Dropshipping: guida alla disciplina fiscale

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Dropshipping: il vantaggio di avere un e-commerce senza la gestione del magazzino, che viene affidata in outsourching direttamente al Dropshipper (di solito il produttore), con risparmio di tempi e costi. La normativa e la disciplina fiscale nella nostra guida.

Sei un Marketer, e stai pensando al tuo nuovo progetto di business, ma pensi che la gestione di un magazzino fisico possa schiacciare la tua attività? Guarda i vantaggi della vendita in Dropshipping in questo articolo, e potrai avviare la tua attività con costi di gestione più contenuti, senza dover pensare al magazzino.

Il Dropshipping è un sistema di vendita dove la merce viene spedita al cliente direttamente dal magazzino del fornitore e non dal rivenditore. Quando il rivenditore vende un prodotto, passa l’ordine del suo cliente al fornitore che prepara il prodotto e lo spedisce direttamente a casa del cliente finale.

Il Dropshipping rappresenta da qualche anno una delle nuove frontiere dell’E-commerce e consiste nella possibilità di vendere i propri prodotti online senza avere un magazzino fisico, evitando quindi il problema dell’invenduto.

Il venditore si affida al dropshipper (fornitore), che spedirà direttamente i prodotti all’acquirente finale, fornendo garanzia e supporto (solitamente). Il venditore online, assume la figura del procacciatore d’affari, procurando nella pratica il cliente e aggiungendo il proprio Mark-up al prezzo finale.

Il dropshipping

Il dropshipping è un modello di vendita a distanza attraverso cui si permette ad un soggetto di offrire ad un cliente finale un prodotto, senza detenere alcuna merce in magazzino, mediante il trasferimento al fornitore (c.d. dropshipper) di ordini ricevuti dai propri clienti.

Sarà a carico del dropshipper la gestione logistica dell’operazione, ivi incluse le attività di stoccaggio, di imballaggio e della successiva spedizione del prodotto al cliente finale.

Tutto questo si traduce in un importante vantaggio per il Marketer che non si trova a dover impiegare liquidità nella gestione di un magazzino prodotti, evitandosi problemi legati alla rotazione del magazzino e dell’invenduto.

Il dropshipping, grazie alle sue modalità di transazione, garantisce alle aziende che ne fanno uso, un notevole risparmio di tempo e denaro.

Lo schema di funzionamento

L’utilizzazione della vendita in Dropshipping prevede l’applicazione di un preciso schema applicativo che prevede la redazione di un contratti di collaborazione commerciale tra il Dropshipper (fornitore) e il Marketer (gestore del sito di E-commerce), legati alla gestione ed evasione degli ordini, nonché alle commissioni applicabili dal gestore del portale sui prodotti da lui venduti.

In particolare, lo schema del Dropshipping è il seguente:drop shipping

  • Il  Marketer tramite il suo sito di E-commerce raccoglie l’ordine del cliente finale e il corrispettivo per il prodotto ordinato;
  • Il Marketer comunica telematicamente l’ordine ricevuto al proprio fornitore (Dropshipper);
  • Il Dropshipper prepara, imballa e invia le merci ordinate all’indirizzo dell’acquirente. L’invio avverrà indicando sulla confezione il nome o il logo dell’impresa di E-commerce, come se l’invio fosse stato effettuato direttamente dal Marketer;
  • Il Marketer pagherà al produttore il prezzo di listino\catalogo del bene, trattenendo per sé la differenza rispetto al prezzo di vendita al pubblico.

Questa tipologia di contratto commerciale può rivelarsi molto vantaggiosa per l’impresa di E-commerce, che risulta essere esonerata da una serie di adempimenti e responsabilità, rinunciando tuttavia, anche ad una parte degli introiti che potrebbe generare qualora decidesse di vendere in totale autonomia.

L’impresa di E-commerce perde il controllo diretto di una parte importante dei passaggi di vendita, oltre a non poter  verificare direttamente i prodotti e la gestione dei resi.

Solitamente in tali contratti il fornitore\produttore (Drop Shipper) si impegna a comunicare all’impresa di E-commerce tutte le informazioni sui prodotti, codici di vendita, le caratteristiche tecniche, metodi di conservazione, il catalogo, oltre a fornire le foto dei prodotti e ogni altra informazione o materiale pubblicitario utile alla descrizione e alla vendita degli stessi.

Gestione del software

Aspetto molto importante è la gestione del software. Avere un software di gestione integrato tra Dropshipper e ed E-commerce è un aspetto fondamentale, che potrà darvi un vero e proprio vantaggio per la gestione di tutta la procedura di vendita.

Ricordate che il fornitore\produttore sarà direttamente responsabile per eventuali danni a cose o persone dovuti a difetti del prodotto o comunque all’utilizzo dello stesso da parte degli acquirenti o  consumatori finali.

Il contratto di Dropship dovrà indicare le tipologie di spedizione, la tempistica e i costi indicativi, fissando dei termini, a carico del fornitore\produttore, per l’invio dei prodotti entro una certo tempo dal ricevimento dell’ordine.

Disciplina fiscale e fatturazione

Il contratto di Dropshipping da un punto di vista fiscale rientra nella più grande categoria dell’E-commerce. In pratica, per l’impresa di E-commerce, l’utilizzo del Dropshipping diventa una modalità di vendita, che non influisce sulla normativa fiscale che è chiamata a rispettare, ovvero quella dell’E-commerce.

