto possono essere Amazon, E-bay, ecc;
  • E-commerce diretto – Si tratta del commercio elettronico di beni immateriali o digitalizzati in questo caso si parla di commercio elettronico diretto (on-line), in cui l’intera transazione commerciale, ivi inclusa la consegna del bene avviene per via telematica.

E-commerce

E-commerce indiretto

Il commercio elettronico indiretto (ecommerce indiretto) è costituito da quelle transazioni nelle quali la cessione giuridica del bene e la conclusione del contratto tra venditore e cliente si perfezionano per via telematica, mentre la consegna fisica del bene avviene attraverso i canali tradizionali.

Di seguito prenderemo in considerazione gli adempimenti che deve porre in essere un commerciante al minuto per avviare un’attività di E-commerce.

La cessione di beni nel commercio elettronico indiretto viene assimilata come anzidetto alla vendita per corrispondenza e pertanto ai fini Iva vengono applicate le relative norme interne, comunitarie e internazionali.

Disciplina Iva e-commerce indiretto

Paese del FornitorePaese del ClienteRegime IvaNormativa
ItaliaItalia (P.Iva o privato)Operazione
imponibile
Art. 2 DPR n. 633/72
ItaliaPaese Ue (P.Iva)Cessione intracomunitariaArt. 41, co. 1 lett a) D.L. n.331/93
ItaliaPaese Ue (privato)Vendita a distanzaArt. 41 co. 1 lett. b) D.L. n. 331/93
ItaliaPaese Extra-Ue
(P.Iva o privato)
Cessione
all’esportazione
Art. 8 DPR n. 633/72
Paese UEItalia (P.Iva)Acquisto
intracomunitario
Art. 38 D.L. n. 331/93
Paese UEItalia (privato)Vendita a distanzaArt. 40 co. 3-4 D.L. n. 331/93
Paese Extra UEItalia (P.Iva o privato)ImportazioneArt. 67 DPR n. 633/72

Operazioni interne

La disciplina Iva delle operazioni di commercio elettronico indiretto tra soggetti residenti in Italia, incluse le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, è disciplinata dalle disposizioni contenute dal DPR n. 633/72.

Alle operazioni riconducibili al E-commerce indiretto, caratterizzate dalla consegna materiale dei beni attraverso i canali tradizionali (posta, corriere, ecc.), si applica, se il cliente è un “privato consumatore” la disciplina delle vendite per corrispondenza.

Per questa ragione, secondo la Risoluzione n. 274/E/2009 dell’Agenzia delle Entrate, le corrispondenti operazioni non sono soggette:

  • Né all’obbligo di emissione della fattura, salvo che la stessa sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione della cessione, come previsto dall’articolo 22, comma 1, n. 1), del DPR n. 633/72;
  • Né all’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale, poiché opera l’esonero di cui all’articolo 2, del DPR n. 696/1996.

I corrispettivi giornalieri delle vendite, comprensivi dell’Iva, devono essere, tuttavia, annotati nell’apposito registro di cui all’articolo 24 del DPR n. 633/72, entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione.

Inoltre, in sede di liquidazione periodica dell’Iva, lo scorporo dell’Iva deve avvenire con il metodo matematico (no ventilazione).

Questi aspetti, ricordiamo, riguardano esclusivamente i commercianti al minuto, tutti gli altri operatori economici che pongono in essere un’attività di E-commerce, per le operazioni verso privati, sono tenuti obbligatoriamente all’emissione della fattura.

Operazioni intracomunitarie

Le operazioni di commercio elettronico indiretto che avvengono tra soggetti residenti in diversi Paesi UE, essendo equiparate alla vendita a distanza, seguono la disciplina Iva applicabile alle operazioni intracomunitarie (articolo 40, commi 3 e 4 lettera b) e 41, comma 1 lettera b) del D.L. n. 331/93).

Sono esclusi dalla disciplina della vendita a distanza i seguenti beni (articolo 41, comma 1 lettera b) del D.L. n. 331/93):

  • Mezzi di trasporto nuovi;
  • Beni da installare montare o assiemare da parte del fornitore o per suo conto;
  • Prodotti soggetti ad accisa.

