Lavoro in Germania: devo pagare le tasse in Italia?

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Lavoro in Germania, devo pagare le tasse in Italia? Proviamo, grazie al quesito posto da un nostro lettore a rispondere definitivamente a questa domanda, dandovi gli strumenti per capire quando in caso di redditi esteri, siete tenuti a pagare le imposte anche in Italia. Tutte le informazioni per i residenti all’estero.

Lavori in Germania e vuoi sapere se devi dichiarare anche in Italia i tuoi redditi? Hai passato un periodo di lavoro in Germania, e adesso ti chiedi se devi presentare la dichiarazione dei redditi in Italia?

In questo articolo troverai le risposte a queste domande.

La tassazione dei redditi percepiti all’estero è sempre un aspetto che genera molta confusione, in quanto vi sono vari aspetti da tenere in considerazione per capire dove devono essere tassati i redditi percepiti all’estero.

Vi sono poi differenze a seconda della Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e lo Stato estero ove il reddito è stato percepito, per questo motivo, dare una risposta generale non è mai possibile, ma è sempre opportuno andare ad analizzare in dettaglio ogni situazione.

In questo contributo ci occuperemo di un quesito riguardante i redditi da lavoro in Germania percepiti da un soggetto fiscalmente residente in Italia, che si chiede se e come sia tenuto a dichiarare nel nostro Paese questi redditi.

Ecco il quesito pervenutoci:

Mi trovo attualmente a Berlino, per un periodo superiore a 183 giorni nell’anno. Sto lavorando per un’azienda in Germania come dipendente e sto pagando regolarmente le tasse al governo tedesco. Non mi sono mai iscritto all’Aire. Sono tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi e a pagare le imposte sui redditi in Italia? Dovrei iscrivermi all’Aire? Come iscritto all’Aire dovrei presentare la dichiarazione dei redditi in Italia o sarei tenuto a pagare le tasse solo in Germania?

Sono molti gli italiani, soprattutto studenti, ad avere un lavoro in Germania, magari temporaneo, per qualche mese o anno (magari nel periodo estivo), e si chiedono se sono tenuti a pagare le imposte sui redditi anche in Italia.

Non è raro il caso in cui i lavoratori italiani domiciliati all’estero, ma ancora residenti in Italia, ignorino di dover pagare le imposte sul reddito anche in Italia. Vediamo, quindi, di dare una risposta chiara a questo argomento.

Siete pronti? Si parte!

Lavoro in Germania e imposte italiane: le regole

Il concetto fondamentale per stabilire ove un soggetto sia tenuto a pagare le imposte sui redditi percepiti è quello di “residenza fiscale“, così come disciplinata dall’articolo 2, comma 2, del DPR n. 917/86. E’ in base al concetto di residenza fiscale, infatti, che trova applicazione la potestà impositiva, a livello fiscale, di ogni Nazione.

Secondo l’articolo 2 del DPR n. 917/86 un soggetto si considera fiscalmente residente in Italia se è iscritto all’anagrafe della popolazione residente, o alternativamente se ha il proprio domicilio o la propria residenza (ai sensi dell’articolo 43 del codice civile in Italia), per la maggior parte del periodo di imposta.

Il mantenimento della residenza fiscale in Italia, come nel caso del nostro lettore, che nonostante sia all’estero da oltre 183 giorni nell’anno, non si è mai iscritto all’AIRE, comporta necessariamente l’obbligo di pagare le imposte sui redditi in Italia anche sui redditi prodotti all’estero.

Worldwide taxation principle

Questo, infatti, è quanto prevede il principio della World Wide Taxation, previsto dall’articolo 3 del DPR n. 917/86, questo principio è uno dei pilastri fondamentali su cui si basa il nostro sistema fiscale, ma anche quello di molti dei sistemi fiscali dei Paesi europei.

Il concetto è molto semplice: un soggetto è tenuto a pagare le imposte (ovunque esse siano prodotte e/o percepite), in un unico Stato, quello di residenza, salvo poi ottenere un credito di imposta per le eventuali altre imposte già pagate nei Paesi ove i redditi sono stati percepiti (tassazione nello Stato della fonte).