Per chi volesse approfondire questo tipo di disciplina, troverà molto utile leggere la nostra guida: “E-commerce: guida alla disciplina fiscale“, dove potrà trovare tutta la normativa fiscale aggiornata.

In questa sede ci limiteremo a riassumere i passi da intraprendere per avviare questo tipo di attività, da parte dell’impresa di E-commerce.

  • Apertura della partita Iva (codice Ateco 47.91.10 – “Commercio al dettaglio di prodotti via internet“);
  • Iscrizione al Registro Imprese della provincia competente;
  • Iscrizione alla gestione Inps commercianti (che prevede il versamento di contributi fissi per circa €. 4.000 annue, oltre a contributi variabili in base al reddito annuo dell’attività);
  • Presentazione della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) presso il SUAP del comune dove ha sede legale l’impresa;
  • Scelta del regime fiscale applicabile, in questo caso vi consigliamo di approfondire leggendo i vantaggi del c.d. “Regime forfettario“, di cui alla Legge n. 190/2014.

Tutti questi adempimenti saranno attuati tramite l’ausilio di un dottore commercialista che si occuperà di inviare la Comunicazione Unica (contenente gli adempimenti sopra indicati), direttamente alla Camera di Commercio competente.

In ogni caso lo staff di Fiscomania.com è a vostra disposizione per consigli, consulenza, e realizzazione di un business plan per l’avvio della vostra attività di E-commerce.

La fatturazione nel dropshipping

La modalità di fatturazione delle operazioni nel Dropshipping avviene con le stesse modalità di un normale negozio di E-commerce online: in questo caso il Dropshipper (fornitore dei beni), emetterà fattura per i propri prodotti venduti all’impresa di E-commerce, che registrerà nel proprio registro acquisti, ed allo stesso tempo annoterà nel registro vendite o nei corrispettivi, gli importi delle vendite effettuate on-line.

Se l’operazione di dropshipping viene eseguita tra soggetti residenti in Stati diversi, la stessa può essere ricondotta nel novero delle  “operazioni triangolari Iva“, ovvero un’operazione nella quale:

  • Intervengono contemporaneamente tre operatori economici diversi, situati in diversi Stati comunitari o extra-comunitari;
  • I beni sono oggetto di due distinti contratti di cessione;
  • Per realizzare le due diverse cessioni si effettua un unico movimento di beni.

La particolarità delle operazioni triangolari, quindi, riguarda l’unicità dell’operazione rispetto a tutti i soggetti coinvolti. E’ fondamentale, quindi, che il bene oggetto delle vendita sia consegnato direttamente dal primo cedente al cessionario o destinatario finale, senza entrare nella disponibilità materiale del primo cessionario (ovvero il sito di E-commerce).

Ricordiamo che le vendite on-line di prodotti, sono assimilate alle vendite per corrispondenza, per le quali non è obbligatoria l’emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale. Sarà, pertanto sufficiente annotare i corrispettivi percepiti in apposito registro, oppure emettere fattura, ma soltanto nel caso in cui la stessa viene richiesta dal cliente finale che acquista il prodotto.

Vediamo adesso alcuni esempi di fatturazione di operazioni triangolari nel dropshipping.

Fatturazione operazione triangolare nazionale

Ipotizziamo che un operatore economico italiano (IT2), titolare dell’attività di dropshipping, acquisti beni da fornitore italiano (IT1) conferendogli incarico di spedire o trasportare i beni direttamente al proprio cliente Tedesco (GE), soggetto passivo d’imposta con sede in Germania.

Il rapporto tra i due soggetti Iva italiani (IT1 e IT2) è “non imponibile” ai sensi dell’articolo 58, comma 1, del D.L. n. 331/93, mentre il rapporto che si instaura  tra l’operatore IT2 ed il cessionario tedesco è “non imponibile” a norma dell’art. 41, comma 1, del D.L. 331/93.

Per quanto riguarda la fatturazione: IT1 emette fattura non imponibile ai sensi dell’articolo 58, comma 1, D.L. n. 331/93, in quanto effettua un’operazione interna, ma con trasporto o spedizione della merce in altro stato membro; IT2 effettua una cessione intracomunitaria e pertanto emette fattura non imponibile ai sensi dell’art. 41, comma 1, del D.L. n. 331/93.

E’ opportuno precisare che nel rapporto tra IT1 eIT2 la non imponibilità Iva trova applicazione esclusivamente se i beni non vengono consegnati nel territorio dello Stato, ma trasportati o spediti direttamente nell’altro Stato membro, per incarico del cessionario (IT2) per conto o a nome del fornitore (IT1).

La documentazione relativa al trasporto, ovvero qualsiasi altro documento dal quale risulti che l’incarico del trasporto o della spedizione è stato conferito al cedente dal proprio cessionario, è sufficiente per provare a superare la presunzione di consegna nello Stato.

Fatturazione operazione triangolare comunitaria

Ipotizziamo che un operatore italiano (IT) acquisti beni da soggetto residente in Francia (FR), conferendo l’incarico a quest’ultimo di consegnare detti beni direttamente al proprio cliente residente in Olanda (OL).

L’operatore italiano (IT), nel rapporto con il fornitore francese (FR), pone in essere un acquisto intracomunitario ex articolo 38, del D.L. n. 331/93 e nel rapporto con il cliente olandese effettua una cessione intracomunitaria ex articolo 41, del D.L. n. 331/93.

