Royalties per diritto di autore dei non residenti

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Le royalties per lo sfruttamento dei diritti di autore corrisposte da soggetto residente nei confronti di un autore non residente sono imponibili fiscalmente nello Stato del soggetto erogante, attraverso l’applicazione di una ritenuta a titolo di imposta del 30%. Tali compensi, quindi, non concorrono alla formazione del reddito imponibile del soggetto non residente.

I soggetti non residenti fiscalmente in Italia che percepiscono royalties derivanti da attività di lavoro autonomo riguardanti lo sfruttamento dei diritti di autore, da parte di soggetti residenti sono soggetti ad una particolare tipologia di tassazione. Questo in quanto tali proventi si considerano, ai sensi del DPR n. 917/86, prodotti nel territorio dello stato se corrisposti da soggetti residenti.

Ci siamo già occupati della disciplina riguardante i compensi derivanti dallo sfruttamento del diritto di autore. In questa analisi, invece, ci concentriamo sul regime fiscale applicabile nel caso in cui il compenso per lo sfruttamento del diritto di autore venga corrisposto da un soggetto residente nel nostro Paese, nei confronti di un autore non residente.

Royalties per lo sfruttamento del diritto di autore

Lo sfruttamento attraverso la cessione o l’utilizzo del diritto di autore è disciplinato dalla Legge n. 633/1941, la quale stabilisce che l’autore di un’opera dell’ingegno ha il diritto esclusivo di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo, secondo quanto stabilito ai sensi dell’articolo 12 della norma. Il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera quale particolare espressione del lavoro intellettuale.

Il titolare di un brevetto o di una proprietà intellettuale, può decidere di concedere a terzi lo sfruttamento economico della sua opera, attraverso il versamento di una somma di denaro (royalties). In questo modo, l’autore dell’opera rimane proprietario della stessa ma può beneficiare dei proventi derivanti da terzi che intendano sfruttare l’opera a fini commerciali e/o di lucro.

Le royalties rappresentano un corrispettivo variabile determinato dal peso di una serie di differenti variabili legate alle varie pattuizioni contrattuali tra i soggetti interessati.

Quando titolare del diritto di autore e il soggetto che intende sfruttare economicamente l’opera sono soggetti aventi sede in territori diversi, ecco, che è necessario andare ad analizzare cosa afferma la normativa fiscale per la determinazione dei compensi medesimi, e per la determinazione del Paese ove tali compensi devono essere sottoposti a tassazione.

Per approfondimenti sulla disciplina del diritto di autore: “Redditi da diritto di autore: la disciplina fiscale“.

Il presupposto territoriale

L’articolo 20, comma 2, lettera c) del DPR n. 917/86 stabilisce che indipendentemente dalle condizioni di cui alle lettere d) (redditi di lavoro autonomo), e) (redditi di impresa) ed f) (redditi diversi) del comma 1, i “compensi per l’utilizzazione di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di marchi di impresa nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico” si considerano prodotti nel territorio dello Stato “se corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti“.

In pratica, i compensi da royalties sono attratti a tassazione nel nostro Paese non già in base alla qualificazione degli stessi come redditi di impresa, redditi di lavoro autonomo o redditi diversi, né tantomeno con riferimento alla qualità del percettore non residente (persona fisica o giuridica, lavoratore autonomo o imprenditore), bensì per il solo fatto che sono erogati (ad un non residente, ancorché privo di stabile organizzazione in Italia) da uno dei soggetti  residenti, indicati dalla norma.

È, in definitiva, l’elemento soggettivo della qualità dell’erogante che costituisce il solo valido criterio di collegamento con il territorio dello Stato, per cui la circostanza che i compensi (royalties o redevances) per l’utilizzazione di marchi di fabbrica ecc. siano corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, è di per sé sufficiente a realizzare la territorialità dei compensi medesimi.

Applicazione della ritenuta alla fonte

L’ultimo comma dell’articolo 25 del DPR n. 600/73 dispone che i sostituti di imposta residenti che eroghino a soggetti non residenti i compensi (royalties) di cui al citato articolo 20, comma 2, lettera c) del DPR n. 917/86 devono operare una ritenuta di imposta del 30% sulla parte imponibile dell’ammontare lordo di tali compensi. Analoga disposizione è contenuta nell’articolo 33, comma 4, del DPR n. 42/98 per la determinazione della base imponibile dei canoni dovuti a soggetti diversi  dagli autori e inventori.

La parte imponibile dei compensi è determinata rispettivamente dall’articolo 50, comma 8, del DPR n. 917/86, per i corrispettivi dovuti direttamente all’autore o inventore, e dall’articolo 85, comma 1, del DPR n. 917/86 per quelli dovuti a soggetti diversi dagli autori o inventori. Nel primo caso l’imponibile è costituito dal compenso percepito nel periodo di imposta ridotto del 25%. Nel secondo caso, l’abbattimento del 25% si applica solamente se i diritti dalla cui utilizzazione derivano i compensi sono stati acquistati a titolo oneroso.

Il sostituto di imposta, quindi, allo scopo di applicare l’abbattimento della base imponibile nei confronti dei soggetti diversi dell’autore o inventore deve accertare il titolo di acquisto del diritto.

Ovviamente l’applicazione della ritenuta a titolo di imposta comporta che il canone non concorre alla formazione del reddito complessivo imponibile del non residente. La ritenuta di cui all’articolo 25, ultimo comma del DPR n. 600/73 non è applicabile sulle royalties corrisposte a stabili organizzazioni di soggetti non residenti in quanto tali redditi concorreranno alla formazione del reddito complessivo della stabile organizzazione.

