Trasferimento della residenza all’estero: la guida

Condivisioni

Trasferimento della residenza all’estero: ecco tutto quello che c’è da sapere per essere il regola con il Fisco italiano. Quali gli step da seguire quando ci si vuole trasferire all’estero restando in regola con la normativa fiscale. Tutti gli elementi che possono costituire profili probatori del trasferimento della residenza all’estero.

Non dirmi che non ha mai pensato di effettuare un trasferimento della residenza all’estero?

Se lo hai già fatto, oppure ci stai pensando è bene che tu tenga presenti, oltre gli aspetti economici, finanziari e personali di questo radicale mutamento di vita, anche i non trascurabili aspetti fiscali legati al trasferimento della residenza fiscale all’estero.

Il trasferimento della residenza fiscale delle persone fisiche rappresenta oggi una problematica sempre più in auge, anche perché il livello di pressione fiscale a cui si è giunti nel nostro Paese ha portato molti quantomeno a riflettere su di un possibile trasferimento verso l’estero.

Trasferirsi all’estero e cambiare vita è sicuramente il sogno di molti, ma per farlo con sicurezza è bene conoscere la normativa di riferimento. Oppure appoggiarsi a professionisti preparati, al fine di non trovarsi, dopo qualche tempo con spiacevoli sorprese dall’Amministrazione finanziaria italiana.

I problemi nello specifico sorgono nel momento in cui l’Amministrazione finanziaria potrebbe contestare l’effettività di tale trasferimento. Questo è sostanzialmente il punto fondamentale della questione, che riguarda appunto i profili probatori del trasferimento di residenza all’estero.

Infatti, un trasferimento della residenza all’estero effettuato con leggerezza, pur sempre senza dolo, può comportare spiacevoli inconvenienti di natura fiscale: spesso si ritiene che lavorando all’estero non si abbia alcun tipo di obbligo fiscale verso il nostro Paese, ma in realtà non è così semplice la questione.

Negli ultimi anni, infatti, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno incrementato la vigilanza sui soggetti che tentano fittiziamente di trasferire la propria residenza all’estero con l’intento di sottrarre materia imponibile alla tassazione italiana.

La pressione fiscale arrivata ormai alle stelle e le continue comunicazioni di accertamento da parte del Fisco hanno convinto molti contribuenti a tentare di spostare all’estero la propria residenza per beneficiare di una tassazione fiscale più favorevole rispetto a quella del nostro Paese. Bisogna però fare attenzione, per non ritrovarsi ad avere spiacevoli accertamenti fiscali.

La tassazione di un soggetto fiscalmente residente in Italia (ancorché lavori o viva all’estero) è infatti diversa da un soggetto fiscalmente non residente. Nel primo caso il contribuente è soggetto alla c.d. “worldwide taxation“, secondo la quale sono tassati in Italia i redditi ovunque prodotti dal contribuente in quell’anno solare, mentre nel secondo caso il soggetto non residente è tenuto a dichiarare in Italia, e quindi a tassare soltanto i redditi ivi prodotti.

Vediamo quindi, in questa guida, come effettuare correttamente il tuo trasferimento della residenza all’estero.

Sei pronto?! Si comincia!

Trasferimento della residenza

La residenza fiscale dei contribuenti

Per capire quale il modo giusto di procedere per evitare possibili contestazioni fiscali, bisogna innanzitutto ricordarsi il concetto di residenza fiscale, che si noti bene, diverge da quello conosciuto ai fini civilistici.

Ai fini delle imposte sui redditi, infatti, si considerano residenti in Italia (articolo 2 comma 2 del DPR n. 917/86) le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni sui 365), anche non continuativamente, vedono verificata una delle seguenti condizioni:

  1. Iscrizione all’anagrafe della popolazione residente. – ne consegue che è tassato sulla base del reddito mondiale anche colui che trasferisce la propria residenza all’estero, salvo si ricordi di cancellare la propria precedente residenza anagrafica italiana. Anche se viviamo da anni all’estero, ma ci siamo sempre dimenticati di cancellarci dall’anagrafe della popolazione residente in Italia, per lo Stato resteremo sempre cittadini residenti e quindi tenuti al pagamento delle imposte sui redditi;
  2. Individuazione nel territorio Italiano del proprio domicilio. – il domicilio fiscale rappresenta il centro principali dei propri affari e interessi, tuttavia l’elemento principale da prendere in considerazione è il centro dei propri affetti personali, cosicché, nel caso di contrasto tra legami economici e familiari, ai fini della determinazione del Paese di residenza del soggetto passivo, deve conferirsi prevalenza a questi ultimi. Si pensi ad esempio, al soggetto che lavora da anni all’estero, ma ha la moglie e i figli residenti nel nostro Paese;
  3. Individuazione nel territorio Italiano della propria residenza. – in questo caso la residenza coincide con la dimora abituale del soggetto. Se infatti, risultano intestate al soggetto passivo utenze domestiche nel nostro Paese è difficile che questi possa dimostrare di essere un residente all’estero.