Nelle vendite on line di beni soggetti ad accisa, spediti o trasportati dal cedente, non è applicabile il regime delle vendite a distanza. Per i beni soggetti ad accisa il luogo impositivo non dipende dalla condizione relativa all’ammontare delle vendite effettuate nello Stato membro di destinazione, ma soltanto dal soggetto che organizza il trasporto o spedizione dei beni. Se quest’ultimo è curato dal cedente, l’Iva è dovuta nel Paese di destinazione, mentre se la spedizione (o il trasporto) è curata dal cessionario non residente, l’operazione resta soggetta ad Iva in Italia.

L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 39/E/2005, ha precisato che “le vendite a distanza caratterizzate non solo dalla circostanza che l’acquisto è perfezionato da un soggetto privato, ma soprattutto dal fatto che il trasporto della merce venduta è effettuato direttamente a cura del fornitore o per suo conto; ne consegue che la cessione è da intendersi non imponibile anche se avviene nello stesso punto di vendita del soggetto fornitore, qualora il trasporto a destino sia effettuato dal fornitore o per suo conto“.

Nell’ambito delle operazioni intracomunitarie si possono configurare in generale tre ipotesi:

  • Acquisto intracomunitario in cui il cedente è un soggetto comunitario e l’acquirente è un soggetto privato fiscalmente residente in Italia – L’applicazione dell’Iva avviene in Italia, se il cedente comunitario ha effettuato vendite nei confronti di privati italiani nell’anno precedente o in corso d’anno, per un ammontare pari o superiore ad €. 35.000. In tale caso, il soggetto comunitario è tenuto a nominare un rappresentante fiscale, ovvero a procedere all’identificazione diretta in Italia, ai sensi dell’articolo 35-ter, DPR n. 633/1972, al fine di assolvere gli obblighi ai fini Iva nei confronti dell’erario italiano. Viceversa, in caso di non superamento del predetto limite, il cedente comunitario assoggetta l’operazione ad Iva nel suo Stato di residenza, salvo che abbia optato per l’applicazione dell’imposta in Italia;
  • Cessione intracomunitaria in cui il cedente è un soggetto Iva italiano e l’acquirente è un privato consumatore residente in altro Stato membro dell’Ue – Viene applicata l’Iva Italia se l’ammontare delle cessioni effettuate nell’altro Stato membro non ha superato, nell’anno solare precedente, né supera in quello in corso, la soglia di €. 100.000, ovvero la soglia dell’eventuale minore ammontare stabilito dallo Stato di destinazione dei beni. Nella fattispecie in cui il fatturato realizzato dall’impresa italiana nell’altro Stato membro dovesse superare tale soglia, oppure per le operazioni sotto soglia, il fornitore italiano decidesse di optare per l’applicazione dell’Iva nel Paese di destinazione, la procedura da adottare da parte dell’operatore nazionale sarà la seguente: acquisire una posizione Iva (mediante identificazione diretta o nomina di un rappresentante fiscale) nello Stato di destinazione del bene per rilevare la cessione intracomunitaria fittizia ed effettuare il corrispondente acquisto intracomunitario; assoggettare ad imposta la cessione nello Stato di destinazione, ivi territorialmente rilevante ai sensi dell’articolo 7-bis DPR n. 633/72. Nella tabella sottostante vengono indicate le soglie previste dagli Stati membri:
Stato membroSogliaStato membroSoglia
Austria€. 35.000SveziaSEK 320.000
Belgio€. 35.000Finlandia€. 35.000
Olanda€. 100.000Cipro€. 35.000
DanimarcaDKK 280.000Estonia€. 35.000
Germania€. 100.000Lettonia€. 35.000
Grecia€. 35.000LituaniaLTL 125.000
Spagna€. 35.000Malta€. 35.000
Francia€. 100.000PoloniaPLN 160.000
Irlanda€. 35.000Repubblica CecaCZK 1.140.000
Italia€. 35.000Slovacchia€. 35.000
Lussemburgo€. 100.000Slovenia€. 35.000
Portogallo€. 35.000Ungheria€. 35.000
Gran BretagnaGBP 70.000BulgariaBGN 70.000
RomaniaRON 118.000CroaziaHRK 270.000
  • Cessione e acquisto intracomunitario in cui ilcedente e l’acquirente sono residenti in differenti Stati comunitari e sono entrambi soggetti passivi Iva –  L’applicazione dell’Iva avviene secondo le regole dettate in via generale per gli acquisti intracomunitari, con l’applicazione dell’Iva attraverso il meccanismo del reverse charge nel Paese del soggetto acquirente.

