Vendite per corrispondenza: disciplina Iva

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Quali sono i documenti obbligatori ai fini Iva da emettere quando si effettuano vendite per corrispondenza sul Web? Quali sono le regole da rispettare quando la vendita viene fatta verso operatori intracomunitari o extra-UE? Hai un sito di E-commerce e vuoi sapere se le procedure di vendita che segui sono corrette ai fini fiscali? Questo articolo ti aiuterà a sciogliere i tuoi dubbi.

Il commercio elettronico (E-commerce) può prevedere la cessione di beni materiali o immateriali con modalità telematiche che consentono il pagamento degli importi e l’esecuzione dell’ordine, ovvero il download dei contenuti acquistati (testi, immagini, filmati, brani musicali, software).

Si distinguono, pertanto, le seguenti due tipologie di commercio elettronico:

  • Commercio elettronico indiretto – si riferisce alla cessione “fisica” di beni materiali, mediante l’utilizzo del Web che facilita la conclusione del contratto e consente il pagamento del corrispettivo. Il bene viene recapitato al cliente utilizzando le vie tradizionali; ai fini Iva tali cessioni si qualificano come cessioni di beni;
  • Commercio elettronico diretto – consiste nella cessione elettronica di beni virtuali o di servizi quali siti Web, programmi, immagini, testi, informazioni, accesso a banche dati, fornitura di musica, film e giochi. Ai fini Iva tali operazioni costituiscono prestazioni di servizi.

vendite per corrispondenzaIl commercio elettronico indiretto è assimilato, anche ai fini della disciplina Iva, alle vendite per corrispondenza.

Per vendita per corrispondenza si intende la vendita tramite cataloghi, televisione o altri sistemi di comunicazione con consegna al cliente attraverso il servizio postale o tramite corrieri privati.

Di seguito andremo ad analizzare la documentazione fiscale obbligatoria, utile a certificare la vendita ai fini Iva.

Vendite per corrispondenza: la procedura

Nel commercio elettronico indiretto il processo di acquisto ha inizio con l’ordine del bene ed il contestuale pagamento con carta di credito (o altra modalità di acquisto) effettuato dal cliente alla banca.

Quest’ultima, dopo l’incasso del corrispettivo, trasmette l’ordine ed il corrispettivo stesso, al netto delle eventuali commissioni operate, al portale di E-commerce che provvederà, a sua volta, a spedire o consegnare al cliente la merce ordinata per mezzo dei canali distributivi tradizionali (ad es. posta, corriere, etc.).

Ai sensi del D.Lgs. n. 114/98, le vendite per corrispondenza rientrano tra le forme speciali di vendita al dettaglio, al pari dell’E-commerce, della vendita diretta al domicilio dei consumatori e del commercio mediante distributori automatici.

 Coloro che avviano tale tipo di attività devono sottostare alle seguenti restrizioni volte alla tutela dei consumatori:

  • E’ vietato inviare prodotti al consumatore se non a seguito di specifica richiesta, mentre è consentito l’invio di campioni di prodotti o di omaggi, senza spese o vincoli per il consumatore;
  • Devono essere indicati nel portale Web il nome e la denominazione o la ragione sociale e la sede del venditore, il numero di iscrizione al registro delle imprese ed il numero della partita Iva.

Documentazione obbligatoria ai fini Iva

Il commercio elettronico indiretto è assimilato, anche ai fini della disciplina Iva, alle vendite per corrispondenza. Per tali fattispecie non è obbligatoria l’emissione della fattura, a meno che non sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione, come disposto dall’articolo 22, comma 1, n. 1) del DPR n. 633/72 che recita:

L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione: 1) per le cessioni di beni effettuate (…) per corrispondenza (….). Poiché il compratore può richiedere l’emissione della fattura è opportuno predisporre il sito internet in modo che sia possibile, per l’acquirente, effettuare la relativa opzione e, conseguentemente, indicare i dati necessari per la fatturazione

L’articolo 101, comma 2, della Legge n. 342/00 ha condizionato la previsione di non obbligatorietà della emissione della fattura sia al vincolo che il pagamento sia stato effettuato con l’intervento di intermediari finanziari abilitati (es. carte di credito), sia alla necessità della presenza di idonea documentazione.

