Partita Iva inattiva: quali conseguenze?

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Sei un freelance e hai intenzione di aprire partita Iva ma ti stai chiedendo cosa succede nell’ipotesi in cui i tuoi piani non andranno come hai sperato: cosa succede se apro partita Iva e non fatturo niente? Ci sono delle conseguenze? In questo articolo daremo una risposta alle ipotesi di partita Iva inattiva.

Cosa succede se si apre partita Iva e non si riesce a generare fatturato?

Questa domanda mi viene rivolta molto spesso dai lettori. Per questo ho deciso di dedicare questo articolo per spiegare quali sono le conseguenze di una partita Iva inattiva.

Spesso quando ci si accinge a voler aprire partita Iva si hanno un milione di dubbi sia sui costi da sostenere che sulle conseguenze alle quali si potrebbe andare incontro nel momento in cui, malauguratamente, non si riesca a generare fatturato.

Per chiarire bene le idee è opportuno andare a vedere quali sono le regole di determinazione del reddito dei professionisti, e quali sono i costi che devono essere sostenuti indipendentemente dal fatturato generato.

Partita Iva inattiva

Freelance e partita Iva inattiva: conseguenze

Prima di tutto precisiamo che se si apre partita Iva e non si riesce a fatturare da un punto di vista fiscale non ci sono particolari conseguenze: non essendoci ricavi tassabili non potranno esserci imposte da pagare. Questa è la conseguenza di una partita Iva inattiva.

A livello di partita Iva se non si fattura non ci sono particolari conseguenze se non il fatto che è obbligatorio presentare ogni anno il modello Redditi Persone Fisiche, per il solo fatto di avere una partita Iva aperta, a prescindere dal volume di fatturato generato.

Gli aspetti che devono essere presi in considerazione sono quelli legati alla possibilità di generare una “perdita fiscale“, e al fatto che ci sono alcuni costi che si devono sostenere anche quando la partita Iva non genera fatturato. Vediamo con maggiore dettaglio questi due aspetti.

La “perdita fiscale

I professionisti che adottano il regime ordinario di determinazione del reddito (c.d. “contabilità semplificata“), determinano il proprio reddito secondo quanto disposto dagli articoli 53 e seguenti del DPR n. 917/86.

In pratica il reddito imponibile ai fini Irpef si genera dalla differenza tra i ricavi tassabili incassati e i costi deducibili pagati nel periodo di imposta.

Da questo principio appare chiaro che, ove non vi siano proventi incassati, non vi possa essere reddito imponibile e quindi, di conseguenza non possono generarsi imposte da pagare.

Questa è la prima conseguenza di una partita Iva inattiva. Da un punto di vista reddituale, tuttavia, vi sono alcuni costi che devono essere sostenuti comunque, a prescindere dal fatturato annuo.

I costi legati alla tenuta della contabilità, e tutti quelli legati all’eventuale iscrizione ad albi professionali o registri devono essere sostenuti comunque. Questo  a prescindere dal fatturato.

In alcuni casi anche alcuni contributi dovuti alle casse professionali sono dovuti a prescindere dal volume di reddito generato, per tale motivo definiti “contributi fissi“.

Il sostenimento di questi costi a fronte di un fatturato nullo porta alla formazione di una perdita fiscale.

Perdita che potrà essere portata a riduzione di eventuali altri redditi imponibili Irpef percepiti nello stesso periodo di imposta.

In pratica, se il professionista percepisce anche un reddito da lavoro autonomo, la perdita generata potrà essere portata ad abbattere questo reddito.

Tale perdita, tuttavia, non può in nessun caso essere riportata nei periodi di imposta successivi.

Partita Iva inattiva: deve essere chiusa?

Da punto di vista fiscale è certamente possibile tenere aperta una partita Iva anche con fatturati molto bassi o nulli.

Classico caso è quello dei soggetti che stanno avviando la propria attività professionale e sono ancora nella fase iniziale dedicata soprattutto a posizionarsi sul mercato e all’acquisizione di clienti propri.

Pensate al giovane avvocato che dopo anni di pratica decide di intraprendere la strada di aprire un proprio studio professionale.

