Online advertising: apertura della partita Iva

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Aprire partita Iva per gestire guadagni derivanti dalla vendita di spazi pubblicitari sul proprio sito. Pagare le tasse sull’online advertising: Adsense o banner privati.  Come e quando aprire la partita Iva per gestire i guadagni derivanti dalla vendita di banner pubblicitari.

Tutti i marketer che gestiscono un sito web prima o poi si sono scontrati con il  mondo dell’online advertising. Che tu gestisca un sito di e-commerce, oppure che tu venda i tuoi servizi e che tu gestisca un giornale online, le campagne pubblicitarie sono sicuramente un argomento interessante, almeno da due punti di vista: ti consentono di generare una rendita passiva (si guadagna ad a visualizzazioni o a click in ogni momento), sia perché sono un meccanismo apparentemente facile per sostenere i costi di gestione del sito.

In questa guida, il nostro obiettivo è quello di andare a riepilogare quali sono gli adempimenti che ci consentono di gestire in modo del tutto legale e al riparo dall’Amministrazione finanziaria i guadagni derivanti dalla gestione dell’online advertising, concentrandoci sulla vendita diretta di banner pubblicitari ad agenzie di web marketing.

Online advertising: gestione diretta ed indiretta

Nel mondo dell’online advertising il primo passo che solitamente si compie è quello di affidarsi alla gestione delle pubblicità da parte di terzi. La più grande agenzia al mondo è sicuramente quella di Google Adsense. In pratica Adsense gestisce gli spazi pubblicitari che il gestore del sito decide di avere, inserendo a rotazione i vari formati pubblicitari (testuali, video o link), legati ai vari inserzionisti, che decidono utilizzare un altro famoso strumento di Google, ovvero Adwords per vendere la loro pubblicità.

Senza dubbio Adsense porta con se due grandi vantaggi: la facilità di utilizzo e la remunerazione. Anche marketer poco esperti sono in grado, con pochi semplici passi, di inserire correttamente sul proprio sito i codici di funzionamento delle campagne pubblicitarie Adsense. Inoltre Adsense offre le remunerazioni più alte per i marketer essendo sicuramente l’agenzia più grande al mondo per questo tipo di attività.

Tuttavia, la gestione dell’online advertising gestito da terzi, porta un incredibile lato negativo. Il marketer non è in grado, se non parzialmente, di poter controllare che tipo di pubblicità viene veicolata e pubblicata sul proprio sito. Cosa potrebbe succedere? Un marketer che ha un sito legato al mondo dei viaggi, potrebbe trovarsi nei propri spazi pubblicitari un offerta vantaggiosa di un altro sito di viaggi o tour operator. Il risultato? I visitatori potrebbero vedere la pubblicità, e invogliati dall’offerta, lasciare il sito ed andare ad approfondire quell’offerta. Il marker ha sicuramente guadagnato qualcosa in termini di pubblicità, ma ha perso un visitatore, che potenzialmente poteva portare una conversione.

Come evitare tutto questo? Attraverso la gestione diretta dell’online advertising: la vendita degli spazi pubblicitari a terzi.

Vendita di spazi pubblicitari: i requisiti

Prima di proseguire è opportuno chiarire che per poter vendere proficuamente i propri spazi pubblicitari sul sito, è necessario bisogna avere un veicolo interessante da proporre. Un sito web appena nato che fa poche decine (o centinaia) di visite giornaliere molto difficilmente, infatti, potrà essere sfruttato economicamente come veicolo di pubblicità. Nessuna agenzia di online marketing vorrà acquistare uno spazio pubblicitario di un sito che non viene visto da migliaia di visitatori al mese. Non esistono delle regole standard, ma possiamo dire che per vendere spazi pubblicitari un sito deve avere le seguenti caratteristiche:

  • Volume traffico – La quantità di traffico interessante varia anche e soprattutto a seconda dei temi affrontati dal sito: un sito di nicchia può essere interessante da un punto di vista pubblicitario anche con poche migliaia di utenti unici al mese;
  • Contenuto originale – Contenuti originali, interessanti, aggiornati con frequenza e di qualità. Un sito pieno di contenuti non originali o scarsamente interessanti difficilmente sarà ritenuto idoneo ad ospitare annunci pubblicitari, anche se il traffico è elevato, infatti, difficilmente un inserzionista sarà interessato ad associare la propria immagine ad un sito non curato;
  • Brand reputation – Autorevolezza e prestigio del marchio. Conta soprattutto la riconoscibilità del marchio da parte dei visitatori.