Operazioni Extra UE

Per quanto riguarda le operazioni di commercio elettronico indiretto aventi ad oggetto beni provenienti da Stati non appartenenti all’Unione Europea, ovvero beni ceduti da soggetti italiani ad acquirenti residenti in Paesi non comunitari, si rendono applicabili le seguenti disposizioni:

  • Importazioni ex articolo 67 DPR n. 633/72 – Iva, applicata in dogana, in bolletta doganale. Dovrà essere assolta congiuntamente alle imposte doganali;
  • Esportazioni ex articolo 8 DPR n. 633/72 – Emissione di una fattura senza applicazione dell’imposta.

Nella pratica è assai frequente che le spedizioni avvengano a mezzo posta. Per le importazioni di beni a mezzo posta sotto sotto forma di lettere e pacchi si considerano dichiarate in dogana per l’immissione in libera pratica nel momento della loro presentazione.

In dogana il destinatario è considerato il dichiarante e quindi il debitore dell’obbligazione doganale all’importazione. Per importazioni < a 1.549,37 l’va e i diritti sono anticipati dall’amministrazione postale. Per importazioni > a €. 1.549,37, è necessario presentare in dogana una dichiarazione su modello conforme DAU.

Il Drop Shipping

Il Drop Shipping  rappresenta da qualche anno una delle nuove frontiere dell’e-commerce e consiste nella possibilità di vendere i propri prodotti online senza avere un magazzino fisico, evitando quindi il problema dell’invenduto: il venditore si affida al dropshipper, che spedirà direttamente i prodotti all’acquirente finale, fornendo garanzia e supporto (solitamente).

Il venditore online, assume la figura del procacciatore d’affari, procurando nella pratica il cliente e aggiungendo il proprio mark-up al prezzo finale. Per un maggiore approfondimento potete consultare questo articolo: “Drop Shipping: guida alla normativa fiscale“.

Commercio elettronico diretto

Il commercio elettronico diretto (e-commerce diretto) è caratterizzato dal fatto che l’intera operazione commerciale (cessione e consegna del bene) avviene unicamente per via telematica, attraverso la fornitura di prodotti virtuali non tangibili. I servizi ed i beni ceduti (software, siti web, immagini, testi, basi di dati, musica, film, ecc.), originariamente dematerializzati, vengono, infatti, concretati all’arrivo dal destinatario (download).

Secondo l’articolo 7, comma 1 del Regolamento UE 282/2011 “I servizi prestati tramite mezzi elettronici comprendono i servizi forniti attraverso Internet o una rete elettronica, la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata da un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione“. Le principali tipologie di servizi forniti tramite mezzi elettronici sono le seguenti: (Allegato I regolamento UE n. 282/2011).

  • la fornitura di siti web e web-hosting, gestione a distanza di programmi e attrezzature;
  • la fornitura di software e relativo aggiornamento;
  • la fornitura di immagini, testi e informazioni e messa a disposizione di basi di dati;
  • la fornitura di musica, film, giochi, compresi quelli di sorte o d’azzardo, programmi o manifestazioni politici, culturali, artistici, sportivi, scientifici o di intrattenimento;
  • la fornitura di prestazioni di insegnamento a distanza.

Territorialità e-commerce diretto

Dal 1° gennaio 2015, a seguito delle modifiche introdotte dall’articolo 58 della Direttiva n. 2006/112/CE, ad opera dell’articolo 5 della Direttiva n. 2008/8/CE, per i rapporti B2C è previsto che i servizi elettronici, di telecomunicazione e teleradiodiffusione a prescindere dal luogo di stabilimento del prestatore siano territorialmente rilevanti nel Paese del committente.

Le suddette novità territoriali sono state introdotte in Italia dall’articolo 1 del D.Lgs. n. 42/2015. In particolare, a seguito dell’articolo 7– sexies comma 1 lett. f) e g) del DPR n. 633/72, si considerano soggette a Iva in Italia, se rese a committenti non soggetti passivi d’imposta le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici, quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero e le prestazioni telecomunicazione e teleradiodiffusione, quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero e sempre che siano utilizzate nel territorio dell’Unione Europea.

