Certificazione dei corrispettivi nell’e-commerce

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La territorialità Iva nel commercio elettronico e le modalità di certificazione dei corrispettivi nell’e-commerce. La possibilità di registrazione nel registro corrispettivi delle operazioni effettuate nei confronti di privati consumatori e le modalità di tenuta del registro corrispettivi ed emissione di nota di credito.

La regolare tenuta della contabilità è un obbligo previsto dalla normativa civilistica e fiscale per tutti i soggetti titolari di partita Iva. La tenuta della contabilità, semplificata o ordinaria, varia a seconda del tipo di impresa adottata e a seconda delle dimensioni, in termini di volume d’affari annuo, raggiunto. Particolari semplificazioni, tuttavia, sono previste per i soggetti che esercitano la propria attività in e-commerce. In particolare, infatti, per quanto riguarda le operazioni effettuate nei confronti di consumatori finali residenti nel territorio dello Stato, sia in caso di e-commerce diretto che di e-commerce indiretto, non vi è obbligo di certificazione dei corrispettivi di vendita, attraverso il rilascio di fattura o scontrino fiscale. In questi casi sarà sufficiente per l’impresa annotare l’operazione nel registro dei corrispettivi.

Per quanto riguarda gli obblighi Iva, relativamente ai corrispettivi percepiti, l’Amministrazione finanziaria equipara il commercio elettronico diretto a quello indiretto per quanto riguarda gli adempimenti relativi alla certificazione delle operazioni in esame, prevedendo la sola indicazione nel registro dei corrispettivi. Vediamo quindi, come sono regolamentate le modalità di certificazione dei corrispettivi nell’e-commerce diretto e indiretto.

E-commerce diretto

Per commercio elettronico diretto si intende una transazione avvenuta online dove l’oggetto dell’acquisto è un bene immateriale ovvero un bene che non necessita di un supporto fisico per essere trasferito, ad esempio nei casi in cui si può usufruire del bene tramite il download. La transazione e lo scambio del bene avviene direttamente online. E’ il caso, ad esempio, di file, musica, film, etc.

Iva nel commercio elettronico diretto

Dal 1° gennaio 2015, a seguito delle modifiche introdotte dall’articolo 58 della Direttiva n. 2006/112/CE, ad opera dell’articolo 5 della Direttiva n. 2008/8/CE, per i rapporti tra impresa e consumatore finale (B2C) è previsto che i servizi elettronici, di telecomunicazione e teleradiodiffusione a prescindere dal luogo di stabilimento del prestatore siano territorialmente rilevanti nel Paese del committente (articolo 1, D.Lgs. n. 42/2015).

In particolare, secondo quanto previsto dall’articolo 7– sexies comma 1 lettere f) e g) del DPR n. 633/72, si considerano territorialmente rilevanti in Italia, se rese a committenti non soggetti passivi d’imposta le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici, quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero. Per quanto attiene ai servizi di e-commerce diretto, non vi è distinzione tra operazione effettuata con committente soggetto passivo Iva o privato consumatore (rapporti B2B e B2C), poiché comunque le operazioni in esame sono assoggettate ad Iva nel Paese del committente a prescindere dal luogo in cui il prestatore si considera stabilito (Paese Ue o Extra-Ue).

A livello procedurale, le modalità di applicazione dell’Iva sono, invece, differenziate a seconda dello status del committente (soggetto Iva o meno), in quanto:

  • Nei rapporti B2B, il prestatore è tenuto ad emettere fattura “non soggetta” ad Iva. L’imposta è applicata dal committente con il meccanismo del “reverse charge“;
  • Nei rapporti B2C, invece, l’imposta è pagata direttamente committente privato comunitario o extracomunitario. Nel caso in cui il privato sia residente in Italia l’operazione sarà soggetta ad Iva italiana. Nel caso di privato residente UE, previa identificazione ai fini Iva nel Paese Ue del committente, il prestatore farà pagare l’Iva prevista nel Paese UE del committente, oppure in alternativa, potrà avvalersi del regime speciale del “Mini Sportello Unico” (MOSS).

Certificazione dei corrispettivi

Nell’e-commerce diretto, la certificazione dei corrispettivi è obbligatoria soltanto per le operazioni effettuate nei confronti di committenti soggetti passivi, sia residenti che non residenti. In questi casi è obbligatoria l’emissione della fattura, ai sensi dell’articolo 22 del DPR n. 633/73. La fattura deve essere datata e numerata in ordine progressivo.

