Assegno di mantenimento al coniuge: regole fiscali

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A seguito di separazione il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento ha diritto alla deduzione dello stesso dal proprio reddito, mentre il coniuge beneficiario dovrà tassare la somma percepita dall’assegno di mantenimento in quanto considerato reddito assimilabile a quello di lavoro dipendente.

Con la separazione personale (che sia consensuale o giudiziale) il vincolo matrimoniale non viene sciolto, bensì sospeso in maniera transitoria in attesa della sentenza di divorzio. Fino a quel momento rimane attivo il dovere di assistenza materiale che va a confluire proprio nella determinazione dell’assegno di mantenimento per quel coniuge che necessita di un sostentamento in quanto privo di propri redditi o insufficienti per adempiere alle proprie necessità.

Condizione essenziale affinché si generi tale onere a carico di uno dei due coniugi separati è la non titolarità di adeguati redditi propri. In questi casi è possibile che  uno dei coniugi sia tenuto a versare all’altro un importo periodico diretto al sostentamento dell’altro coniuge o dei figli. L’assegno di mantenimento può anche prevedere che l’assegno sia corrisposto in un’unica soluzione, ossia una tantum, oppure periodicamente.

La cessazione del vincolo matrimoniale a seguito di separazione o divorzio porta con sé risvolti di natura fiscale quando il coniuge deve corrispondere all’altro un assegno finalizzato a soddisfarne il mantenimento o il diritto agli alimenti.

Vediamo, quindi, di seguito la disciplina fiscale legata alla corresponsione dell’assegno di mantenimento al coniuge.

Conseguenze fiscali per i coniugi

La corresponsione di un assegno di mantenimento tra due coniugi comporta per gli stessi due diverse conseguenze a livello fiscale che è opportuno tenere in considerazione. In particolare, la corresponsione dell’assegno di mantenimento comporta:

  • Il coniuge che eroga l’assegno di mantenimento ha il diritto di poter dedurre dal proprio reddito imponibile Irpef l’importo corrisposto (articolo 10, comma 1, lettera c) del Tuir);
  • Il coniuge che beneficia dell’assegno ha l’obbligo di indicare la somma riscossa quale componente di reddito riconducibile tra quelli assimilati a lavoro dipendente (articolo 50, lettera i) del Tuir).

La disciplina fiscale prevede quindi che il soggetto che eroga il reddito abbia diritto ad una deduzione fiscale, parimenti, il soggetto che ne beneficia dovrà tassare lo stesso reddito, in quanto considerato assimilabile ai redditi derivanti dal lavoro dipendente.

Deducibilità dell’assegno di mantenimento

Ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera c, del DPR n. 917/86 costituiscono oneri deducibili dal reddito del contribuente i versamenti periodici effettuati all’ex coniuge, anche se residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio, o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria.

In pratica, la deducibilità fiscale ai fini Irpef dell’assegno di mantenimento è condizionata dal fatto che vi sia un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Ne consegue la non ammissibilità, ai fini della deduzione fiscale di un possibile accordo stragiudiziale tra le parti (in caso di separazione di fatto), e che l’erogazione dell’assegno di mantenimento abbia cadenza periodica. Ne deriva che la corresponsione di un assegno unico divorzile, anche se frazionato in rate, non è deducibile né tanto meno assume rilevanza reddituale per il percettore.

Principio di cassa

Ai fini del riconoscimento della deduzione fiscale devono essere presi in considerazione gli assegni versati in ciascun periodo di imposta, seguendo il c.d. “principio di cassa“: il pagamento dell’assegno potrà essere effettuato in anticipo o posticipatamente rispetto alle scadenze previste, oppure raggruppando in un’unica soluzione più rate scadute.

Sono deducibili ai fini Irpef anche le somme versate a titolo di adeguamento Istat, a condizione che lo stesso sia indicato nella sentenza di separazione (Risoluzione n. 448/E/2008) ed anche le somme erogate a titolo di arretrati, anche se versate in unica soluzione. Resta esclusa, quindi, la possibilità di dedurre assegni corrisposti volontariamente dal coniuge al fine di sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell’assegno di mantenimento.

Spese per mantenimento figli non detraibili

Sul punto appare importante sottolineare come non siano ammesse in deduzione le somme erogate per il mantenimento dei figli (Circolare n. 95/E/2000). Nel caso in cui la somma derivante dal provvedimento giudiziale sia comprensiva anche della quota per il mantenimento dei figli, deve essere considerata destinata al mantenimento di questi ultimi il 50% della somma, indipendentemente dal numero dei figli.

Casi particolari risolti

Vediamo adesso alcune situazioni particolari legate all’erogazione dell’assegno di mantenimento al coniuge, risolte da parte dell’Agenzia delle Entrate:

  • Ex coniuge residente all’estero – è stata confermata da parte dell’Agenzia delle Entrate la deducibilità degli assegni di mantenimento periodici corrisposti al coniuge anche se questi risulta residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento od annullamento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso;
  • Pagamento delle spese di alloggio in favore del coniuge separato – Nella Circolare n. 17/E/2015 l’Agenzia delle Entrate, richiamando la sentenza n. 13029/2013 della Corte di Cassazione, ha ammesso la deducibilità degli importi a titolo di spese per il canone di locazione e spese condominiali, replicando gli argomenti della Suprema Corte secondo la quale il contributo per la casa è “periodico, e corrisposto al coniuge stesso; inoltre è determinato dal giudice, sia pur per relationem a quanto risulta da elementi certi e conoscibili”;
  • Pagamento delle rate di mutuo relative all’abitazione già di proprietà comune – In merito alla questione del pagamento delle rate di mutuo da parte di un coniuge in favore dell’altro in sostituzione dell’assegno di mantenimento, l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 50/E/2000 ha previsto che laddove il beneficio della deduzione venga negato, in quanto “le somme destinate alle rate di mutuo, che non vengono corrisposte al coniuge stesso, bensì direttamente all’istituto mutuante, non sembrano collegate ai medesimi presupposti dell’assegno di mantenimento”.

