La diagnosi alla crisi d’impresa

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Impresa in Crisi. La corretta diagnosi con l’utilizzo degli indicatori di bilancio e le azioni strategiche per il risanamento.

L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità. E’ questo il punto di partenza per capire come affrontare la crisi d’impresa. Un mio grande amico dice sempre che in mezzo alle più grandi difficoltà possiamo trovare opportunità che non avremmo mai immaginato prima. La crisi può rivelarsi un momento assai delicato per la vita di un’impresa, ma se adeguatamente diagnosticato in tempo, può portare a soluzioni nuove, in grado di cambiare le sorti i guadagni dell’azienda stessa. Quello che possiamo fare non è tanto cercare di anticipare la crisi, quanto riuscire a riconoscere in tempo i segnali che la stanno generando, prima che la stessa si manifesti in maniera troppo intensa per poter essere diagnosticata e risolta positivamente.

Le cause della crisi d’impresa – Quando si parla di crisi d’impresa, si tende spesso a credere erroneamente che le cause siano ricercabili o nel prodotto obsoleto oppure nella generale crisi economica. Ma raramente la crisi di un’impresa dipende da un solo fattore, spesso è infatti il risultato di una serie di concause che possono portare al dissesto economico e finanziario, ad uno stato di insolvenza o comunque prossimo al fallimento. Come è facile immaginare, è di fondamentale importanza valutare le cause della crisi dell’azienda, da analizzare come punto di partenza per valutare le migliori strategie attuative e il piano di azione stesso.

E’ possibile prevenire le crisi aziendali? – La risposta non è semplice poiché le imprese sono organismi in continua evoluzione, inserite in un ambiente sempre più complesso e la crisi può derivare da una pluralità di cause, sia di origine esterna, che di origine interna. Pertanto diventa critico implementare un sistema di controllo strategico che consenta di valutare le minacce provenienti dall’ambiente esterno e di sfruttarne le opportunità esistenti. L’impresa deve essere sempre più un’organizzazione che apprende, dagli errori passati, al fine di essere in grado di tener sotto controllo il suo mercato, che significa conoscere i propri concorrenti, valutare i propri fornitori, verificare le aspettative dei clienti, tener sotto controllo i prodotti sostitutivi, porre attenzione ai nuovi entranti sul mercato. Segnali di crisi possono derivare da molteplici indicatori, l’importante è che la struttura aziendale sia in grado di percepirne i sintomi. La fase di rendicontazione propria della formazione del bilancio può rendere esplicita anche ai soggetti incaricati del controllo tali sintomi: stimolare il management ad affrontare le cause rappresenta la via migliore per il loro superamento. Intervenire con politiche contabili, anche nei limiti previsti dalla normativa, non rappresenta una soluzione al problema, ma lo può aggravare. Una classificazione molto diffusa distingue principalmente quattro tipologie di crisi: crisi per situazioni di inefficienza, crisi da sovrapproduzione, crisi da decadimento del prodotto, da squilibrio finanziario. Spesso a monte dei quattro tipi di crisi indicate c’è una quinta tipologia di crisi, la crisi legata all’inadeguatezza del modello di corporate governance e di controllo. Un opportuno sistema di reporting può contribuire a identificare possibili situazioni di crisi prima che esse mettano a rischio la stessa sopravvivenza dell’entità aziendale. Una componente del modello comprende lo sviluppo di un insieme di indicatori di bilancio, tali da consentirne un adeguato modello di lettura, in grado di segnalare i sintomi di crisi.

Crisi d’impresa e indici di bilancio – Uno dei motivi per cui le crisi di impresa non vengono prontamente individuate e riconosciute è il fatto che i dati di bilancio non sempre vengono sistematicamente analizzati ed interpretati. In particolare, nelle imprese più piccole la redazione del bilancio finisce per essere un mero adempimento richiesto dallo svolgimento dell’impresa in forma societaria. Inoltre, lo schema richiesto dal codice civile, per poter essere correttamente interpretato, necessita comunque della riclassificazione e rielaborazione delle singole voci, un’attività che poche imprese hanno tempo e voglia di fare. Al contrario, la disponibilità di indici di bilancio già pronti, sia in serie storiche che in relazione a dati recenti, può dare un contributo notevole alla tempestiva percezione di eventuali segnali di crisi.

