Contributi previdenziali dei professionisti: la deduzione

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Guida alla deducibilità fiscale dei contributi previdenziali dei professionisti. Per la deducibilità occorre fare attenzione alla tipologia di contributo versato: non è deducibile il contributo integrativo addebitato al cliente in fattura.

I lavoratori autonomi che esercitano la propria attività professionale sono tenuti all’iscrizione ad una cassa di previdenza. Per le professioni regolamentate da Albi o elenchi professionali i professionisti sono obbligati all’iscrizione alla propria cassa previdenziale di appartenenza per ciascun Albo. Per i professionisti che operano in attività che non prevedono la presenza di Albi professionali, vi è l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata dell’Inps. In generale tutti i professionisti possono dedurre, senza alcun limite di spesa, gli importi versati, per ciascun periodo di imposta, alla propria cassa di previdenza, a titolo di contributi previdenziali obbligatori.

A prevedere questa possibilità è l’articolo 10, comma 1, lettera e) del DPR n. 917/86, il quale prevede la completa ed illimitata deducibilità dal reddito professionale Irpef per:

i contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, ivi compresi quelli per la ricongiunzione di periodi assicurativi

In questo contributo andremo a riepilogare le regole e le modalità di deduzione dal reddito professionale dei contributi previdenziali obbligatori versati dai liberi professionisti, per ciascun periodo di imposta.

Le Casse di previdenza

Quasi tutti i professionisti sono iscritti ad Albi o elenchi professionali. Ciascun Albo professionale è dotato della propria cassa di previdenza, a cui i vari professionisti iscritti possono aderire, al fine di versare i contributi previdenziali obbligatori, che poi daranno diritto ad ottenere la pensione (maturando tutti i requisiti necessari). Ogni cassa di previdenza ha regole proprie, per quanto anche i contributi e le tipologie degli stessi da versare cambiano, non essendoci regole comuni. L’iscrizione alla cassa di previdenza per i lavoratori autonomi iscritti ad Albi non è obbligatoria, per cui è sempre possibile (anche se non consigliabile), optare per l’adesione alla Gestione separata dell’Inps, che ricordiamo, accoglie i versamenti di tutti i professionisti “senza cassa“.

Casse previdenziali in vigore

Ad oggi, le casse di previdenza a cui possono iscriversi i professionisti (lavoratori autonomi dotati di partita Iva) iscritti ai vari Albi professionali sono:

  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza a favore degli avvocati – Cassa Forense;
  • Cassa Nazionale di previdenza per gli ingegneri ed architetti – Inarcassa;
  • Cassa Nazionale di previdenza ad assistenza per i geometri – Cipag;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei dottori commercialisti – CNPADC;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei ragionieri e periti commerciali – Cassa ragionieri;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei veterinari – ENPAV;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei farmacisti – ENPAF;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei consulenti del lavoro – ENPACL;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei medici – ENPAM;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza degli infermieri professionali – ENPAPI;
  • Cassa Notariato – Cassa notariato;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza degli psicologi – ENPAP;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei chimici, dottori agronomi e dottori forestali, dei geologi – EPAP;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei biologi – ENPAB;
  • Cassa Nazionale di previdenza ed assistenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati – EPPI.

Contributi previdenziali: deducibilità

I lavoratori autonomi iscritti ad una cassa di previdenza legata all’appartenenza ad un Albo professionale versano annualmente i contributi previdenziali obbligatori, che possono essere suddivisi in quattro diverse categorie di contributi, così riepilogate:

  • Contributo soggettivo obbligatorio;
  • Contributi integrativo;
  • Contributo integrativo volontario;
  • Contributo di maternità.

La suddivisione dei contributi obbligatori in queste categorie diventa importante, in quanto ai fini della deducibilità ai fini Irpef, occorre fare attenzione alla tipologia di contributo versato. Come abbiamo detto, infatti, non esistono limitazioni  ai contributi deducibili per i professionisti iscritti all’Albo, ossia per loro tutti i contributi previdenziali versati nell’anno di imposta (anche se relativi ad annualità precedenti) potranno essere portati a deduzione del reddito imponibile Irpef, senza alcun limite. Tuttavia, ancorché non vi siano limitazioni di importo deducibile, esistono limitazioni legate alla natura del contributo versato. Vediamo quindi, quali tipologie di contributi obbligatori è possibile dedurre dal reddito.

