Ivafe – Imposta sulle attività finanziarie estere

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L’Ivafe è l’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie all’estero: determinazione, calcolo, compilazione e versamento dell’imposta. Tutte le informazioni utili per i soggetti che detengono attività finanziarie all’estero, per essere in regola con la normativa riguardante il monitoraggio fiscale.

L’Ivafe è l’imposta patrimoniale sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero da parte di persone fisiche residenti nel territorio dello Stato.

Tale imposta è entrata in vigore nel 2012 ed obbliga tutti i contribuenti residenti a dichiarare nel modello Redditi l’entità e la consistenza delle attività finanziarie che detengono in Paesi esteri, al fine di rispettare la normativa sul monitoraggio fiscale.

Sulla base dell’entità delle attività estere è dovuta poi l’Ivafe, l’imposta patrimoniale che colpisce il proprietario o detentore dell’attività finanziaria estera.

In questo contributo andremo ad analizzare tutte le peculiarità che caratterizzano l’Ivafe, e le modalità di compilazione della dichiarazione dei redditi, relativamente a questi aspetti.

Ivafe

Ivafe

A decorrere dal periodo di imposta 2012, l’Ivafe è dovuta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero da persone fisiche residenti in Italia. Sono soggette all’imposta anche le attività finanziarie che sono state oggetto di operazioni di emersione mediante la procedura della regolarizzazione. Non si considerano, invece, detenute all’estero le attività finanziarie rimpatriate (sia fisicamente che giuridicamente).

Sono, inoltre, escluse dall’ambito di applicazione di tale disposizione le attività finanziarie detenute all’estero, ma che sono amministrate da intermediari finanziari italiani e le attività estere fisicamente detenute dal contribuente in Italia.

In pratica l’imposta è dovuta, a prescindere dalla circostanza che il soggetto emittente o la controparte siano residenti o meno, nei casi in cui le attività si considerano detenute all’estero. Si considerano come attività detenute all’estero anche le attività finanziarie detenute, ad esempio, in cassette di sicurezza all’estero o tramite intermediari non residenti. L’imposta è dovuta in proporzione alla quota di possesso e al periodo di detenzione.

Le persone fisiche residenti sono assoggettate all’imposta in esame qualora detengano all’estero attività finanziarie a titolo di proprietà o di altro diritto reale, e indipendentemente dalle modalità della loro acquisizione e quindi anche se pervengono da eredità o donazioni.

Attività estere di natura finanziaria

Le attività estere di natura finanziaria sono tutte quelle da cui derivano redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera. L’imposta patrimoniale è dovuta a prescindere dalla circostanza che il soggetto emittente o la controparte siano residenti o meno, nei casi in cui le attività si considerano detenute all’estero. L’Ivafe si applica sulle seguenti attività finanziarie se detenute all’estero:

  • Partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti residenti o non residenti, obbligazioni italiane o estere e i titoli similari, titoli pubblici italiani e i titoli equiparati emessi in Italia o all’estero, titoli non rappresentativi di merce e certificati di massa (comprese le quote OICR), valute estere, depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione (ad esempio, accrediti di stipendi, di pensione o di compensi);
  • Contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti, tra cui, finanziamenti, riporti, pronti contro termine e prestito titoli, nonché polizze di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione stipulate con compagnie di assicurazione estere;
  • Contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato;
  • Metalli preziosi allo stato grezzo o monetato;
  • Diritto all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o strumenti finanziari assimilati;
  • Ogni altra attività da cui possono derivare redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera.

Inoltre, la tassazione Ivafe comprende gli investimenti e i contratti finanziari diversi dagli strumenti finanziari e non rappresentati da titoli, come le quote di società a responsabilità limitata e i finanziamenti. Vediamo adesso il trattamento di alcune particolari tipologie di attività finanziarie:

Stock option – I titoli o i diritti offerti ai lavoratori dipendenti e assimilati che danno la possibilità di acquistare, ad un determinato prezzo, azioni della società estera con la quale il contribuente intrattiene il rapporto di lavoro o delle società controllate o controllanti (cd. stock option) sono soggetti all’imposta solo nel caso in cui siano cedibili. Non sono soggette all’Ivafe le forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero.