Pertanto IT riceve una fattura senza imposta, a seguito dell’applicazione del meccanismo del reverse charge, che deve integrare e registrare a norma degli articoli 46 e 47 del D.L. n. 331/93, senza esporre l’Iva a norma dell’articolo 40, comma 2. Allo stesso tempo IT è tenuto ad emette fattura senza Iva, ai sensi dell’articolo 41, comma 1, lettera a), del medesimo D.L., da annotare nel registro di cui all’articolo 23 del DPR n. 633/72.

Per entrambe le operazioni sorge l’obbligo di presentazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari, dai quali deve risultare in modo chiaro il ricorso all’operazione triangolare, ancorché i beni non transitino materialmente per il territorio dello Stato.

Operazione triangolare extracomunitaria

Ipotizziamo che una società italiana (IT) stipuli un contratto di dropshipping con una società avente sede in Cina (CN), che si occuperà di spedire i prodotti ai clienti della società italiana. Ipotizziamo anche che la società italiana venda un bene ad un soggetto tedesco (DE). La società italiana, quindi, da ordine al soggetto cinese di inviare la merce in Germania a mezzo corriere.

Per quanto riguarda gli obblighi di fatturazione la società italiana non realizza un’operazione intracomunitaria dal momento che la merce non proviene da uno Stato membro, né compie una cessione all’esportazione (non imponibile ai sensi dell’articolo 8 del DPR n. 633/72), poiché la merce non è comunitaria.

Da un punto di vista Iva la società italiana realizza un’operazione “fuori campo Iva“, ed è tenuta ad emettere una fattura al soggetto tedesco, ai sensi dell’articolo 7 del DPR n. 633/72, poiché la merce è situata al di fuori dello Stato. Sarà, quindi, il soggetto tedesco ad assolvere l’Iva all’atto dell’importazione della merce.

Il soggetto italiano riceverà poi la fattura dal soggetto cinese che dovrà registrare esclusivamente in contabilità generale, non essendo, questa fattura un documento valido ai fini Iva in Italia, non essendoci alcuna importazione dei beni nel nostro Paese.

Vantaggi e svantaggi del Dropshipping

Dopo aver visto come funziona il meccanismo del Dropshipping, molti di voi avranno già capito quali sono i vantaggi di questa modalità di vendita: riduzione dei costi legati al magazzino e alla spedizione della merce, con minori rischi imprenditoriali. Insomma, il Dropshipping sembrerebbe essere la modalità di vendita ideale per quanti di voi possiedono già un sito di e-commerce avviato.

Tuttavia, non è così semplice come può sembrare: per riuscire in questo business è fondamentale trovare un Dropshipper valido, che abbia prodotti di qualità, buoni prezzi che possano consentire anche all’impresa di e-commerce di generare un margine. Inoltre, la puntualità nelle spedizioni, l’imballaggio e la corretta gestione dei resi saranno fondamentali per fare in modo che un vostro potenziale cliente torni ad effettuare acquisti nel vostro sito.

Una volta individuato un buon Dropshipper sarà fondamentale individuare i prodotti che, più di altri, riescano ad avere un buon mercato di vendita, e sui quali poter realizzare un buon margine di guadagno per singolo articolo venduto. Questa sarà la base per avviare l’attività, tutto il resto riguarderà la promozione, il marketing, e i social network. Ricordatevi che la concorrenza nel mondo del web è infinita e riuscire a vendere un prodotto, con migliaia di altri potenziali venditori, non è per niente semplice.

Senza un accurato piano di analisi delle vendite, un’analisi della concorrenza e dei prodotti offerti la vostra attività di vendita potrebbe non avere il successo sperato. Per questo motivo affidarvi a consulenti esperti diventerà un aspetto fondamentale per rendere il business unico, diverso dalla concorrenza e quindi riconoscibile per il cliente finale. Ricordate, se il vostro sito web è riconoscibile allora i clienti che vi hanno trovato si ricorderanno di voi quando avranno bisogno di fare un nuovo acquisto.

Tutto questo non è facile, richiede lavoro costante, pazienza e tanta voglia di riuscire, perché i problemi da affrontare saranno tanti: eventuali resi dai clienti, ordini smarriti e problemi che possono riscontrarsi in una normale attività di vendita, saranno all’ordine del giorno. E’ necessario lavorare sui prodotti, presentarli in modo convincente, intervenire nei titoli, nelle descrizioni, nella presentazione di ognuno di essi. Customer care, diritto di recesso, assistenza al cliente non vanno dimenticate, iniziative di marketing per vendere più e meglio rappresenteranno sempre un costo ed un investimento che fa la differenza.

In definitiva il Dropshipping può essere una buona opportunità quanto si riesce a trovare un singolo fornitore in possesso di un marchio forte e conosciuto, con il quale si riesce ad instaurare una partnership, fino ad arrivare a chiedere l’esclusiva della vendita online dei suoi prodotti. Un consiglio: sfruttate le tante realtà aziendali (produttori, grossisti, o negozianti), che hanno magazzini molto grandi e che hanno necessità di aumentare le proprie vendite, e che ancora non sono presenti online.

61 comments

  1. L’articolo è fatto molto bene e rispecchia la trafila che ho dovuto seguire io per l’apertura della mia attività. La mia esperienza con il dropshipping è stata molto positiva, anche se in un settore particolare come quello per adulti e anche se ero abbastanza dubbiosa all’inizio ho avviato il mio sexy shop online in dropshipping, fortunatamente ho trovato una società seria con cui collaborare in franchising sexxxyshop.it , mi hanno fornito tutti gli strumenti di vendita, prodotti e supporto informatico essendo più una commerciale che non un informatica :)) ho aperto la società e la mia posizione alla camera di commercio e ora grazie anche ad amazon, groupon e ebani mi sono attestata sui 15 ordini giornalieri e riesco a guadagnare pur applicando un ricarico minimo 230€ al giorno.

