Certificazioni dei sostituti d’imposta: le sanzioni

Condivisioni

Come correggere eventuali errori e/o omissioni nelle certificazioni rilasciate dai sostituti di imposta? Quali sono le sanzioni amministrative applicabili ?Quando è possibile applicare l’istituto del ravvedimento operoso in tali situazioni? Tutte le risposte in questo contributo.

I sostituti di imposta sono tenuti ogni anno a certificare al soggetto sostituito molteplici tipologie di pagamenti fiscali effettuati per conto di quest’ultimo. Tutte questi tipi di certificazione vengono riepilogati nel modello di Certificazione Unica, che ogni anno il sostituto è chiamato ad inviare ai vari soggetti percipienti e a trasmettere all’Agenzia delle Entrate. Nel presente contributo andremo ad analizzare quali sono le sanzioni connesse alle violazioni in tema di certificazioni dei sostituti di imposta e le varie possibilità offerte legate all’utilizzo del ravvedimento operoso.

Le certificazioni dei sostituti di imposta

Le certificazioni dei sostituti di imposta vengono emesse al fine di attestare l’avvenuta applicazione di ritenute o imposte sostitutive previste dalla legge da parte di un soggetto non titolare del reddito erogato, attraverso il meccanismo del “sostituto di imposta“: nel nostro ordinamento il sostituto di imposta è un soggetto che per legge è chiamato a sostituirne un’altro (il contribuente sostituito) nei rapporti con l’Amministrazione finanziaria, trattenendo le imposte dovute dai compensi, o altri redditi erogati versandole all’Erario.

Le principali tipologie di redditi o compensi soggetti a ritenuta sono sostanzialmente ascrivibili alle seguenti categorie:

  • Redditi di lavoro autonomo e assimilati, ai sensi dell’articolo 25 DPR n. 600/73;
  • Redditi di lavoro dipendente e assimilati, ai sensi degli articoli 23 e 24 DPR n. 600/73;
  • Redditi di capitale e utili di partecipazione, articoli 26  e 27 DPR n. 600/73;
  • Altri redditi soggetti a ritenuta di acconto.

Il sostituto deve predisporre una dichiarazione, il modello 770, per riportare i dati dei percipienti e le ritenute applicate ed operate, distintamente in ragione della tipologia di reddito. Tutte le ritenute applicate devono essere oggetto di certificazione da parte del sostituto di imposta entro il 28 febbraio dell’anno seguente a quello di applicazione delle ritenute, ai sensi dell’articolo 4, commi 6-ter e 6-quater, del DPR n. 322/98. Per effetto di tali disposizioni i sostituti di imposta devono rilasciare, entro il 28 febbraio di ogni anno, ai contribuenti cui hanno corrisposto somme e valori soggetti a ritenuta alla fonte, specifiche certificazioni.

In attuazione di queste disposizioni è stato emanato il Provvedimento Agenzia delle entrate, Prot. n. 7786/2016, il quale ha:

