Residenza fiscale delle persone fisiche: la guida

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Stai pensando di trasferirti all’estero? Ricorda che la Residenza Fiscale è uno dei principi fondamentali del nostro sistema tributario. E’ attraverso la residenza che si stabilisce il Paese ove il contribuente è tenuto a dichiarare tutti i suoi redditi, ovunque essi siano percepiti (world-wide incompe principle). Di seguito tutte le info utili per l’accertamento della Residenza Fiscale dei contribuenti. 

La regola generale prevede che siano considerati residenti fiscalmente in Italia le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni ovvero 184 nel caso di anno bisestile) sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente (criterio formale). Oppure, come criteri alternativi che abbiano nel territorio dello Stato (criteri sostanziali) il domicilio, ovvero la residenza ai sensi del codice civile (art. 43, comma 1).

Il concetto di Residenza Fiscale è sicuramente uno dei più importanti in ambito tributario.

Questo in quanto la tassazione dei contribuenti, avviene con modalità differenti proprio a seconda di dove questi abbiano la propria Residenza Fiscale. Per questo motivo cambiare la residenza fiscale è un’operazione delicata che deve essere effettuata con particolare attenzione.

Abbiamo pensato, quindi, di riassumere i principali concetti utili ad aiutarvi ad identificare la vostra residenza fiscale: identificarla è fondamentale in tutti i casi in cui ci si vuole trasferire all’estero, oppure nel caso in cui si voglia sapere dove tassare i redditi che si sono percepiti fuori dai confini nazionali.

Se stai pensando di trasferirti all’estero, lo hai appena fatto, oppure stai percependo dei redditi all’estero. Magari in caso di vacanza studio, stage, borse lavoro, o altro, questa guida ti aiuterà a capire dove è la tua residenza fiscale. Di conseguenza, potrai capire anche dove tassare i redditi che hai percepito all’estero.

residenza fiscale

Il concetto di Residenza Fiscale

La Residenza Fiscale identifica il Paese ove il contribuente, sia esso persona fisica o società, risulta essere residente. Quindi, indirettamente, il Paese ove egli è tenuto a dichiarare tutti i redditi percepiti durante il periodo di imposta.

Secondo quanto disciplinato dal DPR n. 917/86 (Tuir), ai commi 1 e 2, dell’articolo 2, la soggettività passiva ai fini Irpef dei contribuenti, persone fisiche, si ha al verificarsi di questa fattispecie:

“si considerano residenti nel territorio dello Stato le persone fisiche che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”

L’articolo 2 del DPR n. 917/86 almeno per quanto riguarda le persone fisiche, può essere considerato come uno dei principi cardine del nostro ordinamento tributario. Infatti, questo articolo ha l’obiettivo di identificare quali sono i soggetti che devono obbligatoriamente sottostare alla disciplina delle imposte sui redditi (in questo caso all’Irpef).

Per capire chi deve applicare la tassazione delle imposte dirette in Italia la normativa richiede il rispetto di almeno un requisito tra quelli indicati (domicilio, residenza, iscrizione all’anagrafe per almeno 183 giorni nell’anno).

Condizioni per la residenza fiscale

La residenza fiscale, quindi, viene riconosciuta quando, per la maggior parte del periodo di imposta e cioè per più di 183 giorni all’anno, il soggetto, persona fisica, soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:

  •  E’ iscritto all’anagrafe della popolazione residente, presso i vari Comuni;
  •  Ha fissato in Italia il proprio domicilio (ovvero il centro vitale dei propri affari, e dei propri interessi morali, familiari o sociali);
  •  Ha stabilito in Italia la propria residenza (la propria dimora stabile in un luogo, con l’intenzione di rimanervi).

Sulla base del principio di Residenza Fiscale è fissata poi il principio della c.d. “worldwide taxation“, secondo cui i contribuenti residenti fiscalmente in Italia, sono tenuti a dichiarare in Italia tutti i redditi, ovunque essi siano prodotti o percepiti.

Al contrario i soggetti che non risultano essere residenti fiscalmente in Italia dovranno ivi dichiarare soltanto i redditi percepiti in Italia.

Le condizioni sopra citate, per verificare la residenza in Italia, sono alternative tra loro, nel senso che, è sufficiente che ricorra anche una sola di esse perché un soggetto sia considerato fiscalmente residente in Italia (e quindi dichiari qui tutti i redditi posseduti, indipendentemente dal luogo nel quale siano stati prodotti).