Deducibilità dei contributi previdenziali

Sono integralmente deducibili dal reddito complessivo Irpef i contributi previdenziali e assistenziali versati obbligatoriamente a casse professionali, da parte dei professionisti iscritti alle stesse (ad esempio dottori commercialisti, ragionieri, avvocati, notai, ingegneri, architetti, consulenti del lavoro, geometri, medici, farmacisti, veterinari, ecc.). La deducibilità:

  • Riguarda il contributo soggettivo e il contributo integrativo minimo“;
  • Non riguarda, di regola, il contributo integrativo (pari normalmente 2% o 4%) addebitato in fattura al cliente (si tratta, infatti, di un onere che rimane a carico di quest’ultimo anche se poi viene materialmente versato dal professionista).

Contributo soggettivo obbligatorio

Il contributo soggettivo si calcola in percentuale rispetto al reddito professionale ottenuto dal lavoratore autonomo nell’anno di imposta precedente. Ogni professionista entro la fine del periodo di imposta è chiamato a presentare una dichiarazione reddituale alla propria cassa di previdenza, nella quale deve indicare il reddito imponibile ai fini Irpef realizzato nell’anno precedente, ed il proprio volume d’affari. Queste due informazioni sono indispensabili per determinare il contributo soggettivo ed integrativo obbligatorio. Il contributo soggettivo, in particolare, è determinato sulla base del reddito imponibile Irpef realizzato nell’anno precedente.

Quindi, ipotizziamo che un professionista abbia realizzato un reddito imponibile Irpef nell’anno “n-1” di €. 30.000, nell’anno “n” il contributo soggettivo obbligatorio da versare sarà dovuto in percentuale sui €. 30.000 realizzati nell’anno precedente. Nello stesso anno il professionista realizzerà un reddito che dovrà comunicare alla Cassa di previdenza, al fine di calcolare il contributo soggettivo da versare l’anno successivo.

La maggior parte delle casse di previdenza prevede poi l’obbligo del versamento dei contributi minimi, sia soggettivi che integrativi. E’ previsto, infatti, che ogni iscritto versi per ogni anno un importo di contributi minimi, che coprono un certo reddito minimo. Se il professionista nell’anno consegue un reddito imponibile più basso del minimo, non avrà altri versamenti di contributi da effettuare (oltre al versamento del contributo minimo), altrimenti, in caso di reddito professionale superiore al minimo, ci saranno da versare i contributi in percentuale, con la modalità vista sopra.

Contributo integrativo

Il contributo integrativo è un contributo previdenziale obbligatorio che i liberi professionisti iscritti all’Albo sono tenuti a versare alla cassa di previdenza, in percentuale riguardo al loro volume di affari. Come abbiamo visto, non è possibile dedurre dal reddito imponibile ai fini Irpef, i contributi integrativi che vengono addebitati in fattura dal professionista. L’unico contributo integrativo deducibile dal reddito è il contributo integrativo volontario, che rientra nei contributi minimi da versare (quanto non essendo addebitato al cliente, è un vero e proprio costo, per cui sarà deducibile ai fini Irpef).

In genere il contributo integrativo è costituto da un’aliquota pari al 4% (in alcuni casi 2%) che, secondo quanto stabilito dalla legge e dagli ordinamenti delle singole casse previdenziali, che tutti gli iscritti al relativo albo devono applicare su tutti i corrispettivi rientranti nel volume di affari ai fini dell’Iva.

Tale importo poi va versato alla Cassa, indipendentemente dall’effettivo pagamento che ne abbia eseguito il debitore, nei cui confronti tale maggiorazione risulta ripetibile. Normalmente è previsto che la stessa maggiorazione non concorre a formare il reddito professionale e non costituisce base imponibile agli effetti dell’Irpef e dell’Iva.