Forme di previdenza complementare estere – Non sono soggette all’Ivafe le forma di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero. Relativamente alle attività finanziarie oggetto di un contratto di amministrazione con una società fiduciaria residente o di custodia, amministrazione o gestione con soggetti intermediari residenti, l’Ivafe non è dovuta, in quanto su tali attività viene applicata l’imposta di bollo ordinaria. Tali attività, infatti, non sono considerate come detenute all’estero.

Quadro RW di Redditi PF

Il proprietario di attività finanziarie detenute all’estero è tenuto compilare il quadro RW del modello Redditi PF per assolvere sia agli obblighi di monitoraggio fiscale che per il calcolo dell’Ivafe. Qualora si debba assolvere i soli obblighi di monitoraggio, non si dovrà compilare le caselle utili alla liquidazione dell’Ivaef.

Considerato che il quadro riguarda la rilevazione delle attività finanziarie e investimenti all’estero detenuti nel periodo di imposta, occorre compilare il quadro anche se l’investimento non è più posseduto al termine del periodo di imposta (ad esempio il caso di un conto corrente all’estero chiuso nel corso del periodo di imposta).

Per gli importi in valuta estera il soggetto deve indicare il controvalore in euro utilizzando il cambio indicato nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia emanato ai fini dell’individuazione dei cambi medi mensili agli effetti delle norme contenute nei titoli I e II del DPR n. 917/86.

Se il soggetto è obbligato alla presentazione del modello Redditi Persone fisiche, il quadro RW deve essere presentato unitamente a detto modello. Nei casi di esonero dalla dichiarazione dei redditi o qualora il contribuente abbia utilizzato il modello 730, il quadro RW per la parte relativa al monitoraggio deve essere presentato con le modalità e nei termini previsti per la dichiarazione dei redditi unitamente al frontespizio del modello Redditi Persone fisiche debitamente compilato (in tal caso il quadro RW costituisce un “quadro aggiuntivo” al modello 730).

Per approfondire: Il quadro RW del modello Redditi

Per approfondire: Casi di esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi

Base imponibile ed aliquota Ivafe

Il valore delle attività finanziarie è costituito dal valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui esse sono detenute, anche utilizzando la documentazione dell’intermediario estero di riferimento per le singole attività ovvero dell’impresa di assicurazione estera.

L’imposta è dovuta proporzionalmente alla quota e al periodo di detenzione. Nel caso in cui siano ceduti prodotti finanziari appartenenti alla stessa categoria, acquistate a prezzi e in tempi diversi, per stabilire quale dei prodotti finanziari è detenuta nel periodo di riferimento il metodo che deve essere utilizzato è il cosiddetto “L.I.F.O.” e, pertanto, si considerano ceduti per primi quelli acquisiti in data più recente.

Per esigenze di semplificazione, il contribuente può indicare, per ciascuna società o entità giuridica, il valore complessivo di tutti i prodotti finanziari e patrimoniali di cui risulta essere il titolare effettivo, avendo cura di predisporre e conservare un apposito prospetto in cui devono essere specificati i valori delle singole attività. Detto prospetto deve essere esibito o trasmesso, su richiesta, all’Amministrazione finanziaria.

Qualora le attività non siano più possedute alla data del 31 dicembre si deve fare riferimento al valore di mercato delle attività rilevata al termine del periodo di detenzione. Vediamo, in particolare il calcolo della base imponibile per le principali attività finanziarie:

Azioni, obbligazioni e titoli quotati

Per le azioni, le obbligazioni e gli altri titoli o strumenti negoziati in mercati regolamentati si deve fare riferimento al valore puntuale di quotazione alla data del 31 dicembre di ciascun anno o al termine del periodo di detenzione. Qualora alla predetta data non ci sia stata negoziazione si deve assumere il valore di quotazione rilevato nel giorno antecedente più prossimo.

Azioni, obbligazioni e titoli non quotati

Per le azioni, obbligazioni e gli altri titoli o strumenti finanziari non negoziati in mercati regolamentati e, comunque, nei casi in cui le attività finanziarie quotate siano state escluse dalla negoziazione si deve fare riferimento al valore nominale o, in mancanza, al valore di rimborso, anche se rideterminato ufficialmente.

