Previdenza complementare: guida alla disciplina fiscale

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Guida completa alla disciplina fiscale della previdenza complementare: dalle agevolazioni per il versamento dei contributi, fino alla tassazione della rendita pensionistica, delle anticipazioni e del riscatto della posizione previdenziale.

La previdenza integrativa, o previdenza complementare, è costituita da strumenti finanziari che permettono di integrare il sistema pensionistico obbligatorio sia dei lavoratori dipendenti che dei liberi professionisti.

Per aiutare i lavoratori che decidono di costruirsi una pensione integrativa, il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento una serie di agevolazioni fiscali che riguardano i seguenti aspetti:

  • Il versamento dei contributi;
  • I rendimenti positivi che la gestione genera;
  • Le prestazioni offerte dalle forme pensionistiche, sia durante il periodo di versamento (anticipazioni e riscatti) che al momento del pensionamento (rendita pensionistica o capitale maturato).

Vediamo di seguito, con maggiore dettaglio, le modalità di tassazione e le agevolazioni fiscali riguardanti la previdenza complementare.

Versamento dei contributi: le agevolazioni fiscali

Quando si sottoscrive una forma di previdenza complementare, il primo aspetto su cui porre attenzione è la “contribuzione” annua, ovvero quanto e come versare i contributi.

A seconda del tipo di forma pensionistica e della situazione lavorativa, la contribuzione può avvenire con contributi propri, contributi versati dal datore di lavoro e con il versamento del TFR. I contributi versati alle forme pensionistiche sono deducibili dal reddito dichiarato ai fini Irpef.

In pratica, i contributi versati a forme di previdenza complementare riducono il reddito imponibile del contribuente e quindi danno origine ad un risparmio sotto forma di minori imposte Irpef da versare.

L’entità del risparmio è variabile, dipende dall’aliquota massima che il singolo contribuente paga sui propri redditi. Si possono dedurre, dal reddito complessivo, i contributi versati direttamente; i lavoratori dipendenti privati possono dedurre anche i contributi eventualmente versati dal datore di lavoro:

  • La deducibilità massima per i contributi è fissata a €. 5.164,57 all’anno. In questo limite rientrano tutti i contributi sia personali che a carico del datore di lavoro;
  • Il reddito da cui dedurre i contributi può essere di qualsiasi tipo (dipendente, autonomo, d’impresa, ecc.);
  • Non è obbligatorio versare anche il TFR: se lo si fa, ricordate che il TFR è indeducibile dal reddito, non essendo permessa alcuna deduzione.

Le forme pensionistiche complementari presentano un altro importante vantaggio per tutta la durata della fase di accumulazione del capitale: sono esenti dall’imposta di bollo.

Contributi versati ma non dedotti

Un aspetto importante riguarda i contributi versati ma non dedotti.

Se si versa volontariamente al fondo previdenza importi fino a €. 5.164,00 ma poi non li si porta in deduzione nella dichiarazione dei redditi, si deve informare il Fondo Pensione. Deve essere comunicato che quanto versato non è stato dedotto. Altrimenti fino all’importo €. 5.164,00 sarà applicata l’imposta del 15% in fase di erogazione.

Ricordate che è possibile dedurre anche i versamenti effettuati a favore di un familiare “fiscalmente a carico“. Se il familiare a carico non può dedurre per intero i contributi versati, la parte di contributo che rimane può essere dedotta dalla persona che lo ha a carico e che ha effettuato il versamento.

La tassazione dei redimenti annui

I contributi versati alle forme di previdenza complementare vengono investiti nel patrimonio della forma pensionistica scelta per costruire la propria pensione; il patrimonio viene gestito e produce dei rendimenti che si vanno a sommare ai contributi versati. Tutti i rendimenti finanziari, generati da qualsiasi forma di investimento, sono tassati, anche se in misura differente a seconda del tipo di prodotto in cui si investe.

