Mancata ricezione della Certificazione Unica: cosa fare?

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Cosa fare nel caso in cui non si riceva la Certificazione Unica dal proprio sostituto di imposta? Vediamo cosa prevede la normativa e la giurisprudenza. La nostra guida alla richiesta della Certificazione Unica (modello CU).

La Certificazione Unica è il documento che i sostituti di imposta sono tenuti a rilasciare ai percpienti, al fine di certificare i redditi percepiti e le ritenute operate nel periodo di imposta. I percipienti interessati dalla Certificazione Unica sono i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi che hanno percepito redditi o proventi nel corso dell’anno oggetto di dichiarazione fiscale. Vediamo, di seguito, le procedure da seguire, nel caso in cui, entro il 28 febbraio, il percipiente non riceva la Certificazione unica (riferita a redditi o ritenute dell’anno precedente) dal proprio sostituto di imposta.

Trasmissione della Certificazione Unica

I sostituti di imposta sono obbligati a trasmettere ai percipienti la Certificazione Unica entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui le somme e i valori sono stati corrisposti ovvero entro dodici giorni dalla richiesta degli stessi in caso di interruzione del rapporto di lavoro. La Certificazione Unica rappresenta un documento di fondamentale importanza, in quanto è elemento essenziale per lavoratori dipendenti e pensionati, per certificare i redditi percepiti nel periodo di imposta. Per questo motivo, i sostituti di imposta sono chiamati, altresì, a trasmettere all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo le Certificazioni uniche relative alle ritenute operate nel corso dell’anno precedente.

Questo adempimento, infatti, è propedeutico per l’alimentazione dei dati necessari per l’elaborazione della dichiarazione precompilata per i contribuenti che potranno presentare il modello 730, che ricordiamo, sarà disponibile sul cassetto fiscale dei contribuente interessati a partire dal 15 aprile. Anche se i dati contenuti nella Certificazione unica saranno riportati automaticamente nel 730 precompilato vi consigliamo comunque di verificare la correttezza dei dati riportati, da soli, o con l’ausilio del vostro consulente fiscale.

Le sanzioni

Per ogni Certificazione unica omessa, tardiva o errata sarà applica la sanzione di €. 100 in capo al sostituto di imposta, in deroga a quanto previsto dall’articolo 12, del D.Lgs. n. 472/1997. Nei casi di errata trasmissione della certificazione, la sanzione non si applica se la trasmissione della certificazione corretta è effettuata entro i cinque giorni successivi alla scadenza sopra indicata.

Mancato ricevimento della Certificazione Unica

La Certificazione unica ha l’obiettivo di consentire al soggetto sostituito (sia esso lavoratore dipendente che autonomo) di poter scomputare la ritenuta di acconto subita nella determinazione dell’imposta dovuta (Irpef), in sede di dichiarazione dei redditi. Per questo motivo, la certificazione deve essere rilasciata dal sostituto di imposta a prescindere dall’effettivo versamento, da parte di quest’ultimo, delle somme a titolo di ritenuta. In termini prettamente pratici, la Certificazione unica serve per attestare il minore pagamento del compenso pattuito, proprio in virtù, dell’obbligo di applicazione della ritenuta di acconto sancito dal DPR n. 600/1973.

Naturalmente, però, in caso di controllo della posizione del sostituito, l’Agenzia delle entrate è chiamata a disconoscere lo scomputo qualora le ritenute stesse non siano state versate dal sostituto, applicando un concetto di presunta responsabilità solidale. Da un punto di vista penale, l’articolo 10-bis del D.Lgs. n. 74/2000 che prevede quanto segue:

E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla  certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a €. 150.000 per ciascun periodo d’imposta”.

Nel caso in cui il sostituto non provveda ad inviare al soggetto percettore la certificazione delle ritenute subite, egli è chiamato a sollecitare il sostituto per il rilascio della suddetta Certificazione Unica. Tale sollecito dovrà avvenire necessariamente tramite raccomandata a.r. oppure tramite Posta Elettronica Certificata (PEC), intimando il sostituto di imposta a fornire la certificazione mancante entro un termine perentorio, pena la denuncia presso le autorità competenti. Se anche la richiesta di sollecito di invio, non riscuotesse i suoi effetti, il soggetto percettore potrà recarsi presso un ufficio della Guardia di Finanza per denunciare il proprio sostituto di ‘imposta per il mancato rilascio della Certificazione unica.

Professionisti e mancato ricevimento della certificazione

Nel caso in cui sia il professionista a non ricevere la Certificazione Unica, oltre ai rimedi visti sopra, è possibile comunque scomputare dal reddito la ritenuta d’acconto subita, attraverso una particolare procedura indicata anche dalla stessa Agenzia delle Entrate.

Con la Risoluzione Ministeriale n. 68/E/2009, l’Agenzia prevede la possibilità di utilizzare certificazioni diverse rispetto a quelle rilasciate dal sostituto per poter scomputare la ritenute. Secondo l’Amministrazione finanziaria, il contribuente può scomputare le ritenute purché sia in grado di documentare, in maniera inequivocabile, di averle effettivamente subite. La prova può essere fornita mediante:

  • fattura con esposizione della ritenuta;
  • documentazione bancaria attestante che le somme incassate siano corrispondenti al netto fatturato.

La documentazione probatoria deve  essere accompagnata, in sede di controllo ex articolo 36-ter del DPR n. 600/73 (controllo documentale delle dichiarazioni), da una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (ex articolo 47 del DPR n. 445/00) con la quale il lavoratore autonomo è tenuto ad attestare che:

  • la documentazione del pagamento si riferisce ad una fattura regolarmente registrata nelle scritture contabili;
  • a fronte della stessa non vi sono stati altri pagamenti da parte del sostituto d’imposta.

La procedura appena illustrata mette in difficoltà il professionista, con la prospettiva di perdere le ritenute subite quando:

  • non si possieda la certificazione del sostituto di imposta;
  • il pagamento sia avvenuto in contanti.

Il mancato versamento delle ritenute effettuate è un tema che divide anche la giurisprudenza. La Corte di Cassazione ha sempre avuto una posizione rigida e controversa ritenendo addirittura il professionista responsabile in solido per l’omesso versamento in questione (sentenze n. 14033/2006 e n. 12072/2008).

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