Società offshore: guida al funzionamento

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Cos’è una società offshore? In quali settori opera? Qual’è il meccanismo che regola il trasferimento dei profitti? Che vantaggi si possono avere da una società offshore? 

Chi di voi non ha mai pensato di aprire una società offshore in un paradiso fiscale, per sfuggire ad ogni tipo di adempimento e di tassazione?! Credo che ogni imprenditore, almeno una volta nella vita abbia fantasticato qualcosa del genere. Negli ultimi anni le società offshore, da sempre sconosciute ai più, sono balzate alla ribalta in virtù sia del maggiore scambio di informazioni tra i vari Paesi, al fine di combattere l’evasione fiscale, sia a seguito di alcuni scandali che hanno riguardato società di servizi, costituite appositamente per la creazione di società offshore al solo fine di evadere la tassazione.

In questo contributo andremo ad approfondire gli aspetti che rendono vantaggiosa la costituzione di una società offshore e i meccanismi di funzionamento della stessa.

Società offshore: cos’è?

Si definisce società offshore un ente che ha stabilito la propria sede legale in un paese diverso da quello nel quale sviluppa i suoi affari principali. Solitamente il Paese estero nel quale decide di stabilire la sede è considerato un “paradiso fiscale“, cioè un Paese nel quale la tassazione media è inferiore di almeno il 50% rispetto a quella del Paese di origine.

Nei paradisi fiscali le restrizioni e le leggi che regolamentano le attività economiche sono molto flessibili e sono in grado di essere applicate senza particolari sforzi. Tuttavia, l’aspetto principale che spinge le imprese a costituire società offshore in paradisi fiscali è l’elevata riservatezza sulle attività finanziarie che questi Paesi offrono a chi decide di spostare nel loro territorio una società. In pratica, le autorità amministrative locali con consentono il totale scambio di informazioni con le autorità degli altri Paesi, al fine di proteggere gli interessi degli imprenditori che costituiscono società offshore nei loro Paesi.

Per farvi capire alcuni esempi di paradisi fiscali sono ancora oggi: Panama, Hong Kong, Singapore, le Isole Vergini Britanniche, le Seychelles, le isole Cayman o Barbados. L’obiettivo di questi Paesi è quello di offrire servizi alle imprese e una regolamentazione assai leggera, al fine di attrarre capitale estero nella propria economia. Pensate che molto spesso non è detto che un soggetto residente in questi Paesi goda degli stessi vantaggi fiscali di un soggetto non residente.

Quali settori per una società offshore?

Come abbiamo visto la società offshore consente di avere agevolazioni fiscali (che variano da Paese a Paese), legate all’esenzione (totale o parziale), da imposizione fiscale dei proventi derivanti da attività commerciali effettuate al di fuori del Paese, ove la società è stabilita.

Per questo motivo le società offshore vengono utilizzate per svolgere attività economiche che non richiedono una specifica posizione geografica. Classico caso è quello delle attività online. I grandi portali web hanno stabilito la loro sede, prendendo a riferimento esclusivamente, dove erano i migliori vantaggi in termini di servizi e tassazione offerta. Pensate anche ai settori legati alla gestione dei beni immateriali (gestione dei marchi di aziende famose, nel campo della moda ad esempio), o ancora attività legale alla gestione di attività finanziarie o patrimoniali.

Tuttavia, l’utilizzo di società offshore ha trovato da sempre la sua massima applicazione per la creazione di holding societarie, o di società “cassaforte” legate alla tutela patrimoniale di beni appartenenti all’imprenditore.

Il regime fiscale territoriale

Il vantaggio legato alla minore tassazione fiscale che alcuni Paesi possono offrire è legato al c.d. “regime fiscale territoriale“. Questo regime fiscale, a differenza di quelli utilizzati nei principali Paesi, è basato unicamente sui redditi percepiti all’interno dei confini nazionali.