Trasferimento di residenza fiscale

Il contribuente, quindi, che intenda effettuare il trasferimento della residenza fiscale in un Paese diverso dall’Italia, sapendo o ipotizzando di dover rendere conto all’Amministrazione finanziaria (nel caso di trasferimento in uno Stato a fiscalità privilegiata con onere probatorio a suo carico, ma anche in caso di accertamento con onere probatorio assolto dall’Amministrazione per contraddire tale assunto), può organizzare le proprie attività in modo da comprovare l’effettività del proprio trasferimento di residenza, e quindi svolgere a tale scopo un’opera di precostituzione della prova.

Effettività del trasferimento della residenza all’estero

A detta dell’Amministrazione finanziaria, il trasferimento della residenza anagrafica all’estero da parte di cittadini italiani si è rilevato un fenomeno in crescente aumento, soprattutto perché nella maggior parte dei casi la residenza viene trasferita in Paesi a fiscalità privilegiata, con l’esclusivo scopo di acquisire un indebito beneficio dal più favorevole regime impositivo dello Stato estero e di sottrarre all’imposizione progressiva in Italia i complessivi redditi ovunque prodotti.

Il Ministero delle Finanze, con la Circolare n. 304/E/1997, ha provveduto all’indicazione di alcune linee guida per l’attività di controllo nei confronti dei cittadini italiani emigrati all’estero e quindi per l’accertamento dei requisiti per la qualificazione di soggetto “fiscalmente residente” in Italia.

Nella circolare  sono illustrati i principi generali, in ordine al quadro normativo di riferimento, da tenere in considerazione al fine di verificare la sussistenza di elementi certi e concreti ai fini dell’accertamento dell’effettiva residenza fiscale in Italia, indipendentemente dalle risultanze anagrafiche. Essa dovrà quindi rappresentare un vademecum di base cui il soggetto trasferito all’estero dovrà fare riferimento.

Sul punto vedasi anche: “Liste selettive AIRE: controlli sui trasferimenti di residenza

Trasferimento di residenza all'estero

Iscrizione all’AIRE

Il primo adempimento che il contribuente deve fare per avvalorare il trasferimento della residenza fiscale all’estero è la propria cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente e la contestuale iscrizione all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE).

Tale adempimento rappresenta una condizione necessaria per far valere il trasferimento stesso, anche se, non sufficiente, poiché essa deve pur sempre corrispondere alla situazione effettiva.

L’iscrizione all’AIRE è un diritto/dovere del cittadino e costituisce anche il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di alcuni diritti (ad esempio, la possibilità di votare per elezioni politiche e referendum per corrispondenza nel Paese di residenza).

Devono iscriversi all’AIRE i cittadini che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi; allo stesso obbligo soggiacciono quelli che già vi risiedono, sia perché nati all’estero, sia per successivo acquisto della cittadinanza italiana a qualsiasi titolo.

Chi non deve iscriversi all’AIRE?

Non devono iscriversi all’AIRE: le persone che si recano all’estero per un periodo di tempo inferiore ad un anno; i lavoratori stagionali; i dipendenti di ruolo dello Stato in servizio all’estero, ai sensi delle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari rispettivamente del 1961 e del 1963; i militari italiani in servizio presso gli Uffici e le strutture della NATO dislocate all’estero.

Modalità di iscrizione

L’iscrizione all’AIRE è effettuata a seguito di dichiarazione resa dall’interessato all’Ufficio consolare competente per territorio entro 90 giorni dal trasferimento della residenza e comporta la contestuale cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente (APR) del Comune di provenienza.

All’apposito modulo di richiesta va allegata documentazione che provi l’effettiva residenza nella circoscrizione consolare (es. certificato di residenza rilasciato dall’autorità estera, permesso di soggiorno, carta di identità straniera, bollette di utenze residenziali, copia del contratto di lavoro, ecc.). La richiesta deve essere presentata personalmente; in caso contrario va altresì allegata una copia del documento d’identità del richiedente.

