Termini di accertamento per imposte sui redditi e Iva

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La Legge n. 208/2015 ha eliminato la possibilità di raddoppiare gli ordinari termini di accertamento fiscale in presenza di violazioni per le quali è stata presentata la denuncia penale per uno dei reati tributari contenuti nel D.Lgs. n. 74/2000. Inoltre, dispone un ampliamento dei termini ordinari di accertamento sulle delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva. 

La Legge n. 208/2015 ha apportato una corposa modifica alla disciplina dei termini di accertamento fiscale: abrogazione del raddoppio dei termini in presenza di violazioni per le quali è stata presentata la denuncia penale per uno dei reati tributari contenuti nel D.Lgs. n. 74/2000, e allungamento degli ordinari tempi di decadenza dell’accertamento per imposte sui redditi e Iva, sono le principali novità.

La ratio della riforma è quello di rendere più certo il rapporto tra Fisco e contribuenti: con la normativa sinora applicata, infatti, un contribuente non poteva essere sicuro che allo spirare del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, i controlli per quell’annualità potessero effettivamente cessare, in quanto poteva essere applicato il raddoppio termini, nel caso in cui fosse stata inoltrata denuncia penale per uno dei reati tributari.

In questo contesto la riforma vuole riportare tempi più certi all’accertamento fiscale, favorendo una maggiore collaborazione tra contribuente e verificatori fiscali. Vediamo i termini di accertamento a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per contestare le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti riguardanti le imposte dirette (Ires e Irpef), l’Iva e l’Irap.

Termini di accertamento per imposte dirette Irap e Iva

I termini di accertamento fiscale, ovvero il tempo a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per verificare le dichiarazioni dei redditi dei contribuenti, è disciplinato dall’articolo 43 del DPR n. 600/73. Tale articolo, che era già stato già modificato dal D.Lgs. n. 241/97 prevedeva il seguente termine per l’accertamento (che resterà valido per gli accertamenti per le annualità fino a 31 dicembre 2015):

Gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione. Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla ai sensi delle disposizioni del titolo I l’avviso di accertamento può essere notificato fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata

Termini di accertamento

L’articolo 1, comma 131, della Legge n. 208/2015 ha così modificato, il citato articolo 43 del DPR n. 600/73, che attualmente dispone che i poteri di accertamento a disposizione dell’Amministrazione finanziaria devono essere così esercitati:

  • Entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione, in caso di corretta presentazione della dichiarazione dei redditi o Iva (in luogo del quarto anno) da parte del contribuente;
  • Entro il 31 dicembre del settimo anno successivo rispetto a quello in cui avrebbe dovuto essere presentata la dichiarazione, in caso di dichiarazione omessa o nulla (in luogo del quinto anno), da parte del contribuente.

Entrata in vigore

La novità è applicabile a decorrere dal periodo di imposta 2016 con riferimento, cioè, al modello Unico 2017. Per tutte le annualità precedenti, ancora accertabili, si renderà applicabile la vecchia disciplina sui termini di accertamento. A partire da queste dichiarazioni, l’Amministrazione finanziaria potrà svolgere accertamenti:

  • Entro il 31 dicembre del quinto anno a quello di presentazione (quindi entro il 31 dicembre 2022 per il periodo 2016);
  • Entro il 31 dicembre del settimo anno a quello in cui si sarebbe dovuta presentare in ipotesi di omissione o nullità della dichiarazione (quindi entro il 31 dicembre 2024 per il periodo 2016).

Questi termini riguardano sia il contribuente che ha commesso illeciti amministrativi, sia il contribuente che ha commesso illeciti penalmente rilevanti. L’applicazione di questi termini riguarda le imposte dirette, l’Iva e tutte le altre imposte i cui termini di accertamento rimandano all’articolo 43 del DPR n. 600/73, come l’Irap, le imposte addizionali e sostitutive.