Quindi, per quanto riguarda la certificazione dei corrispettivi, possiamo avere due diverse fattispecie:

  • Cessionario soggetto privato (consumatore finale) – L’emissione della fattura non è obbligatoria se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione. Inoltre, l’attività di vendita per corrispondenza è esonerata dall’obbligo di certificazione dei corrispettivi (scontrino ovvero ricevuta fiscale) ai sensi dell’articolo 2, lettera oo), del DPR n. 696/96;
  • Cessionario soggetto passivo Iva – Obbligo di emissione di fattura (immediata ovvero differita preceduta da DDT), secondo le regole ordinarie Iva). Nel caso delle cessioni nei confronti di soggetti passivi Iva si seguono le regole ordinarie legate alla fatturazione Iva nonché alla territorialità Iva (quindi, valgono le regole ordinarie sul momento di effettuazione delle operazioni, fatturazione, cessioni intracomunitarie di beni, elenchi Intrastat, esportazioni, ecc.).

Queste semplificazioni, proprie della vendita per corrispondenza, consentono a chi decide di aprire un negozio online e operare nell’ambito del commercio elettronico indiretto di non emettere nessun documento a fronte di una vendita a consumatori privati, essendo sufficiente l’annotazione sul registro dei corrispettivi del totale delle operazioni giornaliere ex articolo 24 del DPR n. 633/72. Nell’ipotesi in cui vengano emesse fatture su richiesta o meno dei clienti, occorrerà istituire, insieme con il registro dei corrispettivi, il registro delle fatture emesse di cui all’articolo 23 del DPR n. 633/72.

L’annotazione nel registro dei corrispettivi deve essere eseguita entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione. Nel caso in cui siano state emesse fatture a richiesta dei cessionari i relativi importi al loro di Iva devono essere compresi nell’ammontare complessivo giornaliero. Sul registro dei corrispettivi sarà però necessario indicare: comprese le fatture dal n. … al n. … (C.M. 15 gennaio 1973, n. 3/525373). In sede di liquidazione periodica Iva l’importo dell’Iva sulle vendite viene ottenuto scorporando l’Iva dal totale dei corrispettivi annotati.

In caso di reso merce (nel caso in cui non sia stata emessa fattura di vendita) il cedente è abilitato a rettificare in meno l’Iva dovuta solo se è possibile individuare il collegamento tra la vendita originaria e la successiva restituzione della merce. Il cedente deve tenere i documenti dai quali risultino (Risoluzione n. 274/E/2009):

  • le generalità del soggetto acquirente;
  • l’ammontare del prezzo rimborsato;
  • il codice di bene ceduto;
  • il codice di reso.

Disciplina Iva delle vendite per corrispondenza

Per vendite per corrispondenza si intendono le vendite in base a cataloghi e simili tra cui vi rientrano le vendite a domicilio e quelle riconducibili al cd. “commercio elettronico indiretto”. Le norme interne sono dettate dall’articolo 22 del DPR n. 633/72; quelle comunitarie dagli articoli 40, comma 4, lettera b), e 41, comma 1, lettera b), del D.L. n. 331/93.

Affinché torni applicabile la disposizione in commento, relativa alle vendite per corrispondenza, i cessionari devono essere:

  • dei privati consumatori;
  • enti, associazioni o altre organizzazioni non soggetti di imposta, di cui all’articolo 4, quarto comma, del DPR n. 633/72, che non abbiano optato per l’applicazione dell’imposta sugli acquisti intracomunitari effettuati ovvero i produttori agricoli in regime speciale di cui all’articolo 34 del DPR n. 633/72.