L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza. L’effetto più importante dell’iscrizione all’AIRE è che i soggetti iscritti in questa Anagrafe non sono tenuti a dichiarare in Italia i redditi prodotti all’estero, in quanto residenti momentaneamente in altri Stati nei quali svolgono con carattere di durevolezza la loro attività lavorativa. Come già detto, la sola registrazione all’AIRE non è di per se determinante per escludere la residenza fiscale in Italia.

AIRE da sola non è sufficiente

Ciò che infatti rileva è la circostanza che in Italia vi sia il domicilio, inteso come sede principale degli affari ed interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali. In sostanza, la mera cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente e la conseguente iscrizione all’AIRE non costituisce certamente elemento determinante per escludere il domicilio o la residenza nello Stato, ben potendo questi ultimi essere desunti con ogni mezzo di prova, anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici.

Si ricorda che non rileva il trasferimento della residenza fiscale all’estero sino a quando non risulti la cancellazione dall’Anagrafe di un Comune italiano.

Infatti il soggetto che ha stabilito la propria dimora abituale all’estero senza aver provveduto, anche per mera dimenticanza, alla cancellazione dall’Anagrafe dei residenti, è considerato per presunzione assoluta residente nel nostro Paese.

Per approfondire: AIRE: guida all’iscrizione

Il fascicolo probatorio del contribuente

Il secondo passo da effettuarsi, per dimostrare l’effettività del trasferimento della residenza, è costituito dalla precostituzione della prova atta a dimostrare, conformemente alla disciplina dell’articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86, l’effettività del trasferimento, oltre all’interruzione di significativi rapporti con lo Stato italiano.

Non sussiste alcun condizionamento in merito agli strumenti con cui attestare l’effettività del trasferimento di residenza, ferma restando l’esclusione del giuramento e della prova testimoniale. La prova che il contribuente deve raccogliere sarà sostanzialmente quella di natura documentale.

Si deve tenere in considerazione che l’Ufficio sarà obbligato ad effettuare una complessiva considerazione della posizione del contribuente alla luce delle prove da questo fornite, si tratterà quindi di una valutazione globale.

In ordine alla prova che il cittadino residente all’estero può fornire il legislatore non ha posto quindi alcun limite, lasciando dunque, la più ampia possibilità di difesa. Sarà quindi opportuno catalogare in maniera ordinata, possibilmente in ordine cronologico, la maggior massa di documentazione possibile atta a fornire la prova. Infatti, quest’ultima accortezza permetterà il controllo di un requisito fondamentale, quale è quello temporale, per avvalorare la non fittizietà del cambio di residenza.

Tra le due forme di prova documentale sarà possibile utilizzare anche l’atto pubblico, ma la prova che molto spesso darà evidenza dell’effettivo trasferimento sarà la scrittura privata, quindi, il ragionamento che l’Ufficio dovrà svolgere sarà necessariamente di tipo presuntivo.

Costruzione del fascicolo probatorio

Perciò, nella precostituzione del fascicolo sarà utile fare molta attenzione a che i documenti contengano elementi quanto più gravi, precisi e concordanti ai fini della prova che si vuole fornire e che ad un esame complessivo la massa documentale renda la situazione ivi documentata quanto più prossima all’incontrovertibile.

Da precisare che la prova della residenza deve comprendere sia il fatto oggettivo della stabile permanenza in quel luogo, sia l’elemento oggettivo della volontà di rimanervi, la quale, estrinsecandosi in fatti univoci che evidenziano tale intenzione, è normalmente compenetrata nel primo elemento.

Inoltre, affinché sussista il requisito dell’abitualità della dimora, non è necessaria la continuità o la sua definitività, essendo sufficiente che il soggetto presti attività lavorativa o svolga altre attività al di fuori del Comune di residenza (del territorio dello Stato) purché conservi in esso l’abitazione, vi ritorni quando possibile e mostri l’intenzione di mantenervi il centro delle proprie relazioni familiari e sociali.

E’ quindi assodato che la residenza non viene meno per assenze più o meno prolungate dovute ad esigenze di vita, studio, lavoro, etc. Si deve ricordare che il domicilio consiste principalmente in una situazione giuridica che, prescindendo dalla presenza fisica del soggetto, è caratterizzata dall’elemento soggettivo, cioé dalla volontà di stabilire e conservare in quel luogo la sede dei propri affari ed interessi.

Centro degli interessi vitali

L’inciso “affari ed interessi“, di cui all’articolo 43, comma 1, c.c., deve intendersi nel senso più ampio, e quindi comprensivo, non solo di rapporti di natura patrimoniale ed economica ma anche morali, sociali e familiari: in pratica, la determinazione del domicilio va dunque desunta alla stregua di tutti gli elementi di fatto che, direttamente o indirettamente, denunciano la presenza in un certo luogo di tale complesso di rapporti e il carattere principale che esso ha nella vita della persona.