Dal 2015 l’aliquota di tassazione è stata portata al 20% (sotto forma di ritenuta a titolo d’imposta), ma con un’agevolazione particolare: sulla quota di rendimento che deriva dall’investimento in Titoli di Stato, l’imposta del 20% si applica solo sul 62,5% del rendimento.

L’agevolazione prevede che venga applicato il 20% sul 62,5% del rendimento, ma questo calcolo equivale a dire che si applica il 12,5% sul rendimento complessivo derivante da Titoli di Stato.

In pratica, per capire il livello di tassazione applicata al rendimento ottenuto da un contribuente, è necessario prima di tutto suddividere il rendimento maturato in due quote, proporzionate alla presenza di Titoli di Stato presenti nel portafoglio di investimento del fondo alla fine dell’anno precedente.

Sulle due quote viene poi applicata l’imposta. Questo tipo di tassazione rende quindi indefinita e variabile nel tempo l’aliquota applicata. Può infatti variare da un minimo del 12,5%, se il fondo investe esclusivamente in Titoli di Stato, al massimo del 20% se, investe solamente in titoli azionari o obbligazioni diverse dai Titoli di Stato.

Infine, è opportuno ricordare che il fondo può investire anche in immobili. In questi casi, sulla parte di patrimonio investito in immobili, si applica una imposta sostitutiva pari allo 0,5% del patrimonio relativo agli immobili. Questa aliquota sale all’1,5% per gli immobili a uso abitativo, dove la forma pensionistica ha optato per la libera determinazione dei canoni.

Se in un anno si ottengono rendimenti negativi, nasce una “minusvalenza” che non viene persa ma viene sottratta dai rendimenti positivi che si otterranno negli anni successivi, riducendo così l’imposta futura che verrà pagata.

Rendita pensionistica: la tassazione

Quando il lavoratore matura il diritto a percepire la pensione, secondo la normativa in vigore, e ha versato contributi per almeno 5 anni ad una forma di previdenza complementare, ha diritto di chiedere il pagamento della pensione integrativa, o il rimborso del capitale versato (al massimo il 50%).

La tassazione applicata sulla rendita pensionistica è complessa da calcolare e dipende da periodo di tempo in cui il capitale è maturato. In base alle regole in vigore, ai capitali maturati dal primo gennaio 2007 una parte dell’importo della rendita è esente da imposte: è quella parte che deriva dai rendimenti maturati dalla gestione o dai contributi non dedotti.

Sulla parte restante, costituita dai contributi dedotti e dall’eventuale TFR versato, viene applicata un’imposta sostitutiva del 15%.

Quindi, riassumendo, il soggetto erogante le pre­stazioni informa di capitale o di rendita applicherà all’aderente la tassazione sostitutiva mediante ritenuta a titolo d’imposta con aliquota:
  • ­Del 15%;
  • ­Riducibiledi 0,30 punti percentuali per ogni anno di iscrizione eccedente il 15° di partecipazio­ne con un limite massimo di riduzione di 6 punti;
  • ­Del 9%, dopo 20 anni di iscrizione successivi ai primi 15 (per un totale quindi di 35 anni di iscri­zione).

I contributi maturati dal lavoratore al momento del pensionamento continuano ad essere gestiti anche mentre si percepisce la pensione integrativa.

Questo particolare vantaggio genera dei rendimenti che fanno crescere nel tempo la pensione integrativa percepita. I nuovi rendimenti maturati sulla rendita vengono anch’essi tassati con la modalità sopra indicata.

Rimborso del capitale: la tassazione

Al momento di maturazione dei requisiti di pensione, il lavoratore, al posto della richiesta della pensione integrativa, ha la possibilità di scegliere che una parte dei contributi maturati sino a quel momento (al massimo il 50%) gli vengano versati direttamente, sotto forma di capitale, senza convertirli in rendita.

Esiste poi un caso particolare in cui è possibile chiedere, al momento del pensionamento, tutto il maturato in forma di capitale: quando, convertendo il 70% del capitale maturato in rendita, si ottiene un valore che è inferiore alla metà dell’assegno sociale.