Riassumendo, quindi, un lavoratore Italiano che svolge la sua attività lavorativa e ha la sua vita all’estero, ha ugualmente l’obbligo del versamento delle imposte sul reddito anche in Italia in concomitanza di almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Essere residente in Italia, per almeno 183 giorni all’anno (la maggior parte dell’anno solare).
  • Essere iscritto nelle anagrafi comunali della popolazione residente in Italia (quindi, non essere iscritto all’AIRE).
  • Avere eletto nel territorio dello Stato italiano il proprio domicilio o la propria residenza , ai sensi dell’articolo 43 del codice civile.

Per approfondire: AIRE: Anagrafe degli Italiani residenti all’estero

Residenza fiscale e tassazione

I criteri sopra indicati utili per verificare la residenza fiscale sono alternativi tra loro. Quindi, è sufficiente realizzare anche soltanto una di quelle fattispecie per essere considerati fiscalmente residenti in Italia.

Tra queste fattispecie vi è una presunzione assoluta: un soggetto iscritto all’anagrafe di un comune italiano per almeno 183 giorni (anche non consecutivi), in un anno, è considerato fiscalmente residente in Italia, indipendentemente dalla prova della sua presenza nel territorio del nostro Paese.

Nella fattispecie del nostro lettore, non essendosi mai cancellato dall’anagrafe della popolazione residente, per questa presunzione assoluta, è considerato comunque residente fiscalmente in Italia, anche se dovesse fornire prove certe e non confutabili della sua residenza estera. Questo aspetto è fondamentale e dovrebbe essere chiaro a quanti di voi stanno per andare a lavorare all’estero o progettano di andarci.

In a quanto previsto dagli articoli 2 e 3 del DPR n. 917/86, i soggetti residenti in Italia che producono redditi all’estero sono tenuti al pagamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche non soltanto sui redditi prodotti in Italia, ma anche sui redditi prodotti all’estero, anche se questi ultimi hanno già scontato le imposte nel Paese estero in cui il reddito è stato prodotto.

Per questo motivo il nostro lettore è tenuto ogni anno a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia e dichiarare i redditi esteri.

Lavoro dipendente estero

Il lettore nel suo quesito aggiunge che sta svolgendo un’attività di lavoro in Germania. In particolare trattasi di reddito da lavoro dipendente svolto all’estero.

Sul punto, l’articolo 51, comma 8, del DPR n. 917/86 prevede quanto segue:

il reddito di lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il decreto del ministro del Lavoro e della previdenza sociale”

Si tratta di una prima agevolazione che consente di vedersi tassare non il reddito estero da lavoro dipendente effettivamente percepito, ma quello più favorevole previsto dalle retribuzioni convenzionali.

Tuttavia, per poter applicare concretamente questa normativa, è necessario che il settore economico in cui viene svolta l’attività da parte del lavoratore dipendente sia previsto nel Decreto ministeriale che determina le retribuzioni convenzionali. Si tratta di un Decreto che viene puntualmente pubblicato e aggiornato ogni anno e riguarda esclusivamente lavoratori italiani che si sono trasferiti a lavorare in Paesi Extra-UE.

In questo caso, trattandosi di lavoro dipendente prestato in Paese UE, le retribuzioni convenzionali non possono trovare applicazione, pertanto, il reddito da lavoro dipendente dovrà essere tassato sia in Germania che in Italia, per intero. Per evitare la doppia tassazione del reddito sarà comunque possibile sfruttare il meccanismo del credito di imposta, il cui funzionamento vedremo di seguito.

Per approfondire: Residenza fiscale delle persone fisiche

Evitare la doppia imposizione

Come abbiamo visto, il lavoro in Germania, può comportare il pagamento delle imposte sui redditi in Italia.

Questo è quanto è dovuto, almeno per il nostro lettore, che si trova a dover pagare le imposte sia in Germania che in Italia, a fronte di uno stesso reddito percepito.