Questa interpretazione è stata recepita dall’Amministrazione finanziaria che, riferendosi al caso di un soggetto iscritto all’AIRE ed esercente attività di lavoro autonomo all’estero, ha affermato che la residenza fiscale in Italia si concretizza qualora “la famiglia dell’interessato abbia mantenuto la dimora in Italia durante l’attività lavorativa all’estero” o, comunque, nel caso in cui “emergano atti o fatti tali da indurre a ritenere che il soggetto ha quivi mantenuto il centro dei suoi affari ed interessi“.

Devono, in definitiva essere considerati fiscalmente residenti in Italia i soggetti che, pur avendo trasferito la propria residenza all’estero e svolgendo la propria attività fuori dal territorio nazionale, mantengano, il centro dei propri interessi familiari e sociali in Italia.

Tutti e tre i requisiti ex articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86 devono risultare combinati con l’elemento temporale che è integrato dal perdurare delle situazioni giuridiche “per la maggior parte del periodo d’imposta” (183 giorni nell’arco di un anno solare, che diventano 184 qualora l’anno fosse bisestile).

Computo dei giorni di residenza

L’Amministrazione finanziaria ha precisato che il computo dei giorni ai fini della verifica della permanenza in Italia deve essere effettuato tenendo presente il numero di giorni di presenza fisica, anche non continuativi.

Per completezza si deve aggiungere che rientrano tra i soggetti passivi d’imposta residenti nel territorio dello Stato, e pertanto soggetti a tassazione, non solo le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile, ma anche “i cittadini italiani cancellati dalla Anagrafe della Popolazione Residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale“.

La ratio della disposizione si deve rinvenire nella volontà del legislatore di evitare che, attraverso i trasferimenti fittizi della residenza all’estero, vengano sottratti redditi imponibili al sistema fiscale nazionale. Lo strumento della presunzione consente, quindi, una diversa ripartizione dell’onere probatorio, evitando, in tal modo, che le risultanze di ordine meramente formale prevalgano sugli aspetti di ordine sostanziale.

In particolare, la disposizione si applica nei confronti di quei soggetti per i quali ricorrono, contemporaneamente, le seguenti condizioni: l’essere cittadino italiano, l’essersi cancellato dall’Anagrafe della Popolazione Residente, l’essere emigrato in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato.

trasferimento della residenza valigia

Strumenti di prova nel trasferimento della residenza

Se devi trasferirti all’estero, tieni presente che, se non scegli un Paese a fiscalità privilegiata, sarà l’Amministrazione finanziaria a dover provare la tua effettiva residenza in Italia. Tuttavia, è opportuno che tu ti muova per tempo, per farti trovare pronto nel caso in cui dovesse arrivare un accertamento nei tuoi confronti.

Ogni anno l’Agenzia delle Entrate effettua controlli su una lista di soggetti iscritti all’AIRE per verificare la loro effettiva residenza all’estero. Per fare chiudere in fretta l’accertamento è opportuno costituire un fascicolo documentale volto a provare la tua residenza all’estero.

Prove di natura documentale

Per farlo puoi utilizzare ogni mezzo di prova di natura documentale o dimostrativa idoneo a stabilire, secondo i criteri dettati dalla stessa Amministrazione finanziaria:

  • La sussistenza della dimora abituale nel Paese estero;
  • La sussistenza della dimora abituale nel Paese estero del coniuge e dei figli;
  • La residenza nel Paese estero del coniuge e dei figli;
  • L’iscrizione e l’effettiva frequenza dei figli presso istituti scolastici di formazione del Paese estero;
  • Lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo, stipulato nello stesso Paese estero;
  • L’iscrizione ad associazioni o circoli sportivi o ricreativi nel Paese estero da parte del soggetto trasferito o dei familiari;
  • L’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità;
  • La stipula di contratti di acquisto o locazione di immobili residenziali, adeguati ai bisogni abitativi nel Paese di immigrazione;
  • L’esistenza di fatture o ricevute di erogazione di acqua, gas, luce, telefono e di altri canoni tariffari, pagati nel Paese estero;
  • La titolarità nel Paese estero di un conto corrente e la movimentazione dello stesso;
  • La titolarità di partecipazioni o strumenti finanziari del Paese estero;
  • La movimentazione a qualsiasi titolo di somme di denaro o di altre attività finanziarie nel Paese estero;
  • L’eventuale iscrizione nelle liste elettorali del Paese di immigrazione;
  • In presenza di immobili sia in Italia che all’estero, la rilevazione dalle utenze di consumi minimi nel nostro Paese e consistenti all’estero;
  • L’assunzione di incarichi in società estere;
  • La titolarità nel Paese estero della proprietà di auto o altri mobili registrati;
  • La titolarità nel Paese estero dell’assicurazione auto e di parcheggi per i residenti;
  • La corresponsione dell’abbonamento TV e di una tassa assimilabile all’Imu nel Paese di immigrazione.