Online advertising: la vendita diretta

La vendita diretta dei proprio spazi pubblicitari agli inserzionisti porta con se una conseguenza non trascurabile: la trattativa con gli inserzionisti, l’attivazione o la disattivazione delle varie campagne, lo scadenziario, la modifica dei banner e dei link in corso d’opera. Insomma, la gestione diretta dei propri spazi pubblicitari comporta la perdita di tutte quelle “comodità” legate ai sistemi automatici come Adsense ( una volta inserito il codice dell’annuncio te ne puoi praticamente scordare).

Una volta entrati in questa ottica, le conseguenze sono due: bisogna sapere come esporre al meglio i propri banner, per attirare gli inserzionisti migliori, ma soprattutto bisogna avere la possibilità di fatturare il guadagno percepito. Vedremo più avanti come fare e tutti i passaggi per essere in regola con la normativa fiscale, ma è bene capire subito che senza l’apertura di una partita Iva la vendita dei banner pubblicitari in modo diretto non è possibile. Pensate che andrete a confrontarvi e a contrattare con agenzie che sono delle vere e proprie imprese, e che quindi, quando sostengono un costo, quello legato alla vostra attività di “editori” hanno bisogno di un documento giustificativo in modo da potersi dedurre fiscalmente il costo e detrarsi (eventualmente) l’Iva che vi pagano.

L’esposizione dei banner sul sito

Come abbiamo visto è importante sapere esporre al meglio i propri banner pubblicitari in modo da attrarre gli inserzionisti migliori. Per fare questo è necessario utilizzare una pagina “pubblicità” dove andare ad inserire tutte le informazioni utili e necessarie per fare capire all’agenzia di web marketing, chi siamo, di cosa parliamo e quale pubblico ci rivolgiamo. Si tratta di informazioni utili per ogni agenzia di marketing che intenda utilizzare il vostro sito per la propria pubblicità.

Si tratta, in pratica, di costituire un “media Kit“, ovvero un documento, sotto forma di pagina web, o di documento scaricabile in PDF, dove inserire alcune informazioni come:

  • La storia del blog;
  • I contenuti trattati;
  • Il pubblico al quale si rivolge;
  • Le statistiche relative al traffico (visite giornaliere, settimanali e mensili), utenti unici, etc, provenienti da Analytics o strumenti simili;
  • Formati e posizionamenti dei banner (o di altre creatività): tenete presente quanti banner volete vendere e quali formati volete utilizzare.
  • Prezzi – esporre i prezzi significa lasciare poco margine alla trattativa, ma è possibile esporre offerte ritagliate su misura in base all’interlocutore.

Migliorare l’online advertising

Se il vostro sito non è ancora un brand conosciuto, il rischio che si corre è quello che nessuna agenzia pubblicitaria vi chiami. In questo caso la cosa migliore è essere voi ad andare a cercare le varie agenzie. Alcuni piccoli consigli, potranno esservi utili per migliorare le vostre possibilità di avere successo. Il consiglio sicuramente più seguito e che porta maggiori risultati è quello di non lasciare mai spazi pubblicitari vuoti all’interno del sito. Meglio un sito senza pubblicità, che uno che mostra desolanti scritte, con l’obiettivo di invogliare inserzionisti a prenderlo il considerazione. Il risultato che si ottiene è esattamente il contrario. Il sito appare poco professionale e le agenzie di advertising se ne tengono alla larga.

Quello che potete fare è utilizzare gli spazi a disposizione in due modi:

  • Pagina di autopromozione – Potete creare voi un banner pubblicitario promuovendo un bene o un servizio che fornite attraverso il sito. In questo modo otterrete un duplice vantaggio, avere maggiore possibilità di convertire un lettore in un utente del sito, disposto ad acquistare da voi, ed inoltre potrete creare un senso di aspettativa nei confronti del prospect (che sarà quindi più propenso a chiederti informazioni);
  • Affidarsi ai programmi di affiliazione – Gli spazi lasciati vuoti da inserzionisti che ancora non ci sono possono essere adeguatamente riempiti con banner provenienti da campagne di affiliazione. Potrete trovare validi inserzionisti capaci di pagare bene, ma naturalmente l’affiliazione per essere proficua deve essere attinente agli argomenti trattati nel vostro sito.

Il nostro consiglio non è quello di occupare tutti gli spazi del blog, ma cercare di trovare il giusto compromesso tra guadagno e fruibilità/leggibilità del sito da parte dell’utente. Un sito troppo pieno di annunci scoraggia i lettori, che preferiscono siti maggiormente snelli e con una maggiore facilità di lettura e visualizzazione.