Per quanto riguarda, invece, la certificazione dei corrispettivi per le operazioni di commercio elettronico diretto effettuate nei confronti di privati consumatori (rapporti B2C), si deve fare riferimento alla disciplina delle vendite per corrispondenza. Per questa ragione, secondo la Risoluzione n. 274/E/2009 dell’Agenzia delle Entrate, le corrispondenti operazioni non sono soggette:

  • All’obbligo di emissione della fattura, salvo che la stessa sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione della cessione, come previsto dall’articolo 22, comma 1, n. 1), del DPR n. 633/1972;
  • All’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale, siccome opera l’esonero di cui all’articolo 2, lettera oo), del DPR n. 696/1996.

I corrispettivi giornalieri delle vendite, comprensivi dell’Iva, in caso di e-commerce diretto B2C, devono essere, tuttavia, annotati nel registro dei corrispettivi di vendita cui all’articolo 24 del DPR n. 633/1972 entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione. Il venditore resta in ogni caso soggetto a tutti gli altri obblighi formali e sostanziali disciplinati dalla normativa Iva (liquidazione dell’Iva, conservazione della documentazione, etc).

In sede di liquidazione periodica, è necessario effettuare lo scorporo dell’Iva con il metodo matematico, ai sensi dell’articolo 27, comma 2, del DPR n. 633/1972. Ipotizzando che i beni venduti siano soggetti all’aliquota ordinaria (22%), i corrispettivi, al lordo dell’imposta, devono essere divisi per 122, per poi moltiplicare il risultato ottenuto per 100. L’arrotondamento va effettuato, per difetto o per eccesso, al centesimo di euro.

E-commerce indiretto

Il commercio elettronico indiretto (ecommerce indiretto) è costituito da quelle transazioni nelle quali la cessione giuridica del bene e la conclusione del contratto tra venditore e cliente si perfezionano per via telematica, mentre la consegna fisica del bene avviene attraverso i canali tradizionali. La cessione di beni nel commercio elettronico indiretto viene assimilata come anzidetto alla vendita per corrispondenza e pertanto ai fini Iva vengono applicate le relative norme interne, comunitarie e internazionali.

Iva nel commercio elettronico indiretto

Le operazioni di e-commerce indiretto sono territorialmente rilevanti nel Paese del soggetto committente, così come previsto per le operazioni di commercio elettronico diretto. Anche per quanto attiene ai servizi di e-commerce indiretto, quindi, non vi è distinzione tra operazione effettuata con committente soggetto passivo Iva o privato consumatore (rapporti B2B e B2C), poiché comunque le operazioni in esame sono assoggettate ad Iva nel Paese del committente a prescindere dal luogo in cui il prestatore si considera stabilito (Paese Ue o Extra-Ue).

A livello procedurale, le modalità di applicazione dell’Iva sono, invece, differenziate a seconda dello status del committente (soggetto Iva o meno), in quanto:

  • Nei rapporti B2B, il prestatore è tenuto ad emettere fattura “non soggetta” ad Iva. L’imposta è applicata dal committente con il meccanismo del “reverse charge“;
  • Nei rapporti B2C, invece, l’imposta è pagata direttamente committente privato comunitario o extracomunitario. Nel caso in cui il privato sia residente in Italia l’operazione sarà soggetta ad Iva italiana. Nel caso di privato residente UE, viene applicata l’Iva Italiana se l’ammontare delle cessioni effettuate nell’altro Stato membro non ha superato, nell’anno solare precedente, né supera in quello in corso, la soglia di €. 100.000, ovvero la soglia dell’eventuale minore ammontare stabilito dallo Stato di destinazione dei beni. Nella fattispecie in cui il fatturato realizzato dall’impresa italiana nell’altro Stato membro dovesse superare tale soglia, oppure per le operazioni sotto soglia, il fornitore italiano decidesse di optare per l’applicazione dell’Iva nel Paese di destinazione, la procedura da adottare da parte dell’operatore nazionale sarà la seguente: acquisire una posizione Iva (mediante identificazione diretta o nomina di un rappresentante fiscale) nello Stato di destinazione del bene per rilevare la cessione intracomunitaria fittizia ed effettuare il corrispondente acquisto intracomunitario; assoggettare ad imposta la cessione nello Stato di destinazione, ivi territorialmente rilevante ai sensi dell’articolo 7-bis DPR n. 633/72.

Certificazione dei corrispettivi

Nell’e-commerce indiretto, la certificazione dei corrispettivi è obbligatoria soltanto per le operazioni effettuate nei confronti di committenti soggetti passivi, sia residenti che non residenti. In questi casi è obbligatoria l’emissione della fattura, ai sensi dell’articolo 22 del DPR n. 633/73. La fattura deve essere datata e numerata in ordine progressivo.