    • Fiscomania

      Salve, la ringrazio per aver lasciato il suo commento e la sua esperienza personale. Potrebbe essere interessante sapere se il ricarico che applica sui prodotti è deciso da lei oppure se è imposto dalla società che le fornisce i prodotti.

  2. Riguardo questa modalità di vendita vorrei sapere come comportarsi nei casi in cui il mio fornitore all’ingrosso sia residente fuori dall’ UE.

    Le mie perplessità riguardano principalmente l’assolvimento degli obblighi iva.

    La mia circostanza sarà la seguente:

    Io società italiana che vende ad altri paesi della CE ed extra CE .
    Vendendo in paese dell’ UE e non in Italia dovrei emettere fattura senza iva perchè poi l’obbligo di eventuali dazi e iva sarebbero da attribuire al cliente finale?

    si tratterebbe di prodotti che non vengono spediti con corrieri espresso ma con posta di stato economica ma comunque tracciabile.

    nel caso dovessi esser io ad occuparmi degli obblighi iva come dovrei gestirla ?

    I commercialisti che ho consultato affermano che per esser in regola con gli obblighi iva dovrei procurarmi la bolla doganale di ogni transazione per dimostrare che l’iva su quei prodotti sia state effettivamente corrisposta. è un’affermazione corretta?
    mi sembra un adempimento impossibile .

    ed in piu’ come potrei io dimostrare o procurarmi questa bolla doganale per ogni singolo stato , e come dovrei comportarmi per quei pacchi che passano senza imposizioni in quanto considerati sotto franchigia?

    vorrei intraprendere questo genere di attività , ma non prima di essermi adeguatamente informato per far tutto in regola.

    • Fiscomania

      Salve, quello che le hanno detto i commercialisti che ha consultato è corretto. Quando si effettua la cessione di un bene in E-commerce indiretto in altro Paese UE è necessario avere prova (sufficiente una comunicazione dell’acquirente che accerti che la merce è arrivata nel suo stato di destinazione) che il bene è uscito dai confini nazionali, in modo da poter emettere fattura non imponibile ai sensi dell’articolo 41 del D.L. n. 331/93. Mentre quando la vendita è verso Paese Extra-UE è necessario avere prova della bolla doganale, in modo da emettere fattura non imponibile articolo 8 del DPR n. 633/72. In mancanza di questi elementi la fattura deve essere emessa con Iva. Questa disciplina riguarda la vendita verso altri operatori economici.
      Quando, invece, la vendita riguarda privati, deve essere emessa fattura con Iva Italiana. Tuttavia, se si superano alcuni limiti di vendita stabiliti da ciascun Paese, è necessario identificarsi in quel Paese per emettere fattura con Iva di quel Paese. Per approfondire le consiglio di leggere questo nostro contributo dedicato alla disciplina dell’E-commerce (Disciplina fiscale dell’E-commerce). Se vuole avviare questa attività chieda il consulto di un commercialista esperto di ecommerce.

      • salve innanzitutto grazie per la risposta, ma rileggendo la mia richiesta mi sono reso conto di non aver specificato bene la mia richiesta.
        La mia vendita e’ in modalità dropshipping.
        io vendo il prodotto sul mio sito (in italia), il compratore diciamo tedesco o francesce compra il mio prodotto;io compro ed affido la spedizione al mio dropshipper in China o comunque fornitore extra UE.
        Non posso emettere fattura con iva altrimenti alla dogana il mio cliente pagherebbe per una seconda volta quest’imposta.

        • Fiscomania

          In questo caso sarà il soggetto francese o tedesco, in quanto acquirente, a pagare l’Iva in dogana, al momento dell’importazione dei beni dalla Cina. Lei dovrà emettere al soggetto acquirente (francese o tedesco), una fattura fuori dal campo di applicazione dell’Iva, ai sensi dell’articolo 7, e riceverà una fattura dal dproshipper cinese che dovrà semplicemente annotare in contabilità generale (non essendoci importazione del bene in Italia, non ci sono documenti rilevanti ai fini Iva).

  3. Salve, ho letto i vostri articoli ben fatti, ma che comunque non hanno risolto i miei dubbi e perplessità che già tre consulenti a cui mi sono rivolto non sono stati in grado di fare dandomi tre risposte e soluzioni differenti, il che mi sembra alquanto strano non trovare un punto d’intesa su tre diverse consultazioni, mi spiego e vado al dunque della mia esigenza e dubbio che riquarda i contributi INPS se obbligato a versarli oppure no, reggime fiscale a parte.
    Bene detto questo la mia richiesta è scaturita da un idea di due progetti differenti tra di loro da avviare entrambi o solo uno dei due ossia:

    1) Sito di e-commerce solo on-line con la modalità dropshipping con fonitori esteri prevalentemente EU e clienti finali in EU quindi negozio virtuale senza nessuna sede per la vendita se non quella legale;

    2) Sito internet che ospita diversi venditori, i quali pagano un abbonamento più una commissione sulle vendite, stile Amazon.

