Omessi versamenti Iva: sanarli con ravvedimento operoso

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In caso di omessi versamenti Iva, sia periodici che a seguito di dichiarazione annuale, è possibile ridurre le sanzioni dovute con il ravvedimento operoso, prima dell’invio della comunicazione di irregolarità da parte dell’Agenzia delle Entrate. Oltre i €. 250.000 annuali, l’omesso versamento di Iva diventa sanzionabile penalmente. Tutte le informazioni utili.

I soggetti passivi Iva sono tenuti ad effettuare i versamenti dell’imposta derivanti dalle liquidazioni Iva trimestrali o mensili, e quelli eventualmente derivanti dalla dichiarazione Iva annuale.

La mancata effettuazione di questi versamenti espone il contribuente ad essere sanzionato da parte dell’Amministrazione finanziaria. L’importo della sanzione amministrativa applicata è fisso e deve essere calcolato sull’entità dell’omesso versamento.

Tale sanzione può essere ridotta usufruendo dei vantaggi del ravvedimento operoso.

Di seguito le sanzioni amministrative e penali applicabili e le modalità di applicazione del ravvedimento operoso e le possibili sanzioni penali applicabili.

Tutte le informazioni utili per sanare gli omessi versamenti di Iva.

Ravvedimento degli omessi versamenti Iva

Il ravvedimento operoso è uno strumento a disposizione del contribuente per rimediare autonomamente agli omessi versamenti di tributi, prima che intervenga l’Amministrazione finanziaria, con la notifica di una comunicazione di irregolarità.

Il vantaggio del ravvedimento operoso è quello di poter versare, oltre all’imposta evasa, sanzioni ridotte. Tuttavia, per poter perfezionare il ravvedimento è necessario che il calcolo delle sanzioni dovute sia effettuato correttamente.

In particolare, calcolo delle somme dovute in caso di ravvedimento operoso per gli omessi versamenti Iva deve essere effettuato tendendo presente il combinato disposto dagli articoli 13 del D.Lgs. n. 471/97 e del D.Lgs. n. 472/97.

Tale normativa, in tema di ravvedimento operoso permette, ai soggetti passivi Iva che hanno commesso violazioni di norme tributarie, di rimediare a tali violazioni in maniera spontanea, al fine di beneficiare di una riduzione delle sanzioni, versando contestualmente l’imposta omessa e gli interessi di mora.

Il ravvedimento operoso prevede una riduzione delle sanzioni commisurata alla distanza tra scadenza del tributo e momento di effettuazione del ravvedimento. In particolare, quanto più il ravvedimento viene effettuato in tempi prossimi alla commissione della violazione, tanto più si avrà una riduzione delle sanzioni. Vediamo le modalità di applicazione del ravvedimento operoso.

Modalità di applicazione del ravvedimento

A prescindere dalla violazione che si intende regolarizzare, in questo caso gli omessi versamenti Iva, per poter applicare il ravvedimento operoso, si deve prima individuare la norma sanzionatoria (contenuta nel D.Lgs. n. 471/97) e poi applicare le riduzioni previste dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/1997.

Le penalità saranno, quindi, diverse a seconda che, ai fini Iva si debba porre rimedio, ad esempio, all’infedele presentazione di una dichiarazione, a una omessa fatturazione o a un mancato versamento, in quanto diverse le norme sanzionatorie previste.

Per effettuare il ravvedimento, peraltro, si dovrà sempre tenere conto di quanto previsto dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97 che, come detto, riconosce una riduzione della sanzione connessa alla distanza temporale tra la commissione della violazione e il perfezionamento del ravvedimento.

Ciò significa che quanto più l’aggiustamento sarà effettuato in tempi vicini alla trasgressione, tanto più questo sarà conveniente per il contribuente.

Ravvedimento per gli omessi versamenti

Per quanto riguarda gli omessi versamenti Iva, la noma sanzionatoria si individua nell’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97, che prevede, in linea generale, una sanzione del 30% dell’imposta non versata o versata in ritardo. Tuttavia, se il ravvedimento viene effettuato nei 90 giorni successivi, la sanzione base applicabile scende dal 30% al 15%, con un notevole risparmio per il contribuente.

Alla sanzione base così individuata dovrà poi essere applicata la riduzione prevista dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97. Nel caso del ravvedimento per gli omessi versamenti si devono, quindi, effettuare due diverse operazioni:

  • La prima, nella quale si deve individuare la misura della sanzione di base  prevista dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 471/97. Tale disposizione, a prescindere dall’applicazione del ravvedimento, prevede già una riduzione della sanzione nel caso in cui il versamento venga effettuato in tempi vicini all’omissione del versamento;
  • Una seconda fase, nella quale si deve determinare l’ammontare della riduzione prevista dall’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/97.

Questa regola ha carattere generale (quindi cui risulta applicabile anche a violazioni tributarie diverse dall’omesso versamento Iva) e risulta maggiormente conveniente quanto più il ravvedimento si effettua in tempi vicini alla data di commissione della violazione che, per gli omessi versamenti, vuol dire l’originaria scadenza del versamento.

È inoltre da tenere presente che l’istituto in questione, nel caso degli omessi versamenti Iva, si perfeziona pagando l’imposta, gli interessi al saggio legale e le sanzioni in misura ridotta.

