Vendita di applicazioni sul Web: guida fiscale

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Sei uno sviluppatore di applicazioni per mobile, smartphone e Ipad, e vuoi sapere quali sono gli adempimenti fiscali legati alla vendita di applicazioni tramite portali come Google o Apple? In questo contributo ti daremo tutte le informazioni di cui necessiti per svolgere la tua attività in tutta tranquillità.

Il mondo delle applicazioni per mobile, smartphone e Ipad è uno dei mercati con maggiore sviluppo e con la maggiore redditività sul mondo del Web. Negli ultimi anni, a livello nazionale, è entrata prepotentemente la figura dello sviluppatore di App. Per meglio dire quei soggetti che sviluppano applicazioni per PC, mobile, tablet, e via dicendo.

Il mercato non è ancora saturo, la domanda è forte, ma altrettanto lo è la concorrenza. Entrare nel mercato di vendita di applicazioni online è relativamente semplice, visto che vi sono molti portali dedicati, i più famosi sicuramente quelli di Google e Apple.

Tuttavia, quando ci si muove nel mondo online non è possibile trascurare la disciplina fiscale legata alla vendita delle applicazioni.

Gli Sviluppatori di App

Gli sviluppatori di App si suddividono in tre categorie:

  • Soggetti che sviluppano su commissione App per uno o più committenti. In tal caso lo sviluppatore non commercializza l’App sviluppata/creata, bensì presta la propria attività professionale al committente per la creazione di un App ad hoc. Si pensi ad esempio ad un ingegnere informatico che sviluppa un’App su richiesta di una società;
  • Soggetti che sviluppano App e le commercializzano su stores on-line (tipo App store, ecc.) stipulando con i siti web contratti di ‘‘mandato senza rappresentanza’’ (art. 1705 c.c.) per la vendita delle App. In tal caso lo sviluppatore commercializzando le App dallo stesso sviluppate/create svolge attività commerciale così come definita dall’art. 2195 C.C.;
  • Soggetti che svolgono contemporaneamente entrambe le attività di cui ai punti precedenti. Quindi, sviluppano App per dei committenti nonché commercializzano delle App su degli stores on-line. In tal caso si dovrà verificare l’attività principale ancorché, nella generalità, operativamente prevale l’attivià di vendita delle App sugli stores. Conseguentemente, in tal caso, si dovrà applicare il trattamento riservato, ai fini amministrativi/fiscali, per l’attivita` commerciale ai sensi dell’art. 2195 c.c., di cui al punto precedente.

In questo contributo andremo ad analizzare la disciplina fiscale sottesa alla vendita di applicazioni e il regime di tassazione ai fini Iva e ai fini delle imposte dirette.

Vendita di applicazioni: partita Iva

Il soggetto che svolge abitualmente come attività lo sviluppo e la vendita di applicazioni Web, ai fini fiscali è considerato un impresa commerciale, che svolge, nel dettaglio una attività di e-commerce diretto.

Questo significa che è necessaria l’apertura della partita Iva, l’iscrizione in Camera di Commercio e il versamento dei contributi previdenziali.

Il mio consiglio, se siete sviluppatori Web, e state avviando la vostra attività è chiedere un consulto al vostro Commercialista di fiducia per avere un’analisi della vostra situazione personale e per consigliarvi la strada migliore per scegliere il regime fiscale per più conveniente. Vi consiglio di verificare se siete in possesso dei requisiti per accedere al c.d. “Regime forfettario“, di cui alla Legge n. 190/2014 (così come modificata dalla Legge n. 208/2015).

Se poi non avete un vostro consulente di fiducia, contattateci pure, saremo lieti di conoscervi e pianificare assieme tutti gli adempimenti necessari all’avvio dell’attività, alla vostra pianificazione fiscale e al business plan per aiutarvi a rendervi conto della situazione finanziaria prospettica dell’attività.