Lavoro in Germania: divieto di doppia imposizione

Al fine di evitare questa doppia imposizione, conseguente al pagamento delle imposte sui redditi nel Paese di residenza del dichiarante oltre che nel Paese di produzione del reddito, sia la convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia e Germania (firmata il ventiquattro novembre 1992), sia il DPR n. 917/86 (Tuir), prevedono un principio generale di divieto della doppia imposizione, per cui la stessa imposta non può essere applicata più volte su uno stesso reddito.

Per potere applicare concretamente questo principio ci viene in aiuto l’articolo 165 del DPR n. 917/86, il quale prevede che le imposte pagate a titolo definitivo sui redditi prodotti all’estero siano ammesse in detrazione dall’imposta netta, scaturente dal conguaglio di fine anno o dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui le imposte estere sono state pagate a titolo definitivo, fino alla concorrenza della quota di imposta italiana corrispondente al rapporto tra redditi prodotti all’estero e reddito complessivo.

Imposte a titolo definitivo

A prima vista può sembrare complicato, ma in pratica l’articolo 165 del DPR n. 917/86 prevede che il nostro lettore, cittadino Italiano, che sostanzialmente svolge la sua vita all’estero ma continua ad essere iscritto all’anagrafe comunale della popolazione residente abbia l’obbligo di contribuire alle imposte sul reddito in Italia.

Nella sua dichiarazione dei redditi italiana, avrà diritto ad un abbattimento dell’Irpef (l’imposta sui redditi) pari all’ammontare delle imposte pagate in Germania a titolo definitivo (non devono essere presi in considerazione gli acconti). Questo credito, comunque, non potrà mai superare la quota di Irpef relativa al reddito estero.

Ad esempio se per un reddito pari a  €. 1.000 la tassazione in Germania è pari al 20% ed in Italia pari al 23% il nostro lettore verserà all’Amministrazione finanziaria tedesca il 20% del reddito e all’Amministrazione finanziaria Italiana la sola differenza del 3%.

In questo modo è correttamente applicato il principio di divieto di doppia imposizione di uno stesso reddito, previsto dall’articolo 165 del DPR n. 917/86.

I consigli

Cosa possiamo imparare dall’esperienza del nostro lettore? Prima di tutto è bene ribadire che in questi casi è fondamentale consultare un Commercialista esperto in fiscalità internazionale, quando si intende trasferirsi all’estero per periodi maggiori di 6 mesi, sia per studio che per lavoro, in modo da pianificare correttamente gli adempimenti fiscali conseguenti.

Non potendo tuttavia generalizzare in quanto ogni situazione personale ha le sue peculiarità, quello che posso dirvi è che se un cittadino Italiano svolge la sua vita (personale e/o lavorativa) all’estero, per evitare il pagamento delle imposte sul reddito anche in Italia dovrebbe trasferire la propria residenza fiscale all’estero, iscrivendosi all’AIRE.

La questione però non si risolve così semplicemente, è necessario che il contribuente che intende trasferirsi all’estero sposti con se il c.d. “centro degli interessi vitali“, intendendo con tale locuzione sia i suoi principali interessi familiari e lavorativi. Un soggetto che vuole trasferirsi all’estero lasciando la sua famiglia in Italia o i suoi principali interessi economici in Italia sarà sicuramente soggetto a controlli ed accertamenti, per questo è bene pianificare con cura ed in anticipo questi aspetti legati alla normativa fiscale.

Questo, anche se potrà sembrarvi poco conveniente, vi consentirà di risparmiarvi in futuro un possibile lungo e costoso contenzioso fiscale con l’Amministrazione finanziaria.

Se tutto questo non dovesse bastare?

Anche tu ti sei trasferito all’estero e vuoi saperne di più sulla tua posizione fiscale?

Hai letto l’articolo, hai un lavoro in Germania e vuoi avere una consulenza personalizzata riguardante la tua situazione personale? Vuoi parlare con un esperto?

Utilizza il nostro servizio di consulenza fiscale online dedicato alle modalità di tassazione dei redditi esteri. Sarai ricontattato nel più breve tempo e potrai interagire ed ottenere la consulenza di un professionista preparato ed esperto in fiscalità internazionale.