Utilizzo di mezzi documentali

L’elencazione non è ovviamente esaustiva, ma al fine della prova della residenza può essere utilizzato qualsiasi mezzo idoneo a provare l’effettivo trasferimento.

Di contro, questi elementi servono anche a provare la mancanza nel nostro Paese di significativi e duraturi rapporti di carattere economico, familiare, politico e sociale, culturale e ricreativo (c.d. “centro degli interessi vitali“).

Quindi ai fini della compliance e della precostituzione della prova in caso di trasferimento della residenza fiscale è utile la cessazione dei suindicati rapporti con l’Italia o, qualora continuino a sussistere in maniera attenuata, provvedere a renderli quanto più possibile meno apparenti.

Mancanza di collegamento con l’Italia

Ove possibile e necessario, dovrai raccogliere ogni elemento probatorio di natura dimostrativa-documentale atto a fornire la prova negativa della sussistenza di elementi di collegamento con l’Italia, quindi ad esempio:

  • Della residenza italiana del coniuge o dei figli;
  • Della presenza di unità immobiliari tenute a disposizione nel nostro Paese;
  • Dell’esistenza di atti di donazione effettuati in Italia;
  • Dell’esistenza di movimentazione a qualsiasi titolo di somme di denaro o di altre attività finanziarie in Italia;
  • Della titolarità di conti correnti alimentati con accrediti di ogni genere;
  • Dell’esistenza di atti di compravendita effettuati in Italia a proprio nome o per interposta persona;
  • Dell’assunzione di incarichi in società italiane;
  • Della titolarità in Italia del diritto di proprietà (ma anche possesso) di veicoli o altri mobili registrati;
  • Dell’iscrizione nel nostro Paese a circoli o clubs;
  • Dell’organizzazione della propria attività e dei propri impegni direttamente o attraverso soggetti operanti sul territorio italiano.

In definitiva, ne deriva che in questi casi è necessario fornire la piena dimostrazione della perdita di ogni significativo collegamento con lo Stato italiano e la parallela controprova di una reale e duratura localizzazione nel Paese estero.

Mancanza di criteri di collegamento

La sussistenza degli elementi utili a provare il trasferimento della residenza all’estero di un soggetto e la mancanza di quelli atti a realizzare un collegamento col nostro Paese dovranno quindi essere valutati e ponderati, tenendo bene presente che la valutazione di essi svolta dall’Amministrazione finanziaria dovrà comportare una complessiva considerazione della posizione del contribuente alla luce delle prove fornite.

Ciò significa che un soggetto la cui situazione integri più elementi utili e rilevanti al fine di provare il proprio trasferimento in uno Stato estero, non necessariamente sarà tenuto ad eliminare ogni collegamento con l’Italia.

A maggior ragione se tale collegamento è particolarmente tenue, come potrebbe essere ad esempio la locazione di un immobile per un mese nel periodo estivo, oppure l’iscrizione ad un circolo sportivo in Italia.

La valutazione da farsi, e che in concreto l’Amministrazione finanziaria andrà ad eseguire, sarà afferente la prevalenza. Nel senso che si dovrà valutare se prevalgono gli elementi di collegamento con lo Stato estero di cui si assume essere effettivamente residenti, oppure prevalgono gli elementi di collegamento con l’Italia.

Consigli per trasferirsi all’estero in modo sicuro

E’ indubbio che sono sempre più gli italiani che scelgono di fissare all’estero la propria residenza fiscale, spinti da motivi economici, lavorativi o personali, oppure semplicemente per minimizzare il gravoso carico fiscale presente nel nostro Paese.

Purtroppo però, tale fattispecie, allorché il trasferimento sia soltanto fittizio, costituisce una delle principali tipologie di evasione fiscale internazionale. Così come sottolineato dall’Amministrazione finanziaria nella Circolare n. 257/E/2013.

Per questo motivo è opportuno aderire quanto più possibile alla compliance normativa sopra delineata, cercando di portare a vostro favore quanti più elementi probatori possibili.