Sanzioni ridotte

Nella tabella abbiamo riepilogato sinteticamente tutte le sanzioni applicabili per gli omessi versamenti Iva a seconda dei giorni di ritardo, con le riduzioni previste per il ravvedimento operoso.

Termine effettuazione del ravvedimentoRiduzione sanzioniSanzione applicata
Entro 14 giorni dal termine previsto per il versamento0,10% giornaliero
Entro 30 giorni dal termine previsto per il versamento1/10 del 15%1,5%
Entro 90 giorni dal termine previsto per il versamento1/9 del 15%1,67%
Entro 1 anno dal termine previsto per il versamento1/8 del 30%3,75%
Entro 2 anni dal termine previsto per il versamento1/7 del 30%4,29%
Oltre 2 anni dal termine previsto per il versamento1/6 del 30%5%

Effettuazione del ravvedimento

Al fine di poter perfezionare il ravvedimento operoso devono essere corrisposti dal contribuente, utilizzando il modello F24, i seguenti importi:

  • Imposta precedentemente omessa;
  • Interessi di mora, al saggio legale (0,50% per il 2015, 0,20% dal 2016). Gli interessi devono essere versati utilizzando il “codice tributo 1991“, inserendo come anno di imposta quello in cui è stata commessa la violazione;
  • Sanzioni amministrative in misura ridotta. Le sanzioni devono essere versate utilizzando il “codice tributo 8904“, inserendo come anno di imposta quello in cui è stata commessa la violazione.

Nel caso di mancato versamento di uno di questi importi, il ravvedimento non si intende perfezionato, anche se risulta possibile il ravvedimento “frazionato” (Risoluzione n. 67/E/2011 dell’Agenzia delle Entrate).

Inoltre, anche nell’ipotesi di pagamenti carenti, si deve, comunque, intendere valido il ravvedimento limitatamente alla parte dell’imposta capiente nei versamenti effettuati, con riferimento anche agli interessi e alle sanzioni ridotte (Circolare n. 27/E/2013 Agenzia delle Entrate).

Esempio

Si consideri l’ipotesi di un omesso versamento Iva del mese di febbraio, pari a €. 10.000, che viene sanato dopo quattro giorni attraverso la presentazione di un modello F24. Gli importi del versamento sono così determinati:

  • Imposta dovuta: €. 10.000 Iva del mese di febbraio (codice tributo 6002)
  • Interessi di mora dovuti: €. 0,22, calcolati per quattro giorni al saggio legale dello 0,20% (codice tributo 1991)
  • Sanzione amministrativa ridotta per omesso versamento dovuta: €. 40, calcolata applicando la sanzione del 4% e la successiva riduzione a 1/10, quindi 0,40% sull’imposta (codice tributo 8904).

Sanzioni penali per omesso versamento Iva

L’omesso versamento di Iva  può avere anche conseguenze penali per il contribuente. In particolare, il sistema sanzionatorio penale del nostro ordinamento, contenuto nel D.Lgs. n. 74/2000, prevede che quando l’ammontare dovuto e non versato di Iva superi la soglia di €. 250.000, per ciascun periodo di imposta, viene applicata una sanzione penale che prevede la reclusione da 6 mesi a due anni (articolo 10-ter del D.Lgs. n. 74/2000). In particolare, la norma recita:

E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, l’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore ad euro duecentocinquantamila per ciascun periodo d’imposta

Conseguentemente, per la consumazione del reato non è sufficiente un qualsiasi ritardo nel versamento rispetto alle scadenze previste, ma occorre che l’omissione del versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione si protragga fino al 27 dicembre dell’anno successivo, al periodo d’imposta di riferimento.

Ad esempio, in caso di omissione nel versamento dell’Iva risultante dalla dichiarazione Iva relativa all’anno “n” per un importo superiore a €. 250.000, il reato si è perfezionato se entro il 27 dicembre “n+1” il soggetto passivo Iva non ha provveduto a versare l’Iva dovuta, superiore a detto importo.

Cause di non punibilità

Ai sensi dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 74/2000, come modificato dall’articolo 11 del D.Lgs. n. 158/2015, il reato di omesso versamento Iva non è punibile se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado i debiti tributari, comprese sanzioni amministrative ed interessi, sono stati estinti mediante integrale pagamento degli importi dovuti, anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie, nonché del ravvedimento operoso.

La nuova norma si applica anche ai procedimenti già in corso per i quali non sia ancora stato aperto il dibattimento: da ciò deriva quindi che nel caso in cui l’imputato abbia estinto integralmente il debito tributario sarà cura della difesa evidenziare la circostanza al Pubblico Ministero o al giudice.

Se per il pagamento del debito il contribuente si avvale della rateazione, i pagamenti devono concludersi al massimo entro sei mesi dall’udienza dell’apertura del dibattimento. Infatti, il nuovo comma 3 dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 74/2000, prevede che qualora, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il debito tributario sia in fase di estinzione mediante rateizzazione, è dato un termine di tre mesi per il pagamento del debito residuo. In tal caso la prescrizione è sospesa.

Il giudice ha facoltà di prorogare tale termine una sola volta per non oltre tre mesi, qualora lo ritenga necessario, ferma restando la sospensione della prescrizione.

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