Questo significa che le persone fisiche e le società, siano esse residenti e non, sono tassate soltanto sui redditi e gli utili che derivano da attività svolte nel Paese. Tutti gli utili realizzati all’estero sono esenti da tassazione. Se pensate ad una società che assolve la funzione di holding con sede in un Paese ove vige questo tipo di regolamentazione fiscale (Costa Rica, Hong Kong o Singapore ad esempio), potete capire come vi sia un indubbio vantaggio fiscale. Se a tutto questo accompagnate il fatto che, nella maggior parte di queste giurisdizioni, le società non sono tenuta a presentare relazioni annuali o bilanci, allora capite che i vantaggi aumentano.

Come funziona concretamente una società offshore?

Il meccanismo di funzionamento di una società offshore è legato, principalmente dalla separazione tra proprietà e detenzione dei beni che si vogliono sfruttare economicamente o tutelare. L’obiettivo principale di chi decide di aprire una società offshore è quello di andare ad evitare la tassazione dei redditi nel proprio Paese, ed ottenere una tassazione agevolata in altri Paesi.

Per sfruttare i vantaggi di una società offshore non è sempre necessario trasferire le ricchezze direttamente nel paradiso fiscale, ma è sufficiente che in quel Paese abbia sede la struttura legale della società: poi i beni gestiti possono essere posti in qualsiasi luogo del globo terrestre. E’ proprio su questo aspetto che trova applicazione il meccanismo di funzionamento di queste società: attraverso sistemi legali e complessi sistemi burocratici, possono registrare il grosso dei propri guadagni o delle proprie transazioni economiche come aventi luogo sotto la giurisdizione dei paradisi fiscali, e pagare o non pagare, a seconda dei casi qui le tasse. Vediamo un semplice esempio:

Poniamo il caso di  una multinazionale che si occupa di abbigliamento. Poniamo che questa società commissioni i propri capi di abbigliamento in un Paese ove il costo del lavoro è notoriamente basso, e che rivenda questi beni in Europa. Ebbene, qual’è il Paese ove la multinazionale è tenuta al pagamento delle imposte dovute sui suoi profitti? Vedremo tra poco che la risposta è: “ovunque decida la società”. Vediamo come è possibile tutto questo:

La multinazionale costituisce tre società diverse sue controllate:

  • “Alfa” – società extraeuropea che produce i vestiti a basso costo;
  • “Beta”- che ha sede in un paradiso fiscale;
  • “Gamma” – società europea che rivende ai consumatori finali i vestiti.

A questo l’operazione ha inizio. “Alfa” produce i vestiti sostenendo un costo di 1.000 e li rivende alla società “Beta” per 1.000 che a sua volta li vende alla società “Gamma” che li acquista per 4.000, e li rivende ai clienti finali per 4.000. L’operazione tipica è questa, ovvero, una triangolazione, i beni da “Alfa” passano direttamente a “Gamma”, ma con un passaggio giuridico nel mezzo.

Si crea una c.d. “triangolazione extracomunutaria”, che da un punto di vista reddituale porta le seguenti conseguenze: per la società “Alfa” costo di produzione e ricavo di vendita sono uguali (1.000) quindi, non si crea alcun profitto, e senza esso non vi sarà alcuna imposizione fiscale. Allo stesso modo la società “Gamma”, rivenditore al dettaglio dei vestiti, ha sostenuto un costo di acquisto di 3.000 e un valore di vendita di 3.000. Anche in questo caso non si crea alcun profitto, quindi nessuna tassazione. Il nodo fondamentale dell’operazione, come avrete capito, è “Beta”, che ha registrato tutto il profitto dell’operazione: ha acquistato per 1.000 da “Alfa” e ha rivenduto per “3.000” a “Gamma”, registrando un profitto di 2.000, che è l’unico profitto di tutta l’operazione. Se ricordate “Beta” è la società residente nel Paradiso fiscale.

