Bonus ricerca e sviluppo: guida alle novità

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Il bonus ricerca e sviluppo è un credito di imposta che: tutte le imprese possono utilizzare in misura del 50% delle spese incrementali rispetto alla media di quelle effettuate nei tre periodi di imposta antecedenti a quello in corso al 31.12.2015; deve essere certificato da un Revisore Legale ed indicato nel quadro RU di Unico e può essere utilizzato in compensazione orizzontale. La decorrenza riguarda le spese sostenute sino al 31 dicembre 2020.

Il credito di imposta in ricerca e sviluppo è disciplinato dall’articolo 3 del D.L. n. 145/2014 (decreto “Destinazione Italia“), dedicato a società di capitali, società di persone ed imprese individuali. Si tratta di un bonus legato al sostenimento di investimenti in ricerca e sviluppo.

Queste imprese hanno la facoltà di ottenere un credito di imposta misurato su una parte del valore incrementale, rispetto alla media del triennio antecedente al periodo di imposta in essere al 31 dicembre 2015.

Di seguito andiamo ad analizzare con maggiore dettaglio l’agevolazione e le novità apportate dalla Legge n. 232/2016 al bonus ricerca e sviluppo.

Bonus ricerca e svuiluppo

L’agevolazione consiste in un credito di imposta ammesso in via generale ed automatica nella misura del 50% degli investimenti in ricerca e sviluppo per nuovi prodotti, processi o servizi sostenuti in misura incrementale rispetto alla media dei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Pertanto non è necessaria la presentazione di alcuna istanza, ma le spese del periodo d’imposta devono essere certificate da un Revisore Legale. Nel caso in cui siano sostenute spese per la certificazione degli investimenti in ricerca e sviluppo è possibile usufruire di un credito di imposta aggiuntivo nella misura di €. 5.000 per ciascun anno in cui si voglia utilizzare il bonus.

La Legge n. 232/2016 (articolo 1, commi 15 e 16) ha previsto la proroga di un anno del termine entro cui effettuare gli investimenti in ricerca e sviluppo (quindi entro il 31 dicembre 2020). Inoltre, viene stabilito che il bonus ricerca e sviluppo:

  • Si calcola sul 50% della media dei tre esercizi antecedenti a quello del 31 dicembre 2015;
  • E’ riconosciuto fino ad un importo massimo annuale di €. 20 milioni;
  • Spetta anche ad imprese residenti, o a stabili organizzazioni di imprese non residenti che eseguono tali attività in base ad un contratto d’incarico conferito da imprese aventi sede nella UE, nello Spazio Economico Europeo o residenti nei Paesi con cui sussiste un accordo di scambio di informazioni volto ad evitare le doppie imposizioni di cui al Decreto del Ministero delle Finanze del 4 settembre 1996;
  • E’ utilizzabile esclusivamente in compensazione orizzontale (ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241/1997) a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in cui sono stati sostenuti i relativi costi di ricerca sviluppo.

Esempio

Per fare un esempio pratico il bonus ricerca, nel caso in cui un’impresa sia costituita nel 2015, considera agevolabili tutte le spese sostenute a decorrere dal periodo di imposta 2017. Nel caso in cui, invece, l’impresa si sia costituita nel triennio di osservazione 2012-2014 la base di calcolo dell’agevolazione su cui calcolare l’incremento è determinata in base alla media degli esercizi effettivamente esistenti.

 Ambito oggettivo: le spese agevolabili

Le spese che danno diritto all’ottenimento del credito di imposta (bonus ricerca e sviluppo), sono le seguenti:

  • Lavori sperimentali e teorici di ricerca sui fondamenti di fatti osservabili e attinenti possibili applicazioni pratiche;
  • Ricerca pianificata o indagini critiche, volte ad acquisire nuove conoscenze da utilizzare per innovazioni di prodotto e/o di processo, o per la progettazione di sistemi complessi, ad eccezione dei prototipi di cui al punto successivo;
  • Acquisizione, combinazione, progettazione e utilizzo di conoscenze industriali, tecnologiche e commerciali per produrre modelli, piani, progetti disegni per innovare processi, servizi, prodotti;
  • Progettazione di modelli finalizzati alla realizzazione di un prototipo non destinato a uso commerciale, ovvero di uno che per sua complessità, o costo elevato rispetto alla dimensione dell’impresa, deve essere necessariamente commercializzato;
  • Produzione e collaudo di processi, prodotti e servizi, a condizione che non siano impiegati o trasformati nel processo industriale o per dirette finalità commerciali.