Il regime Iva

Il regime fiscale ai fini dell’Imposta sul Valore Aggiunto per la vendita di applicazioni sul Web, è riconducibile ad un’attività di E-commerce diretto, ovvero una transazione economica riguardante un bene immateriale ove il passaggio del bene (da venditore ad acquirente), ed il relativo regolamento monetario, avvengono online.

Codice attività

Nel momento in cui lo sviluppatore di App, come sopra definito, dovesse aprire la Partita IVA nel modello AA9 dovrà prestare attenzione ad inserire il corretto codice attività (ATECO 2007). Nei casi in cui l’attività professionale svolta sia regolamentata da un albo di appartenenza non vi saranno problemi di identificazione del codice ATECO 2007.

Invece, nel caso in cui il professionista non risulti iscritto ad un albo professionale si ritiene che i codici attività, tra cui scegliere quello più appropriato, siano i seguenti:

  • 62.01.00 Produzione di software non connesso all’edizione
  • 62.02.00 Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica
  • 62.09.09 Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica nca

E-commerce

Da un punto di vista Iva l’E-commerce diretto prevede due diverse modalità di applicazione dell’Iva a seconda che il rapporto che si instaura tra venditore e acquirente sia:

B2B (business to business)

Venditore e acquirente sono due soggetti passivi Iva. In questo caso l’Iva è territorialmente rilevante nel Paese del soggetto committente, ai sensi dell’articolo 7-ter del DPR n. 633/72.

Questo significa che lo sviluppatore italiano (dotato di partita Iva) dovrà emettere fattura senza applicazione dell’Iva, indicando “inversione contabile“, se il committente soggetto passivo è residenze in Paese UE, oppure “operazione non soggetta“, se il committente soggetto passivo è residente in Paese extra-UE.

In entrambi i casi il riferimento normativo da inserire in fattura è l’articolo 7-ter del DPR n. 633/72.

B2C (business to consumer)

In questo caso il venditore è soggetto passivo Iva e l’acquirente è un privato consumatore.

Nei rapporti B2C l’Iva è territorialmente rilevante nel paese del committente (Direttiva n. 112/2006/CE come modificata dalla Direttiva 2008/8/CE). Questo significa che il venditore è tenuto ad identificarsi in ogni Paese di residenza del soggetto che acquista l’applicazione.

In alternativa, per rendere più agevole questo regime è possibile utilizzare il c.d. “Moss – Mini One Stop Shop“, un regime di tassazione opzionale introdotto come misura di semplificazione connessa alla modifica del luogo di tassazione Iva applicabile ai servizi elettronici B2C. Il MOSS, dunque, evita al fornitore di identificarsi presso ogni Stato Membro UE di Consumo per effettuare gli adempimenti richiesti (dichiarazioni e versamento).

In pratica, optando per il MOSS, il soggetto passivo trasmette telematicamente, attraverso il Portale elettronico, le dichiarazioni Iva trimestrali ed effettua i versamenti esclusivamente nel proprio Stato membro di identificazione, limitatamente alle operazioni rese a consumatori finali residenti o domiciliati in altri Stati Membri di Consumo.

Le dichiarazioni trimestrali e l’Iva versata acquisite dallo Stato membro di identificazione sono trasmesse ai rispettivi Stati Membri di Consumo mediante una rete di comunicazioni sicura.

Per maggiori informazioni sul regime: MOSS: il regime per l’e-commerce diretto.

La risposta di Google e Apple

La vendita di applicazioni web è un mercato ove i principali portali di vendita sono gestiti da Google e Apple.

In virtù di questa particolare disciplina ai fini Iva in vigore in ambito UE, tutti i principali App store si sono organizzati per consentire agli sviluppatori di applicazioni di non dover effettuare tutti gli adempimenti Iva previsti dal regime B2C che abbiamo appena visto.

Come indicato nei vari contratti che questi portali fanno firmare agli sviluppatori, i vari gestori (Google e Apple) si sostituiscono agli utenti finali, fornendo attività di intermediazione, conservano e gestiscono direttamente loro tutta la documentazione necessaria all’individuazione del luogo di consumo per 10 anni e rendono in sostanza il rapporto con lo sviluppatore di B2B anziché B2C.