Qualora il titolo abbia sia il valore nominale che quello di rimborso, la base imponibile è costituita dal valore nominale. Infine, nell’ipotesi in cui manchi sia il valore nominale sia il valore di rimborso la base imponibile è costituita dal valore di acquisto dei titoli.

Conti correnti e depositi di risparmio

Con l’introduzione dell’articolo 8 del D.L. n. 16/2012, è stato alleggerito il carico fiscale per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in Paesi dell’Unione europea o in altri Paesi aderenti alla SEE. Per tali attività finanziarie detenute nel 2011, quindi, l’imposta è stata prevista in misura fissa per un ammontare pari a quella prevista dall’articolo 13, comma 2-bis, lettera a) della Tariffa allegata al DPR n. 642/72 (attualmente pari a €. 34,20).

Successivamente, la Legge n. 228/2012 ha espunto dalla norma il riferimento ai Paesi dell’Unione europea ed ai Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni con l’Italia. Pertanto, attualmente l’Ivafe è dovuta per €. 34,20 per tutti i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti.

Tale misura va applicata con riferimento a ciascun conto corrente o libretto di risparmio detenuti all’estero dal contribuente. In caso di estinzione o di apertura di tali rapporti in corso d’anno, l’imposta è rapportata al periodo di detenzione espresso in giorni e per i conti cointestati, l’imposta fissa è ripartita in base alla percentuale di possesso.

L’imposta in misura fissa non è dovuta qualora il valore medio di giacenza annuo risultante dagli estratti conto e dai libretti sia non superiore a €. 5.000,00. A tal fine, occorre tener conto di tutti i conti o libretti detenuti all’estero dal contribuente presso il medesimo intermediario e a nulla rilevando il periodo di detenzione del rapporto durante il periodo di imposta.

Nel caso in cui il contribuente possieda rapporti cointestati, al fine della determinazione del predetto limite si tiene conto degli ammontari riferibili pro quota al medesimo contribuente. Infine, se il conto corrente ha una giacenza media annuale di valore negativo, tale conto non concorre a formare il valore medio di giacenza per l’esenzione.

Per tutte le attività finanziarie ad esclusione dei conti correnti e dei depositi di risparmio, l’Ivafe si applica con un’aliquota del 2 per mille. A differenza di quanto espressamente stabilito per l’Ivie, non è prevista alcuna soglia di esenzione per il versamento dell’imposta in esame. L’imposta è dovuta in proporzione ai giorni di detenzione e alla quota di possesso in caso di attività finanziarie cointestate.

Per approfondire: Conti correnti esteri: quadro RW sopra i €. 15.000

Esoneri dalla compilazione del quadro RW

Sono previsti alcuni casi di esonero dalla compilazione del quadro RW, descritti dalla Circolare n. 38/E/2013 dell’Agenzia delle Entrate.

Si ricorda peraltro che i contribuenti esonerati dal monitoraggio fiscale sono comunque tenuti alla compilazione del quadro RW per il calcolo di Ivie e Ivafe, ove ne ricorrano i presupposti.

Esoneri soggettivi

Sono esonerati dal monitoraggio fiscale:

  • Società di capitali e di persone (ad eccezione delle società semplici);
  • Enti commerciali;
  • Enti pubblici e altri soggetti di cui all’art. 74 comma 1 del DPR n. 917/86;
  • Organismi di investimento collettivo del risparmio, fondi immobiliari soggetti al regime di non imponibilità ex art. 6 del D.L. n. 351/2001 e forme pensionistiche complementari soggette a regime fiscale sostitutivo ex art. 17 del D.Lgs. n. 252/2005;
  • Persone fisiche che lavorano all’estero per lo Stato italiano o per organizzazioni internazionali cui aderisce l’Italia (es: Onu, Nato) la cui residenza fiscale in Italia sia determinata (in deroga agli ordinari criteri del DPr n. 917/86) in base ad accordi internazionali ratificati. L’esonero è limitato al periodo in cui viene prestata attività lavorativa all’estero e vale anche per le attività patrimoniali e finanziarie detenute in Stati esteri diversi da quello in cui si svolge attività lavorativa;
  • Persone fisiche che lavorano in via continuativa in zone di frontiera e Paesi limitrofi, limitatamente alle attività patrimoniali e finanziarie detenute nei Paesi in cui lavorano e al periodo in cui viene prestata attività lavorativa all’estero.