    La mia posizione attuale contributiva e fiscale è di dipendente a tempo pieno ed a tempo indeterminato di una società privata nazionale dalla quale ho già ricevuto il nulla osta per intraprendere questo tipo di seconda attività lavorativa.

    Quindi con dette premesse sono obbligato ad aprire un’altra posizione contributiva all’INPS?

    In attesa Cordiali saluti.

    Vincenzo

    • Fiscomania

      Salve, non vedo perché a questa domanda trova dubbi o perplessità. Se lei è lavoratore dipendente a tempo pieno, quando avvia un’attività commerciale, come gli esempi che ha citato, non è tenuto alla contribuzione Inps per gli artigiani e i commercianti. A questo link del sito Inps trova direttamente il riferimento a quanto le ho detto.

      • Quindi come contribuzione INPS non devo versare nulla sotto nessuna forma ed aliquota qualunque sia la dimensione del fatturato?
        Inoltre chiedevo se era possibile conoscere punto per punto con eventuali codici merciologici o simili i passi da fare per aprire un’attività di commercio on-line con modalità Dropshipping e se è necessario recarsi da un commercialista per farlo.
        Ultima cosa se potete farmi un preventivo di consulenza e gestione fiscale a distanza se è possibile farlo con i registri fiscali presso il vostro studio di consulenza?
        In attesa porgo cordiali saluti.
        Vincenzo

        • Fiscomania

          Come le dicevo se lei è un lavoratore dipendente, ha già una contribuzione Inps, quindi non è tenuto a versare alla Gestione commercianti. Per tutto il resto le serve la consulenza di un Commercialista, per l’avvio dell’attività e per la gestione contabile. Vi servirà un budget per programmare la fase di start-up, la decisione se avviare in forma individuale o societaria, il regime fiscale da avviare, l’apertura del sito web e la gestione di tutta la regolamentazione, insomma non si tratta di aspetti che possono essere improvvisati. Per quanto riguarda questi aspetti siamo a disposizione per approfondimenti, ma non ci occupiamo di gestione contabile.

          • Ok grazie di tutto il supporto, avevo capito che facevate anche da consulenti fiscali per la contabilità.
            Grazie ancora

  4. Quale tipo di regime fiscale consigliate di adottare per un e-commerce in dropshipping?

    cordiali saluti

  5. Buongiorno,
    riguardi il dropshipping avrei una domanda a cui non sono ancora riuscito a trovare risposta. Sono in regime dei minimi, posso vendere in dropship dal mio sito in tutto il mondo? Intendo, in area UE so che non è un problema (almeno così credo) ma in area extra UE? Grazie, cordiali saluti.

    • Fiscomania

      Certamente, lei può vendere in tutto il mondo, in quanto non si realizza mai una cessione all’esportazione (vietata per i contribuenti minimi). La merce è spedita direttamente dal dropshipper al cliente finale, quindi, come indicato nell’esempio, lei emetterà una fattura non soggetta ad Iva al cliente finale e riceverà una fattura dal fornitore extra-UE che non avrà rilevanza ai fini Iva.

  6. Fiscomania

    Il dropshipping ha un meccanismo particolare di funzionamento e di fatturazione, come avrà letto, tutto dipende da dove è situato il soggetto che gestisce il magazzino. Se il soggetto che gestisce il magazzino è in Cina, non ci sarà per lei nessuna cessione all’esportazione, visto che i beni si trovano già in Paese extra-UE.

    • Il soggetto che ha il magazzino e spedisce è in Cina.
      Io, tra l’altro, acquisterei solo prodotti al di sotto dei €20 che, se non sbaglio, è il limite su cui non viene applicata la tassa doganale.

      In questo caso il dropship è fattibile in regime minimi, vendendo in area UE?

      Grazie

  7. Ottimo articolo, nel mio caso volevo sapere alcune cose in merito al dropshipping.
    Faccio un esempio, il produttore mi fornisce un listino di cellulari che mi venderà con fattura con il reverse charge, io come devo comportarmi per il prezzo da proporre ai miei clienti? Chi pagherà l’iva? Se il cliente finale vuole la fattura, devo applicare l’aliquota iva ordinaria? Sinceramente ho un pò di difficoltà a capire questo meccanismo del reverse charge applicato al dropshipping.
    Attendo anche un esempio chiarificatore. Grazie

    • Fiscomania

      Se i cellulari li acquista lei e li rivende non è dropshipping. Per esserlo il cliente ordina dal suo catalogo a €.100, dove 90 è il prezzo del fornitore e €.10 la sua commissione. Il fornitore invia il bene e l’acquirente paga a lei i €. 100 della vendita. Poi lei riceverà fattura dal fornitore per i €. 90 di sua spettanza. Spero sia tutto chiaro adesso.

  8. Salve,innanzitutto volevo complimentarmi con le spiegazioni chiare che date,molto meglio di tanti commercialisti,con questo avrei due domande da fare diverse tra loro,ho il regime forfettario e sono venditore solo online, la prima domanda è la seguente:
    So che non sono soggetto ad iva,non la pago e non la scarico,acquisto in Francia dove il fornitore mi vende i prodotti senza iva,sul mio sito al mio cliente italiano devo presentare il prodotto con l’aggiunta dell’iva oppure no? Se la devo presentare e quindi fare pagare, nel registro dei corrispettivi devo inserire il totale della vendita prodotto più iva? Poi a fine anno come funziona quando presento quella vendita a livello fiscale? Quell’iva mi viene poi tolta o mi resta in tasca? Capisco la mia totale ignoranza e spero di una vostra delucidazione.
    Seconda domanda:
    A livello di dropshipping se il mio fornitore è ITALIANO mi presenterà i suoi prodotti da vendere ai miei clienti con l’IVA,una volta effettuata la vendita al mio cliente del prodotto,quindi prodotto+iva+commissione per me,a livello fiscale visto che c’è di mezzo l’IVA io come mi devo comportare?
    Grazie di cuore.