La disciplina Iva delle operazioni di commercio elettronico indiretto tra soggetti residenti in Italia, incluse le stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, è disciplinata dalle disposizioni contenute dal DPR n. 633/72. Alle operazioni riconducibili all’e-commerce indiretto, caratterizzate dalla consegna materiale dei beni attraverso i canali tradizionali (posta, corriere, ecc.), si applica, se il cliente è un “privato consumatore” la disciplina delle vendite per corrispondenza. Per questa ragione, secondo la Risoluzione n. 274/E/2009 dell’Agenzia delle Entrate, le corrispondenti operazioni non sono soggette:

  • All’obbligo di emissione della fattura, salvo che la stessa sia richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione della cessione, come previsto dall’articolo 22, comma 1, n. 1), del DPR n. 633/72;
  • All’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale, poiché opera l’esonero di cui all’articolo 2, lettera oo), del DPR n. 696/1996.

I corrispettivi giornalieri delle vendite, comprensivi dell’Iva, in caso di e-commerce diretto B2C, devono essere, tuttavia, annotati nel registro dei corrispettivi di vendita cui all’articolo 24 del DPR n. 633/1972 entro il giorno non festivo successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al giorno di effettuazione. Il venditore resta in ogni caso soggetto a tutti gli altri obblighi formali e sostanziali disciplinati dalla normativa Iva (liquidazione dell’Iva, conservazione della documentazione, etc). Inoltre, in sede di liquidazione periodica dell’Iva, lo scorporo dell’Iva deve avvenire con il metodo matematico.

Registro corrispettivi nel commercio elettronico

Per quanto riguarda la registrazione dell’operazione nel registro dei corrispettivi, dobbiamo procedere con la seguente procedura. Effettuare la numerazione progressiva delle pagine. Contrassegnare la copertina con i dati della società (denominazione, codice fiscale, partita Iva e indirizzo). Nella prima pagina dobbiamo indicare il mese a cui ci stiamo riferendo. Nel registro  dei corrispettivi  deve essere annotato, per ogni giornata, l’incasso complessivo comprensivo Iva, distinto per aliquota. Adesso da sinistra è necessario indicare, rispettivamente: giorno del mese, l’incasso complessivo  comprensivo di Iva, distinto per aliquota. Separatamente, in un’apposita colonna, deve essere annotato l’ammontare complessivo giornaliero delle operazioni non imponibili ed esenti, indicando l’articolo che prevede la non imponibilità.

La registrazione deve essere fatta entro il giorno successivo non festivo rispetto a quello di effettuazione dell’operazione, in altre parole di consegna del bene o di incasso del corrispettivo. In basso devi indicare il totale delle operazioni di tutto il mese.

Nella seconda pagina, invece, devono essere indicate, se emesse, le fatture (da consegnare al Commercialista assieme al registro) con il numero di fattura e l’importo. Le registrazioni devono essere effettuate con ordine cronologico, giorno per giorno. La stampa del registro dei corrispettivi e delle fatture emesse registrate con sistemi informatici, devono essere effettuate entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva, fermo restando che la stampa e fatture devono essere disponibili in qualsiasi momento (ad es. in caso di ispezioni e verifiche).

Per approfondire: Note di variazione Iva: la guida

Il documento di trasporto

E’ importante sapere che:

  • Le note di consegna devono necessariamente avere numero e data consecutivi e ogni anno bisogna far ripartire da capo la numerazione;
  • I numeri devono esserci tutti e la merce deve essere accompagnata dalla nota di consegna con il numero corretto, non devono esserci due documenti diversi;
  • La nota di consegna data al cliente deve essere la stessa che viene archiviata dall’azienda che la emette e deve avere la stessa numerazione che viene inserita nel registro   corrispettivi.

Emettere una nota di credito

La nota di credito viene emessa per stornare totalmente o parzialmente una fattura o una nota di consegna. Essa può essere emessa per diversi casi, i più comuni sono:
  •  Reso totale merce:
    • La merce non rispecchia le caratteristiche descritte, o non soddisfa le aspettative del cliente;
    • La merce presenta difetti e/o danni, pertanto il cliente provvede al reso della stessa;
    • La merce non viene ritirata dal cliente.
  • Reso parziale merce:
    • L’ordine comprende diversi articoli, ma solo alcuni di questi vengono resi al venditore per uno dei casi sopra descritti.
 Al fine di effettuare una contabilizzazione corretta della transazione descritte è obbligatorio emettere la nota di credito.  Le note di credito devono essere emesse alla medesima aliquota d’imposta applicata a suo tempo nell’emissione di fattura o nota di consegna anche se questa, nel tempo, è variata.  Nella compilazione della nota di credito è fondamentale riportare i riferimenti del documento di origine a cui la stessa fa riferimento (ad esempio: storto totale nota di consegna (o fattura)  n. __ del ___ ).  E’ importante per una corretta imputazione del reso segnare nel corpo della nota di credito il motivo per cui la merce viene restituita al venditore.

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