Rientro in Italia dei ricercatori: incentivi fiscali

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Il rientro in Italia dei ricercatori che hanno conseguito una specializzazione post lauream all’estero è agevolato dal Fisco italiano sotto forma di una minore imponibilità del reddito di questi soggetti. 

La Legge n. 238/2010 ha introdotto alcune agevolazioni fiscali legate al rientro in Italia dei ricercatori che si trovano all’estero. In particolare, con il fine di contribuire allo sviluppo dell’Italia, il legislatore ha voluto valorizzare le esperienze umane, culturali e professionali maturate da cittadini dell’Unione Europea che hanno risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia, che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post lauream all’estero e che decidono di fare rientro in Italia.

A tale fine, la legge prevede la concessione di incentivi fiscali, sotto forma di minore imponibilità del reddito, in favore dei predetti soggetti. L’agevolazione è stata oggetto di importanti chiarimenti con la Circolare, n. 14/E/2012 con la quale, l’Agenzia delle Entrate ne ha, di fatto, fornito la piena operatività.

Vediamo, di seguito tutte le informazioni utili per fruire di questa agevolazione per i ricercatori che intendono tornare in Italia.

Soggetti interessati ed esclusi

Le agevolazioni fiscali legate al rientro in Italia dei ricercatori si applicano ai cittadini dell’Unione Europea nati dopo il 1° gennaio 1969, i quali sono assunti o avviano un’attività d’impresa o di lavoro autonomo in Italia trasferendovi il proprio domicilio, nonché la propria residenza entro 3 mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività e che a partire dalla data del 20 gennaio 2009 (D.M. 3 giugno 2011):

  • Sono in possesso di un titolo di laurea;
  • Hanno risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia;
  • Negli ultimi due anni o più, hanno risieduto fuori dal proprio Paese d’origine e dall’Italia svolgendovi continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o d’impresa.

Sono, altresì, destinatari delle medesime agevolazioni di cui al comma 1, i cittadini dell’Unione Europea nati dopo il 1° gennaio 1969, i quali sono assunti o avviano un’attività d’impresa o di lavoro autonomo in Italia trasferendovi il proprio domicilio, nonché la propria residenza entro 3 mesi dall’assunzione o dall’avvio dell’attività e che a partire dalla data del 20 gennaio 2009:

  • Hanno risieduto continuativamente per almeno 24 mesi in Italia;
  • Negli ultimi due anni o più, hanno risieduto fuori dal proprio Paese d’origine e dall’Italia conseguendovi un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Sono esclusi dal beneficio, i soggetti che, essendo titolari di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con Pubbliche amministrazioni o con imprese di diritto italiano, svolgono all’estero, in forza di tale rapporto, la propria attività lavorativa.

Con la Circolare n. 14/E/2012 è stato chiarito che il termine assunzione assorbe non solo le attività di lavoro dipendente, ma anche quelle che producono redditi assimilati agli occhi dell’Amministrazione finanziaria. Ciò significa che l’agevolazione ricade anche sui redditi di collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, così come sulle somme ricevute a titolo di borse di studio.

Agevolazioni fiscali per il rientro in Italia dei ricercatori

Le agevolazioni fiscali legate al rientro in Italia dei ricercatori consistono, sostanzialmente, in un abbattimento del reddito soggetto a tassazione.

In particolare, è previsto che i redditi di lavoro dipendente, i redditi d’impresa e i redditi di lavoro autonomo percepiti dalle persone fisiche di cui sopra concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’Irpef in misura ridotta, secondo le seguenti percentuali:

  • 20%, per le lavoratrici;
  • 30%, per i lavoratori.

I benefici di cui sopra sono riconosciuti nel rispetto delle regole “de minimis” (fissate dal Regolamento CE n. 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d’importanza minore).

La fruizione dei benefici è incompatibile con la contemporanea fruizione degli incentivi per il rientro in Italia dei docenti e ricercatori scientifici previsti dall’articolo 17 del D.L. n. 185/2008, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 2/2009, nonché del credito d’imposta previsto dall’articolo 1, commi da 271 a 279, della Legge, n. 296/2006, e successive modificazioni.

Il beneficio attribuito ai lavoratori dipendenti, su specifica richiesta di questi ultimi, è computato dal datore di lavoro ai fini del calcolo delle ritenute fiscali. Inoltre, è previsto che:

  • Ai soggetti interessati sarà riservata una quota di alloggi di edilizia residenziale pubblica;
  • Si provvederà a stipulare accordi bilaterali con gli Stati esteri di provenienza dei lavoratori, finalizzati a riconoscere agli stessi il diritto alla totalizzazione dei contributi versati a forme di previdenza estere con quelli versati a forme di previdenza nazionale.

Rientro in Italia dei ricercatori: modalità operative

Le pratiche e gli adempimenti necessari a perfezionare il rientro in Italia dei ricercatori interessati ai benefici sono curate dagli Uffici consolari italiani all’estero, anche d’intesa con la società Italia Lavoro Spa.