Esoneri oggettivi

La circolare n. 38/E/2013 ha specificato che, in base a quanto previsto dal nuovo art. 4 comma 3 del D.L. n. 167/1990 come modificato dalla Legge n. 97/2013, non occorre dichiarare nel quadro RW:

  • Le attività patrimoniali e finanziarie affidate in gestione o in amministrazione a intermediari finanziari residenti;
  • I contratti produttivi di redditi di natura finanziaria conclusi con l’intervento di intermediari finanziari residenti (come controparte o mandatari della controparte);
  • Le attività patrimoniali e finanziarie i cui redditi sono riscossi tramite intermediari finanziari residenti.

Tali esoneri sono validi a condizione però che i flussi finanziari e i redditi derivanti da tali attività e contratti siano stati assoggettati a ritenuta imposta sostitutiva da parte degli intermediari residenti (la Circolare n. 38/E/2013 fa riferimento a tal proposito anche alla nuova ritenuta sui bonifici esteri, che è stata in seguito abrogata dal D.L. n. 66/2014).

Si può notare come (a differenza di quanto previsto dalla normativa antecedente all’entrata in vigore della Legge n. 97/2013) ai fini dell’esonero dalla compilazione del quadro RW non è più sufficiente che i flussi finanziari e i redditi delle  attività oggetto di monitoraggio siano stati riscossi per il tramite di intermediari residenti, essendo stabilito che l’esclusione da monitoraggio è subordinata anche all’applicazione del prelievo da parte del soggetto che interviene nella riscossione dei predetti flussi. “ (Circolare n. 38/E/2013 pag. 53).

La suddetta Circolare ha poi ulteriormente evidenziato alcuni casi di esonero dalla compilazione del quadro RW per l’intervento di intermediari finanziari residenti in Italia, riguardanti:

  • Le attività patrimoniali o finanziarie che non hanno prodotto reddito o sono infruttiferea condizione che siano state affidate in gestione o amministrazione ad intermediari residenti (anche in assenza di opzione per i regimi di risparmio gestito o amministrato, purché non si tratti di una prestazione occasionale ma ci sia l’instaurazione di un rapporto duraturo) con l’incarico di regolare tutti i flussi finanziari relativi all’investimento, al disinvestimento e al pagamento dei relativi proventi. In caso contrario (come si è visto in precedenza) il contribuente dovrà comunque dichiarare nel quadro RW le attività estere, anche se non hanno prodotto reddito imponibile o sono infruttifere;
  • I beni di cui il contribuente è titolare effettivo, se la partecipazione nella società estera o nell’entità giuridica tramite cui ha acquisito tale status è amministrata o gestita da intermediari finanziari residenti in Italia;
  • I beni di natura patrimoniale e finanziaria oggetto di rimpatrio fisico o giuridico in base all’art. 13-bis del D.L. n. 78/2009, purché siano detenuti in Italia o amministrati/gestiti tramite un intermediario residente.

Oltre alle ipotesi di intervento di intermediari finanziari residenti (che rappresentano la principale casistica di esonero oggettivo), la Circolare n. 38/E/2013 ha poi individuato ulteriori casi in cui non va compilato il quadro RW:

  • Applicazione dell’imposta sostitutiva opzionale ex art. 26-ter del DPR n. 600/1973 da parte di imprese di assicurazioni estere;
  • Somme versate per obbligo di legge o in base a contratti collettivi nazionali (con esclusione quindi degli accordi individuali) a forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero.

Attività finanziarie senza Ivafe

L’articolo 9 della Legge  n.161/2014 ha modificato la base imponibile dell’Ivafe, sostituendo nell’articolo 19, comma 18 del D.L. n. 201/2011, la locuzione “attività finanziarie”, con il riferimento ai prodotti finanziari, ai conti correnti e ai libretti di risparmio detenuti all’estero, con la più specifica “prodotti finanziari“.

Conseguentemente, a decorrere dal 2014 l’Ivafe non deve applicarsi sulle quote di società a responsabilità limitata, cui vanno aggiunte le altre attività finanziarie che non scontano imposta di bollo in Italia (per esempio finanziamenti, contratti di associazione in partecipazione e cointeressenza, quote di società di persone, valute estere, metalli preziosi, azioni od obbligazioni non depositate in banca).