Abrogato il raddoppio dei termini di accertamento

La principale modifica al sistema dei termini di accertamento è sicuramente quella della scomparsa dell’istituto del raddoppio dei termini. Tale istituto, introdotto nel nostro ordinamento dal D.L. n. 223/06, prevedeva che, in caso di denuncia penale alla Procura per uno dei reati fiscali disciplinati dal D.Lgs. n. 74/00, entro la scadenza dei termini ordinari di accertamento, il Fisco potesse beneficiare del raddoppio dei termini di accertamento nei confronti del contribuente.

Questo istituto, infatti, era stato introdotto a suo tempo per il dichiarato fine di concedere all’amministrazione finanziaria maggiori tempi di rettifica delle dichiarazioni dei contribuenti in cui fossero state commesse violazioni tributarie particolarmente gravi, tanto da costituire delitto. Grazie all’allungamento dei termini gli uffici tributari avrebbero potuto utilizzare gli elementi istruttori emersi nel corso delle indagini condotte dall’autorità giudiziaria che non necessariamente seguivano la tempistica delle contestazioni fiscali.

I nuovi termini di accertamento

A partire dall’anno di imposta 2016, invece, l’amministrazione finanziaria potrà usufruire per tutti gli accertamenti (anche riguardanti violazioni irrilevanti penalmente) di maggiori termini, a prescindere dalla presenza o meno di un reato. Sicuramente, questo allungamento dei termini ha l’obiettivo di supplire all’istituto del raddoppio, che è stato abrogato.

Tuttavia è evidente che mentre prima esisteva un regime differenziato che penalizzava gli evasori che commettevano reato, in futuro, invece, non vi sarà più alcuna distinzione: gli uffici dovranno rettificare entro gli stessi tempi sia gli errori, anche involontari, del contribuente più puntuale, sia i più gravi comportamenti fraudolenti, per i quali, addirittura, l’autorità giudiziaria, nell’ambito del procedimento penale, potrebbe disporre misure particolarmente gravi.

Termini di accertamento per attività detenute in paradisi fiscali

Accanto alla disciplina ordinaria dei termini di accertamento, vi sono norme che disciplinano termini di decadenza per specifiche circostanze ovvero tipologie di provvedimento. È il caso delle disponibilità detenute in paradisi fiscali. L’articolo 12 del D.L. n. 78/2009, infatti, aveva introdotto misure per il contrasto all’evasione internazionale, prevedendo che gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, per i quali il contribuente avesse violato gli obblighi di dichiarazione, ai soli fini fiscali si presumono costituite, salva prova contraria, mediante redditi sottratti a tassazione in Italia. Per l’accertamento di tali violazioni, il comma 2 raddoppia i termini previsti ordinariamente.

Termini attività in paradisi fiscali

Ne consegue che per la rettifica dei redditi derivanti dagli investimenti in “paradisi fiscali“, l’Agenzia delle Entrate potrà procedere:

  • entro il 31 dicembre del decimo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
  • entro il 31 dicembre del quattordicesimo anno in caso di omessa presentazione.

Dalla violazione, deriva poi normalmente la sanzione per l’omessa compilazione del quadro RW, per la quale la norma dispone espressamente che i termini, ordinariamente previsti, siano raddoppiati. L’articolo 20 del D.Lgs. n. 472/97, che in generale disciplina i termini per la contestazione delle sanzioni, prevede che l’atto va notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è avvenuta la violazione o nel diverso termine previsto per l’accertamento dei singoli tributi.

Con riferimento alle disponibilità detenute in paradisi fiscali, quindi, la sanzione va notificata entro il 31 dicembre del decimo anno successivo. Diversa è invece l’ipotesi di una mera contestazione di sanzioni non legata a un accertamento delle imposte dirette o dell’Iva. È il caso, ad esempio, di una violazione RW (non riferita a paradisi fiscali) o degli omessi versamenti delle ritenute di acconto scoperte in sede di rettifica dell’Ufficio. In assenza di un coordinamento con la nuova norma, i termini scadono il 31 dicembre del quinto anno da quando è stata commessa la violazione (articolo 20, D.Lgs. n. 472/97).

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