Incoterms negli adempimenti doganali

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Gli incoterms nelle operazioni doganali. L’indicazione in fattura sia per operazioni UE che extra-UE. Come si applicano gli incoterms in fattura? 

Gli incoterms sono un insieme di regole usate nei contratti di compravendita di beni materiali che codificano gli usi negli scambi internazionali, benché siano utilizzabili anche in ambito nazionale. Essi regolamentano la modalità con cui avviene la consegna della merce e stabiliscono il passaggio del rischio di perdita o danno dal venditore al compratore.

Si tratta di regole applicabili al contratto di compravendita, ma che non riguardano il contratto di trasporto.

Gli incoterms non hanno valore di norma e pertanto il loro utilizzo è facoltativo e non automatico, benché sempre più diffuso. Se sono richiamati nel contratto divengono efficaci e vincolanti, in particolare nel determinare il momento e il luogo della consegna delle merci, il trasferimento dei rischi di perdita o danno e la ripartizione dei costi a carico delle parti contraenti (compratore e venditore).

Per questi motivi, è sempre consigliabile indicarle in modo esplicito e corretto nei contratti di compravendita internazionali e sulle relative fatture commerciali.

L’indicazione in fattura

Incoterms è l’abbreviazione di International Commercial Terms, e identificano le pattuizioni commerciali comunemente utilizzate nelle compravendite di beni mobili (dunque merci che possono essere geograficamente trasferite) che regolano la ripartizione di responsabilità, costi e rischi della consegna delle merci, fra venditore e compratore.

L’indicazione degli incoterms sulla fattura di vendita è fondamentale, in quanto essa rappresenta il documento che viene utilizzato dai soggetti del contratto di compravendita e da quelli che intervengono a diverso titolo nella catena logistica di spedizione, quali: il fattore per il trasporto, i doganalisti per la presentazione delle merci in dogana e le dogane stesse per quanto riguarda l’espletamento dei controlli doganali nel loro complesso.

Per una corretta indicazione degli incoterms è opportuno riportare la sigla con l’indicazione dell’esatto luogo di consegna stabilito, seguito dall’edizione di riferimento della Camera di Commercio Internazionale (CCI). Per facilitare l’espletamento delle operazioni doganali, la fattura dovrebbe sempre riportare, oltre agli elementi tipici, quali: la descrizione della merce, la quantità e l’importo fatturato, anche le condizioni di consegna, l’indicazione dell’origine delle merci e il codice tariffario doganale (il codice ad 8 cifre della nomenclatura combinata utilizzata in ambito comunitario).

Dichiarazioni doganali: incoterms

La rilevanza degli incoterms nelle operazioni doganali va oltre gli aspetti contrattuali sopra descritti. Le condizioni di consegna delle merci definite dagli incoterms incidono sulla ripartizione dei costi di trasporto, assicurazione e spese accessorie da includere nel valore in dogana, con effetti nella determinazione dello stesso e dell’imponibile ai fini dell’applicazione dei dazi e dell’imposta sul valore aggiunto. Nonostante questo, gli incoterms, non sono esplicitamente richiamati dalle disposizioni applicative del codice doganale, né da quelle interne relative all’applicazione dell’Iva all’importazione.

I codici incoterms sono, di fatto, un elemento da inserire nelle dichiarazioni doganali, nella casella 20 del DAU relativa alle condizioni e al luogo di consegna. La casella 20, composta da tre suddivisioni, deve essere compilata sulla base delle istruzioni e dei codici di compilazione delle dichiarazioni doganali. Vediamo adesso come compilare le tre sezioni della casella 20 del DAU.

Sezione I – Deve essere inserito il codice Incoterm delle condizioni di consegna pattuite tra le parti.

Sezione II – Deve essere indicato il luogo di consegna convenuto.

Sezione III – Devono essere indicati i codici: 1) se il luogo di consegna della merce si trova nel territorio doganale italiano; 2) se il luogo di consegna della merce si trova nel territorio doganale di uno Stato membro UE; 3) se il luogo di consegna della merce si trova nel territorio doganale di uno Stato extra-UE.