Casi particolari

Cessione di beni immateriali

Le modalità di trasferimento dei beni immateriali possono essere differenti: vendita pura e semplice o, più frequentemente, contratti di licenza di sfruttamento dietro pagamento di royalties. Nella prassi amministrativa italiana, i corrispettivi derivanti dalla cessione pura e semplice di beni immateriali non sono soggetti alla ritenuta di cui all’articolo 25, ultimo comma del DPR n. 600/73.

Il trasferimento della piena proprietà di un bene immateriale non costituisce una royalty. Questo è presente anche nel Commentario OCSE all’articolo 12 del modello di convenzione contro le doppie imposizioni. I 15 e 16, escludono che l’operazione possa essere trattata come la concessione di un diritto. Pertanto, secondo il Commentario, si possono applicare gli articoli 7, 14 o 13 del trattato, ma non l’articolo 12. Il carattere traslativo dell’operazione non viene meno in relazione alle modalità di pagamento del corrispettivo (ad esempio a rate) o il fatto che il corrispettivo sia correlato a determinati eventi.

Contratti di licenza e ricerca e sviluppo

Come viene evidenziato nel paragrafo 6.3. del documento OCSE “Principi applicabili in materia di prezzi di trasferimento“, con riferimento evidentemente ai rapporti normalmente esistenti nell’ambito dei gruppi multinazionali, i beni immateriali possono essere:

  • il risultato dell’attività di ricerca e sviluppo di una società che, mantenendone la proprietà giuridica ed economica, lo utilizza in proprio o lo concede in licenza ad altre società del gruppo (o esterne al gruppo);
  • il risultato di un’attività di ricerca e sviluppo commissionata ad altre società attraverso un contratto di ricerca che preveda che il committente acquisisca la titolarità giuridica ed economica del bene immateriale scaturito dalla ricerca;
  • il risultato di un’attività di ricerca e sviluppo di una società per proprio conto e per conto di altre società del gruppo, nell’ambito di un contratto in virtù del quale le parti si impegnano a svolgere un’attività congiunta acquisendo la proprietà economica (anche se non sempre giuridica) comune del risultato della ricerca. Questo tipo di contratto prevede di norma un meccanismo di cost contribution.

Licenza o ricerca e sviluppo

La distinzione fra il contratto di licenza, quello di ricerca e sviluppo e il Cost Contribution Agreement è importante anche ai fini della individuazione del regime impositivo. Nel primo caso infatti si applica la ritenuta alla fonte di cui all’articolo 25 del DPR n. 600/73 e 12 del modello OCSE di convenzione in quanto viene corrisposto un canone per lo sfruttamento di un bene immateriale. Nel secondo caso il contratto ha per oggetto una prestazione di servizi e, pertanto, il corrispettivo pagato non è di norma soggetto a ritenuta. Anche nel terzo caso non vi sono contratti di licenza e si evita il pagamento di royalties e pertanto non si applicano, in genere, ritenute.

La formulazione del contratto (ed evidentemente la sottostante realtà economica) è fondamentale per operare la distinzione, essendo, in concreto, molto difficile determinare il confine tra i contratti di licenza per lo sfruttamento di brevetti o know-how e i contratti di ricerca e sviluppo rientranti nell’ambito delle normali prestazioni di servizi. Spesso, infatti, l’eccessiva genericità o imprecisione dei contratti a prestare il fianco a critiche di ordine fiscale.

Ad esempio, quando in un cost sharing agreement le premesse precisano che la controllante possiede brevetti e know-how e che intende metterli a disposizione delle controllate, viene automaticamente snaturato l’intero contratto che non ha più per oggetto solamente il finanziamento di futuri progetti comuni, ma diviene anche un contratto di licenza per i beni immateriali già esistenti.

I nostri consigli

Se stai leggendo questo articolo molto probabilmente ti sei imbattuto nella possibilità di ottenere delle royaltis per lo sfruttamento del diritto di autore su un’opera dell’ingegno che hai realizzato, da parte di un soggetto estero, che è disposto a pubblicizzare e vendere l’opera per tuo conto.

In questi casi è importante conoscere bene la normativa fiscale che sta alla basse dei proventi che andrai a ricevere, per questo motivo la consulenza di un Commercialista diventa necessaria. Se vuoi avere maggiori informazioni o se hai bisogno di una consulenza personalizzata contattaci attraverso il servizio di consulenza online.

Altrimenti, se vuoi condividere con noi la tua esperienza con le royalties estere, lasciaci un commento.

3 comments

  1. Io sono residente negli Stati Uniti e a breve dovrei ricevere delle royalties da una casa editrice italiana. Se capisco bene, dovrò emettere una ricevuta facendo figurare il mio codice fiscale americano (ITIN) con ritenuta d’acconto del 30%, giusto? E al momento di dichiarare le tasse negli Usa? Devo dichiarare i soldi ricevuti? Dovrò pagare delle tasse federali sugli stessi? Ps : ho un visto H4, quindi mi è solo concesso introito passivo

    • Fiscomania

      Lei emetterà ricevuta su cui verrà applicata ritenuta italiana del 30%. Poi per il resto bisogna vedere dove è la sua residenza fiscale.

      • La mia residenza fiscale è negli Stati Uniti. Dovrebbe esserci un documento per evitare la doppia tassazione, credo (e spero).

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