L’analisi di bilancio è una tecnica utilizzata sovente per l’analisi ed interpretazione delle performance aziendali “in quanto conduce ad un giudizio sulla situazione complessiva dell’impresa e ad una valutazione delle condizioni di equilibrio sotto l’aspetto economico, finanziario e monetario“. La capacità di leggere ed interpretare la performance aziendale si accresce quando si dispone di bilanci significativi ed uniformi, che riflettono costantemente la realtà dell’impresa ed il normale svolgersi della gestione. Le indagini svolte su bilanci di aziende sane e di aziende fallite hanno consentito di individuare un insieme di indicatori che hanno un alto valore predittivo di situazioni di rischio di insolvenza. L’applicazione delle metodologie statistiche ha infatti evidenziato una correlazione fra andamento dell’indice composto e rischio di insolvenza. Per questo motivo analizziamo i principali indicatori di bilancio che possono essere indicatori dello stato di crisi d’impresa.

  • Patrimonio netto tangibile e attivo netto – Il primo indicatore che presenta un elevato tasso di correlazione con la probabilità di insolvenza è il rapporto fra patrimonio netto tangibile e attivo netto. Il patrimonio netto tangibile è dato dal valore del patrimonio netto meno le immobilizzazioni immateriali; minore il rapporto, maggiore la probabilità di default. Le aziende che presentano valori negativi dell’indice o inferiori al 5% sono in una situazione di pericolo. Indicazioni simili si hanno dal
  • Tasso di indebitamento – l’indicatore mette a rapporto l’indebitamento netto con il totale dell’attivo patrimoniale. Rapporti tra indebitamento netto e totale attivo superiori all’85% possono segnalare le aziende insolventi. Naturalmente, più redditizie sono le imprese, minore sarà la probabilità di insolvenza.
  • Cash flow e indebitamento totale – Le indagini hanno condotto a dare rilevanza al rapporto fra cash flow e indebitamento totale. Rapporti negativi o prossimi allo zero esprimono una elevata probabilità di insolvenza.
  • Rapporto tra oneri finanziari e fatturato – Un altro indicatore di grande impiego è il rapporto fra oneri finanziari e fatturato: pur dipendendo dai margini del settore, valori superiori al 7% discriminano generalmente le aziende insolventi da quelle sane.

Altri indicatori possono segnalare situazioni di possibile crisi. Tassi di sviluppo del fatturato troppo rapidi spesso sono forieri di situazioni di crisi. Tuttavia la correlazione fra tassi di sviluppo e tassi di insolvenza non è univoca: una scelta finanziaria equilibrata può favorire la crescita, mantenendo la solidità dell’azienda. La qualità degli attivi è un ulteriore indicatore della probabilità di crisi: peggiore la qualità degli attivi, maggiore il rischio di default. Livelli di attività liquide inferiori al 2% dell’attivo corrente sono stati osservati quale discriminante per distinguere aziende in difficoltà da aziende sane. Poiché il valore segnaletico di un solo indicatore è necessariamente limitato, è opportuno che tutte queste indicazioni siano espresse in un unico punteggio: uno “score” che consenta di esprimere un giudizio di sintesi.

L’analisi degli indici suggerisce come indicatori di crisi provengano sia dall’area finanziaria che da quella operativa e patrimoniale, contribuendo a sottolineare che le crisi aziendali richiedono interventi coerenti in tutte le aree aziendale. Il contenuto degli indici è infatti coerente con quelli illustrati in precedenza: qualità degli attivi, redditività, indebitamento, intensità di capitale. Indicatori di liquidità inferiori all’unità segnalano difficoltà di tesoreria, mentre gli indicatori di indebitamento sono in grado di segnalare squilibri nella struttura finanziaria in rapporto alla struttura degli investimenti. Ma la causa di tali inefficienze non può che risiedere nella insufficiente redditività, con la conseguenza che la gestione corrente assorbe risorse, rendendo difficile il perseguimento degli obiettivi di crescita.