Alle persone fisiche che rientrano in Italia è garantita, in quanto applicabile, l’attestazione delle proprie competenze e dei titoli acquisiti all’estero, attraverso il rilascio della documentazione “Europass” (decisione n. 2241/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004).

Per usufruire delle agevolazioni in sede di applicazione delle ritenute è previsto che (provvedimento Agenzia delle Entrate 29 luglio 2011, protocollo n. 97156/2011) i lavoratori dipendenti, in possesso dei requisiti richiesti dall’articolo 2 della Legge n. 238, appartenenti alle categorie individuate dal Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 3 giugno 2011, devono produrre apposita richiesta scritta al datore di lavoro, sotto forma di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (resa ai sensi del DPR n. 445/2000), entro 3 mesi dalla data di assunzione, contenente:

  • le generalità (nome, cognome e data di nascita);
  • l’indicazione dello Stato dell’Unione Europea di cui è cittadino;
  • il codice fiscale;
  • l’indicazione della attuale residenza in Italia risultante dal certificato di residenza ovvero dalla domanda di iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente in Italia, nonché del domicilio, se diverso dalla residenza;
  • l’indicazione della data della prima assunzione in Italia, ovvero della data di avvio dell’attività di impresa o di lavoro autonomo in Italia, dal rientro e la dichiarazione di aver trasferito in Italia la residenza e il domicilio entro tre mesi dalla prima assunzione ovvero dall’avvio dell’attività;
  • la dichiarazione di possedere, a partire dalla data del 20 gennaio 2009, i requisiti previsti dal comma 1 dell’articolo 1 del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 3 giugno 2011 e di non rientrare nei casi di esclusione di cui al successivo comma 3, ovvero i requisiti previsti dal comma 2 del medesimo articolo 1;
  • la dichiarazione di non beneficiare contemporaneamente degli incentivi previsti dall’articolo 17 del D.L. n. 185/2008;
  • la dichiarazione di non beneficiare del credito d’imposta previsto dall’articolo 1, commi da 271 a 279, della Legge n. 296/2006;
  • l’impegno a comunicare tempestivamente l’avvenuta iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, nonché ogni variazione della residenza o del domicilio rilevante per l’applicazione del beneficio da parte del datore di lavoro.

Adempimenti del sostituto d’imposta

I sostituti d’imposta, sono chiamati altresì ad effettuare i seguenti adempimenti:

  • operare le ritenute sulla parte imponibile delle somme e valori di cui all’articolo 51 del Tuir, ridotta al 20% per le lavoratrici e al 30% per i lavoratori, corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta;
  • a fine anno o alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuare il conguaglio tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti, ridotto alle percentuali indicate nel punto precedente corrisposto a partire dalla data di assunzione del lavoratore.

Le disposizioni indicate non si applicano nel caso in cui il lavoratore comunichi al datore di lavoro il trasferimento fuori dall’Italia della propria residenza o del proprio domicilio. Nella Certificazione unica devono essere indicate separatamente l’ammontare complessivo delle somme e valori corrisposti e l’ammontare ridotto alle percentuali sopra indicate. A tal fine la Certificazione unica deve essere così compilata:

  • Punto 1: rispettivamente il 20% o il 30% dei redditi corrisposti ai lavoratori dipendenti, in possesso dei requisiti previsti, che hanno richiesto di fruire del beneficio fiscale in sede di applicazione delle ritenute;
  • Punto 466: va indicato, il codice 2;
  • Punto 467: va indicato, l’ammontare delle somme che non hanno concorso a formare il reddito imponibile (80% o 70% dell’ammontare erogato).

Nella ipotesi in cui il sostituto non abbia previsto l’abbattimento, rispettivamente dell’80% e del 70% dell’imponibile, legato al rientro in Italia dei ricercatori, nelle annotazioni della Certificazione Unica (cod. BM), deve essere indicato l’ammontare di tali somme per consentire al percipiente di fruire dell’agevolazione in sede di dichiarazione dei redditi.

È comunque consentito al lavoratore di presentare la richiesta al datore di lavoro anche oltre il termine di tre mesi dall’assunzione. In questo caso, è facoltà del datore di lavoro riconoscere l’applicazione del beneficio a partire dal periodo di paga successivo alla richiesta.

Durata dell’agevolazione

Il comma 149 dell’articolo 1 della Legge n. 232/2016 ha reso permanente l’agevolazione a favore del rientro in Italia di docenti e ricercatori residenti all’estero di cui all’articolo 44 del D.L. n. 78/2010, eliminando dal comma 1, le parole “dalla data di entrata in vigore del presente decreto e per i successivi sette anni“.

L’agevolazione si applica con riferimento al periodo di imposta in cui il ricercatore diviene residente nel territorio dello Stato e per i due periodi di imposta successivi, a condizione che mantenga la residenza fiscale in Italia.

La nostra consulenza

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