La regola in esame torna applicabile ai beni ceduti in base a cataloghi, per corrispondenza e simili (in ambito comunitario), ad eccezione:

  • dei beni soggetti ad accisa;
  • dei mezzi di trasporto nuovi;
  • dei beni da installare, montare o assiemare dal fornitore o per suo conto.

Cessioni in ambito comunitario

Vediamo adesso le regole di tassazione delle vendite per corrispondenza, in caso di cessione intracomunitaria. Possiamo avere diverse ipotesi:

  • Tassazione in Italia – le vendite intracomunitarie, ai soggetti di cui sopra (privati), scontano l’Iva in Italia se l’ammontare delle cessioni effettuate in altro Stato membro non ha superato nell’anno solare precedente e non supera in quello in corso la soglia di €. 100.000, ovvero l’eventuale minore ammontare al riguardo stabilito da questo Stato (per le soglie si veda la tabella più avanti);
  • Tassazione nello Stato di destinazione a seguito di opzione – nel caso in cui le cessioni in uno Stato comunitario non superano le soglie di rilevanza (per le soglie si veda più avanti), è prevista la possibilità di optare per l’applicazione dell’imposta nell’altro Stato membro dandone comunicazione all’Ufficio nella dichiarazione Iva relativa all’anno precedente ovvero nella dichiarazione di inizio dell’attività o comunque anteriormente all’effettuazione della prima operazione non imponibile. Per quanto riguarda la decorrenza degli effetti dell’opzione, essa ha effetto:
    • se esercitata nella dichiarazione relativa all’anno precedente, dal 1° gennaio dell’anno in corso;
    • negli altri casi, dal momento in cui è esercitata.
  • Tassazione nello Stato di destinazione a seguito di superamento dei limiti di rilevanza – a prescindere dall’opzione, quando il fatturato realizzato dall’impresa italiana in altro Paese della UE supera le citate soglie (vedi tabella sottostante), l’operazione deve scontare l’imposta in detto altro Stato. Nel caso in cui, nel corso di un anno, viene superato il massimale applicato da uno Stato membro, resta valida la disciplina applicata per le cessioni che sono state effettuate fino a quel momento, ma la cessione che determina il superamento della soglia deve essere tassata nel Paese di destinazione, così come le successive cessioni effettuate in tale Stato membro nello stesso anno e in quello successivo. Ai fini dell’assolvimento dell’imposta nello Stato di destinazione del bene, il cedente nazionale è tenuto a nominare un proprio rappresentante fiscale oppure a identificarsi direttamente in detto Stato.

Nella tabella sottostante è riepilogata la soglia fissata dai singoli Stati membri per l’applicazione del regime speciale delle vendite per corrispondenza effettuate nei confronti dei soggetti residenti nei loro territori

Stato membroSogliaStato membroSoglia
Austria€. 35.000SveziaSEK 320.000
Belgio€. 35.000Finlandia€. 35.000
Olanda€. 100.000Cipro€. 35.000
DanimarcaDKK 280.000Estonia€. 35.000
Germania€. 100.000Lettonia€. 35.000
Grecia€. 35.000LituaniaLTL 125.000
Spagna€. 35.000Malta€. 35.000
Francia€. 100.000PoloniaPLN 160.000
Irlanda€. 35.000Repubblica CecaCZK 1.140.000
Italia€. 35.000Slovacchia€. 35.000
Lussemburgo€. 100.000Slovenia€. 35.000
Portogallo€. 35.000Ungheria€. 35.000
Gran BretagnaGBP 70.000BulgariaBGN 70.000
RomaniaRON 118.000CroaziaHRK 270.000

Cessioni a soggetti Extra-UE

Nel caso in cui il cedente nazionale invii i propri prodotti ai clienti esteri (sia soggetti passivi Iva che privati) non residenti nel territorio comunitario, trova applicazione la disciplina relativa alle cessioni all’esportazione: il cedente nazionale emette fattura non imponibile Iva, ai sensi dell’articolo 8, primo comma, lettera a, del DPR n. 633/72 e può computare i corrispettivi delle cessioni all’esportazione ai fini del calcolo del plafond.