20 comments

  1. Salve, ho trovato questo articolo veramente molto interessante. Grazie.
    Il mio caso è identico a quello citato nell’articolo (lavoro dipendente in Germania).
    Chiederei cortesemente solo un paio di consigli/conferme o spunti su un paio di cose correlate:
    1) se quello che ho capito è corretto, se domani 4 luglio mi sveglio e decido di iscrivermi all’AIRE (fino a quel giorno ho mantenuto la residenza in Italia, dove non ho mantenuto alcun interesse economico o familiare), ciò sarà inutile ai fini della tassazione esclusivamente in Germania dei miei redditi prodotti in Germania nel senso che ormai per tutto il 2017 (anno solare) sono considerato in via presuntiva in Italia? E quindi tutti i redditi prodotti in Germania nel 2017 andrebbero dichiarati in Italia a prescindere dalla data di effettiva iscrizione all’AIRE, pagando la differenza tra l’irpef italiana e le imposte sui redditi già pagate in via definitiva in Germania. Giusto? Si può dire che è importante il timing dell’iscrizione all’AIRE nel corso dell’anno solare, e quindi che ormai è inutile che mi affretti ad iscrivermi all’AIRE per poter godere della minore imposta sui redditi che pago in Germania fino alla fine del 2017?
    2) Cosa ne è dei contributi previdenziali? Nel senso: mentre sono all’estero rimango con un “buco” in Italia in quanto non verso contributi in Italia (nel mio caso all’INPS), giusto? Se ad esempio nel prossimo futuro desidero andare a lavorare in un altro Stato (che potrebbe essere europeo come anche no), e poi in un altro ancora e così via, come dovrei regolarmi? Quali sono le opzioni per raggruppare tutti i contributi sparsi qua e là? So che pensare ai contributi e alla pensione può sembrare comico, ma visto che verso da più di 20 anni, è comunque un tema da gestire.
    Grazie per l’attenzione e per i preziosi consigli che vorrete suggerire.

  2. Per la risposta 1 è corretto quando afferma. Per i contributi previdenziali le consiglio di scegliere il Paese ove ha versato maggiori contributi e proseguire con contributi volontari. Se avesse ulteriori informazioni c’è il nostro servizio di consulenza fiscale online.

  3. Salve,

    Potrebbe spiegarmi perchè il direttore delle Agenzie delle Entrate del mio comune di residenza ( in Italia, io vivo all’Estero) dica il contrario di quanto riportato in questo articolo? “Se vivi da piú di 183 gg all’Estero, lavori per un’azienda estera e non produci reddito in Italia, anche se non iscritto all’Aire, non devi assolutamente fare nessuna dichiarazione dei redditi in Italia”.

    Attendo risposta.

    Grazie

  4. Si faccia dare i riferimenti normativi dal Direttore, di quello che sta dicendo. Come vede nell’articolo ci sono i riferimenti normativi di quello che è indicato.

  5. Buonasera, il mio problema è inverso.
    Io sto per firmare un contratto con una azienda di consulenza in Germania (quindi con contratto tedesco) ma svolgeró la mia attività di consulenza presso una azienda cliente in Italia. Io attualmente sono residente in Italia e so per certo che sarà il paese dove passeró piu di 183 gg all’anno.
    Questo, da quanto ho letto, vorrebbe dire che io dovró pagare le tasse in Italia. Ma le ritenute sul lordo mensile della busta paga saranno calcolate sulla tassazione italiana?
    Tra le trattenute che vengono fatte in Germania ci sono:
    – l’assicurazione pensionistica (Rentenversicherung)
    – l’assicurazione di disoccupazione (Arbeitslosenversicherung)
    – l’assicurazione medica (Krankenkversicherung)
    – la tassa sulla chiesa (Kirchensteuer) se ti sei dichiarato appartenente a una chiesa
    sono tenuta a pagarle?!
    E la situazione contributiva come si risolve?
    Sono veramente molto confusa.