Alla luce del nuovo criterio territoriale applicabile per i servizi digitali resi nei rapporti B2C, sono state conseguentemente abrogate le lettere h) e i) dell’articolo 7-septies del DPR n. 633/72, relative alle prestazioni di servizi digitali forniti a clienti extracomunitari, non soggetti passivi. Quindi in base alla nuova normativa, dal 1° gennaio 2015, per quanto attiene ai servizi digitali, non vi è più distinzione tra rapporti B2B e B2C, poiché le operazioni in esame saranno assoggettate ad Iva nel Paese del committente (soggetto Iva o meno) a prescindere dal luogo in cui il prestatore si considera stabilito (Paese Ue o Extra-Ue).

A livello procedurale, le modalità di applicazione dell’Iva saranno, invece, differenziate a seconda dello status del committente (soggetto Iva o meno), in quanto:

  • Nei rapporti B2B, l’imposta sarà applicata dal cliente con il meccanismo del reverse charge;
  • Nei rapporti B2C, invece, l’imposta sarà pagata direttamente dal fornitore (comunitario o extracomunitario): previa identificazione ai fini Iva nel Paese Ue del committente, avvalendosi del regime speciale del “Mini Sportello Unico” (MOSS).

Mini One Stop Shop (“MOSS”)

Dal primo gennaio 2015 il regime speciale Iva, precedentemente applicato ai servizi elettronici forniti a consumatori finali da prestatori non stabiliti nell’UE, è stato esteso anche ai soggetti passivi identificati ai fini Iva in uno Stato membro.

Per ridurre e semplificare gli adempimenti fiscali derivanti dalla modifica della territorialità dei servizi digitali, il legislatore europeo ha previsto su base opzionale un regime speciale cosiddetto “MOSS – Mini One Stop Shop” che consente di dichiarare e versare l’imposta dovuta per le prestazioni verso privati consumatori europei ovunque fornite, nel solo paese di identificazione.

Ovviamente l’applicazione del regime prevede il rispetto da parte degli operatori che si iscrivono al regime speciale MOSS delle regole di fatturazione e delle aliquote Iva applicate nei vari Paesi UE. Vediamo adesso le singole modalità di fatturazione:

  • Cliente italiano soggetto passivo Iva e fornitore UE – il fornitore dovrà emettere fattura al momento del pagamento del corrispettivo (articolo 6, comma 3, DPR n. 633/72);
  • Cliente italiano privato consumatore e fornitore UE – in base all’articolo 22, comma 1, n. 6-ter del DPR n. 633/72, la fattura non deve essere emessa se non richiesta dal cliente entro il momento di effettuazione dell’operazione (ovvero il pagamento del corrispettivo);
  • Cliente estero soggetto Iva fornitore italiano – l’operazione è esclusa Iva in Italia (articolo 7-ter del DPR n. 633/72) ed è previsto l’obbligo di fatturazione: entro il 15 del mese successivo al momento di effettuazione dell’operazione, specificando in fattura la dicitura “inversione contabile” se il cliente è debitore d’imposta in altro Stato UE, oppure “operazione non soggetta” se il cliente è stabilito in Paese Extra-UE;
  • Cliente estero privato fornitore Italiano – l’operazione è esclusa da Iva in Italia. Gli obblighi del fornitore italiano sono diversi a seconda che il medesimo sia o meno registrato al MOSS:
    • fornitore iscritto al MOSS – è esonerato dagli obblighi di fatturazione e registrazione per i servizi digitali resi a clienti di altri Paesi UE;
    • fornitore non iscritto al MOSS – per i clienti di altri Paesi UE, deve identificarsi ai fini Iva nei vari Paesi membri dei clienti.

Per le modalità operative di applicazione del regime speciale Iva del MOSS – Mini One Stop Shop potete consultare questo nostro contributo “MOSS: il regime per ecommerce diretto B2C“.

E-commerce: servizi fiscali contabili e consulenza

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42 comments

  1. Buon giorno, spero di essere nella sezione giusta per questa domanda. Sono cittadina italiana e americana ma residente negli Stati Uniti. Ho creato una app e conto di vendere spazi pubblicitari in Italia. Fiscalmente il business e’ a nome mio e tutto viene gestito qui. Nel momento in cui ricevo un pagamento dall’Italia emetto ricevuta ma non posso fare fattura perche’ qui la fattura come si intende in Italia non esiste ed io non ho partita IVA essendo basata negli Stati Uniti. In essenza, il servizio di pubblicita’ viene pagato ad un’entita’ americana.

