Azioni proprie Spa: disciplina civilistica

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La società può acquistare azioni proprie nei limiti degli utili disponibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere acquistate solo azioni interamente liberate e l’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria. Tale fattispecie rappresenta una peculiarità tipica delle Società per azioni.

La spersonalizzazione delle partecipazioni azionarie rende logicamente concepibile che una Società per azioni acquisti azioni proprie e divenga, pertanto, socia di se stessa. Questo è quanto prevede l’articolo 2357 del codice civile, e rappresenta una delle tante peculiarità che caratterizza la Società per azioni rispetto agli altri tipi sociali annoverati nel codice civile.

Di seguito andremo ad analizzare quali sono gli aspetti più caratteristici dell’acquisto di azioni proprie ed i risvolti che questa operazione può avere sia per la società, che per i suoi soci.

Azioni proprie: ratio della disciplina

Le azioni proprie possono essere definite come:

titoli rappresentativi del capitale della società acquistate e detenute dalla stessa

La disciplina dell’acquisto di azioni proprie è frutto di un’attenta analisi effettuata sui problemi, sia di natura patrimoniale che amministrativa, che possono derivare da un uso non corretto dell’acquisto di azioni da parte della stessa società che le ha emesse. Si pensi, ad esempio, alla diminuzione della garanzia che il capitale sociale offre ai soggetti terzi: senza un’adeguata regolamentazione si potrebbe arrivare fino al paradosso in cui l’intero patrimonio sociale è costituito da azioni detenute dalla società medesima. Oppure, si pensi come la detenzione di azioni proprie, se non adeguatamente regolamentata, possa offrire agli amministratori la possibilità di influenzare le scelte dell’assemblea della società (ovvero l’organo da cui essi stessi sono eletti), nonché in generale il potere di esercitare i diritti spettanti agli azionisti.

Tuttavia, vi sono delle motivazioni che spingono frequentemente le Società per azioni ad avviare l’operazione di acquisto di azioni proprie, che possono essere così riepilogate:

  • Ripristino delle condizioni di equilibrio finanziario aziendale (impiego temporaneo di risorse finanziarie inutilizzate);
  • Svolgimento di operazioni sul capitale sociale (riduzione capitale);
  • Acquisto per rimborso valore di liquidazione per recesso del socio;
  • Sostegno alla negoziabilità delle azioni sociali (sostegno dei corsi azionari);
  • Consolidamento del controllo della società (es. difesa dalle scalati ostili);

Si tratta di motivi che, hanno indotto il legislatore, al fine di evitare problemi patrimoniali e finanziari per la società ad improntare una specifica disciplina legata all’acquisto di azioni proprie, volta ad evitare l’insorgere dei segnalati inconvenienti.

Azioni proprie: le condizioni

L’acquisto da parte della società di proprie azioni, anche se fatto per tramite di società fiduciaria o per interposta persona, non è libero, ma è assoggettato ad alcuni limiti disposti dall’articolo 2357 del codice civile. In particolare, per poter procedere all’acquisto di azioni proprie la società:

  • Può utilizzare solo gli utili distribuibili e le riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato (articolo 2357, comma 1, c.c.);
  • Può acquistare solo azioni interamente liberate (articolo 2357, comma 1, c.c.);
  • Deve ricevere l’autorizzazione preventiva da parte dell’assemblea che fissa modi e tempi (massimo 18 mesi dalla delibera) dell’acquisto, nonché il prezzo minimo e massimo e il numero delle azioni da acquistare (articolo 2357, comma 2, c.c.);
  • Qualora faccia ricorso al mercato del capitale di rischio, non può acquistare azioni il cui valore nominale ecceda la quinta parte del capitale sociale, tenendosi conto a tal fine anche delle azioni possedute da società controllate (articolo 2357, comma 3, c.c.).