  6. Per quesiti specifici di questo tipo mi contatti al servizio di consulenza fiscale online dedicato. Scelga il tipo di risposta che preferisce, e poi mi metterò al lavoro per rispondere a tutti i suoi dubbi.

  7. Buongiorno,
    nel 2017 ho lavorato 7 mesi in italia e 4 in Germani.
    Non sono iscritto all’aire e Non ho superato i 184 giorni, quindi fiscalmente sono residente in Italia.
    Da quello che ho capito leggendo l’aricolo è che devo fare la dichiarazione in entrambi i Paesi. Per certo in Italia devo dichiarare entrambi i redditi, il mio dubbio adesso e se in Germania devo dichiarare solo i redditi prodotti in Germania o anche quelli prodotti in Italia.
    Grazie mille

  8. Stando a quanto mi dice in Germania dichiarerà solo i redditi ivi prodotti. Se vuole maggiori info mi contatti in privato.

  9. Buongiorno,
    ho letto con inteersse l’articolo in quanto il mio caso è simile.

    Lavoro tutto l’anno in Germania per una grossa azienda con contratto a tempo indeterminato e il mio reddito è già tassato alla fonte in germania. Lo stipendio è l’unico reddito prodotto in Germania, mentre la mia famiglia rimane in i datia dove ho una prima e una seconda casa in comunione dei beni con mia moglie.
    Non sono ancora iscritto all’Aire. Se lo faccio entro giugno non dovrò piu dichiarare il reddito da lavoro in italia ma solo le case?

    Oppure devo sempre continuare a dichiarare il reddito da lavoro in Germania? e in questo case qual’è la convenienza delliscrizione all’Aire, visto che si perde il diritto all’assistenza sanitaria?

    Grazie

    Oppure il fatto di avere la famiglia e altri in italia

  10. Salve Vito, la situazione attuale con o senza iscrizione all’AIRE vede la sua residenza fiscale in Italia. Con le conseguenze che ne derivano. Per maggiori info mi contatti per una consulenza personalizzata.

  11. Buongiorno
    ho letto sul suo blog un argomento che mi riguarda da vicino ma non riuscendo a cogliere bene tutti gli aspetti fiscali e contributivi se posso vorrei chiederLe un parere.
    Io vivo in Germania e sono iscritto all’AIRE
    Da inizio marzo lavoro per un’impresa edile italiana assunto “regolarmente” con contratto italiano per un cantiere a Monaco di Baviera dove risiedo. Adesso mi sorge spontanea una domanda…
    io dovrei versare le tasse, i contributi previdenziali e assicurativi, insomma tutto in Germania ma di chi è l’onere di compiere in regola tutte queste operazioni? Loro affermano che sia io a scegliermi un commercialista in Germania con il compito di redarre la busta paga e tutta la documentazione per versare quanto dovuto
    Chiedo chiarimenti e se c’è qualche norma che certifichi la procedura da seguire. Insomma se fosse a mio carico come dipendente l’onorario concordato sarebbe da rivedere 🙂
    Grazie per l’interesse

  12. Lei riceverà lo stipendio al netto delle imposte alla fonte italiane. A quel punto è suo onere dichiarare in Germania il reddito. Questo in poche parole quanto deve fare per regolare fiscalmente la sua posizione. Se ha bisogno di maggiori info mi contatti per una consulenza.

  13. salve, articoli interessanti ma non trovo una similitudine al mio caso.
    io gia percettore di pensione inps in italia ed ivi residente, ricevuto proposta di lavoro continuativo in germania con regolare contratto,cosa è a me conveniente fare qualora accettassi per non vanificare in tasse sulla mia pensione gia acquisita in italia e l’eventuale ulteriore guadagno di questo lavoro?
    qualora mi trasferissi in modo definitivo in germania la mia attuale pensione italiana sarebbe tassata in germania..andrebbe a sommarsi con il nuovo reddito prodotto in loco..etc..
    colgo l’occasione per salutare la redazione congratulandomi ancora per il servizio offerto..