Come affrontare lo stato di crisi – Una volta riconosciuto lo stato di crisi, si pone il problema di come affrontarlo il che dipende da una serie di elementi quali: la possibilità di conseguire determinati stock di ricavi, il credito residuo verso i fornitori, i rapporti con i dipendenti e le banche, lo stato dei debiti tributari, la disponibilità di assets liquidabili non necessari per l’attività produttiva e non ultima, la possibilità che l’imprenditore possa iniettare mezzi freschi nell’impresa. Queste ed altre variabili, quali ad esempio le condizioni del mercato di riferimento e quanto l’impresa può influenzarne la domanda, rendono ogni crisi aziendale un caso a sé da gestire in modo differente. In generale, però, la decisione da prendere consiste sempre nella scelta tra chiudere e liquidare l’azienda o continuarne l’attività. Nel primo caso, le maggiori difficoltà dipendono dal fatto che chiudere l’attività comporterebbe l’immediato pagamento dei debiti esistenti e del TFR dei dipendenti, cosa possibile solo se le necessarie risorse sono ritraibili dalla liquidazione del patrimonio aziendale o se l’imprenditore può fornirne di nuove. In tutti gli altri casi, la decisione è tra fallire e quindi ripartire la perdita tra tutto il ceto creditorio, o continuare l’attività fino al rimborso di tali debiti. Quest’ultima scelta, ad evidenza, è possibile solo se l’attività aziendale è in grado di produrre dei margini significativi. In sostanza, occorrono due cose:

  • un’affidabile fotografia della condizione aziendale;
  • la costruzione di un piano in cui vengano simulati gli effetti che la continuazione dell’attività produrrebbe sull’indebitamento.

L’analisi della condizione aziendale – Il primo aspetto richiede un’attenta analisi dell’attivo e del passivo dello stato patrimoniale che evidenzi quanto si potrebbe ricavare liquidando il primo e quali debiti potrebbero essere ridotti con un’opportuna negoziazione. L’analisi dell’attivo richiede stime del valore dei cespiti e, cosa ben più complessa, la valutazione della probabilità di incasso dei crediti. Anche in questo caso, la possibilità di analizzare i bilanci dei clienti o, in generale, dei debitori dell’impresa, costituisce un buon punto di partenza, sebbene vada integrato con ulteriori informazioni circa la solvibilità del soggetto (visure protesti, centrale rischi, eventuali richieste di concordato preventivo, ecc.), servizi questi che ormai molte società specializzate offrono a prezzi competitivi. Ma anche la trattativa con i fornitori può beneficiare della conoscenza dei dati di bilancio di questi, permettendo di individuare quelli con maggiori fabbisogni di liquidità e dunque più propensi ad accettare riduzioni dei propri crediti.

La potenzialità di sopravvivenza dell’azienda – La costruzione di un piano di risanamento finalizzato alla conservazione dell’azienda o alla riduzione dei debiti della stessa, è operazione ben più complessa che richiede un esame dettagliato delle modalità di svolgimento del business aziendale, l’individuazione delle reali cause della crisi e dei punti di forza dell’impresa. Ad esempio, sono necessarie attente analisi di mercato che permettano di stimare se è possibile mantenere le quote detenute dall’impresa o magari espanderle. Al giorno d’oggi, il mercato offre servizi specifici che, sempre attraverso l’analisi dei bilanci depositati, permettono di selezionare le migliori aziende cui offrire un dato prodotto o servizio e di valutarne l’affidabilità in termini di tempestivo pagamento delle forniture. La disponibilità di simili analisi consente, dunque di pianificare le azioni da intraprendere allo scopo di sostenere il fatturato e di giustificare, se del caso, eventuali investimenti in pubblicità o nella rete commerciale.
Sempre nell’ottica della continuità dell’attività aziendale, queste analisi possono risultare utili anche per valutare la potenzialità di sopravvivenza di una data azienda laddove la stessa fosse sgravata di parte dei debiti e ciò nella prospettiva di cedere tale attività e di monetizzarne l’avviamento. Non di rado, infatti, i dati di bilancio precaricati in tali servizi possono essere modificati a piacimento dell’utente così da permettere la simulazione e valutazione di scenari alternativi. È comprensibile l’utilità di tali valutazioni anche nell’ambito di quelle procedure il cui scopo non è tanto quello di salvare l’impresa ma piuttosto quello di venderne la parte sana a beneficio del ceto creditorio.
In particolare attraverso l’analisi dei bilanci, possono essere utilizzati per effettuare rapidi check-up aziendali e quindi consentire una pronta individuazione dei primi segnali di crisi il tutto senza che sia necessario procedere ad operazioni di caricamento dei dati di bilancio e, sovente, a costi relativamente contenuti. Nel caso in cui, invece, la crisi sia ormai inevitabile, tali servizi possono offrire un valido aiuto nella costruzione e valutazione dei piani di risanamento o nell’ambito dei concordati preventivi liquidatori e dei fallimenti, consentire la corretta individuazione della parte sana dell’azienda nell’ottica della cessione di questa a beneficio dei creditori.

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