Utili distribuibili e riserve disponibili

Al fine di tutelare l’integrità del capitale sociale, un primo limite all’acquisto di proprie azioni è rappresentato dalla possibilità di utilizzare esclusivamente gli utili distribuibili e le riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato.

Per utili distribuibili si intendono quelli non soggetti a vincoli di destinazione legali o statutari. Per riserve disponibili devono intendersi nel senso di distribuibili, con esclusione della riserva legale e di quelle statutarie, salvo, per queste ultime, la rimozione del vincolo di indisponibilità mediante modifica statutaria. Può essere utilizzato anche il fondo formato con il sovrapprezzo riscosso sulle azioni, purché distribuibile ai sensi dell’articolo 2431 del codice civile.

Gli utili distribuibili e le riserve disponibili devono risultare dall’ultimo bilancio regolarmente approvato ed essere esistenti nel momento della delibera di autorizzazione all’acquisto.

 Azioni interamente liberate

L’acquisto di azioni proprie da parte della società può avere ad oggetto esclusivamente azioni interamente liberate. Diversamente, infatti, la società assumerebbe contemporaneamente la veste di creditore dei decimi residui e di debitore dei medesimi.

Autorizzazione dell’assemblea

Per l’acquisto di azioni proprie gli amministratori necessitano di una preventiva autorizzazione assembleare. Tale autorizzazione non delibera l’acquisto, ma autorizza ad acquistare. L’acquisto, infatti, costituisce un atto gestorio la cui competenza è rimessa esclusivamente agli amministratori. La competenza al rilascio dell’autorizzazione è dell’assemblea ordinaria. L’acquisto di azioni proprie deve essere previsto in modo esplicito nell’avviso di convocazione, pena l’invalidità della delibera autorizzativa.

La delibera di autorizzazione all’acquisto di azioni proprie deve indicare le modalità dell’acquisto e in particolare, ai sensi dell’articolo 2357, comma 2, del codice civile:

  • Il numero massimo di azioni da acquistare;
  • La durata, non superiore a diciotto mesi, per la quale l’autorizzazione è accordata;
  • Il corrispettivo minimo ed il corrispettivo massimo.

Resta salva la possibilità per l’assemblea di prevedere ulteriori indicazioni per l’autorizzazione all’acquisto delle azioni.

L’autorizzazione assembleare all’acquisto di azioni proprie non riguarda necessariamente singoli atti. Sulla base di essa, infatti, gli amministratori possono effettuare acquisti anche in ptranches nel rispetto dei limiti di tempo e di numero fissati dall’assemblea.

Limite quantitativo

Nelle sole società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio (società cd. aperte), il valore nominale delle azioni acquistate non può eccedere la quinta parte del capitale sociale, tenendosi conto, a tal fine, anche delle azioni possedute da società controllate (articolo 2357, comma 3, c.c.).

Il limite quantitativo non riguarda le società che, invece, non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio (società cd. chiuse), che, comunque, devono assicurare la funzionalità dell’assemblea; si ritiene, infatti, che una società non possa in ogni caso mantenere la proprietà di una quota di capitale che renda impossibile, in maniera non occasionale, il funzionamento dell’assemblea, pena lo scioglimento della società.

Conseguenze dell’acquisto illegittimo

La violazione da parte della società dei limiti previsti per l’acquisto di azioni proprie non determina la nullità di tali acquisti, ma comporta che, ai sensi dell’articolo 2357, comma 4, del codice civile:

  • Le azioni devono essere alienate, secondo modalità da determinarsi dall’assemblea, entro un anno dal loro acquisto;
  • In mancanza, deve procedersi senza indugio al loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale;
  • Qualora l’assemblea non provveda, gli amministratori e i sindaci devono chiedere che la riduzione sia disposta dal tribunale secondo il procedimento previsto dall’articolo 2446, comma 2, del codice civile.