Questa fase non deve spaventare, in quanto è plausibile che la partita Iva resti inattiva per un po’ di tempo. Stessa cosa se vi trovate nella situazione di aver aperto partita Iva per gestire la vostra attività lavorativa secondaria.

Pensate ad un lavoratore dipendente che ha aperto partita Iva, per trasformare il proprio hobby, in una possibilità di guadagno. In questi casi non potendo dedicare molto tempo all’attività da freelance possono capitare momenti in cui non si ricevono incarichi.

Anche in questo caso la partita Iva può restare aperta, in attesa di riprendere a fatturare in futuro.

Chiusura della partita Iva

Situazione diametralmente opposta a quelle sinora analizzata riguarda la fattispecie in cui il professionista decide definitivamente di chiudere la propria attività professionale.

Classico caso del freelance che decide di fondare con altri colleghi uno studio professionale associato. In questo caso tutte le operazioni saranno fatturate dallo Studio, e la partita Iva personale potrebbe rimanere inattiva.

Anche in questo caso è opportuno lasciare aperta la partita Iva, in quanto il professionista, in futuro potrebbe sempre ricevere incarichi personali.

Naturalmente, da un punto di vista finanziario, una partita Iva aperta ed inattiva genera dei costi che dovrete essere in grado di sopportare.

Questo aspetto è di fondamentale importanza, dovrete pianificare la sostenibilità di questi costi e valutare la chiusura della partita Iva soltanto nel momento in cui non si sarà in grado di sostenere questi costi.

Se invece, stai effettivamente chiudendo la tua attività da freelance può esserti utile consultare questo articolo: Freelance e chiusura della partita Iva

Partita Iva inattiva: consulenza

Se hai un problema riguardante una partita Iva inattiva e vuoi avere le informazioni utili per riuscire a risolverlo puoi utilizzare il servizio di consulenza fiscale dedicato.

Avrai la possibilità di interagire con un professionista preparato e potrai risolvere i tuoi dubbi in poco tempo.

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8 comments

  1. Buongiorno
    Sono possessore di partita iva individuale dal 1999, ma dal 2010 no ho piu avuto introiti e non ho pagato nulla a causa di grqvi problemi di famiglia. . Vorrei riprendere la mia attivita ora. É possibile? Cosa posso /devo fare?
    Grazie dei consigli.

  2. Per prima cosa bisogna verificare se quella aprtita Iva è ancora aperta o meno. E poi si potrà capire come procedere. Naturalmente affiancato da un professionista esperto. Se vuole siamo a disposizione.

  3. Buongiorno, per quanto riguarda una S.r.l. S, valgono le stesse considerazioni? Ho venduto l’attività nel giugno 2017, non ci sono i soldi per pagare la chiusura e la messa in liquidazione volontaria. Sembra un paradosso, ma aprire una Srl S costa circa 300 € mentre per chiuderla me ne chiedono circa 1300.
    Grazie

  4. Per una Srl possono sorgere problemi per quanto riguarda l’amministratore della società se la stessa non presenta comunque bilancio e dichiarazione dei redditi ogni anno. Bisogna fare attenzione, perché ci sono dei rischi.

  5. Salve ho aperto una partita iva nel 2012 ma non l’ho mai utilizzata infatti mi ero dimenticato di averla aperta.
    la partita iva è legata all’attività di geometra, che non ho mai esercitato e non mi sono mai nemmeno iscritto all’albo.
    Oggi la mia consulente stava preparando delle pratiche e si è accorta di avere ancora questa partita iva.
    cosa succede ora?
    come faccio a chiuderla?

  6. Difficile rispondere, bisogna analizzare bene la situazione e vedere se ci sono inadempienze, e poi chiudere la partita Iva.

  7. Buongiorno, a breve devo iniziare dei corsi e mi chiedono di essere in possesso della partita Iva. Qual’è il costo annuo per l’apertura di una partita iva tenendo conto che la utilizzerò solo per pagare i corsi?

  8. Dipende da quale regime fiscale si può utilizzare. Se vuole ne parliamo in privato.

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