    E’ possibile fare cio’ o potrei incorrere in problemi vari prendendo pagamenti dall’Italia? Qualsiasi consiglio o delucidazione sara’ molto apprezzata. Grazie, Claudia

    • Fiscomania

      Salve, un’impresa estera come la sua è soggetta a tassazione in altro Paese quando nello stesso ha una stabile organizzazione. Per le attività legate al web, non esiste una definizione chiara di stabile organizzazione fornita dall’Unione europea. Questo significa che possono esserci due diversi tipi di interpretazione legate alla stabile organizzazione: 1) vi è stabile organizzazione quando il server è ubicato nel Paese estero (in questo caso Italia); 2) il soggetto proprietario del sito web è residente fisicamente in Italia. In attesa di chiarimenti ufficiali, quindi, bisogna attenersi a queste fattispecie per capire quando un sito web deve essere tassato in uno dei Paesi UE. Quindi, se lei ha il server negli Stato Uniti e fisicamente è residente li non deve tassare i suoi redditi in Italia, ma semplicemente dovrà rispettare le regole relative alla fatturazione.

      • Grazie mille per la chiarificazione. Mi sono resa pero’ conto di non aver formulato bene la domanda. Non potendo fare fattura (ma solo ricevuta) potrei avrei dei problemi in Italia vendendo gli spazi pubblicita? Grazie ancora. Claudia

        • Fiscomania

          Gli spazi pubblicitari dovrebbe venderli come operatore professionale, quindi con partita Iva. Le aziende che acquisteranno gli spazi pubblicitari le vorranno ricevere la fattura per dedursi il costo che sostengono.

          • Essondo noi una ditta extra Europea non possono farsi l’auto certificazione come Lei spiegava in un’altro blog? Grazie, Claudia

          • Fiscomania

            L’autofattura che lei richiama può essere fatta solo dopo aver ricevuto una fattura da un soggetto extra-Ue. Le ripeto, lei deve operare come soggetto professionale ed emettere fattura.

          • Noi emettiamo un INVOICE che e’ il corrispettivo della fattura (non della ricevuta). Forse ero io ad usare il termine sbagliato. Con la nostra invoice , se ho capito bene, i clienti itliani potranno fare l’auto fattura. Grazi e come sempre

          • Fiscomania

            Se voi emettete una Invoce, in italiano fattura, quello che dice è corretto.

          • Grazie per la professionalita’ e cortesia che dimostrate sempre. Claudia

          • Fiscomania

            Grazie a lei, torni a trovarci.

  2. MOSS per cliente privato estero (non UE) e fornitore italiano.
    Nel vostro articolo, nell’ultimo paragrafo, si parla di cliente privato estero e poi si limita la modalità di fatturazione ad un cliente di altro paese UE.
    Il MOSS è applicabile a clienti non UE? La fattura è obbligatoria?

    Grazie in anticipo per la cortese risposta.

    • Fiscomania

      Il regime del Moss riguarda operazioni effettuate nei confronti di clienti soggetti privati UE da parte di soggetti passivi prestatori Comunitari o extracomunitari.

  3. Salve,
    premetto che prima di porre la seguente domanda ho effettuato svariate – ahimè quanto vane – ricerche online sull’argomento. Collaboro con la mia fidanzata alla gestione di un negozio e-commerce di action figures e model kit giapponesi. Mi occupo anche dell’ incasso, tramite conto corrente a me esclusivamente intestato, delle somme corrispondenti, che però vengono comunque regolarmente fatturate da lei. Infatti la partita iva e tutti i dati di legge che riporteremo sul sito sono i suoi. E’ fattibile come cosa o richiamo sanzioni? Tempo addietro vidi da qualche parte la disgiunzione tra titolare d’impresa e soggetto materialmente percipiente, ma non riesco a trovare informazioni a riguardo…
    Cosa ne pensa? Grazie anticipatamente.

    • Fiscomania

      Salve, la cosa non è sicuramente corretta. Può essere la sua fidanzata a fatturare e lei ad incassare le somme, ma lei dovrà giustificare le somme che entrano sul suo conto corrente, fatturando a sua volta alla sua ragazza.

