Convenzione OCSE: tassazione di interessi dividendi e royalties

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Le modalità di tassazione nella Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni fiscali di interessi dividendi e royalties transnazionali. Strumenti di Pianificazione fiscale internazionale.

Nell’ambito della Pianificazione fiscale internazionale di società e persone fisiche la Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni rappresenta uno degli elementi da prendere in considerazione. Specialmente quando si vogliono analizzare le modalità di tassazione di interessi, dividendi e royalties transnazionali, per società e stabili organizzazioni estere.

Il modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni rappresenta ormai uno dei principali modelli di convenzione firmati dall’Italia con la maggior parte dei Paesi esteri in tema di doppie imposizioni fiscali, per questo motivo è fondamentale capire quanto disciplinato quando ci troviamo di fronte alla percezione di alcune categorie reddituali, come interessi, dividendi e royalties.

In questo contributo andremo ad analizzare in dettaglio le modalità di tassazione di interessi, dividendi e royalties transnazionali, secondo quanto disposto dal modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni.

Convenzione OCSE: disposizioni Comuni

La struttura delle disposizioni contenute nella Convenzione OCSE, che si occupano della tassazione di dividendi, interessi e royalties è molto similare.

Tali norme, assieme a quelle della Stabile Organizzazione e della tassazione degli utili di impresa, costituiscono la parte più rilevante di ogni trattato internazionale stipulato per evitare la doppia tassazione dei redditi.

Vediamo, quindi, cosa indicano le varie disposizioni, con maggiore dettaglio.

Convenzione OCSE: dividendi

L’articolo 10 della Convenzione OCSE (article 10 – Dividends) tratta dei dividendi pagati da una società che risiede nello Stato A  (lo Stato della Fonte dei dividendi) a una società  o persona fisica, che risiede nello Stato B.

In tale contesto, il termine “pagati” ha un significato molto ampio.

L’articolo 10, ai paragrafi 1 e 2 attribuisce allo Stato della Fonte un diritto impositivo limitato sui dividendi. Si tratta dello Stato in cui è residente la società che distribuisce i dividendi. Anche lo Stato della residenza del socio percipiente avrà diritti impositivi.

L’articolo si applica ai dividendi che fluiscono fra residenti di due diversi Stati contraenti: esso non si applica ai dividendi erogati fra soggetti residenti nello stesso Stato, o ai dividendi pagati e o erogati da residenti in un terzo Stato.

Lo Stato della Fonte può imporre una tassazione massima pari al 5% dell’ammontare lordo dei dividendi nel caso di distribuzione di utili infragruppo (ovvero, la partecipazione di una società nell’altra è pari almeno al 25% del capitale della società partecipata), e pari al 15% nel caso di dividendi legati a partecipazioni di investimento.

Una delle ragioni per l’applicazione di aliquote inferiori nel caso di partecipazioni qualificate, ovvero nel caso dell’esistenza di una società madre, è evitare l’applicazione della doppia imposizione economica e incoraggiare gli investimenti. I due Stati contraenti possono, in sede di negoziazione, concordare aliquote anche inferiori.

Nei trattati conclusi da alcuni Stati, la percentuale di ritenuta su dividendi infragruppo viene talvolta ridotta a zero. Lo stesso risultato è Stato ottenuto, anche se per una via diversa, relativamente ai dividendi infragruppo, distribuiti nell’ambito dell’Unione Europea, che si qualificano per l’applicazione dei benefici di cui alla Direttiva madrefiglia.

Dividendi: definizione

L’articolo  10, paragrafo 3, della Convenzione OCSE contiene una definizione del termine “dividendi” .

Il termine si applica alla distribuzione di utili ai soci di società o di altri enti il cui capitale sia rappresentato da azioni, ovvero il reddito derivante da quote societarie di altra natura che comunque diano diritto alla partecipazione dei profitti della società.

Lo stesso dicasi per i redditi derivanti da diritti patrimoniali assoggettati allo stesso regime fiscale dei redditi delle azioni secondo la legislazione dello Stato in cui è residente al società erogante.

L’articolo 10, paragrafo 4, sancisce la proibizione dell’applicazione della forza di attrazione, ovvero è vietato che i dividendi pagati da una società in uno Stato in cui il percipiente ha anche una stabile organizzazione siano attribuiti a tale stabile organizzazione qualora ad essa non riferibili.

Dividendi e società di persone

La definizione di dividendi è stata oggetto di interpretazioni contrastanti, fra cui si deve ricordare il caso del reddito derivante da società di persone.

Gli Stati che considerano le società di persone fiscalmente non trasparenti, sostengono che, sulla base di tale definizione, essi possano applicare una ritenuta sui profitti della società di persone che vengono distribuiti al socio.

Questa posizione viene contestata dagli Stati che invece considerano le società di persone come fiscalmente trasparenti.

I veri problemi si evidenziano quando una società di persone viene ubicata in uno Stato che considera la società non trasparente, mentre i soci sono residenti in uno Stato in cui le società di persone sono considerate essere fiscalmente trasparenti.

In Belgio, Portogallo e Spagna, ad esempio, le società di persone sono trattate come società di capitali. Nei trattati stipulati da tali Stati viene inclusa una clausola che assimila il trattamento dei profitti distribuiti dalle società di persone ai redditi derivanti dalle azioni in società di capitali.

Ciò non può obbligare l’altro Stato contraente ad assumere la stessa posizione ai fini dell’applicazione dei metodi per eliminare la doppia imposizione.

Nell’ultima parte dell’articolo 10, paragrafo 3, viene esplicitamente indicato che la norma convenzionale si applica solo agli utili distribuiti, ovvero ai dividendi, e non alla tassazione degli utili della società rispetto ai quali è stata deliberata la distribuzione dei dividendi.