Procedura per il trasferimento di residenza all’estero

Nel caso in cui tu sita per effettuare il trasferimento della residenza, per lavoro o anche solo per avventura, all’estero, per periodi più o meno lunghi, ricordati che è necessario seguire una precisa procedura. L’obiettivo è quello di non incorrere in spiacevoli inconvenienti di natura fiscale.

Procedura che possiamo così sintetizzare:

  • Affidarsi a professionisti in campo fiscale. – Chi intende andarsene dal nostro Paese per cercare fortuna all’estero non vuole certamente avere noie con il Fisco italiano. Per questo è importante che tu non improvvisi. E’ fondamentale chiedere la consulenza di un dottore commercialista esperto nel settore che sappia indirizzarti analizzando la tua situazione personale, specialmente se hai una partita Iva o una società ancora attiva in Italia;
  • Cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente. – Ricordati che fino a quando non ti cancelli dall’anagrafe della popolazione residente, anche se risiedi da tempo all’estero, per il Fisco italiano sei ancora considerato residente fiscalmente in Italia, con tutti gli obblighi dichiarativi conseguenti;
  • Iscriversi all’AIRE. – Conseguenza inevitabile del punto precedente è l’iscrizione tra l’anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero. Dal momento in cui sarà in vigore questa iscrizione, per il Fisco italiano sarai ufficialmente residente all’estero. Quindi tenuto a dichiarare in Italia soltanto i redditi ivi prodotti;
  • Dichiarazione dei redditi. – Ricordati che se mantieni in Italia redditi, o immobili, i redditi percepiti devono comunque essere soggetti a tassazione italiana, quindi è necessario presentare la dichiarazione dei redditi;
  • Gli spostamenti in Italia. – Il Fisco italiano tende a effettuare molti controlli al fine di smascherare soggetti che fingono di effettuare il trasferimento della residenza all’estero, al solo fine di evadere la tassazione fiscale italiana. Per questo tenere traccia di ogni tuo spostamento o soggiorno in Italia diventa fondamentale per dimostrare che risiedi effettivamente all’estero per la maggior parte del periodo d’imposta.

Trasferimento della residenza consulenza

La mia consulenza

In tutti questi casi, se stati programmando il tuo trasferimento della residenza all’estero, per lasciare l’Italia in maniera stabile e duratura, non devi commettere l’errore di trascurare l’attenta valutazione degli aspetti fiscali legati a questa tua nuova scelta di vita.

Anzi, programmare il trasferimento dal punto di vista fiscale sarà uno degli aspetti più impegnativi su cui dovrai concentrarti, ma se fatto con i giusti accorgimenti ti permetterà di stare tranquillo in caso di eventuali successivi controlli dell’Amministrazione finanziaria.

Se hai trovato interessante questo articolo che ho realizzato sicuramente ti sarà utile approfondire anche gli argomenti che ho affrontato in questi due ulteriori contributi:

Trasferimento di residenza all’estero: 3 regole indispensabili da seguire

Assistenza sanitaria per gli iscritti all’AIRE: la guida

Infine, se stai già programmando il tuo trasferimento di residenza all’estero, oppure se vivi già all’estero ma non sei sicuro di aver seguito la giusta procedura, non indugiare, chiedimi una consulenza personalizzata.

Con l’apposito servizio di consulenza online potrai consultati direttamente con me, via mail o telefono. Insieme risolveremo i tuoi dubbi. Ti aiuterò a sistemare la tua posizione fiscale con l’Italia. Contattami!

25 comments

  1. Articolo ben fatto, ma l’argomento principale rimane sempre il trasferire all’estero la propria attività lavorativa, molte indicazioni sono applicabili per analogia anche ai pensionati all’estero, ma manca una precisa indicazione riguardo appunto i pensionati italiani che si trasferiscono all’estero proprio per evitare la doppia imposizione fiscale e chiedere ovviamente quella del paese prescelto per defiscalizzare in quanto più vantaggiosa.
    Sarebbe auspicabile un intervento giuridico specifico per i pensionati.
    Grazie Pompilio Petrelli

    • Fiscomania

      Non ho affrontato il tema dei pensionati all’estero. La ringrazio per l’idea, la posso sviluppare per un prossimo contributo.

  2. Faccio seguito al commento del Sig. Pompilio Petrelli. Da più fonti risulterebbe che un pensionato pubblico (ex Inpdap ora INPS), non possa evitare la doppia tassazione trasferendo la residenza all’estero, nonostante l’art.18 della Convenzione tra lo Stato italiano e quello ospitante, ad esempio quello spagnolo.
    Grazie.