  • Istituito un modello di certificazione Unica, da rilasciare in duplice copia al contribuente unitamente alle informazioni per il contribuente contenute nel Capitolo 3 delle istruzioni per la compilazione, entro i termini previsti dall’articolo 4, comma 6-quater, del DPR n. 322/1998 (28 febbraio di ciascun anno); la Certificazione Unica è utilizzata per attestare:
    • L’ammontare complessivo dei redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati assoggettati a tassazione ordinaria, a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta e ad imposta sostitutiva;
    • L’ammontare complessivo dei redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi;
    • L’ammontare complessivo delle provvigioni comunque denominate per prestazioni, anche occasionali, inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento d’affari, nonché provvigioni derivanti da vendita a domicilio di cui all’articolo 19 del D.Lgs. n. 114/98, assoggettate a ritenuta a titolo d’imposta, cui si sono rese applicabili le disposizioni contenute nell’articolo 25-bis del DPR n. 600/73;
    • L’ammontare complessivo dei compensi a seguito di procedure di pignoramenti presso terzi di cui all’articolo 21, comma 15, della Legge n. 449/97;
    • L’ammontare complessivo delle somme erogate a seguito di procedure di esproprio di cui all’articolo 11, della Legge n. 413/91;
    • L’ammontare complessivo dei corrispettivi per prestazioni relative a contratti d’appalto per cui si sono rese applicabili le disposizioni contenute nell’articolo 25-ter del DPR n.600/73,
    • L’ammontare complessivo delle indennità corrisposte per la cessazione di rapporti di agenzia, per la cessazione da funzioni notarili e per la cessazione dell’attività sportiva quando il rapporto di lavoro è di natura autonoma.
  • Disciplinato le certificazioni da rilasciare da parte degli intermediari ai contribuenti che non hanno optato, per i redditi diversi di natura finanziaria, per il “regime di risparmio amministrato” di cui all’articolo 6 o del “risparmio gestito” di cui all’articolo 7 del D.Lgs. n. 461/97. Il Provvedimento precisa in proposito che, qualora non sia esercitata la facoltà di opzione di cui sopra, i notai, gli intermediari professionali, le società e gli enti emittenti, che comunque intervengono, anche in qualità di controparti, nelle cessioni e nelle altre operazioni che possono generare redditi diversi di natura finanziaria di cui all’articolo 67, comma 1, lettere da c) a c-quinquies), del Tuir, rilasciano alle parti, una certificazione contenente i dati identificativi del contribuente e delle operazioni effettuate. In tal caso, la certificazione deve recare l’indicazione delle generalità e del codice fiscale del contribuente, la natura, l’oggetto e la data dell’operazione, la quantità delle attività finanziarie oggetto dell’operazione, nonché gli eventuali corrispettivi, differenziali e premi. Da quanto esposto risulta che non è stato approvato alcun specifico modello per certificare al contribuente i redditi assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva diversi da quelli sopra elencati, per i quali si ritiene sia ancora applicabile il disposto dell’articolo 8 del D.M. 9 gennaio 1998.

Per le certificazioni di categorie reddituali diverse da quelle sopra indicate ed in particolare: gli interessi e gli altri redditi di capitale (diversi dai dividendi e proventi equiparati); le operazioni che possono generare capital gain rientranti nel “regime della dichiarazione“; gli altri redditi diversi o d’impresa, soggetti a ritenuta, non è invece previsto un apposito modello. Pertanto il sostituto di imposta può avvalersi di una certificazione in forma libera, purché la stessa sia rispettosa dei requisiti indicati dall’articolo 8 del D.M. 9 gennaio 1998.

Invio delle certificazioni all’Agenzia

Le certificazioni dei sostituti di imposta devono essere inviate in modalità telematica all’Agenzia delle Entrate, ai sensi del articolo 4, comma 6-quinques del DPR n. 322/98, sul modello approvato dal Provvedimento n. 7786/2016. In particolare devono essere inviate all’Agenzia delle entrate le Certificazioni Uniche di cui al comma 6-ter del DPR n. 322/98, comprese quelle riguardanti le tipologie reddituali per le quali non è prevista la predisposizione della dichiarazione precompilata di cui all’articolo 1 del D.Lgs. n. 175/14. Trattasi quindi dei dati utili per la predisposizione della c.d. “dichiarazione precompilata“, ma anche di tutti gli altri dati stabiliti con il provvedimento amministrativo di approvazione dello schema di Certificazione Unica.

In pratica i sostituti di imposta sono tenuti a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate, entro il 7 marzo dell’anno successivo a quello in cui le somme sono stati corrisposte i dati, presenti nelle certificazioni e relativi alla sola casistica: dei redditi di lavoro dipendente ed assimilati; dei redditi di lavoro autonomo; delle provvigioni; dei redditi diversi (non di quelli di natura finanziaria) nonché dei contributi previdenziali e assistenziali. Restano quindi esclusi dall’obbligo di invio telematico, le seguenti ulteriori fattispecie: utili ed agli altri proventi equiparati corrisposti, che vanno indicati nei quadri SI e SK del modello 770 ordinario; gli interessi e gli altri redditi di capitale (diversi dai dividendi e proventi equiparati) che vanno indicati, a seconda dei casi, nei quadri SF, SL, SM, SQ, SG, SP e ST del modello 770 ordinario e nel quadro RZ del modello Unico S.C.; le operazioni che possono generare capital gain rientranti nel “regime della dichiarazione“, che vanno indicate nel quadro SO del modello 770 ordinario.