  4. buon pomeriggio,
    ho letto attentamente il vs articolo, lavoro presso uno studio commerciale e credo di trovarmi di fronte ad un errore di emissione di una fattura. Mi spiego un cliente dello studio ha acquistato su amazon un frullatore che gli è stato fatturato da un’azienda con sede nel Regno Unito, ma hanno una partita iva italiana, la fattura ha ben evidenziato nei dati dell’acquirente la partita iva, e la fattura presenta imponibile iva al 22% e totale fattura.
    ora il mio dubbio non doveva essere una fattura UE con applicazione del reverse e emessa quindi senza iva e fare poi l’intrastat? (come ho sempre gestito gli acquisti cee) Come mi comporto in questo caso? sembra come se avessero applicato il moss ma su un b2b… e non so se devo fare intrastat… come mi devo comportare?
    grazie anticipatamente per l’attenzione

    • Fiscomania

      Siamo di fronte al caso in cui un soggetto UE ha un rappresentante fiscale in Italia. La fattura non è stata emessa in UK ma in Italia, dal rappresentante fiscale italiano. Quindi, si tratta a tutti gli effetti di un’operazione interna, imponibile Iva.

  5. Buongiorno
    avrei una domanda.
    Possiedo un marketplace dove sono presenti più merchant.
    Quando un cliente acquista un prodotto da un merchant paga il costo del prodotto + il costo della spedizione; i due importi vengono incassati automaticamente (tramite paypal) rispettivamente sul conto dell’eMerchant e sul conto della mia società.

    Al momento dell’ordine il cliente riceve una mail con il riepilogo dei prodotti acquistati e delle spese di spedizione. (è corretto non emettere fattura se non richiesta giusto?)

    In caso il cliente richiedesse una fattura al momento dell’acquisto volevo sapere se è corretto che:
    – venga emessa una fattura dall’eMerchant relativa al prodotto acquistato (se si, può essere cartacea all’interno del pacco?)
    – venga emessa una fattura dalla mia società per le spese di spedizione (io incasso le spese di spedizione con cui pago il corriere) (a volte le spese che paga l’eshopper non corrispondono all’esatto importo che pago al corriere, può essere un pò di più o un pò di meno a seconda delle fasce di peso, quindi devo specificare qualcosa nella fattura, tipo “spese di spedizione e di gestione dell’ordine”)

    Grazie infinitamente e anticipatamente!

    Francesco

    • Fiscomania

      Salve Francesco, chi opera in E-commerce è tenuto a gestire il registro corrispettivi, salvo che il cliente non richieda fattura al momento dell’acquisto. La fattura a quel punto può essere spedita con il bene acquistato (non si rende necessario il ddt, in questo caso). Se l’importo che paga il cliente è diviso tra due soggetti entrambi dovranno emettere fattura, per l’importo pagato dal cliente.

  6. La mia azienda ha effettuato una spedizione alla logistica di Amazon in USA di alcuni articoli. Per la spedizione ci siamo affidati alle poste. Amazon ha già fatto alcune vendite e noi ci siamo trovati impreparati dal punto di vista fiscale. Dovremmo emettere una fattura non imponibile ai clienti statunitensi ma Amazon non ci fornisce il “codice fiscale” e neppure gli acquirenti interpellati via mail tramite Amazon ci hanno comunicato il SSN.
    Possiamo registrare corrispettivo come facciamo per le vendite ai Paesi Ue?
    grazie
    Camilla

    • Fiscomania

      A mio avviso voi avente venduto ad Amazon e non ai clienti finali del portale. Bisogna vedere i contratti per rispondere concretamente.

      • Provo a spiegarmi meglio. In Italia Amazon logistica vende nostri prodotti che abbiamo spedito al suo deposito, quando riceviamo da Amazon comunicazione di una vendita provvediamo a registrare il corrispettivo. Amazon ci fattura le sue commissioni e ci accredita quanto pagato dal cliente al netto del suo avere.
        Abbiamo spedito in USA sempre ad un deposito Amazon. Qualche cliente americano ha acquistato ed AMAZON USA ci ha comunicato l’avvenuta vendita. Il consulente fiscale ci dice di emettere la fattura non imponibile al cliente ma Amazon non ci fornisce il codice fiscale/p.iva del compratore. Per il fisco italiano come giustifichiamo queste vendite?
        Grazie per la cortese risposta
        Camilla

        • Fiscomania

          La vendita è un esportazione non imponibile, ma i dati del cliente, anche solo nome e cognome dovete averli. Codice fiscale e partita in USA non ci sono.