In pratica, i beni non si avvicinano neppure al paradiso fiscale, ma con questa operazione tutto il guadano di un’operazione estera viene trasferito in un Paese a fiscalità privilegiata.

Il contrasto all’evasione fiscale internazione

Se dall’esempio proposto state pensando di aprire una società offshore, dovete prima tenere ben presente che quello sopra illustrato non è altro che un esempio scolastico di evasione fiscale. Nella realtà le cose sono più complicate di così, sia a livello burocratico che reddituale. Se cercate di mettere in atto, oggi, un operazione come quella descritta, le autorità di controllo dei vari Paesi impiegherebbero pochissimo tempo a capire l’operazione sottostante e la bloccherebbero ancora prima di partire.

I difensori dei paradisi fiscali sostengono che questi facilitino il flusso di capitale nel mondo, consentendo a chi ha grandi disponibilità economiche di evitare restrizioni e prelievi fiscali onerosi. Al di là delle questioni strettamente legali, è opinione diffusa che le società offshore di questo tipo siano eticamente discutibili e non rispettino principi basilari dell’economia, primo tra tutti quello della libera concorrenza. Ancora oggi vi sono nel mondo tantissime società offshore, ma le autorità fiscali dei vari Paesi negli ultimi anni hanno aumentato i meccanismi di controllo e di contrasto per evitare possibili frodi o meccanismi di evasione fiscale.

Pensate alla normativa adottata in Italia per contrastare questo tipo di fenomeni:

Da un punto di vista Iva pensate a tutta la normativa sui “prezzi di trasferimento” (transfer pricing), volta ad evitare cessioni di beni o servizi ad altre società del gruppo ad un valore maggiore o minore rispetto al valore normale di mercato di quei beni e/o servizi, con l’obiettivo di imputare il reddito in Paesi diversi da quelli di residenza.

Per quanto riguarda i redditi, invece, per le società di capitali, precise indicazioni sono fornite dalla disciplina sulle CFC “Controlled foreign companies“, contenuta nell’articolo 167 del DPR n. 917/86. Tale disciplina è volta regolare la tassazione legata alle società controllate estere. Presupposto per la applicazione della normativa relativa alle CFC è il possesso di redditi conseguiti in uno degli Stati o territori con regime fiscale privilegiato da imprese, società o enti controllati, direttamente o indirettamente, da persone fisiche, anche non titolari di reddito di impresa in Italia, o dai soggetti di cui agli articoli 5 (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice) e 87, comma 1, lettere a), b) e c) (soggetti passivi Ires) del Tuir, residenti nel territorio dello Stato.

Per quanto riguarda, infine, le persone fisiche, il Fisco pretende dai soggetti che risiedono fiscalmente in Italia, che possiedono partecipazioni in società estere, l’indicazione delle stesse nel quadro RW del modello Unico, ed esige che i redditi percepiti siano tassati in Italia.

Considerando, infine, i numerosi accordi raggiunti con un numero sempre maggiore di Stati per consentire lo scambio di informazioni, le possibilità di sfruttare i paradisi fiscali si sta progressivamente riducendo nel tempo. Ultimo caso è quello della Svizzera, che nei prossimi anni, lascerà definitivamente il segreto bancario, rendendo disponibili a tutti gli Stati i dati dei propri correntisti.

In conclusione, è indubbio il fatto che le società offshore possano garantire numerosi utilizzi legali che l’imprenditore oculato ha il diritto di vagliare nella scelta della giurisdizione nazionale in cui desidera operare con la sua attività. La cosa importante è essere consapevoli che che una normale attività commerciale o imprenditoriale ben difficilmente potrà ottenere concreti vantaggi da una gestione offshore. Se, invece, esistono reali esigenze internazionali che esulano da attività illecite o di evasione fiscale, svolte sul territorio nazionale da soggetti non residenti, ancora oggi possono esserci dei margini operativi, per la costituzione di società offshore.

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