I codici incoterms da utilizzare nella prima suddivisione della casella 20 del DAU sono:

 

Condizioni di consegna 

(Casella 20 DAU – Prima e seconda suddivisione)

Codici IncotermsSignificato IncotermsLocalità da precisare
CFR*Costo e noloPorto di destinazione convenuto
CIF*Costo, assicurazione e noloPorto di destinazione convenuto
CIPNolo/porto pagato, assicurazione inclusa fino aPorto di destinazione convenuto
CPTNolo/porto pagato, fino aLuogo di destinazione convenuto
DAFReso alla frontieraLuogo di consegna convenuto alla frontiera
DAPConsegna al luogo di destinazione
DATConsegna al terminal
DDPReso sdoganatoLuogo di destinazione convenuto nel Paese di importazione
DDUReso non sdoganatoLuogo di destinazione convenuto nel Paese di importazione
DEQFranco banchinaPorto convenuto
DESFranco a bordoPorto di destinazione convenuto
EXWFranco fabbricaUbicazione della fabbrica
FAS*Franco sottobordoPorto di imbarco convenuto
FCAFranco vettoreLuogo convenuto
FOB*Franco a bordoPorto di imbarco convenuto
XXXAltre condizioni di consegnaIndicare in chiaro le condizioni figuranti nel contratto

Le sigle seguite da un asterisco (FAS, FOB, CFR, CIF) sono utilizzabili solo per trasporti via mare e acque interne. Le altre sigle sono utilizzabili per qualsiasi modalità di trasporto. Inoltre, è stata prevista l’indicazione di altre condizioni di consegna pattuite dalle parti (codice XXX), non essendo l’uso degli incoterms obbligatorio.

Regole generali

Ai fini doganali, le condizioni e il luogo di consegna delle merci indicato in fattura servono per ripartire le spese di trasporto, assicurazione e accessorie che entrano a far parte del valore in dogana, da determinare con riferimento al luogo di ingresso nel territorio doganale della UE, sulla base delle norme previste dal Codice doganale comunitario (articolo 29, Regolamento CEn. 2913/1992) e successive modifiche.

Il luogo di ingresso delle merci nell’Unione Europea è individuato dalle Disposizioni di attuazione del codice doganale (articolo 163, Regolamento CE n. 2454/1993) in base alla modalità di trasporto utilizzata e indica il confine fisico in relazione al quale va determinato il valore delle merci di provenienza extracomunitaria. In particolare, la normativa prevede che al prezzo dei beni importati, che comunemente coincide con il prezzo fatturato, vadano aggiunte le spese di trasporto fino al luogo d’introduzione delle merci nel territorio doganale della Comunità, in modo da includere nel valore imponibile solo quelle sostenute nella tratta estera.

Il valore imponibile per l’applicazione del dazio e di eventuali altri tributi (accise, tasse portuali) o diritti accessori (come il magazzinaggio), include, quindi, la quota di trasporto sino al luogo di ingresso delle merci nella Comunità. Il valore imponibile per l’applicazione dell’Iva all’importazione coincide con lo stesso valore doganale imponibile, addizionato dei diritti doganali dovuti e delle spese di trasporto dal luogo di entrata nella Comunità fino a quello di destinazione all’interno di essa (articolo 69, DPR n. 633/72).

Questi costi sono indicati nella casella 12 del DAU, e possono assumere un valore positivo, cioè da sommare al prezzo fatturato, se le spese di trasporto, assicurazione e altre sostenute fino al luogo di introduzione nel territorio doganale comunitario, non sono già comprese nel prezzo della fattura, o un valore negativo, cioè da sottrarre al prezzo fatturato, se le spese di consegna sostenute dal luogo di introduzione nel territorio doganale comunitario fino al luogo di destinazione, sono già comprese nel prezzo della fattura.

Le operazioni di import export

La scelta delle condizioni di consegna dovrebbe essere effettuata anche con riguardo agli adempimenti delle parti in materia di formalità doganali di importazione e di esportazione. In generale per tutte le regole, il venditore si fa carico di sdoganare tutta la merce all’esportazione, ad esclusione della clausola EXW (franco fabbrica). Il compratore è, invece, responsabile dello sdoganamento all’importazione, ad eccezione della regola DDP (reso sdoganato).