  7. Una domanda: per chi vende software specifico per disabili (in Italia con IVA al 4%) on line in forma diretta (ossia tramite download) deve attrezzarsi con MOSS, e il sistema prevede le agevolazioni IVA del paese dell’acquirente, per tale fascia di prodotti?
    Grazie.
    Luciana

  8. Salve, se ho una LTD inglese, con la quale vendo ebook in Italia, dovrò aprire una rappresentante fiscale italiana se supero i 35.000 di vendite? Grazie per la risposta

  9. Salve! Le spese di spedizione possono essere fatte pagare direttamente dal cliente al corriere oppure c’è qualche altro sistema per evitare che queste pesino sulla fattura emessa? Nel mio caso spesso queste spese sono piuttosto alte in rapporto al resto della fattura. Grazie, saluti

  10. Le commissioni che PayPal preleva dai pagamenti ricevuti sul mio conto sono da stornare in fase di fatturazione? In “soldoni”: ricevo 820 dai quali mi sottraggono all’istante 36,43. La fattura che emetterò sarà solo coi rimanenti 783,57? Grazie Saluti

    • Fiscomania

      Assolutamente no. Lei emetterà fattura per il lordo. Poi riceverà fattura da Paypal per la commissione e si dedurrà il costo.

  11. Salve,
    sto per avviare una attività di e-commerce con vendita di servizi turistici (voli – hotel – trasferimenti – ecc.) B2B e B2C. Credo di non sbagliare a considerare che questo sia un “e-commerce diretto” e vorrei sapere se sono tenuto ad emettere fattura al cliente finale (B2C) anche se non richiesta?
    Grazie

    • Fiscomania

      L’attività che vuole svolgere rientra nell’e-commerce diretto, ove non è necessaria l’emissione della fattura nelle vendite C2C, ma attenzione, questo non significa che la vendita non vada certificata.

  12. Buonasera, avrei qualche dubbio sui passi da compiere per poter vendere delle applicazioni per smartphones. Considerando che non prevedo grandi guadagni penso che sia possibile sfruttare il regime forfettario, a tal proposito non mi è chiaro se basta la sola apertura della partita IVA con i codici ATECO dell’articolo ed emettere la fattura (con i dati dello store?) alla ricezione del bonifico o è necessario qualche altro step (iscrizione camera di commercio?). Vorrei agire nella maniera più corretta possibile.

    • Fiscomania

      Si affidi alla consulenza di un Commercialista, oltre agli adempimenti deve considerare la corretta fatturazione delle operazioni che andrà a svolgere. Nel suo caso deve presentare “Comunica” per l’iscrizione in Camera di Commercio e la SCIA per il suo Comune. Poi potrà cominciare a fatturare. Dovrà tenere presente le regole dell’E-commerce. Come detto, consiglio di farsi assistere. Se vuole siamo a disposizione.

  13. Salve,
    nel caso di emissione di fattura x servizi verso un cliente cee di malta sprovvisto di partita iva in quanto operatore economico esonrato bisogna addebitare l’iva ? o art.7?
    Grazie

  14. Salve,sto per aprire un sito e-commerce da affiancare all’attivita’ principale sul territorio di commercio all’ingrosso.Posso venedere e di conseguenza emettere fattura ,per quanto riguarda le vendite online,al privato sprovvisto dunque di partita iva?

    • Fiscomania

      Certamente, l’emissione della fattura è sempre adempimento corretto, anche per la vendita a privati.

      • Innanzitutto grazie per la risposta.
        Quindi,se ho capito bene,anche se la mia e’ un attività all’ingrosso ,posso vendere e fatturare a clienti sprovvisti di partita iva,inserendo in fattura solo il codice fiscale dell acquirente privato?E questo vale sia per le vendite effettuate sul territorio sia per quelle online?
        Grazie

  15. Salve, sono un cittadino italiano iscritto all’AIRE e residente in Thailandia. Sto aprendo una compagnia in America, un LLC, per vendere online in tutto il mondo. Se apro un sito ecommerce in lingua italiana, posso utilizzare la mia compagnia LLC per vendere anche in Italia (in drop shipping dalla Cina)? Se si, dove dovrei pagare le tasse? E come devo organizzarmi con le fatture? Grazie mille in anticipo.

    • Fiscomania

      Salve Alberto, prima di tutto bisogna verificare dov’è la sua residenza fiscale e poi come avverrà la vendita. In generale quello che posso dirle in questo momento è che la vendita senza stabile organizzazione non determinerebbe tassazione in Italia.

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