Questo effetto di sostituzione è fondamentale per lo sviluppatore che non si trova gravato dal dover applicare il regime B2C, più complicato in termini di adempimenti, rispetto al regime B2B.

Vediamo, di seguito come operano questi gestori di App store online.

APPLE STORE – iTunes SARL

La vendita di applicazioni effettuata da Apple in Europa è effettuata dalla società iTunes Sarl, avente sede legale in Lussemburgo.

In virtù di quanto appena detto, il rapporto che si instaura tra lo sviluppatore e iTunes è di tipo B2B. Questo significa che lo sviluppatore al momento della vendita è chiamato ad emettere fattura direttamente alla società Lussemburghese, senza applicazione di Iva italiana, ai sensi del citato articolo 7-ter del DPR n. 633/72.

iTunes Sarl riceverà la fattura ed applicherà il meccanismo del “reverse charge“, integrando l’Iva sia in accredito che in addebito.

Lo sviluppatore sarà chiamato ad effettuare periodicamente la comunicazione Intrastat per i servizi resi, e la comunicazione Black list.

A sua volta iTunes Sarl fatturerà agli utenti finali europei l’acquisto dell’applicazione indicando non l’Iva del Lussemburgo, ma l’Iva in vigore in ciascuno stato UE dell’acquirente, attraverso il meccanismo sopra indicato del MOSS.

Nel caso di applicazioni per iPhone, se in un mese lo sviluppatore vende le proprie applicazioni non solo in Italia o in altri paesi europei, ma per esempio anche in USA, egli dovrà emettere due fatture diverse; su una vi sarà l’importo guadagnato con le applicazioni vendute nei paesi europei e questa fattura sarà intestata a iTunes sarl, mentre sull’altra vi sarà l’importo guadagnato con le applicazioni vendute in USA e questa fattura sarà intestata a Apple Inc USA; in pratica, è necessario guardare in quale mercato si vendono le proprie applicazioni per emettere fatture diverse nel caso in cui i vari mercati facciano riferimento a società diverse di Apple.

GOOGLE PLAY

Lo schema appena visto per Apple, viene sostanzialmente ricopiato anche per quanto riguarda le vendite di applicazioni sui portali Google Play.

Dal 2015 Google si è dichiarato responsabile nella determinazione, addebito e versamento dell’Iva relativa agli utenti europei, senza azioni richieste da parte degli sviluppatori. Anche in questo caso, quindi, vi è un primo rapporto B2B tra sviluppatore e App store, e un secondo rapporto B2C tra App store e utente finale.

Per capire come funziona più operativamente Google Play sul proprio sito (raggiungibile a questo link) ci fa un esempio di come funziona operativamente il calcolo del compenso per la vendita di applicazione su Google Play, che di seguito di riepiloghiamo.

Ipotizzando la vendita dell’applicazione ad €. 1,00, Google riconosce allo sviluppatore il 70% del valore di vendita al netto dell’Iva versata.

Quindi, ipotizzando €. 1,00 di vendita dell’applicazione, e aliquota Iva del Paese del soggetto acquirente UE del 20% possiamo trovare con le seguenti formule il valore corrisposto allo sviluppatore:

Prezzo dell’app – (prezzo dell’app – 1/(1+aliquota fiscale)) = valore al lordo dell’Iva per lo sviluppatore

1 – (1-1/1,20) =0,83

valore al lordo dell’Iva per lo sviluppatore*70% (quota di compenso di pertinenza dello sviluppatore) = compenso dello sviluppatore

0,83*70% = 0,58

Google afferma di versare l’Iva per conto degli sviluppatori e riconosce agli sviluppatori il margine del 70% al netto dell’Iva versata (nell’esempio €. 0,58)

Quindi, Google versa l’Iva in vigore nei singoli stati europei sostituendosi agli sviluppatori rendendo in sostanza il rapporto tra sviluppatore e Google di tipo B2B.