Assegno percepito solo parzialmente

L’assegno mensile corrisposto all’ex coniuge in seguito alla separazione deve essere denunciato secondo il principio di cassa: occorre pertanto dichiarare il reddito effettivamente percepito nel periodo d’imposta oggetto della dichiarazione dei redditi, senza guardare a quanto indicato nella sentenza.

Assegno di mantenimento a reddito per il percipiente

Gli assegni periodici dedotti dal reddito da parte del coniuge che li eroga, anche sotto forma di compensazione, vanno assoggettati ad Irpef da parte del coniuge percipiente, quali redditi assimilati al lavoro dipendente, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera i) del DPR n. 917/86.

Precisiamo ancora una volta che l’importo dell’assegno da assoggettare come reddito imponibile Irpef è esclusivamente quello derivante dal mantenimento proprio e non anche l’eventuale quota di assegno destinata al mantenimento dei figli.

Assegno di mantenimento e dichiarazione dei redditi

Per l’ottenimento della deduzione fiscale è necessario che i versamenti a favore dell’altro coniuge siano giustificati dalle certificazioni di pagamento mensili nonché dalla copia della sentenza di separazione o di divorzio. In sede di presentazione della dichiarazione dei redditi dovrà essere indicato anche il codice fiscale del coniuge che percepisce tale somma.

In caso di somme corrisposte per il “contributo casa” è necessario aggiungere il contratto di locazione con la documentazione da cui risulti l’importo delle spese condominiali nonché la documentazione comprovante i versamenti effettuati.

In sede di compilazione della dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi persone fisiche) il soggetto che eroga l’assegno potrà portare in deduzione il relativo importo (senza limitazioni) indicandolo nei righi E 22 (in caso di presentazione del modello 730) o RP 22 in caso di presentazione del modello Redditi, sempre indicando obbligatoriamente il codice fiscale dell’altro coniuge il quale invece dovrà assoggettare a tassazione l’importo percepito come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ed indicandolo nel righi C6/C8 (in caso di presentazione del modello 730) o nei righi RC 7/RC 8 del modello Redditi Persone fisiche.

30 comments

  1. Salve io ho un problema particolare. Il mio ex coniuge mi dovrebbe dare un assegno mensile ma per motivi suoi personali di salute ha cominciato a non darmelo regolarmente. Ad oggi mi deve una cifra molto elevata e io per far fronte alle spese ho dovuto vendere degli oggetti d’oro, gli unici, ho una carta di credito ormai sempre sull’orlo del collasso e sono stata aiutata da mia madre. Ho 66 anni e usufruisco del patrocinio gratuito, ho problemi di salute e sono esonerata dal pagamento del ticket. Se riuscissi con un pignoramento ad ottenere tutta la cifra mi troverei a superare tutte le soglie e dovendo pagare dei debiti che sono più della metà della cifra che avanzo e rischio pure di perdere il patrocinio etc. Cosa prevede la legge ? Non so più che fare. se potete consigliarmi ve ne sarei grata
    Carmela

  2. Fiscomania

    Per questi aspetti deve contattare un legale.

  3. Buonasera, approfitto per chiarirmi un dubbio: se nella sentenza oltre all’assegno di mantenimento viene quantificato un rimborso “una tantum” per risarcimento spese legali al coniuge, è da considerarsi anche questo come assimilato a lavoro dipendente e sottoposto a tassazione Irpef?

  4. Fiscomania

    Se trattasi di risarcimento danno, non è reddito da dichiarare.

  5. Stefano RUGGIRELLO

    Ai fini della deduzione dal reddito imponibile dell’assegno mensile di mantenimento corrisposto a mia moglie, in conformità al provvedimento dell’autorità giudiziaria, posso dedurre l’importo complessivo su base annua in sede di compilazione del modello 730?

  6. Fiscomania

    Certamente.

  7. Domandona: in tema di decorrenza dell’assegno di mantenimento ho letto che conta la data della domanda (ossia il momento in cui viene depositato il ricorso) e NON la data della sentenza (che può impiegare qualche mese). In parallelo quindi anche la deducibilità segue gli stessi tempi? Si può portare in deduzione a partire dalla domanda oppure dall’omologa della separazione?

  8. Fiscomania

    La deduzione avviene per cassa, a partire dal primo pagamento. Indipendentemente da tutto il resto.

  9. tutto chiaro sul principio di cassa ma la deducibilità deve essere legittimata dalla sentenza di separazione. Se non c’è un atto di separazione (con scritto la cifra mensile) non si deduce nulla. Adesso, da quando l’avvocato deposita la separazione possono passare anche 5-6 mesi fino all’omologa del tribunale. Questi 5-6 mesi di “intervallo” o di attesa come dir si voglia valgono per la deducibilità?

  10. Fiscomania

    Se nel documento omologato dal tribunale è indicato che il pagamento inizia a partire da quella data, anche se precedente all’omologa non ci sono problemi di deducibilità per i pagamenti pre-omologa.

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