Al contrario, se invece, un soggetto non possiede alcuna delle caratteristiche sopra citate, non sarà considerato residente fiscalmente in Italia, e pertanto sarà chiamato a dichiarare e quindi tassare nel nostro Paese soltanto i redditi ivi percepiti.

Riuscire a capire chiaramente questo aspetto è la prima cosa da fare quando ci si vuole trasferire all’estero. Oppure, al contrario quando si vuole rimpatriare in Italia dopo aver vissuto all’estero.

Il worldwide taxation principle

Il “worldwide taxation principle” è il principio cardine per la tassazione del reddito dei contribuenti. Anche l’Italia, come la maggior parte dei Paesi occidentali adotta, per determinare la tassazione dei soggetti ivi residenti fiscalmente.

L’Amministrazione finanziaria applica il principio secondo il quale i redditi del contribuente residente fiscalmente in Italia sono soggetti a tassazione diretta (Irpef) da parte dell’Erario. Indipendentemente dal Paese ove i redditi sono stati prodotti.

In pratica, un contribuente fiscalmente residente in Italia, è tenuto a dichiarare nel nostro Paese, il suo reddito mondiale, secondo quanto previsto dagli articoli 1, 2 e 3 del DPR n. 917/86.

Al contrario un contribuente residente fiscalmente in un Paese estero, è tenuto a dichiarare in Italia, e quindi ad assoggettare a tassazione in Italia soltanto i redditi che ha prodotto nel nostro Paese. Siano essi redditi di lavoro dipendente, lavoro autonomo, redditi di impresa, redditi fondiari, redditi di capitale o redditi diversi.

Come avrete sicuramente intuito il concetto di Residenza Fiscale è un aspetto molto delicato.

Conoscere la propria Residenza Fiscale è il punto di partenza per capire dove e come saranno tassati i redditi che abbiamo percepito nell’anno.

Un contribuente che non conosce la propria residenza fiscale non è in grado di assoggettare a tassazione in maniera corretta i redditi che ha percepito. In questi casi il problema più frequente che si riscontra, è quello della doppia tassazione, nel Paese di residenza fiscale del contribuente, e in quello ove il reddito è stato percepito.

Credito di imposta

A livello internazionale si è cercato di mitigare il problema della doppia tassazione di redditi esteri attraverso la stipula delle convenzioni contro le doppie imposizioni che costituiscono dei veri e propri trattati internazionali bilaterali che hanno lo scopo di regolamentare i rapporti in materia di Fisco tra i due Paesi aderenti.

Mentre, a livello di normativa nazionale, l’articolo 165 del DPR n. 917/86, permette di beneficiare di un credito di imposta per redditi prodotti (e tassati) all’estero.

In questo modo il contribuente che ha prodotto redditi in un Paese straniero, ha la possibilità di detrarre le imposte pagate all’estero dall’imposta dovuta in Italia, commisurata ad un determinato rapporto indicato dall’articolo 165 del DPR n. 917/86.

Attenzione però, non sempre è possibile beneficiare di questo credito, per alcuni tipi di imposta estera, lo stesso non è applicabile, rendendosi applicabile un’ulteriore strumento volto ad evitare la doppia tassazione, ovvero il meccanismo dell’esenzione.

Per approfondire: Il credito di imposta per redditi prodotti all’estero

Cancellazione della Residenza fiscale

Il trasferimento della propria residenza all’estero, dovuto a motivi lavorativi, di famiglia, ecc, interessa moltissimi contribuenti, ma soltanto in pochi conoscono la corretta procedura per ottenere la cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente.

Questa procedura è di fondamentale importanza, sia per evitare di dover affrontare il problema delle doppie imposizioni sui redditi percepiti, ed anche per evitare possibili accertamenti fiscali.

La cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente deve essere espressamente richiesta dalle persone fisiche che hanno stabilito la propria dimora abituale in un Paese estero e che sono tenute all’iscrizione all’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero (AIRE).

Secondo quanto stabilito dalla Circolare n. 304/E/I/2/705 del 2 dicembre 1997:

la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione all’Aire non costituisce elemento determinante per escludere la residenza o il domicilio dello Stato, ben potendo, questi ultimi, essere desunti con ogni mezzo di prova, anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici”.