  14. Grazie prima di tutto. Per quesiti di carattere personale che richiedono, come nel suo caso, un’analisi più approfondita della situazione per poter fornire una risposta immediata e precisa può ususfruire del nostro servizio di consulenza online dedicato, a questo link.

  15. Buonasera, mio figlio nel luglio 2013 ha iniziato il lavoro in Germania ed ha pagato le tasse in Italia relative al 2013. A gennaio 2014 si è iscritto all Aire, quindi non si è più preoccupato di dover fare la denuncia dei redditi in Italia. Ora risiede e lavora in uno stato extra Ue e qualche giorno fa gli è arrivata la notizia che la sua iscrizione all aire è stata registrata dal 12/09/2014. La mia domanda è come sia possibile questo, non è effettiva l iscrizione da quando si fa la richiesta? Come fa una persona a sapere se deve pagare anche le tasse in Italia se sono passati oramai 4 anni? E come si deve comportare ora? Attendo risposta grazie

  16. Salve. Mi complimento innanzitutto per l’ottimo l’articolo. C’è però un particolare relativo all’aire che non è stato citato. Mi scusi e mi corregga se sbaglio, ma so che l’iscrizione all’aire può essere richiesta solo se la permanenza in Germania si protrarrà per più di dodici mesi (cosa di cui a volte ci si rende conto strada facendo, non subito dopo il trasferimento). Tuttavia non ci sono sanzioni nel caso di iscrizione tardiva. Deduco però che chi risiederà per meno di dodici mesi, perderà così la possibilità di iscriversi e usufruire del relativo vantaggio di un’unica tassazione. Allo stesso modo, iscrivendosi poniamo a gennaio, per i pochi mesi precedenti dovrebbe dichiarare il reddito in Italia e per il periodo successivo solo in Germania, giusto? Vi ringrazio molto per la precisazione. Saluti.

  17. Suo figlio avrebbe dovuto sapere da subito che nel 2013 non avrebbe mai avuto 183 giorni di iscrizione AIRE e che quindi avrebbe dovuto dichiarare in Italia i redditi percepiti all’estero. Adesso bisogna valutare la situazione per regolarizzare l’annualità con reddito omesso. Se vuole mi contatti in privato.

  18. La prima parte di quello che dice è corretta, ovvero che spesso l’iscrizione AIRE è tardiva. In questi casi non c’è una sanzione, ma fiscalmente si corre il rischio che l’annualità di trasferimento sia considerata come anno di residenza fiscale italiana, con l’obbligo di dichiarare in Italia tutti i redditi, compresi quelli esteri. Bisogna prestare molta attenzione all’iscrizione AIRE tempestiva. Attenzione poi l’ultima parte del suo commento è errata, non si dichiara mai parte di un reddito in Paese e parte in un altro, se non in situazioni particolari.

  19. Salve, innanzitutto mille grazie per la Vostra risposta. Sì, effettivamente intendevo altro. Mi spiego meglio con un esempio.
    Prima ipotesi: mi trasferisco in Germania ad ottobre. A gennaio 2019 chiedo l’iscrizione all’aire, sapendo di rimanere all’estero per più di dodici mesi. La prima dichiarazione viene presentata a settembre 2019 e in questa dichiaro il reddito da lavoro allestero di ottobre, novembre, dicembre. Il reddito sarà tassato in Italia. Nel 2020 la dichiarazione riguarderà il reddito del 2019 e quindi tutto sara tassato e dichiarato in Germania, essendoci stata l’iscrizione all’aire.
    Seconda ipotesi: so di restare in Germania solo da ottobre a luglio 2019 (meno dei dodici mesi totali previsti dalla legge quindi). Non potendo perciò iscrivermi all’aire, perdo senza mia colpa la possibilità di usufruire della tassazione in Germania come nella invece nella prima ipotesi, nonostante sia residente per più di 183 giorni nell’anno 2019. È esatto? Mi sembra irragionevole però.

  20. Quello che afferma teoricamente è corretto, ma si deve considerare anche cosa afferma la normativa convenzionale e cosa può essere per lei più conveniente fare. Se vuole ne parliamo in privato.

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