Chiarimenti dell’Agenzia

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 5/E/2016 ha poi chiarito alcune particolarità legate al sostenimento delle spese in oggetto:

  • La Legge n. 232/2016 prevede l’ammissibilità di tutte le tipologie di spese del personale nelle attività di ricerca e sviluppo sopra elencate (articolo 3, comma 4 del D.L. n. 145/2013), in riferimento ai redditi di lavoro dipendente (articolo 49 del DPR n. 917/86) e assimilato (articolo 50 del DPR n. 917/86);
  • Anche le spese per l’amministratore, limitatamente all’attività da lui prestata nel campo della ricerca e sviluppo, sono ammissibili. Sono compresi anche i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori;
  • Quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti di laboratorio sono agevolabili;
  • Spese per contratti di ricerca stipulati con università, centri di ricerca, imprese nonché per esercenti arti e professioni, purché esercitino la loro attività nei locali dell’impresa, risultano essere agevolabili;
  • Know how tecnico, licenze, brevetti industriali, relativi a un’invenzione industriale o biotecnologica rientrano tra le spese agevolabili.

Società estere

L’articolo 1-bis del D.L. 145/2013 sopra menzionato consente anche a imprese residenti, o a stabili organizzazioni di imprese estere, di usufruire del credito d’imposta quando l’incarico viene dato da imprese aventi sede nell’UE, nello Spazio Economico Europeo, in altri paesi elencati dal decreto Ministero delle Finanze 4 settembre 1996.

Prima le imprese potevano usufruire del credito solo se realizzavano per se stesse la ricerca o la commissionavano a terzi esterni al proprio gruppo d’impresa.

Ambito soggettivo del bonus ricerca

Sono interessate all’applicazione del bonus ricerca e sviluppo i seguenti soggetti:

  • Tutte le imprese individuali, e le società, indipendentemente dal tipo di queste ultime, che effettuano investimenti in ricerca e sviluppo;
  • Le stabili organizzazioni di società non residenti nonché i consorzi e le reti d’impresa aventi autonoma soggettività tributaria.
  • Le reti d’impresa costituite da un contratto tra le partecipanti che non dà luogo a un soggetto legale autonomo non beneficiano dell’agevolazione.

Secondo l’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 5/E/2016) possono beneficiare dell’agevolazione gli enti non commerciali, nell’ambito delle loro attività commerciali, nonché le imprese agricole che determinano il reddito in base al rendimento nozionale del terreno dipendente dal capitale impiegato e dal lavoro svolto, a sensi dell’articolo 32 del DPR n. 917/86.

Utilizzo del credito

Si rileva, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in essere al 31 dicembre 2016, l’aumento del credito massimo ammissibile da 5 a 20 milioni spettante per ciascun beneficiario, nonché il raddoppio della percentuale su cui si applica, purché le spese di ricerca e sviluppo siano di un minimo pari a €. 30.000.

Tali spese possono essere certificate da un Revisore legale ovvero dall’organo di revisione, qualora l’impresa sia obbligata a costituirlo al suo interno. Nel primo caso spetta un credito d’imposta sulle spese di certificazione delle spese di ricerca e sviluppo fino a un massimo di €. 5.000.

Il meccanismo di fruizione del credito risulta, ottenuta la certificazione, anche piuttosto semplice, in quanto si devono conservare i documenti comprovanti la spettanza del credito e indicarlo al quadro RU della dichiarazione dei redditi, utilizzandolo in compensazione orizzontale a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sono sostenute le spese.

Le sanzioni

Qualora sia utilizzato un credito d’imposta inesistente in quanto la documentazione a supporto del sostenimento della spesa si rivela inattendibile è applicata la sanzione dal 100% al 200% del credito utilizzato indebitamente (secondo l’articolo 13, comma 5, del DPR n. 471/1997) e non risulta possibile la definizione agevolata delle sanzioni.

Il credito valido è invece compensabile anche oltre €. 700.000 annuali ed è spendibile utilizzando i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. Un debito erariale su cartella esattoriale scaduta di valore superiore a €. 1.500 non è causa di preclusione per il suo utilizzo.

Non si rileva neanche un divieto generalizzato di cumulo con altre agevolazioni, a meno che ciò non sia esplicitamente contemplato; naturalmente, il cumulo di crediti e contributi ottenuti non può superare l’ammontare complessivo di spese sostenute.

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