Le somme percepite sotto forma di capitale vengono tassate con un metodo simile a quello applicato alle rendite: il capitale viene ripartito in quote, in base al periodo in cui è stato maturato, sulle quali si applicano le regole in vigore nel periodo in cui sono state maturate.

Per i contributi maturati a partire dal 2007 in poi si applica un’imposta sostitutiva massima del 15% e minima del 9% (in base al numero di anni di partecipazione alla forma pensionistica).

Anticipazioni sulle somme maturate

In particolari situazioni, per far fronte ad eventi straordinari della vita, è possibile di chiedere un anticipo sulle somme maturate dal lavoratore nei confronti del fondo pensionistico complementare.

L’anticipazione consente di reinvestire successivamente il capitale percepito. Per poter chiedere l’anticipazione è necessario che si verifichi una delle seguenti casistiche:

  • Spese sanitarie – In qualsiasi momento si può richiedere fino al 75% del capitale maturato, per far fronte a spese sanitarie straordinarie che riguardano il lavoratore, il coniuge o i figli;
  • Acquisto o ristrutturazione prima casa propria o dei figli – Dopo 8 anni di iscrizione a qualsiasi forma pensionistica si può chiedere fino al 75% del maturato;
  • Ulteriori esigenze del lavoratore, senza necessità di giustificarle – Dopo 8 anni di iscrizione a qualsiasi forma pensionistica si può chiedere fino a un massimo del 30% del maturato. Gli importi che vengono “anticipati” sono soggetti alle imposte riportate di seguito.

Per quanto riguarda la tassazione di queste somme, è necessario distinguere: se l’anticipazione è per spese sanitarie: il capitale anticipato, da cui vengono sottratti i rendimenti maturati e i contributi non dedotti è soggetto ad imposta sostitutiva del 15% (può scendere fino al 9% in funzione degli anni di contribuzione); mentre, se l’anticipazione riguarda altre motivazioni: il capitale anticipato, da cui vengono sottratti i rendimenti maturati e i contributi non dedotti è soggetto ad imposta sostitutiva pari al 23%.

Il riscatto della posizione previdenziale

La normativa prevede alcune particolari casistiche per le quali è possibile per il lavoratore chiedere il riscatto della propria posizione previdenziale. Il riscatto prevede il rimborso del capitale maturato e non dà la possibilità di reintegrare la propria posizione previdenziale, come per le le anticipazioni. Il riscatto può essere richiesto:

  • In caso di inoccupazione, procedure di mobilità e cassa integrazione superiore a 12 mesi. Dopo 1 2 mesi si può richiedere il riscatto parziale pari al 50% del capitale maturato; se sono passati 48 mesi è possibile richiedere il riscatto totale;
  • In caso di invalidità permanente che riduca la capacità lavorativa a meno di un terzo: è possibile chiedere il riscatto totale;
  • In caso di morte del lavoratore prima che abbia maturato il diritto alla pensione: in questo caso gli eredi o i beneficiari possono chiedere il riscatto totale;
  • Nei casi previsti dallo statuto e dal regolamento della forma pensionistica: quando il lavoratore perde i requisiti previsti per partecipare alla forma pensionistica, ad esempio perché cambia settore lavorativo e non può continuare a versare nel fondo pensione di categoria, può chiedere il riscatto totale.

Per saperne di più

Per avere maggiori informazioni sulla previdenza complementare potete consultare il sito della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione COVIP.

2 comments

  1. Salve, mia moglie, dipendente pubblica regionale, ha versato in data 16/12/2016 Euro 3999,50 come sottoscrittore “CONTRIBUZIONE AL FONDO PENSIONE APERTO ARCA PREVIDENZA DA SERVIZIO “PENSIONE COMPLEMENTARE”.
    Gradirei sapere se tale somma, per intera od in parte, può essere portata in deduzione nel 730/2017 e se si in quale rigo del modello. faccio presente che trattasi di contributo volontario non presente nella Certificazione Unica.
    Grazie per la risposta.

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