Esempio

Ad esempio, un soggetto iscritto all’Aire che lavora all’estero è considerato residente in Italia se la famiglia continua a risiedervi.

In questo caso, infatti, la famiglia è considerata, relativamente al soggetto, l’elemento che permette il mantenimento in Italia dei legami familiari ed il centro dei propri interessi patrimoniali e sociali.

Questo aspetto è di fondamentale importanza, e non deve essere sottovalutato. Per questo ci appare utile riassumere quelli che secondo l’Agenzia delle Entrate sono gli elementi da considerare per la determinazione della Residenza Fiscale, indipendentemente dalla presenza fisica del contribuente nello Stato italiano.

Momento di iscrizione all’Aire

Quando si effettua l’iscrizione all’Aire è importante capire il momento a partire dal quale siamo considerati effettivamente residenti fiscalmente all’estero.

In questo ci viene in aiuto la Risoluzione n. 471/E/2008 dell’Agenzia delle Entrate, la quale ha specificato che:

ai fini della normativa italiana – e, dunque, anche di quella convenzionale, che rinvia sul punto alle norme interne – non è possibile considerare un soggetto residente limitatamente ad una frazione dell’anno di imposta

Questo significa che un soggetto che trasferisce la propria residenza all’estero durante l’anno, sarà comunque considerato fiscalmente residente in Italia, se l’iscrizione all’Aire non ha riguardato un periodo di almeno 183 giorni nell’anno.

Classico caso è quello, ad esempio, del soggetto che trasferisce la propria residenza all’estero nella seconda metà dell’anno. In questo caso, al fine di stabilirne il Paese di residenza fiscale, è necessario valutare la sua situazione per tutto il periodo di imposta.

Se il trasferimento è intervenuto dopo che il soggetto ha maturato i requisiti per la residenza in Italia, egli continua ad essere tassato nello Stato anche per i redditi prodotti nel secondo periodo dell’anno.

Anno durante il quale è considerato residente all’estero, fatte salve le Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni.

Paesi Black List

Infine, su questo aspetto riteniamo utile ricordare, che come indicato nell’articolo 2, comma 2-bis, del DPR n. 917/86,

si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati nelle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori avente un regime fiscale privilegiato, individuati con decreto del Ministero delle finanze da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale

Gli Stati e i territori aventi regime fiscale privilegiato sono stati individuati con il Decreto Ministeriale del 14 maggio 1999 e con il Decreto Ministeriale del 27 luglio 2010 (c.d. Paesi Black List).

In questo caso diventa ancora più importante seguire le indicazioni che vi forniremo di seguito in merito agli accertamenti fiscali, in quanto, la Legge prevede che in caso di trasferimento della residenza in Paese Black List, l’onere della prova, per dimostrare l’effettiva residenza all’estero, sia a capo del contribuente stesso (e non in capo all’Amministrazione finanziaria, come di solito avviene).

Per approfondire: AIRE – Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero: guida all’iscrizione

Accertamenti dell’Agenzia delle Entrate

Negli ultimi anni l’attività di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, volta a contrastare possibili frodi o fonti di elusione derivanti dal trasferimento fittizio di residenza all’estero, simulato al solo fine di evadere la tassazione Italiana, si è notevolmente incrementata.

Non sono rari i casi, anche di personaggi famosi, che hanno simulato il proprio trasferimento all’estero, con il solo fine di non vedersi tassare in Italia i propri redditi.

Per questo motivo quando si vuole effettuare un trasferimento di residenza all’estero, improvvisare non serve a niente. E’ necessario affidarsi alla consulenza di professionisti esperti che possano consigliarvi la strada migliore da percorrere. Strada legata alla vostra situazione lavorativa e familiare, per evitare di incappare, o quanto mano avere i giusti strumenti per difendersi. Questo nel caso in cui dovesse arrivare un accertamento fiscale volto a verificare la vostra Residenza Fiscale.

Elementi di identificazione della residenza

Per evitare, o quanto meno per non avere problemi, in caso di accertamenti è opportuno tenere presenti quali sono gli elementi che gli accertatori andranno a verificare per vedere se la vostra Residenza Fiscale è effettivamente stata sposta all’estero.