Stabilire il prezzo

Prima di approfondire gli aspetti fiscali legati alla vendita di spazi pubblicitari e all’online advertising abbiamo pensato di approfondire il punto più difficile della questione: stabilire il prezzo dei banner. Indicare un prezzo troppo alto ti pone irrimediabilmente fuori mercato. Al contrario sparare una cifra troppo bassa potrebbe invece agevolarti nella vendita degli spazi pubblicitari, ma col rischio che il tuo blog venga valutato dall’inserzionista come qualcosa di amatoriale o di scarsa qualità.Come trovare quindi il giusto prezzo?

Non esiste un prezzo di riferimento. I prezzi variano di argomento in argomento, dal settore (la pubblicità su un blog di nicchia vale molto di più della pubblicità su un blog generalista). Un buon sistema valido per tutti è quello di studiare i siti che compaiono nei servizi di compravendita di banner e link, puoi facilmente capire in quale range è posizionato il tuo blog, e trovare di conseguenza il prezzo “di mercato” dei tuoi banner.

Online advertising: disciplina fiscale

La maggior parte delle domande che ci vengono fatte dai lettori sull’online advertising riguardano la possibilità di gestire i guadagni pubblicitari senza aprire partita Iva. Per vendere degli spazi pubblicitari e fare online advertisng sul tuo sito, è obbligatorio avere la partita Iva. La possibilità di utilizzare le ritenute di acconto è impossibile. Il motivo deriva dal fatto che la ritenuta d’acconto viene utilizzata solamente per prestazioni occasionali, tipo fare un sito web, per un massimo di 30 giorni complessivi all’anno per singolo cliente.

L’online advertising, come la vendita di spazi pubblicitari, è invece un’attività continuativa, i banner vengono sono visualizzabili 24 ore su 24, e l’Amministrazione finanziaria ha chiarito più volte (Risoluzione Ministeriale n. 129 del 1996), che questa è considerata attività d’impresa per la quale è necessaria la partita Iva, a prescindere dal volume dei guadagni annui. Chi vende spazi pubblicitari e non possiede la partita Iva (o se ce l’ha, poi non dichiara i guadagni), è un evasore fiscale, quindi perseguibile dall’Amministrazione finanziaria.

Riepilogando, quindi, per vendere direttamente spazi pubblicitari all’interno di un sito web, la normativa fiscale prevede necessariamente l’apertura di una partita Iva, legata all’esercizio di una attività commerciale. Questo, in quanto, tale tipologia di attività ha carattere continuativo (i banner pubblicitari sono presenti sul sito in maniera continuativa), e per questo non è possibile ricorrere alla prestazione occasionale, che per legge è limitata ad attività svolte in modo saltuario e non continuativo.

Adesso che hai capito come devi gestire questi guadagni ti starai chiedendo quali sono i passaggi da effettuare. Vediamoli di seguito.

Apertura della partita Iva

Una volta arrivati a questo punto, il passo successivo è quello di rivolgervi al vostro dottore Commercialista di fiducia, per tutti gli adempimenti necessari all’avvio della vostra attività, legata alla gestione del sito web. Se voi state già esercitando un’attività professionale di lavoro autonomo (avvocato, commercialista, architetto, geometra, consulente, informatico, etc.) con autonoma partita Iva, l’attività di gestione dell’online advertising e della vendita di spazi pubblicitari rappresenterà per voi un’attività accessoria, che dovrà essere comunicata all’Agenzia delle Entrate, attraverso l’indicazione di un secondo codice attività legato alla promozione di spazi pubblicitari in internet.

I codici attività da utilizzare possono essere alternativamente:

Codice attività Ateco 73.11.02 – “Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”;

Codice attività Ateco 73.12.00 – “Attività delle concessionarie pubblicitarie”.

Contestualmente all’apertura della partita Iva, è obbligatoria anche l’iscrizione al Registro delle Imprese, gestito dalla Camera di Commercio. Il costo dell’iscrizione al Registro delle imprese ammonta a €. 35,50 per diritti e bolli, oltre al diritto camerale di €. 88,00 se piccolo imprenditore e di €. 200,00 per gli iscritti nella sezione ordinaria.