Contributo di maternità

Il contributo di maternità è un contributo previdenziale obbligatorio che tutti gli iscritti a ciascuna cassa professionale sono chiamati a versare annualmente. Si tratta di un contributo previdenziale deducibile dal reddito imponibile ai fini Irpef, il cui importo viene determinato annualmente da ciascuna cassa professionale. L’obiettivo di questo contributo è quello di andare a corrispondere un’indennità a ciascun iscritto di sesso femminile che si trova in situazione di “maternità”.

Contributi Inps gestione separata

I contributi dovuti dai professionisti non iscritti ad una cassa professionale, sono versati alla Gestione separata dell’Inps. I contributi dovuti alla Gestione separata sono calcolati al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi (modello Unico), sulla base del reddito imponibile Irpef derivante dall’attività professionale. Il contributo è dovuto in percentuale sulla base di aliquote stabilite ogni anno dall’Inps. I contributi versati ogni anno dai professionisti sono interamente deducibili dal reddito imponibile Irpef. Anche in questo caso, il versamento è deducibile secondo il criterio di cassa, per ogni anno di pagamento, a prescindere dall’anno contributivo del versamento.

Anche i professionisti iscritti alla gestione separata possono applicare una maggiorazione del 4%, a titolo di rivalsa di parte del contributo Inps che devono versare annualmente. Tuttavia, l’Inps e l’Agenzia delle Entrate considerano questo contributo un “reddito aggiuntivo“, quindi, a differenza dei professionisti iscritti ad una cassa professionale, gli iscritti alla Gestione separata devono tassare ai fini Irpef anche la rivalsa Inps applicata in fattura.

Deduzione per i “forfettari”

Anche i contribuenti che hanno aderito al regime forfettario possono portare in deduzione i contributi versati alla propria cassa professionale di appartenenza o i contributi Inps. Valgono le stesse regole di deducibilità previste per i professionisti in regime fiscale ordinario (“contabilità semplificata“). La deduzione dei contributi è effettuata per cassa, quindi si deve portare in deduzione tutti i contributi versati nell’anno di imposta senza guardare l’anno di competenza del contributo.

Per i contribuenti in regime fiscale forfettario, ricordiamo, che i contributi previdenziali versati rappresentano l’unica possibilità di deduzione dal reddito imponibile. Non vi sono infatti altri oneri sostenuti che possono essere dedotti dal reddito.

Deduzione riscatto degli anni di laurea

I contributi previdenziali versati per il riscatto degli anni di laurea sono integralmente deducibili dal reddito imponibile Irpef del professionista. Sia che si tratti di riscatto degli anni di laurea, prosecuzione volontaria di versamenti contributivi, ricongiunzione di diversi periodi assicurativi maturati presso altre gestioni previdenziali obbligatorie, il versamento di questi contributi è deducibile dal reddito senza limitazioni. Tali contributi, infatti, rientrano nella categoria dei contributi previdenziali volontari versati dal professionista (che sono interamente deducibili), versati al fine del conseguimento del diritto alla pensione.

La deducibilità integrale di questi contributi è condizionata però al fatto che i contributi integrativi minimi obbligatori siano effettivamente rimasti a carico del contribuente.

Indicazione nella dichiarazione dei redditi

Per poter portare in deduzione i contributi versati durante il periodo d’imposta (vale, a tale proposito, il principio di cassa), il professionista è tenuto ad indicare gli stessi nell’apposito rigo del quadro della dichiarazione dedicato agli oneri e le spese. In particolare, occorre inserire l’importo nel quadro RP, rigo RP21 (Contributi previdenziali ed assistenziali) e riportarlo, insieme a tutti gli altri oneri deducibili, nel rigo RP39 (Totale oneri e spese deducibili).

Tale importo, va, poi, indicato, nel rigo RN3 del quadro RN, per essere, quindi, sottratto dal reddito complessivo (rigo RN1).

One comment

  1. Quindi il Contributo Integrativo del 4% che viene addebitato in fattura al Cliente è totalmente a carico del Cliente stesso e quest’ultimo come sempre è il famoso PANTALONE che paga per tutti.
    Quindi anche chi lo paga effettivamente (il Cliente) non può metterlo in detrazione dal proprio reddito se ho capito bene. Ulteriore buffonata vessatoria all’italiana !!!

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