In particolare, per quanto concerne il concetto di Residenza Fiscale, per l’Agenzia delle Entrate costituiscono elementi volti a considerare la presenza nel territorio dello Stato italiano, i seguenti:

  •  Disponibilità  di un’abitazione permanente, anche tenuta a disposizione;
  •  Presenza della famiglia;
  •  Accreditamento di propri proventi, anche conseguiti all’estero;
  •  Possesso di beni, anche mobiliari;
  •  Partecipazione a riunioni di affari;
  •  Titolarità di cariche sociali (amministratore, presidente del consiglio di amministrazione, sindaco, ecc);
  •  Sostenimento di spese alberghiere, iscrizioni a circoli o a club;
  • Organizzazione della propria attività direttamente o tramite soggetti che operano nel territorio dello Stato.

Centro degli interessi vitali

Ai fini dell’accertamento della residenza fiscale l’Agenzia delle Entrate, in pratica, andrà a reperire ogni elemento concreto a volto a comprovare interessi in Italia.

In particolare si tratta di interessi familiari ed economici. L’Agenzia andrà a verificare la presenza di legami familiari ed affettivi in Italia. Come ad esempio, la presenza del coniuge o dei figli in Italia. Allo stesso modo l’Agenzia verificherà la presenza di interessi economici che il soggetto ha in essere con l’Italia. Concretamente dovrà essere verificato l’interesse economico nel Paese e la possibile interesse affinché eventuali suoi capitali rientrino nello Stato italiano.

Deve inoltre essere accertata anche la volontà del soggetto di voler, in futuro, rientrare ed abitare in Italia.

Sono questi, appunto, gli accorgimenti da tenere in considerazione, quando si intende trasferirsi all’estero. Senza avere problemi di possibili accertamenti fiscali.

Ricordiamo che questo tipo di accertamenti trovano concreta applicazione soprattutto in caso di doppia residenza nel corso del periodo di imposta.

Per approfondire: Trasferimento della residenza all’estero: la guida

Residenza fiscale e redditi esteri: consulenza

Stai pensando anche tu di trasferirti all’estero? Vuoi fare le cose per bene ed evitare contestazioni fiscali?

Se hai bisogno di una consulenza su questo tema chiedici aiuto. Puoi farlo utilizzando l’apposito servizio di consulenza online dedicata ai redditi esteri e al trasferimento di residenza.

Potrai interagire direttamente con noi ed insieme troveremo la giusta soluzione per la tua situazione personale.

Se, invece, vuoi condividere con noi la tua esperienza, lasciaci un commento.

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38 comments

  1. Buongiorno, in merito agli elementi che identificano la residenza, come va considerata la permanenza di madre e padre in Italia, dal momento che sono celibe e facente parte di nucleo familiare autonomo da diversi anni, e a breve mi trafserirò all’estero senza redditi nè proprietà di alcun genere in Italia?

    Dovrei forse includere i genitori nel concetto di “presenza della famiglia” in Italia?? ..lo troverei alquanto strano…

    Grazie!

  2. In linea generale questo elemento da solo non è dirimente nel determinare la residenza fiscale, poi per una risposta più accurata bisogna analizzare la situazione nel suo complesso.

  3. Buongiorno,

    Sono un lavoratore dipendente in area extra-UE (Cina) dove risiedo per 11 mesi all’anno e dove pago regolarmente le imposte sul reddito. Tuttavia sono anche proprietario di un immobile in Italia (a seguito di donazione da parte dei miei genitori), lo stesso nel quale avevo la mia residenza in Italia era registrata, ma su cui non percepisco alcun reddito perche’ lasciato a disposizione di mio fratello.

    Volevo gentilmente chiedere se questo puo’ comportare problemi per quanto riguarda la residenza fiscale (sono regolarmente iscritto ad AIRE, non ho moglie o figli in Italia). Ho letto da molte fonti che la proprieta’ di mezzi o immobili in Italia e’ il primo criterio su cui le autorita’ italiane si basano per accertare la residenza fiscale dell’individuo in Italia. Puo’ questo comportare dei problemi?

    Grazie e saluti

  4. Il possesso di immobili in Italia da solo non è indice di residenza fiscale, bisogna vedere la situazione nel complesso. Da queste info non vedo problemi particolari. In ogni caso se vuole approfondire il tutto mi contatti attraverso il servizio di consulenza fiscale online dedicato.