Il regime forfettario

Una volta aperta la partita Iva il passo successivo è quello di scegliere il regime fiscale. Per i soggetti che si possiedono particolari requisiti (a questo link tutte le info) è possibile aderire al regime forfettario. Si tratta di un regime fiscale di vantaggio che consente di gestire in modo semplice la propria partita Iva. Le caratteristiche principali del regime forfettario sono le seguenti:

  • Il reddito di impresa viene determinato esclusivamente in base al criterio di cassa, ovvero sulla base dei ricavi o dei compensi percepiti nel periodo d’imposta, su cui è applicato un coefficiente di redditività;
  • Le spese per l’esercizio dell’attività non possono essere dedotte dal reddito, ad eccezione dei contributi previdenziali versati nell’anno di imposta;
  • Il reddito imponibile così determinato è soggetto ad imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% nei primi cinque anni di attività);
  • Ai fini Iva il soggetto che applica il regime è considerato alla stregua di un consumatore finale (salvo alcune tipologie di operazioni internazionali);
  • E’ esclusa l’applicazione di studi di settore e di parametri;
  • Gli esercenti attività d’impresa hanno la facoltà di applicare, ai fini contributivi, un regime agevolato che consente la riduzione dei contributi minimi da versare.

Contributi previdenziali

Per gli esercenti attività commerciale, oltre agli adempimenti amministrativi è anche obbligatoria l’iscrizione a una forma previdenziale. Se l’attività svolta è al 100% di  gestione di spazi pubblicitari, allora è obbligatoria la scelta della Gestione Commercianti dell’Inps.

Si tratta di un regime previdenziale che prevede il versamento di 4 rate obbligatorie annue per complessivi €. 4.200. Il versamento di questi contributi copre un minimale di circa €. 15.000 annue, superato il quale è necessario versare ulteriori contributi, calcolati in percentuale. Da tale contribuzione sono esonerati soggetti che sono già iscritti alla gestione previdenziale dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato.

Fatturazione dei guadagni online

Per chi di voi avesse bisogno di avere maggiori informazioni sulla fatturazione a google Adsense, ma applicabile anche per fatturare a tutte le agenzie di web marketing, può trovare utile questo nostro contributo: “Fatturare a Google Adsense ed essere in regola con il Fisco“.

2 comments

  1. Buongiorno, complimenti per gli articoli sempre chiari e leggibili. La mia questione è vicina a quella trattata qui, però con una piccola variante che secondo me potrebbe fare la differenza nei codici Ateco, che nel relativo portale chiari non sono quasi mai.

    L’attività che intendo aprire è questa: ho un sito web costruito in modo da permettere l’inserimento autonomo di annunci da parte di rivenditori auto usate (concessionarie). Il dominio è mio, il server è un virtuale privato (VPS) sempre intestato a me e collocato in Germania dove ha sede l’host che me lo affitta.

    Oltre a questo vorrei provare anche a permettere, in un altro sito sempre mio, la creazione di copupon virtuali di varie attività, che pagando un fisso possono fare e gestire quanti coupon vogliono, i consumatori non pagano per attivare i coupon e l’esercente è libero di definire tutte le condizioni come meglio crede, purché poi si attenga ad esse ovviamente.

    Per entrambi i casi le aziende clienti me le cerco e gestisco direttamente, senza agenzie intermediarie.

    Per finire, mi piace il marketing inteso come tecniche e sistemi di vendita, vorrei propormi per la consulenza in questo ambito, tra cui individuare, consigliare ed eventualmente “insegnare” l’utilizzo di programmi di terzi per la creazione di lead ed altro (che sennò il marketing non si fa), “insegnare” le basi per la stesura di testi commerciali (sales letter), ecc… Ho messo “insegnare” tra virgolette non avendo titoli da insegnante. E’ una cosa che posso fare?

    Questa ultima cosa della consulenza posso metterla come attività principale in modo da farla rientrare (se previsto) come professione e risparmiare la camera di commercio? Con quale codice Ateco? E per le prime due il codice Ateco quale potrebbe essere?

    Mi perdoni le numerose domande ma son mesi che cerco e nessuno è chiaro come qui. Grazie.
    Paolo.

    • Fiscomania

      Salve Paolo, quella che mi chiede è una consulenza su come avviare fiscalmente la sua attività online. Devo dirle che in base a quello che mi dice c’è sia un’attività commerciale, legata alla promozione di spazi pubblicitari (poco importa se gli inserzionisti fanno da soli o c’è un agenzia da tramite), e un attività professionale di marketing. In ogni caso può essere gestito tutto attraverso un’attività commerciale. In ogni caso non può evitare l’attività commerciale, se vuole essere in regola. Per la consulenza, se vuole la contatto in privato.

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