Incasso del compenso

Lo sviluppatore riceve mensilmente un bonifico sul proprio conto corrente con il totale degli importi guadagnati con la vendita delle sue applicazioni in un mese.

Il guadagno mensile che lo sviluppatore ottiene con la vendita di applicazioni sull’Apple Store o sull’Android Market, la si può considerare, ai fini Iva, una prestazione di servizi specifici immateriali del tipo di commercio elettronico diretto, con transazione e pagamento interamente per via telematica.

Lo sviluppatore dovrà emettere quindi una fattura ai soli fini interni italiani in cui si specifichi “inversione contabile” ex articolo 7-ter del DPR n. 633/72.

Problema del credito Iva

Dal momento che lo sviluppatore non paga Iva italiana, in virtù dell’applicazione del rapporto B2B, egli si trova nella situazione di conseguire un cronico credito Iva annuale, dovuto al fatto che può scaricare Iva in acquisto, ma non può addebitare Iva in vendita.

Tale credito Iva può essere utilizzato per compensare altri versamenti di imposte o ritenute, o essere chiesto a rimborso per prevalenza di operazioni non soggette ad Iva per mancanza di presupposto di territorialità.

Tuttavia, la soluzione solitamente più applicata o esser evitato con lettere di intento ai fornitori in quanto esportatori abituali.

La nostra consulenza

Se desideri avere ulteriori delucidazioni sugli adempimenti fiscali per gli sviluppatori di applicazioni mobile, puoi contattarci attraverso l’apposito servizio di consulenza fiscale online.

Sarai ricontattato nel più breve tempo da un professionista preparato in grado di assisterti nelle tue esigenze.

8 comments

  1. Salve, vorrei sapere se la vendita di una applicazione sull’APP STORE di Apple può essere considerata come cessione di diritti d’autore e quindi se è possibile dichiarare solamente il ricavo nel 730 senza Partita Iva?

    Grazie

    • Fiscomania

      E’ un’attività commerciale, perché trattasi di mandato senza rappresentanza. E’ necessario operare con partita Iva.

  2. Buongiorno, volevo avere delle informazioni maggiori riguardo alla vendita di app. Io ho una partita iva in regime dei minimi aperta nel 2014. Il mio codice attività è 620200 Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica. Non avendo fatture con iva, posso vendere le app su play store o apple store?
    Posso usare ugualmente la clausola “inversione contabile” pur non essendo obbligata a dichiarare l’iva?

    • Fiscomania

      Lei può utilizzare la sua partita Iva per vendere le app sugli store online ma dovrà operare con l’esercizio di attività commerciale. Nel caso ci saranno delle modifiche da fare sulla sua posizione fiscale. Per la fatturazione dovrà emettere fatture non soggette ad Iva. Si faccia assistere da un Commercialista, se vuole siamo a disposizione.

  3. Salve,vendo app nello store apple e non ho chiaro questo discorso del credito iva. La apple mi manda un resoconto mensile di tutte le vendite ma non mi dice quanta iva ha pagato per conto mio.
    Come faccio ad avere questo credito iva quindi?
    Grazie

    • Fiscomania

      Non è indicato questo nell’articolo. Lei deve fare fattura non soggetta ad Iva al portale Apple. Poi cosa fa Apple e come vende non è una cosa che riguarda la sua attività. Si faccia seguire da un commercialista, se vuole siamo a disposizione.

      • Ok,ma non mi è chiaro cosa posso fare con la lettera di intento che citate nell articolo. Mi sembra che serva per il motivo iva. Sto sbagliando?
        Grazie ancora.

        • Fiscomania

          Spiegarle adesso il funzionamento della lettera di intendo è un po’ complicato. Però può avvalersi della nostra assistenza se si trova in questa fattispecie. Saremo lieti di fornirle la nostra consulenza.

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