Le attività finanziarie che non scontano l’Ivafe andranno indicate nel quadro RW, assolvendo così l’obbligo della Legge 167/1990, ma non verranno comprese nella base imponibile dell’imposta patrimoniale. Allo scopo deve essere barrata la colonna 20  del quadro (“solo monitoraggio”) dei righi da RW1 a RW5.

 

Credito di imposta

Dall’imposta dovuta si detrae, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito di imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui i prodotti finanziari, i conti correnti e i libretti di risparmio sono detenuti. Il credito non può in ogni caso superare l’imposta dovuta in Italia.

Non spetta alcun credito di imposta se con il Paese nel quale è detenuta l’attività finanziaria è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni (riguardante anche le imposte di natura patrimoniale) che prevede, per l’attività, l’imposizione esclusiva nel Paese di residenza del possessore.

In questi casi, per le imposte patrimoniali eventualmente pagate all’estero può essere chiesto il rimborso all’Amministrazione fiscale del Paese in cui le suddette imposte sono state applicate nonostante le disposizioni convenzionali.

Per approfondire: Credito di imposta su redditi prodotti all’estero

Versamento liquidazione e controlli

Per il versamento, la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, le sanzioni e i rimborsi nonché per il contenzioso, relativamente all’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero, si applicano le disposizioni previste per l’Irpef (Legge n. 228/2012). Non deve essere eseguito il versamento per il debito della singola imposta o addizionale risultanti della dichiarazione dei redditi che non superano ciascuna l’importo di €. 12,00.

La misura dell’acconto è pari al 100% dell’ammontare indicato nel quadro RW del modello, con riferimento all’anno precedente. Il versamento deve avvenire sia in acconto (entro il 16 giugno) che a saldo (entro il 30 novembre) con gli stessi criteri previsti per l’Irpef. I codici tributo da utilizzare per il versamento tramite modello F24, sono i seguenti:

  • Ivafe acconto prima rata – Codice tributo “4047“, riportando l’anno di imposta corrente;
  • Ivafe acconto seconda rata o in unica soluzione – Codice tributo “4048“, riportando l’anno di imposta corrente.

Per approfondire: Guida al versamento degli acconti delle persone fisiche

Per approfondire: Acconti Imposte: Sanzioni per mancato o insufficiente versamento

La nostra consulenza

Hai bisogno di maggiori informazioni sulle attività finanziarie all’estero che possiedi, oppure ti serve una consulenza per capire se e come devi compilare il modello Unico in merito alla determinazione e al pagamento dell’Ivafe: scrivici tramite l’apposita sezione dedicata alla consulenza online.

Altrimenti puoi lasciarci un commento, ti risponderemo nel più breve tempo.

8 comments

  1. Dove si può trovare il cambio da applicare al valore iniziale del versamento fatto su un conto corrente inglese nel 2016, a quello dello stesso conto al 31/12/2016 ed alla giacenza media? Grazie

  2. Salve
    essendo quindi titolare di un conto corrente all’estero e anche di un fondo finanziario (è gestito da un’agenzia che investe e disinveste per mio nome e conto), quale è la cifra da me dovuta? Si tratta del 1.5 per mille? Grazie.

  3. Salve
    ho un conto estero presso Interactive Brokers nel Regno Unito, per la maggior parte si tratta di liquidità e ho in portafoglio un unico titolo azionario.
    Per calcolare l’IVAFE posso pagare euro 34,20 per il conto liquido e il 2 per mille sul valore di mercato del titolo azionario che ho in portafoglio?
    Grazie. Saluti.

  4. tommaso fidanzia

    Buona sera. Vorrei un parere circa gli obblighi con il Fisco Italiano da parte di mio figlio, residente in Belgio da circa 10 anni e iscritto regolarmente all’AIRE dal 2010. E’ titolare di un conto corrente presso un Istituto Bancario belga sul quale vengono accreditati gli importi degli stipendi mensili. Grazie anticipatamente.

    • Fiscomania

      I soggetti non residenti fiscalmente non sono tenuti agli obblighi legati al monitoraggio fiscale. Per maggiori informazioni c’è il nostro servizio di consulenza fiscale online.

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