  3. Buonasera,
    trasferimento per lavoro in Polonia di dipendente ryanair, sede Dublino, dal novembre del 2016, che continua a mantenre residenza in Italia…
    Per i 2 mesi del 2016 occorre presentare modello unico in Italia? Di fatto sono meno di 183 gg …
    Se nel corso del 2017 si otterra’ trasferimento bisognera’ iscriversi all’AIRE anche se il periodo sara’ inferiore all’anno? E, soprattutto, l’iscirzione all’AIRE comporta la cancellazione della residenza in Italia?

  4. Salve,
    io sono residente all’estero insieme alla mia famiglia. Possiedo un immobile in Italia dato in locazione (pago la cedolare secca in Italia).
    Essendo disoccupato all’estero, vorrei seguire dei corsi in un’università telematica italiana (dovrei fare solo gli esami in Italia). La AdE potrebbe spostare il centro principale degli interessi in Italia?

    Grazie

    • Fiscomania

      Dipende da quanto tempo trascorrerà in Italia.

      • In pratica sono gli esami per acquisire i 24 crediti formativi per poter fare il concorso per insegnanti.
        Gli esami si terrebbero tutti nello stesso giorno.
        Per cui starei in Italia 3-4 giorni in totale.

      • Inoltre, essendo disoccupato cosa potrebbero contestarmi? La mancata compilazione del quadro RW?
        Nel qual caso potrei fare l’acquiescenza è pagare solo 1/3 della sanzione. Se contestato su più anni potrei chiedere il cumulo giuridico.
        Ammesso che non riesca a fare il ravvedimento, visto che comunque i redditi li denuncio.

  5. Buongiorno, sono un pensionato Inps, ed ho firmato un contratto a tempo indeterminato in Inghilterra.
    Mi sono trasferito in UK, ma non la mia famiglia che e’rimasta in Italia. Sono iscritto all’Aire.
    Pago dunque le tasse in Italia relative alla mia pensione e casa, ed in Uk per cio’ che riguarda il mio nuovo lavoro( sono tassato alla fonte.
    La mia domanda e’: devo pagare ulteriori tasse in Italia in relazione alle tabelle di retribuzione convenzionale?

    Cordiali saluti

    Luca Anedda

    • Fiscomania

      Le imposte si pagano in relazione alla propria residenza fiscale. Per rispondere alla sua domanda per prima cosa deve essere individuata la sua residenza fiscale e poi si può capire come deve avvenire la tassazione dei redditi che ha percepito. Se vuole può usufruire del nostro servizio di assistenza fiscale online.

  6. Salve sono residente aire (paese area UE) con decorrenza ott2016 (ricevuta comunicazione a feb/mar2017). Ora che ho certezza di rimanere nel nuovo paese, voglio chiudere dei conti/libretti in Italia e spostare tutto nel nuovo paese. Nel 2018, nella dichiarazione redditi all’estero relativo anno, 2017(sarò residente fiscalm solo qui), dovrò dichiarare nel nuovo paese estero interessi di conti/libretti/etc italiani e pagare le giuste tasse sugli interessi.
    1)leggendo in internet ho notato che ho obbligo di comunicare a banca italiana nuova residenza estero. E’ vero? C’è un limite di tempo per farlo e cosa posso fare se ho dimenticato di farlo?
    2)qui all’estero, ho capito che potrei richiedere a loro (finanze estero) di produrre un documento dove poi presentandolo in banca in Italia, verrei tassato 15% sugli interessi dei conti e poi quando farei la dichiarazione dei redditi qui all’estero, pagherei la parte restante.
    Considerato i pochi interessi che ormai si hanno per conti/libretti/buoni in Italia e considerando la burocrazia ( per comunicare cambio indirizzo e tassazione agevolata al 15%) é un obbligo chiedere questo documento qui all’estero? e se non presento questo documento (tassazione 15%), mi pare di aver capito che oltre a pagare il 26% sugli interessi in Italia (direttamente alla fonte), poi anche qui all’estero dovrei pagare in base alla legislazione locale senza ‘scontare’ quelli gia pagati In italia. Giusto?

    Cordiali saluti

    • Fiscomania

      Salve Roger, per quesiti di carattere personale che richiedono una vera e propria consulenza può usufruire del nostro servizio di consulenza fiscale online dedicato a questi argomenti. Potrà avere risposta a tutti i suoi dubbi, e se sceglierà anche la consulenza telefonica potrà parlare direttamente con me per chiarire ogni suo dubbio.