Nel caso di violazione dei limiti all’acquisto di azioni proprie, quindi, il legislatore impone, in primo luogo, l’alienazione delle azioni. Le modalità di alienazione sono indicate dall’assemblea, senza, tuttavia, l’obbligo di fissarne i limiti di prezzo. Il negozio di alienazione delle azioni non deve essere costituito necessariamente da una vendita. Anziché vendere le azioni è, infatti, anche possibile permutarle o conferirle in altra società purché vi sia un trasferimento definitivo della proprietà.

Il termine annuale di alienazione decorre dal singolo acquisto posto in essere violando i limiti ed in relazione alle azioni eccedenti. In mancanza di alienazione, deve procedersi senza indugio al loro annullamento e alla corrispondente riduzione del capitale. La deliberazione di annullamento delle azioni proprie non è soggetta alla disciplina dell’articolo 2445 del codice civile quando sia configurata in modo tale da fare sì che, all’esito dell’annullamento, non si verifichi alcuna riduzione del capitale sociale, bensì unicamente la riduzione del numero delle azioni (se prive del valore nominale) ovvero la riduzione del numero e l’aumento del valore nominale delle stesse.

Il regime derogatorio: casi speciali di acquisto

Le limitazioni contenute nell’articolo 2357 del codice civile non si applicano quando l’acquisto di azioni proprie avviene (art. 2357-bis co. 1 c.c.):

  • In esecuzione di una deliberazione dell’assemblea di riduzione del capitale, da attuarsi mediante riscatto e annullamento di azioni (articolo 2357-bis, comma 1, n. 1 c.c.);
  • titolo gratuito, sempre che si tratti di azioni interamente liberate (articolo 2357-bis, comma 1, n. 2 c.c.);
  • Per effetto di successione universale o di fusione o scissione (articolo 2357-bis, comma 1, n. 3 c.c.);
  • In occasione di esecuzione forzata per il soddisfacimento di un credito della società, sempre che si tratti di azioni interamente liberate (articolo 2357-bis, comma 1, n. 4 c.c.).

Con riguardo alle società aperte qualora il valore nominale delle azioni proprie superi il limite della quinta parte del capitale per effetto di acquisti avvenuti a norma dei numeri 2, 3 e 4 dell’articolo 2357-bis, comma 1, c.c.:

  • Si applica per l’eccedenza l’articolo 2357, comma 4, c.c.;
  • Il termine entro il quale deve avvenire l’alienazione è, però, di tre anni (articolo 2357-bis, comma 2, c.c.). È possibile l’annullamento prima del decorso del triennio in ragione dell’interesse dei terzi di conoscere tempestivamente la reale consistenza del capitale sociale e dell’interesse della società a non sterilizzare a lungo il diritto di voto relativo alle azioni proprie.

Azioni proprie: gli obblighi

Una volta avvenuto l’acquisto alle suddette condizioni devono essere rispettati alcuni obblighi (articolo 2357 c.c.):

  • Iscrizione in bilancio di una riserva indisponibile pari al valore nominale delle azioni proprie iscritte nell’attivo: tale riserva deve restare apposta sino all’alienazione delle azioni;
  • Gli amministratori non possono disporre delle azioni proprie, salvo autorizzazione assembleare;
  • Sospensione dei diritti di voto e agli utili: tali diritti sono distribuiti in proporzione agli altri azionisti;
  • Le azioni proprie si computando per i quorum costitutivi e deliberativi delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, mentre nelle società “aperte” tali azioni rilevano ai fini del solo quorum deliberativo;
  • Il diritto di opzione resta sospeso.

Divieto di disporre delle azioni

Gli amministratori non possono disporre delle azioni proprie (acquistate a norma degli articoli 2357 e 2357-bis c.c.) se non previa autorizzazione dell’assemblea, la quale deve stabilire anche le relative modalità. Competente al rilascio dell’autorizzazione è l’assemblea ordinaria, che ne stabilisce le modalità e che può anche autorizzare operazioni successive di acquisto ed alienazione, nei limiti. Applicando analogicamente l’articolo 2357 del codice civile, si ritiene necessario che l’assemblea:

  • Individui il corrispettivo minimo e massimo per l’alienazione, al fine di evitare possibili speculazioni da parte degli amministratori;
  • Fissi il termine per l’alienazione entro il limite di diciotto mesi.