Paese del FornitorePaese del ClienteRegime IvaNormativa
ItaliaItalia (P.Iva o privato)Operazione
imponibile
Art. 2 DPR n. 633/72
ItaliaPaese Ue (P.Iva)Cessione intracomunitariaArt. 41, co. 1 lett a) D.L. n.331/93
ItaliaPaese Ue (privato)Vendita a distanzaArt. 41 co. 1 lett. b) D.L. n. 331/93
ItaliaPaese Extra-Ue
(P.Iva o privato)
Cessione
all’esportazione
Art. 8 DPR n. 633/72
Paese UEItalia (P.Iva)Acquisto
intracomunitario
Art. 38 D.L. n. 331/93
Paese UEItalia (privato)Vendita a distanzaArt. 40 co. 3-4 D.L. n. 331/93
Paese Extra UEItalia (P.Iva o privato)ImportazioneArt. 67 DPR n. 633/72

Per approfondire: E-commerce: guida alla disciplina fiscale

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12 comments

  1. Buongiorno,
    Se il cliente che paga il servizio e’ all’estero (Extra UE) come funziona con la ricevuta e la dichiarazione?
    Se il progetto dura per qualche mese, c’e’ bisogno di aprire la partita IVA oppure posso considerarla prestazione occasionale?
    Grazie!
    Sito chiarissimo.

    • Fiscomania

      Salve, ovviamente è obbligatoria l’apertura della partita Iva e la fatturazione dell’operazione. Non vi sono alternative. Se ha intenzione di avviare questo tipo di attività, e vuole avere maggiori informazioni posso contattarla in privato.

  2. Salve, se un utente che vive all’estero compra un prodotto su un sito e-commerce italiano e richiede la consegna presso un indirizzo italiano può richiedere il documento di tax free?
    Grazie

  3. Salve, si può effettuare commercio on-line come persona fisica, quindi fino a 5mila€ senza tassazione, oppure è sempre necessaria la p.iva? E avendo già una p.iva per servizi (creazione siti web e marketing) conviene aprire una posizione diversa o aggiungere l’opzione per commercio online? Questo reddito da commercio online fa comunque cumulo con quello da p.iva?
    Grazie e spero di essermi spiegata anche se la cosa è ingarbugliata perché è un settore che in generale mi è poco chiaro, quello della tassazione in Italia.
    Simona

    • Fiscomania

      E’ sempre necessaria la partita Iva per attività di E-commerce. Se ha già una partita Iva potrà cambiare codice attività, ma ci sono una serie di elementi che devono essere considerati, come la Camera di Commercio, la gestione previdenziale Inps, e la Scia in Comune. Ha bisogno di una consulenza con un Commercialista per chiarire questi aspetti. Nel caso mi contatti in privato.

  4. buongiorno, nel caso di vendita a consumatore finale (no partita iva) in giappone con merce che parte da magazzino giapponese, come sono le regole per l’iva?
    La società italiana deve emettere fattura con iva o art.8 cessione all’esportazione?
    Grazie

    • Fiscomania

      Con queste informazioni quella che mi descrive non è un esportazione è un operazione fuori campo Iva.

      • sarebbe una esportazione se la merce partisse dall’italia?

        mi potrebbe dare un riferimento normativo?
        GRazie

        • Fiscomania

          Se la merce partisse dall’Italia sarebbe un’esportazione ai sensi dell’articolo 8, poi bisogna vedere se si cade nell’ipotesi di importazione diretta o indiretta. Nell’altro caso non può essere un esportazione. I riferimenti sono i primi otto articoli del DPR n. 633/72.

  5. Buongiorno,
    le soglie massimali degli stati indicate nella tabella sono lorde, cioè iva inclusa
    oppure nette ?

    Grazie

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