Sanzioni per le violazioni in tema di certificazioni

Possiamo riassumere, quindi, che incombono, in capo al sostituto di imposta, i seguenti obblighi: la predisposizione e la consegna della certificazioni, entro il 28 febbraio; solo per la Certificazione Unica di cui all’articolo 4, comma 3-bis del DPR n. 322/98, l’invio telematico dei dati alcuni dei quali utili per la predisposizione da parte di quest’ultima, della c.d. “dichiarazione precompilata“. Nel caso in cui in questa procedura si verifichino eventuali errori od omissioni è necessario applicare il seguente regime sanzionatorio:

  • Mancata o tardiva consegna delle certificazioni o rilascio di certificazioni con dati incompleti o non veritieri (sanzione applicabile alla totalità delle fattispecie): sanzione amministrativa da €. 250 a €. 2.000, per ogni violazione;
  • Omessa, tardiva o errata trasmissione in via telematica delle certificazioni (sanzione applicabile alle sole certificazioni oggetto di CU): sanzione amministrativa, in deroga, pari a €. 100 per ogni certificazione, con un massimo di €. 50.000 per sostituto di imposta.

Applicabilità del ravvedimento operoso

Vediamo adesso, per ciascuna delle due fattispecie sanzionatorie sopra indicate quali sono i termini e le modalità di applicazione del ravvedimento operoso al fine di sanare in form autonoma l’omissione o l’errore commesso dal sostituto di imposta.

Trasmissione all’Agenzia delle entrate delle Certificazioni Uniche

Per quanto riguarda la trasmissione all’Agenzia delle Entrate delle Certificazioni Uniche l’Amministrazione finanziaria ha avuto modo di precisare:

  • Con la Circolare n. 6/E/2015: che i sostituti d’imposta possono correggere eventuali errori nella trasmissione delle Certificazioni Uniche, senza incorrere nella specifica sanzione prevista (i.e. €. 100 per ogni certificazione), solo entro i cinque giorni successivi alla scadenza prevista (7 marzo); che resta in ogni caso fermo l’obbligo di trasmettere comunque la certificazione corretta anche dopo questa scadenza; non è possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso in quanto la tempistica per l’invio delle Certificazioni Uniche (7 marzo) è funzionale al loro utilizzo per l’elaborazione della c.d. “dichiarazione precompilata” da rendersi disponibile ai contribuenti entro il 15 aprile (termine non compatibile con i tempi normativamente previsti per il ravvedimento);
  • Con la Circolare n. 12/E/2016: che l’invio delle Certificazioni Uniche che non contengono dati da utilizzare per l’elaborazione della dichiarazione precompilata potrà avvenire anche successivamente al 7 marzo e senza l’applicazione di sanzioni perché entro il termine di presentazione dei quadri riepilogativi (ST, SV, SX, SY) del modello 770.

Si ritiene che quanto disposto con la Circolare n. 6/E/2015 possa riguardare esclusivamente le certificazioni finalizzate alla predisposizione della c.d. “dichiarazione precompilata” cioè dei redditi che devono essere indicati nel modello 730 dei lavoratori dipendenti e pensionati. Il secondo chiarimento (Circolare n. 12/E/2016) è una proroga, per la presentazione tardiva delle certificazioni relative a casistiche diverse da quelle finalizzate alla predisposizione della c.d. “dichiarazione precompilata“: per tali fattispecie specifiche, cui è prevista la trasmissione all’Agenzia delle entrate dei dati, è possibile, senza sanzioni per il sostituto, la trasmissione dei dati entro il termine della presentazione del modello 770 (31 luglio).

Certificazione da rilasciare al contribuente da parte del sostituto di imposta

Quanto sopra esposto riguarda unicamente la trasmissione della Certificazione Unica all’Agenzia delle entrate. Per quanto riguarda, invece gli altri obblighi di certificazione al contribuente (utili e altri proventi equiparati corrisposti, interessi e altri redditi di capitale (diversi dai dividendi e proventi equiparati), operazioni che possono generare capital gain rientranti nel “regime della dichiarazione“, altri redditi diversi o d’impresa, soggetti a ritenuta), sarà solamente possibile l’applicazione della sanzione amministrativa prevista dall’articolo 11, comma 1, lettera a), per mancata o tardiva consegna delle certificazioni o rilascio di certificazioni con dati incompleti o non veritieri del D.Lgs. n. 471/97 e quindi l’applicazione di una sanzione da €. 250 a €. 2.000 per ogni violazione. Violazione che può beneficiare del ravvedimento operoso in ipotesi di tardiva comunicazione o nuovo invio rettificativo della originaria comunicazione. Peraltro non si ha esperienza di concrete applicazioni di queste sanzioni.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condivisioni