Omessi versamenti imposte: sanzione ridotta al 15%

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La sanzione base per gli omessi versamenti di imposte, ravveduti direttamente dal contribuente, scende al 15% se il pagamento è effettuato nei 90 giorni successivi dalla scadenza della pretesa tributaria originaria.

La sanzione amministrativa prevista per gli omessi versamenti delle imposte scende al 15%, se il contribuente decide autonomamente di effettuare il pagamento nei 90 giorni successivi alla scadenza.

Questo è quanto ha disposto l’articolo 15, comma 1, lettera o) del D.Lgs. n. 158/2015, che ha riformato il sistema sanzionatorio tributario. Il Decreto, entrato in vigore il 7 ottobre 2015 ha completamente riscritto le disposizioni contenute nell’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97 in tema di ritardati od omessi versamenti, ed anche le violazioni riguardanti la compensazione.

Con questa modifica normativa il legislatore ha inteso premiare il comportamento collaborativo del contribuente che, essendosi reso conto di avere effettuato un carente od omesso versamento, decida di effettuare il pagamento con un ritardo lieve.

Per questo motivo, si vuole invogliare il contribuente a sfruttare la facoltà di ravvedersi autonomamente senza aspettare le future comunicazioni di irregolarità, che conterrebbero sicuramente le sanzioni piene (del 30%), con possibilità di riduzione ad 1/3 delle stesse, se il contribuente effettua il versamento nei 30 giorni successivi.

La sanzione per gli omessi versamenti

La normativa riguardante le sanzioni applicabili per gli omessi versamenti è contenuta nel comma 1 dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97, che prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa del 30%, riducibile poi attraverso il ravvedimento operoso.

Adesso, con il nuovo intervento normativo, è stato inserito il secondo comma dell’articolo 13, il quale prevede che per i versamenti effettuati con ritardo non superiore a 90 giorni, la sanzione base del 30% è ridotta della metà. Vi è, inoltre, un’ulteriore ipotesi di riduzione della sanzione, qualora il ravvedimento operoso, sia effettuato dal contribuente entro i 15 giorni successivi alla scadenza del termine. In questo caso, la sanzione è ridotta ad 1/15 per ciascun giorno di ritardo.

La riduzione della sanzione amministrativa al 15% (in luogo dell’ordinario 30%) è applicabile esclusivamente nel caso in cui la sanzione di cui all’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97 riguardi le fattispecie per le quali il debito d’imposta sia liquidabile attraverso la dichiarazione dei redditi presentata e non riguardi a rettifiche dell’imponibile o dell’imposta a seguito di accertamento.

In questo caso, infatti, la sanzione prevista dal sistema tributario è quella per infedele dichiarazione e non di omesso versamento. L’articolo 2 dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97 ribadisce che la riduzione della sanzione si applica nel caso in cui la maggiore imposta dovuta sia rilevata dall’attività di verifica sulla liquidazione delle imposte, ai sensi dell’articolo 36-bis del DPR n. 633/72 e dall’articolo 54-bis del DPR n. 633/72, ovvero dalla maggiore imposta che emerge dal controllo formale di cui all’articolo 36-ter del DPR n. 600/1973.

Inoltre, la sanzione per omessi versamenti si renderà sempre applicabile nell’ipotesi di omesso versamento riconducibile ad un debito di imposta emergente da una dichiarazione “tardiva“, presentata nei 90 giorni successivi alla scadenza del termine ordinario. Essendo infatti valida la dichiarazione presentata entro detto lasso temporale, non potrà mai verificarsi, nella fattispecie in questione, la violazione di dichiarazione infedele.

Coordinamento con il ravvedimento operoso

La novità normativa in commento, deve essere coordinata con il sistema del ravvedimento operoso, di cui all’articolo 13 del D.Lgs. 472/97, il quale permette la riduzione delle sanzioni amministrative in ragione del momento entro il quale il contribuente decide di provvedere, spontaneamente, alla regolarizzazione della propria posizione contributiva. Dall’entrata in vigore del Decreto, la situazione legata alle violazioni di specie può essere così sintetizzata:

  • Identificazione di una sanzione base per la violazione ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97 pari al 30% dell’importo non versato;
  • Riduzione della sanzione base alla metà laddove il versamento venga effettuato nei 90 giorni successivi. Laddove, inoltre, il versamento in questione venga effettuato entro i 30 giorni successivi alla scadenza del termine, si ritiene che operino congiuntamente la riduzione della sanzione base alla metà e la riduzione prevista dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97. Quindi, la sanzione da ravvedimento è  pari, in questo caso, all’1,5%. Fermo restando che, laddove il versamento venga effettuato entro il termine più ravvicinato dei 15 giorni, si avrà diritto alla ulteriore riduzione prima menzionata;
  • Laddove il versamento sia effettuato tra il trentunesimo ed il novantesimo giorno successivo alla scadenza del termine, la riduzione ad un nono della sanzione prevista dall’articolo 13, comma 1, lettera a-bis) del D.Lgs. n. 472/97 sarà parametrata alla sanzione del 15% e sarà dunque pari all’1,66%;
  • Oltre il novantesimo giorno e sino al termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta nel corso del quale è stata commessa la violazione, torneranno applicabili le ordinarie disposizioni in materia di ravvedimento operoso tenendo conto della sanzione base pari al 30% e dunque con la riduzione al 3,75% della sanzione secondo quanto previsto dall’articolo 13, comma 1, lettera b) del D.Lgs. n. 472/97;
  • Analogamente, si applicheranno le riduzioni ordinarie della sanzione base in virtù delle previsioni contenute nell’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97 con riferimento alle successive lettere b-bis) e b-ter) del comma 1.

Le nuove previsioni sanzionatorie si renderanno applicabili a far data dal primo gennaio 2016 laddove la Legge di stabilità 2016 per tale anno dovesse contenere la previsione ora disciplinata nel disegno di legge in merito alla decorrenza delle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 158/2015.

Sanzioni per indebita compensazione

La modifica dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97 riguarda oltre alla disciplina della violazione di omessi versamenti anche la più generale previsione dell’utilizzo in compensazione di una eccedenza o di un credito. In particolare, sono stati introdotti due nuovi commi 4 e 5 in base ai quali:

  • Laddove si verifichi l’utilizzo di una eccedenza o di un credito spettante ed esistente ma in misura superiore a quella massima ammessa od in violazione delle modalità di utilizzo previste dalla legge, la sanzione applicabile è pari al 30% del credito utilizzato. Questa previsione, in concreto, riguarda il caso del contribuente che, avendo ad esempio €. 900 mila di credito spendibile in compensazione, utilizza un importo superiore ai €. 700 mila, massima misura prevista dalla legge. Ovvero, ricade nella medesima ipotesi, la fattispecie di utilizzo di credito in misura percentuale superiore a quella prevista dalla legge in relazione ad una specifica scadenza;
  • Nel caso in cui, invece, si utilizzino in compensazione crediti inesistenti, la sanzione va da una a due volte il credito stesso.

Sul punto, dunque, il legislatore, pur abrogando la disposizione di cui all’articolo 27, comma 18, del D.L. n. 185/08, ha voluto mantenere un forte presidio nel sistema laddove il credito utilizzato manchi in assoluto dei presupposti di utilizzo, distinguendo dunque la casistica tra credito spettante ed utilizzato erroneamente e credito indebitamente utilizzato.

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