La clausola EXW

La clausola EXW, è l’unica ad esentare il venditore/esportatore dal compiere formalità di sdoganamento, è ampiamente utilizzata all’esportazione. La scelta è voluta per il livello minimo di obbligazioni a carico del venditore, che si limita, a consegnare la merce a terra nei propri locali o in un altro luogo pattuito. Non vi è obbligo di carico della merce, che è a cura del vettore scelto dal compratore, né di espletamento delle formalità doganali. Quest’ultimo punto rappresenta un elemento di rischio, in quanto la responsabilità fiscale e doganale del venditore è intrasferibile e rimane, pertanto, a sui carico, anche se non effettua materialmente tali formalità. Oltre a non controllare la corretta effettuazione dello sdoganamento il venditore può non sapere o non determinare presso quale ufficio doganale vengono espletate le formalità di esportazione. Secondo l’articolo 161 del Codice doganale comunitario, la dichiarazione doganale di esportazione deve essere obbligatoriamente presentata presso un ufficio doganale situato in Italia.

Inoltre, l’esportazione effettuata interamente in un altro Stato membro UE non viene registrata nel sistema informatico nazionale AIDA, quindi, non è possibile verificare telematicamente la conclusione dell’operazione e riconoscere la non imponibilità Iva, ai sensi dell’articolo 8 del DPR n. 633/72. Anche nel caso di esportazione con resa EXW, benché l’uscita dei beni dal territorio comunitario sia curata dal cessionario non residente o da un suo incaricato, secondo le disposizioni vigenti, la dichiarazione di esportazione deve essere intestata al cedente italiano o esportatore e occorre espletare le operazioni doganali in Italia. Il fatto che l’esportatore venda la propria merce con la regola EXW e che l’acquirente estero sia responsabile per il trasporto, non da diritto a quest’ultimo di decidere il luogo ove presentare la dichiarazione di esportazione.

Oltre a questo, in alcuni casi, l’esportatore può non essere in grado di ottenere il codice MNR riportato sul documento di accompagnamento all’export (DAE), per la verifica del visto uscire informatizzato e la chiusura dell’operazione ai fini doganali e fiscali, né di verificare che la merce sia stata effettivamente dichiarata in dogana all’esportazione.

Per tutte queste motivazioni si può affermare che la clausola EXW risulti inadatta ad essere utilizzata nelle vendite internazionali per i maggiori rischi fiscali e doganali che comporta.

Clausola FCA

Qualora si voglia mantenere un livello di obbligazioni analogo, ma con pieno controllo dello sdoganamento e del caricamento della merce, è invece consigliabile utilizzare il più appropriato incoterm “FCA proprio stabilimento” (franco vettore proprio stabilimento), indicando il punto effettivo di consegna presso lo stabilimento o  magazzino o altra sede in cui si intendono consegnare le merci al vettore.

In questo modo il venditore rende la merce sdoganata al vettore incaricato dal compratore, mantenendo il controllo del processo di sdoganamento.

Clausola DDP

Un discorso a se stante riguarda la clausola DDP (reso sdoganato), unica a prevedere lo sdoganamento a carico del venditore, sempre per le conseguenze in ambito doganale e fiscale. Si tratta della regola più onerosa per il venditore, utilizzata con una certa frequenza per l’invio di omaggi o campionature.

Il venditore mette a disposizione del compratore la merce nel luogo di destinazione convenuto ed è responsabile dello sdoganamento nel Paese di destinazione della merce per il compratore, accollandosi il pagamento dei diritti doganali e delle relative spese. In questo caso, occorre verificare se vi siano vantaggi fiscali nel Paese di destinazione per i soggetti non residenti, al fine di recuperare l’Iva pagata in dogana. Diversamente è possibile proporre una deroga, che preveda il pagamento dell’Iva a carico del compratore.

Questa clausola risulta rischiosa anche per l’importatore, che non controlla lo sdoganamento, pur essendone responsabile quale effettivo importatore e che in ogni caso è tenuto ad assistere l’esportatore se necessitano autorizzazioni o licenze. Pertanto, questo termine non dovrebbe essere utilizzato se l’esportatore non è nella posizione di gestire direttamente o indirettamente lo sdoganamento delle merci nel Paese di destinazione.

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