  7. Buongiorno, complimenti per la chiarezza nel rispondere.
    Espongo il mio caso:
    sono un pensionato INPS, con moglie pensionata Ex INPDAP e figli non a carico, tutti residenti in Italia.
    Avrei desiderio di trascorrere, da solo, i prossimi 10 anni in Portogallo nei termini previsti (contratto affitto annuale estero, ccb estero, utenze estere, iscrizione all’AIRE, cancellazione dall’anagrafe italiana, permanenza all’estero di almeno 183 gg/anno).
    Rimanendo il legame affettivo e familiare in Italia, immagino che l’Agenzia delle Entrate possa effettuare un accertamento e chiedermi di pagare a ritroso le tasse sulla pensione percepita lorda all’estero. Per provare il contrario, volendo rimanere pensionato, è bastevole la sottoscrizione di titoli finanziari esteri e l’iscrizione a qualche corso di studi o circolo sportivo/ricreativo estero?
    Eventuali bonifici bancari a favore della famiglia dal Portogallo dovranno essere dichiarati dai beneficiari in Italia? Quale tassazione verrebbe loro applicata?
    Trascorsi i dieci anni, al mio rientro, con residenza nuovamente italiana, devo dichiarare l’eventuale trasferimento di valuta da estinzione del conto estero?
    Se si, quale aliquota di tassazione verrebbe applicata?
    Grazie per il vostro gradito parere.

    • Fiscomania

      Grazie per i complimenti Paolo. Assolutamente no, in una situazione come quella che mi espone l’Agenzia delle Entrate avrebbe tutti gli strumenti per riportare in Italia la sua residenza fiscale, con tutte le conseguenze del caso. Non troverebbe esimenti o scappatoie. Per maggiori info può avvalersi del nostro servizio di consulenza fiscale online dedicato.

  8. Buongiorno,
    sono oggi un pensionato che ha lavorato quasi sempre all’estero. Per il fatto di avere la residenza all’estero mi hanno tolto l’assistenza sanitaria ed il medico di base. Mi chiedevo, visto che pago i contributi in Italia se posso chiedere la defiscalizzazione sulla pensione. Sono iscritto all’Aire da molti anni, ho una compagna in marocco dalla quale ho avuto una figlia e attualmente sono separato da mia moglie. Cosa posso fare per chiedere la defiscalizzazione e a chi posso rivolgermi.
    Grazie
    Pietro Stasi

    • Fiscomania

      La defiscalizzazione si chiede presentando istanza all’Inps. Ne parlo in questo articolo: Pensione all’estero: regime di tassazione. Qui trova tutte le info, altrimenti siamo a disposizione per una consulenza.

      • Credo che prima di presentare l’istanza bisogna essere assisiti da un esperto. Oltre all’istanza che cosa bisogna dimostrare oltre all’iscrizione allEire. In particolare io ho una compagna Marocchina da cui ho avuto una figlia quindi quando sono in Marocco sono a casa sua ,in Italia non ho nessuna proprieta’ nessun interesse.Fino a questo momento sono andato avanti così ;ma visto che mi hanno tolto l’assistenza sanitaria ed il medico di basr e quindi devo pagare tutto ho deciso di chiedere la defiscalizxaxione

        • Fiscomania

          Per capire se può chiedere la defiscalizzazione bisogna prima capire che tipo di pensione percepisce. Se vuole mi contatti per una consulenza in merito.

  9. Salve, vorrei espatriare in UK alla fine della conclusione del mio contratto lavorativo il 30/06/2018, sicuramente in UK produrrò redditi! Mi conviene iscrivermi subito all’Aire? Io ho le spese dell’affitto da riprendermi il 19% in detrazione. Iscrivendomi a Luglio all’AIRE nel 730/2019 redditi 2018 posso presentare il 730 con i soli redditi prodotti in Italia e scalare le spese sostenute in Italia, iscrivendomi subito all’AIRE? Comprendo che ci siano le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni e i crediti d’imposta esteri, ma se si possono evitare spostando il prima possibile la residenza fiscale sarebbe meglio!
    Cordiali saluti

    • Fiscomania

      Per quesiti di carattere personale c’è il servizio di consulenza fiscale online dedicato. Riceverà la mia risposta via mail e a seconda del servizio prescelto fisseremo un appuntamento telefonico per chiarire ogni suo dubbio.

  10. buongiorno
    sono residente in Germania iscritto AIRE ed attualmente ho un contratto di lavoro tedesco, vorrei cambiare lavoro ed essere assunto da un azienda italiana. dovendo essere il mio un contratto di home office (in germania) che regime fiscale devo seguire? l’azienda italiana per potermi assumere come impiegato con sede di lavoro germania (home office) deve applicare qualche speciale modalità per il contratto lavorativo?
    saluti Alberto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condivisioni