  5. Buongiorno mi potrebbe gentilmente chiarire la mia situazione. Ho il domicilio da gennaio 2016 in Germania e lavoro con contratto indeterminato dal marzo 2017. Mia figlia e marito vivono in Italia in casa di mia proprietà. Sono obbligata a iscrivermi alk’Aires? Se si quali sono i vantaggi. Invece a quanto ho capito dal vostro testo comunque risultò fiscalmente residente in Italia quindi dichiarazione redditi da fare in Italia. Mi conferma? Grazie in anticipo della sua disponibilità

  6. Dalla sua situazione non ci sono dubbi che la sua residenza fiscale è in Italia. Per maggiori info, anche sulle modalità di tassazione del reddito estero che percepisce, mi contatti al servizio di consulenza fiscale online.

  7. Grazie mille per la sua celere risposta. approfitto per chiedere invece un chiarimento sulla situazione di mio fratello. Lui lavora da 14 mesi con contratto regolare, residenza in svizzera ma non ancora iscritto all’Aire. In Italia possiede l’usufrutto di un abitazione nella quale vive la figlia 19 anni che studia. domandone deve pare l’imu? E quale è la sua residenza fiscale ora che non è ancora iscritto all’Aires. E se si iscrive cambia la sua residenza fiscale? Grazie mille

  8. Per analizzare in dettaglio situazioni personali c’è l’apposito servizio di consulenza fiscale: “consulenza fiscale redditi esteri“.

  9. Buona sera , io e mio marito lavoriamo e viviamo in Germania gia da 20 anni . Siamo iscritti all’AIRE . Io sono propietaria di una casa in italia (Foggia) ereditata da mia madre. La casanon e’ affittata, e’ a nostra disposizione quando andiamo in ferie . La domanda e’ questa: devo pagare l’IMU come seconda casa? La ringrazio anticipatamente per una sua risposta.

  10. Certamente si, è abitazione a disposizione per la quale è dovuta l’Imu.

  11. Buonasera, ho la doppia cittadinanza italiana e francese e passo più o meno la metà del tempo in uno e la metà del tempo nell’altro paese. Sono iscritto all’anagrafe di entrambi i paesi, per essere considerato residente fiscale in Francia (dove ho i miei maggiori interessi patrimoniali) devo comunque iscrivermi all’AIRE (rinunciando all’anagrafe italiana)? Grazie.

  12. Un conto è la cittadinanza e un conto è la residenza fiscale. La residenza fiscale è sempre unica anche nei casi di doppia cittadinanza. Per capire quello che deve fare bisogna capire quali sono i suoi obiettivi. Se vuole ne parliamo in privato.

  13. Buongiorno. Mia figlia da due anni convive con il suo ragazzo a Londra, dove hanno un appartamento in affitto con contratto cointestato. Lavora a Londra tutto l’anno e saltuariamente torna in Italia a trovare i genitori. Ha presentato domanda di trasferimento della residenza in Regno Unito, ma non ha ancora ricevuto risposta, quindi è ancora iscritta all’anagrafe di un comune italiano. Nel 2017 ha iniziato a lavorare e ha percepito redditi dal suo datore di lavoro londinese, con il quale ha un regolare contratto di assunzione. Non possiede alcun bene e non ha alcun interesse economico in Italia. Mi pare inoppugnabile che il centro dei suoi interessi patrimoniali e sociali sia il Regno Unito. Deve presentare la dichiarazione dei redditi in Italia solo perché non si è ancora completata la pratica di trasferimento a Londra, oppure prevalgono gli elementi sostanziali? Grazie.

  14. Salve Andrea, per analizzare situazioni di carattere personale mi contatti in privaot per una consulenza.

  15. Avrei bisogno di chiederle un consiglii in privato.
    Grazie

  16. Mi contatti a questa mail [email protected]

  17. BUONGIORNO ..da settembre lavoro due giorni a settimana in costa azzurra dove ho una casa secondaria , la mia residenza fiscale e domiciliare resta pero in italia con marito e figli.
    Il reddito prodotto all estero gia tassato in francia subisce tassazione anche in italia?

  18. Certamente, dovrà tassare in Italia il reddito francese, ma potrà beneficiare di un credito di imposta. Le servirà in Italia un commercialista che possa farle la dichiarazione dei redditi tenendo conto di questi aspetti. Se vuole siamo a disposizione.

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