    • Fiscomania

      Lei deve fare fattura al suo cliente finale, senza Iva, è in regime forfettario. Dovrà ricevere poi fattura dal fornitore francese, che non deve riportare Iva fino a quando lei non raggiunge la soglia di €. 10.000 di acquisti annui. La procedura indicata con fornitore italiano non è corretta. Lei ha seriamente bisogno di un commercialista che le indichi la corretta procedura da seguire in questi casi. Mi contatti in privato.

      • Buonasera,
        leggevo questa risposta… e anche io sono nella situazione Dropshipping con fornitore Italiano.
        Vorrei meglio comprendere il discorso iva, quando faccio fattura ad un cliente PIVA (al privato è facile). Il Cliente PIVA, mi “contesta” la fattura in quanto non riportando l’indicazione dell’IVA non potrà portarla in detrazione, e quando rivenderà prodotto da me acquistato invece farà fattura (o scontrino o altro) su cui invece verserà IVa.
        Si può, in regime forfettario, ecommerce in dropshipping, fare fattura ad un cliente PIVA indicando l’iva?
        Grazie.

        • Fiscomania

          Questo problema non dipende dal dropshipping, ma dal suo regime fiscale. Non è possibile con il regime forfettario emettere fatture con Iva. Questo è un problema per i suoi clienti aziende che non possono detrarsi l’Iva in acquisto. Dovrà fare una valutazione di convenienza e valutare di cambiare regime fiscale.

  9. Buongiorno,

    Grazie per eventuali risposte. Ecco la mia situazione di dropshipping:

    -Fornitore in Francia
    -Mia società in Spagna (di diritto spagnolo)
    -Miei clienti in Italia (privati)

    La merce va direttamente dal fornitore (Francia) al cliente (Italia).

    Devo applicare l’IVA?
    Oltre i €35.000 cambia qualcosa?

    grazie mille, siete i migliori
    Marco

    • Fiscomania

      Salve Marco, lei ha due possibilità: 1) Identificarsi fiscalmente in Italia e applicare l’Iva italiana alle transazioni che effettua. 2) Aderire al Regime del Moss dalla Spagna, allo stesso modo dovrà pagare l’Iva in Italia per ogni cessione, ma con questo regime evita di doversi identificare in Italia, farà tutto in Spagna.

      • Buonasera, propongo una piccola variazione alla domanda formulata dal sig. Marco:
        – Fornitore in Francia;
        – Mia società in Italia;
        – Miei clienti in Italia (privati);
        la merce va direttamente dalla Francia ai miei clienti in Italia.

        Come vanno trattate le due operazioni (due operazioni solo sulla carta)? sono entrambe non imponibili?
        La mia cessione è non imponibile ex-art 7- bis DPR633/72?

        • Fiscomania

          Si tratta di due diverse operazioni Iva, la prima non imponibile Iva, in quanto acquisto intracomunitario, mentre la seconda è una cessione nazionale del bene da assoggettare ad Iva.

  10. Fabio Della Marta

    Buongiorno, sono in procinto di avviare un’attività online che ricorda molto il modello da voi descritto di DROP-SHIPPING ma che a mio parere non vi rientra:
    – la società erogherà servizi B2B di promozione su piattaforma e-commerce di prodotti, gestione vendite, gestione spedizioni, gestione riscossioni
    – sul portale il prezzo del prodotto (PREZZO B) è dato dal ricavo del produttore (PREZZO A) + costo dei miei servizi al produttore e costi di spedizione (che sostengo io)
    – una volta ricevuto ordine da un cliente finale (e relativo pagamento PREZZO B) innesco il produttore
    – retrocedo al produttore ricavo di sua competenza (PREZZO A)
    – mando il corriere dal produttore a ritirare il prodotto per farlo recapitare all’acquirente finale
    – il produttore (è lui che vende il prodotto e NON io) fattura al cliente finale l’intero PREZZO B = PREZZO A + miei costi + spese di spedizione
    – fatturo al produttore la differenza PREZZO B – PREZZO A

    A vostro parere, il modello si addice a quello da voi descritto non essendo io un rivenditore?

    • Fiscomania

      Il modello che lei descrive non è dropshipping. Il fornitore vende un bene ad un prezzo maggiorato delle sue commissioni? non vedo perché dovrebbe farlo, sinceramente. Se trova un fornitore disposto ad accettare l’operazione può farlo, ma non è dropshipping. Lei sta facendo un contratto di agenzia, ovvero un mandato senza rappresentanza, dovrebbe essere inquadrato come un agente di commercio. Faccia attenzione.

