Riaddebito delle spese di studio: fatturazione

Condivisioni

Spese comuni per lo studio dei professionisti: la deducibilità del costo deve essere ripartita. Questa è la modalità di  deducibilità del costo legato al riaddebito delle spese di studio da parte dell’intestatario del contratto agli altri professionisti.

Negli ultimi anni sempre più professionisti, dotati di autonoma partita Iva e senza vincolo partecipativo, decidono di condividere uno stesso studio usufruendo in comune di beni e di servizi (locazione, segreteria, fotocopie, ma anche utenze). Classico esempio in questi casi è il gruppo di giovani avvocati o architetti che lavorano insieme ma in maniera autonoma e che decidono di prendere  in affitto uno studio ed un servizio di segreteria in comune, suddividendosi poi i costi sostenuti. In questa fattispecie, a livello pratico, accade che il contratto di affitto e i contratti di servizio vengano stipulati in capo ad uno soltanto dei professionisti, il quale poi ha facoltà di effettuare il riaddebito delle spese sostenute agli altri colleghi. In alcuni casi, il professionista intestatario diviene anche datore di lavoro del personale dipendente della segreteria.

In questo contributo andremo ad analizzare la corretta disciplina sia ai fini Iva che ai fini reddituali di questa particolare fattispecie, legata al riaddebito delle spese di studio tra i professionisti.

Riaddebito delle spese di studio come atto di  mandato

Da un punto di vista civilistico il riaddebito delle spese tra professionisti, ed in particolare il rapporto che intercorre tra il soggetto attivo e il soggetto passivo del riaddebito è considerato una fattispecie di mandato senza rappresentanza, ai sensi dell’articolo 1703 del codice civile. Il contratto di mandato, infatti, prevede che il mandatario si obblighi a compiere uno o più atti giuridici per conto del mandante.

Nel riaddebito dei costi tra professionisti l’Amministrazione finanziaria (Risoluzione n. 6/E/98) ha chiarito che tale fattispecie rientra in quella del mandato senza rappresentanza di cui all’articolo 1705 del codice civile, secondo il quale il mandatario agisce in nome proprio e per conto del mandante. In pratica siamo di fronte ad una operazione effettuata dal mandatario e da questi successivamente ribaltata con una fattura al mandante.

Disciplina fiscale: la deducibilità del costo

L’inquadramento civilistico del riaddebito delle spese tra professionisti ci aiuta a definire l’operazione da un punto di vista fiscale, per quanto riguarda la deducibilità del costo sostenuto dal professionista intestatario dei servizi.

Nel momento in cui il professionista provvede a riaddebitare il costo sostenuto agli altri professionisti questi vede ridursi il costo sostenuto a fronte di un provento fatturato. Tuttavia, secondo quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate, per il professionista intestatario delle fatture di acquisto dei beni e servizi condivisi, le somme rimborsate agli altri professionisti non costituiscono in nessun caso reddito di lavoro autonomo e non rilevano come componenti positive di reddito. Questo significa che non sono soggette a ritenuta di acconto. Il riaddebito non deve essere considerato alla stregua di un ricavo, ma bensì come uno storno del costo sostenuto dal professionista.

Il professionista intestatario dei servizi, nel momento in cui andrà a determinare il proprio reddito imponibile avrà un costo deducibile pari alla differenza tra il costo complessivo sostenuto per le utenze e il riaddebito effettuato nei confronti degli altri professionisti. Pertanto se l’affitto pagato dal professionista intestatario del contratto lo poniamo pari a €. 12.000 annui da dividere in parti uguali con altri due colleghi, al rigo RE10 (spese per gli immobili) del modello Unico, dovrà essere indicata solamente la quota inerente pari a €. 4.000.

Sul punto la Circolare n. 38/E/2010 precisa quanto segue:

Ai fini reddituali le somme incassate per il riaddebito dei costi ad altri professionisti per l’uso comune degli uffici non costituisce reddito di lavoro autonomo e quindi non rileva quale componente positivo di reddito […] il costo sostenuto può essere dedotto dal professionista solo parzialmente, vale a dire per la parte riferibile alla attività da lui svolta e non anche per la parte riaddebitata o da riaddebitare ad altri. Infatti la parte di costo riaddebitata o da riaddebitare non è inerente alla attività da questi svolta e quindi non assume rilevanza reddituale quale componente negativo. Nella imputazione delle componenti reddituali al periodo d’imposta il reddito di lavoro autonomo segue il criterio di cassa, principio che può essere derogato solo nelle ipotesi previste. Pertanto il costo rimborsato al professionista dal collega per l’uso comune del locale di esercizio dell’attività nel periodo d’imposta successivo non può considerarsi rilevante ai fini reddituali per il professionista che lo riceve. Detto componente sarà invece rilevante per il professionista (collega), nel periodo d’imposta in cui effettivamente lo corrisponde per l’uso dei locali“.

Come si evince dalla disposizione in commento, nel caso in cui il professionista intestatario non effettui il riaddebito delle spese, lo stesso deve determinare il proprio reddito imputando come costo deducibile quello a lui imputabile secondo il principio di inerenza. In pratica sarà deducibile solo la quota di costo imputabile al professionista intestatario dei servizi, mentre sarà indeducibile la quota di costo fruita dai collaboratori.

Questa indicazione è stata poi confermata anche dalla sentenza della Corte di cassazione del 29 luglio 2015, n. 16035. Secondo quanto precisato anche dai Giudici di legittimità in caso di non riaddebito delle spese, il professionista intestatario dei contratti potrà dedurre la sola quota di costo ad egli addebitabile, mentre gli altri professionisti non potranno dedurre alcuna spesa.

Disciplina Iva: fatturazione imponibile

Il riaddebito delle spese tra professionisti, relative ai costi comuni di studio, da un punto di vista dell’Imposta sul valore aggiunto deve essere inquadrata secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma 3, del DPR n. 633/72, secondo il quale le prestazioni rese o ricevuta da parte dei mandatari senza rappresentanza sono considerate prestazioni di servizi.

Il riaddebito si definisce come servizio del mandatario reso senza rappresentanza dal mandante, avente lo stessa tipologia di quello ricevuto, con la conseguenza che lo stesso avrà le stesse caratteristiche oggettive dell’operazione principale e quindi anche la stessa aliquota ai fini Iva. Sul tema la Circolare n. 58/E/2011 precisa:

“Il riaddebito, da parte di un professionista, delle spese comuni dello studio utilizzato da più professionisti non costituiti in associazione professionale, da lui sostenute, deve essere realizzato attraverso l’emissione di fattura assoggettata a Iva“.



http://transferwise.7eer.net/c/279734/208336/3511 http://transferwise.7eer.net/c/279734/300531/3511 http://transferwise.7eer.net/c/279734/300522/3511

Check Also

Inversione contabile

Inversione contabile: ipotesi di irregolare applicazione

La tipologia delle operazioni soggette ad inversione contabile (“reverse charge”) è numerosa e può capitare che …

ETF

ETF: regime fiscale di tassazione degli Exchange Trade Funds

Il regime fiscale di tassazione degli ETF (Exchange Trade Funds) in Italia. ETF armonizzati e …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condivisioni