Non è annullabile la deliberazione assembleare che si limiti ad accertare la sussistenza dei requisiti di legge e ad indicare le modalità dell’operazione, senza specificarne le motivazioni, attenendo queste ultime all’insindacabile discrezionalità degli amministratori.

L’assemblea può prevedere che l’organo amministrativo sia autorizzato a compiere operazioni successive di acquisto e alienazione di azioni proprie della società purché entro i limiti previsti dall’articolo 2357 del codice civile. È, infatti, ammessa la possibilità di fare trading sulle proprie azioni al fine di sostenere o stabilizzare il loro valore sul mercato finanziario, per poi procedere alla loro rivendita. L’acquisto è, infatti, preordinato alla successiva vendita e l’assemblea con la medesima delibera procede ad autorizzare entrambe.

Diritto agli utili, diritto di opzione e diritto di voto

Finché le azioni restano in proprietà della società, ai sensi dell’articolo 2357-ter del codice civile:

  • Il diritto agli utili è attribuito, proporzionalmente, alle altre azioni;
  • Il diritto di opzione è anch’esso attribuito, proporzionalmente, alle altre azioni;
  • Il diritto di voto è sospeso, ma le azioni proprie sono computate nel capitale ai fini del calcolo delle maggioranze e delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell’assemblea (nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il computo delle azioni proprie è disciplinato dall’articolo 2368, comma 3 del codice civile).

Ai fini dell’esercizio del diritto agli utili e del diritto di opzione non sembra possibile far riferimento all’ultimo bilancio approvato, ma alle azioni proprie possedute dalla società al momento in cui gli utili vengono distribuiti o il diritto di opzione diviene esercitabile.

La previsione della sospensione del diritto di voto delle azioni proprie è dovuta alla necessità di evitare il cd. managing control. Il managing control è costituito dall’assunzione di posizioni di potere in assemblea da parte degli amministratori quale conseguenza dell’acquisto di azioni proprie della società e dell’esercizio del diritto di voto ad esse correlato, alterando il normale equilibro di poteri tra assemblea ed amministratori.

Per quanto riguarda il computo dei quorum si distingue tra società che fanno o meno ricorso al capitale di rischio e precisamente:

  • Con riguardo alle società cd. aperte in forza del rinvio all’articolo 2368, comma 3 del codice civile, le azioni proprie sono computate ai fini della regolare costituzione dell’assemblea, ma non anche ai fini del calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per l’approvazione della deliberazione;
  • Relativamente alle società cd. chiuse, invece, le azioni proprie devono essere computate ad entrambi i fini.

Fino a quando le azioni proprie non siano trasferite o annullate deve essere costituita e mantenuta una riserva indisponibile pari all’importo delle stesse iscritto all’attivo del bilancio (articolo 2357-ter, comma 3, c.c.).

Divieto di acquisto di azioni proprie

Salvo quanto previsto dall’art. 2357-ter, comma 2 del codice civile la società non può sottoscrivere azioni proprie (articolo 2357-quater, comma 1 c.c.). In caso di violazione del divieto di sottoscrizione delle proprie azioni non si registra alcuna invalidità. È stabilito, infatti, che (articolo 2357-quater, comma 2):

  • In caso di sottoscrizione in sede di costituzione della società, le azioni si intendono sottoscritte e devono essere liberate dai promotori e dai soci fondatori;
  • In caso di sottoscrizione in sede di aumento del capitale sociale, le azioni si intendono sottoscritte e devono essere liberate dagli amministratori.
Tali obblighi non trovano applicazione in capo a chi dimostri di essere esente da colpa.

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