      • Fabio Della Marta

        Grazie. Esatto, il fornitore vende il bene ad un prezzo maggiorato delle mie commissioni e lo fa (sto trovando riscontri positivi) in quanto mi rivolgo a fornitori molto piccoli, che non hanno il tempo materiale per gestire spedizioni e per allargare il proprio mercato. Il modello mira ad espandere il loro mercato in altre regioni e non cannibalizzare il loro. Mi conferma dunque che l’inquadramento è quello di agente di commercio? Grazie mille

  11. Maurizio Rosini

    Buongiorno sono Maurizio e mi complimento per l’ottimo servizio di consulenza da voi offerto .
    Nel mio caso faccio produrre e spedire dalla China i miei prodotti, quest’ ultimi verranno spediti negli USA dove una società americana gestirà la logistica,spediezioni e resi.
    I miei prodotti verranno venduti negli Stati Uniti .
    In questo caso come devo gestire l’Iva?
    Grazie mille per il vostro tempo

    Cordialmente
    Maurizio

  12. Complimenti per l’ottimo articolo.

    Approfitto della competenza e della cortesia per un paio di domande.

    Io ho partita iva come ditta individuale artigiana ed ho regime forfettario. Nel caso volessi aggiungere l’ateco 47.91.10 per vendere in dropshipping, cosa comporterebbe ciò da un punto di vista contributivo, visto che già pago i contributi come artigiana?

    Da un punto di vista fiscale invece? Attualmente l’ndice di redditività del mio ATECO è del 67%, come coesisterebbe con la indice di redditività del nuovo ATECO?

    Nel caso il mio fornitore fosse cinese ed i miei clienti italiani, come mi dovrei comportare con l’IVA?
    Io al cliente non dovrei metterla in fattura. Leggevo però che il fornitore cinese dovrebbe versare l’IVA, cosa che difficilmente succede, e che se il fornitore non la versa può essere richiesta dall’agenzia Delle entrate a me…Ho le idee un po’confuse a riguardo.

    Potrebbe chiarire la gestione dell’IVA in questo caso specifico, fornitore cinese e spedizione Delle merci in Italia, sia per chi come me è in regime forfettario sia per chi si trova in regime ordinario?

    Grazie

    • Fiscomania

      Se la prevalenza della sua attività è quella artigianale, rispetto a commercio, rispetto a quella del commercio, non deve fare niente, altrimenti dovrà pagare i contributi alla gestione commercianti. Da un punto di vista fiscale dovrebbe separare i redditi delle due attività.

      In caso di regime forfettario lei fa fattura al cliente italiano senza iva in virtù dell’esenzione data dal regime. Riceverà fattura dal cliente cinese per la merce, che comprenderà anche l’Iva che il fornitore cinese paga alla dogana italiana quando importa la merce.

      Il procedimento è identico anche in regime ordinario, solo che la fattura al cliente italiano va con Iva.

      Sicuramente ha bisogno della consulenza di un Commercialista, se fa questo tipo di operazioni.

  13. Per attività prevalente si intende quella che fattura di più?
    Nel caso l’attività prevalente divenisse poi quella da commerciante dovrei versare alla cassa commercianti invece che artigiana?

    Come si può verificare che il fornitore cinese assolva realmente al pagamento dell’iva? si tratta di prodotti del valore di pochi euro (3/10 €) .
    Nel caso il fornitore cinese non assolva al pagamento, può essere un problema anche mio?
    grazie

    • Fiscomania

      Nel momento in cui i beni passano la dogana lo spedizioniere per il fornitore o il fornitore stesso devono pagare l’Iva italiana, altrimenti i beni restano in dogana e non passano la frontiera. L’Iva è a carico del fornitore, che poi la riaddebita a lei nella sua fattura.

      • Ma sicuro che pacchetti del peso di 100g con merce del valore di 3€ passino per la dogana?

        Nella fattura del fornitore Cinese deve essere espressamente indicata l’iva?

        in definitiva, se in qualche modo il cinese evade l’iva, io ci posso andare di mezzo?

        • Fiscomania

          Tutti i beni che arrivano in Europa devono passare la dogana. Se ha bisogno di ulteriori spiegazioni mi contatti in privato.

  14. salve! sono residente italiano(non cittadino) e vorrei avviare un’attivita dropshipping utilizzando vari fornitori statunitensi che spediscono all’interno degli USA e non solo. specifico che l’attivita sara svolta attraverso uno semplice store ebay sul domenio .com ; adesso i dubbi sono:
    1-che tipo di partita iva aprire? ordinario? capisco che ha dei costi di mantenimento e tasse(quali saranno?) ma se l’attivita non rende? ; o forfettario? capisco che ci sono dei limiti ma riguardanti che cosa? la cifra d’affari o il guadagno? perche un primo buon anno e se generi 100.000$(che supererebbe i limiti del regime forfettario) di vendite cosa che ti portera un profitto di piu o meno 10.000$(che non supererebbe i limiti) dopo le commissioni
    2-come si pagano le tasse su questa attivita? l’operazione sarebbe: cliente mi paga attraverso paypal; io vado dal fornitore e acquisto il prodotto attraverso gift card e da la si avvia la spedizione.
    Non sono informato al 100% in campo legale in italia ma gli americani lo fanno senza problemmi

    • Fiscomania

      Lei ha bisogno di una consulenza più approfondita di quanto si possa fare con un semplice commento. Nel caso mi contatti in privato.

  15. Buonasera e complimenti per l’articolo esaustivo.

    Una domanda relativa ai contributi INPS : io sono lavoratore autonomo in partita iva (Agente di Commercio) , pertanto iscritto alla Gestione Commercianti INPS

    Devo tener conto di una nuova posizione contributiva, oppure no in questo caso specifico?
    Grazie

    Roberto

  16. Buonasera a tutti, appuriamo questa cosa: Io azienda italiana, se emetto fattura ad un cliente privato situato in germania di un articolo spedito da un dropshipper spagnolo , devo inserire l’IVA ?

    Grazie

    • Fiscomania

      C’è una regola precisa che dice come lei deve emettere l’Iva ad un cliente privato UE. Per la risposta a quesiti di carattere personale c’è l’apposito servizio di consulenza online dedicato all’Iva, a questo link

  17. buongiorno,
    ho un quesito diverso da quelli sopra. Tramite Amazon ho acquistato per la mia società un computer da una società di Hong Kong ed ho ricevuto la fattura direttamente dal fornitore con addebito dell’iva italiana. Il mio commercialista, interpellato, non è riuscito a darmi una risposta su come registrare la fattura stessa in contabilità, lei mi può dare un’indicazione sulla procedura corretta?. (anche Amazon non mi ha dato risposta esaustiva).
    Grazie e cordiali saluti

    • Fiscomania

      La fattura molto probabilmente riporta Iva italiana perché il fornitore ha stabile organizzazione in Italia. La fattura si registra come una qualsiasi fattura nazionale.

  18. alberto ciampoli

    Marco
    febbraio 27, 2017 at 14:55

    Buongiorno,
    Grazie per eventuali risposte. Ecco la mia situazione di dropshipping:
    -Fornitore Olandese
    -Mia società olandese(stabile organizzazione) con rappresentaza iva italiana
    -Miei clienti in Italia (privati)
    La merce va direttamente dal fornitore (olandese) al cliente (Italia).
    Il mio fornitore olandese deve applicarmi l’iva anche se la merce va un altro stato visto che il cliente finale e’ un privato?
    grazie mille, siete i migliori
    Alberto

    • Fiscomania

      Il fornitore olandese emetterà fattura per la cessione intracomuniaria del bene effettuata. Il cliente italiano, invece, riceverà fattura con Iva 22% perché trattasi di cessione nazionale.

  19. Salve, complimenti per l’articolo.

    il mio caso:

    Sono residente a Londra.

    Marketer: Londra
    Dropshipping / Fornitore: Italia
    Clienti e Consegne: Italia

    come funziona in questo caso? Tasse in Italia? E p.iva inps etc?

    grazie

  20. Buongiorno,
    la mia domanda è molto semplice, nel sistema di e-commerce in DROPSHIPPING (vendita di alimenti) sono necessari requisiti che comprendono qualche attestato di corso? per esempio haccp o SAB?
    Grazie in anticipo.

    • Fiscomania

      Per la risposta deve chiedere al Suap del Comune ove intende operare. Sono loro che richiedono la presenza di queste certificazioni.

  21. Buonasera, i commercialisti mi stanno facendo impazzire, pare che pochissimi conoscano i contratti di dropshipping.
    Mia azienda . Italiana – Marketer
    Dropshipper: italiano (fornitore)
    Cliente – B2C comunitario e extracomunitario
    Quindi i commercialisti insistono di applicare quanto segue ai fini iva:
    – vendita a chiunque in italia – si applica IVA italiana
    – vendita in europa a privati – si applica IVA italiana
    – vendita in europa a privati – si applica IVA del paese se si superano alcuni limiti di fatturato
    – vendita in europa ad aziende – non si applica IVA (intrastat)
    – vendita extra ue – non si applica iva in quanto si parla di esportazione

    Mi pare molto diverso da quanto spiegato in questo sito così chiaro e lineare.
    Che mi suggerisci?

    • Fiscomania

      Le regole che lei mi dice sono corrette, ma come indicato nell’articolo devono essere applicate correttamente nel rapporto tra fornitore/venditore/cliente finale, secono lo schema della triangolazione. Ogni caso deve essere valutato a se, quindi le consiglio di affidarsi ad un Commercialista esperto di questo ambito. Se desidera possiamo essere a sua disposizione.

  22. Salve, veramente complimenti per la consulenza che offrite.
    il mio caso di droship:
    sono residente a Malta.
    fornitore italiano e clienti per lo più privati italiani.
    Per cui il mio fornitore mi emette fatture senza iva (operazione intracomunitaria)
    io come devo fatturare con o senza iva ai clienti privati italiani?

    grazie in anticipo.

    • Fiscomania

      Lei dovrà fatturare con Iva italiana. Le consiglio però di farsi seguire da un Commercialista esperto in quanto ogni vendita può avere delle particolarità. Se vuole siamo a disposizione.

  23. Buongiorno,
    la mia attività online di dropshipping è in Italia. I miei fornitori sono in Olanda e Germania e i clienti finali sono in Italia e Francia
    Come è possibile vendere col sistema Dropshipping?
    Se ad esempio
    Incasso € 100 dal cliente.
    Pago € 90 al fornitore che spedisce il prodotto al ciente.
    La mia commissione è € 10
    La fattura rilasciata a me dal fornitore Olanda/Germania è senza IVA.
    Sul mio incasso di 100 € devo pagare € 22,0 di IVA mentre il mio guadagno è € 10.
    Grazie mille

  24. Salve,

    ho un caso analogo a uno già esposto:

    Società di capitale Olandese che vende in dropshipping con fornitore in Italia e clienti privati prevalentemente in Italia; immagino che io riceverò fattura senza Iva e dovrò fatturare con Iva italiana; è corretto ?

    • Fiscomania

      Salve Marco, lei dovrà integrare la fattura ricevuta per prima cosa secondo le regole Iva. Senza un consulente che la segua su questi aspetti rischia di commettere errori. Se vuole siamo a disposizione.

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