Dividendi “occulti

Il termine dividendi non include solo i dividendi deliberati da un’assemblea dei soci, ma anche i c.d. “dividendi occulti“, ovvero le remunerazioni di denaro o in natura, diverse dai dividendi ufficialmente deliberati, pagati ai soci dalle società.

Occorre rilevare che, secondo i trattati di alcuni Stati (tra cui i Paesi Bassi), il reddito derivante da prestiti la cui remunerazione è legata alla redditività dell’impresa o da obbligazioni convertibili è espressamente considerato un dividendo.

Commentario OCSE

Il Commentario al modello di Convenzione OCSE  ha recepito le conclusioni previste in un precedente Rapporto in materia di Trust per gli investimenti immobiliari REITs che proponeva l’inclusione nei trattati di due possibili norme alternative. Ciò consentirebbe l’inclusione di un art.  10 modificato nei trattati di nuova stipula.

La prima alternativa prevede una norma che sia applicabile in quegli Stati ove i REITs sono trattati come società. La norma alternativa è invece applicabile nel caso in cui i REITs siano considerati entità trasparenti ai fini fiscali. Nel primo caso viene proposto che le distribuzioni effettuate da REITs a piccoli investitori (ovvero a quei soggetti che detengano non oltre il 10% del capitale del REIT) siano da trattare alla stregua degli investimenti di capitale cui si applica la regola prevista all’art.  10 paragrafo 2.b. del modello di Convenzione, stabilendo una aliquota ridotta applicabile nello Stato della fonte per distribuzioni effettuate da REITs residenti a investitori non residenti.

Le distribuzioni da REITs a investitori di grandi dimensioni (che detengano più del 10% del valore del capitale del REIT) non avrebbero invece diritto ad alcuna riduzione della ritenuta applicabile dallo Stato della fonte a distribuzioni a favore di non residenti.

Convenzione OCSE: interessi

Per interesse si intende generalmente la remunerazione erogata a fronte di un prestito di denaro.

Molti Stati applicano una ritenuta su tali interessi. In ambito nazionale, tale imposizione può quasi sempre essere compensata con l’imposta sul reddito definitivamente dovuta.

L’articolo  11 della Convenzione OCSE si applica unicamente agli interessi derivanti in uno Stato contraente e pagati a un soggetto residente dell’altro Stato.

Interessi: tassazione

L’articolo  11, paragrafo 1, stabilisce il diritto di tassazione degli interessi da parte dello Stato della residenza del percipiente.

Tuttavia, l’articolo 11, paragrafo 2, attribuisce un diritto impositivo limitato allo Stato della fonte (fino all’applicazione di un’aliquota massima del 10% sull’ammontare lordo).

Nei trattati conclusi in alcuni casi, la percentuale di ritenuta applicabile sugli interessi infragruppo viene a volte ridotta a zero. Analogamente ai dividendi, in ambito europeo è prevista la Direttiva sugli interessi e royalties  infragruppo, che prevede una procedura per l’ottenimento della riduzione o del rimborso della ritenuta applicata.

Interessi: definizione

Come già nell’articolo 10, l’articolo 11, paragrafo 3, della Convenzione OCSE contiene una definizione del termine “interessi” ai fini dell’applicazione del trattato.

Con il termine interessi si includono i redditi derivanti da debiti di qualsiasi natura, siano essi garantiti o meno da ipoteca e la cui remunerazione concorra o meno al diritti di partecipazione agli utili.

Secondo tale definizione, gli interessi includono i redditi derivanti dai titoli del debito pubblico e il reddito da buoni o obbligazioni. Il termine include anche i premi e gli altri frutti annessi a tali titoli.

Tuttavia, le penali relative ai ritardati pagamenti non sono considerate interessi ai fini del trattato. Le obbligazioni con il diritto di partecipazione sono considerati quali finanziamenti, a meno che il finanziamento non partecipi al rischio di impresa proprio dal debitore.

In tal caso, gli interessi verranno trattati quali dividendi secondo il modello OCSE.

Altri aspetti

L’articolo 11, paragrafo 4, della Convenzione OCSE conferma la proibizione di applicazione della forza di attrazione ai pagamenti di interessi.

L’articolo 11, paragrafo 5, contiene una disposizione piuttosto complicata. Esso spiega a quale Stato debbano riferirsi gli interessi qualora occorra una situazione di tipo triangolare che coinvolge una stabile organizzazione quale debitrice degli interessi. Da ultimo, l’articolo 11, paragrafo 6, contiene il dispositivo in materia di transfer pricing con riferimento al pagamento di interessi.

Convenzione OCSE: royalties

L’articolo 12, paragrafo 1, del modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni stabilisce che le royalties  transnazionali siano tassabili esclusivamente nello Stato di residenza del beneficiario effettivo.

Il termine “beneficiario effettivo” viene utilizzato in questo articolo con la stessa accezione prevista agli articoli 10 e 11 della Convenzione OCSE.

Molti Stati, tra cui l’Italia, tuttavia, hanno esplicitato una riserva relativamente al diritto esclusivo di tassazione attribuito allo Stato di Residenza. Tali Stati applicano una ritenuta, anche se ridotta, sulle royalties come in genere concordato nei trattati bilaterali.

Ad esempio, nella Convenzione tra Italia e Svizzera, le royalties in uscita dall’Italia sono soggette all’applicazione di una ritenuta italiana del 5%.

Royalties: definizione

Le royalties sono i pagamenti per l’utilizzo o il diritto all’utilizzo di:

  • Diritti d’autore su opere di natura letteraria, artistica, o scientifica, fra cui anche le opere cinematografiche;
  • Brevetti, marchi, disegni e modelli, formule segrete e processi;
  • Le informazioni relative a esperienze di natura industriale, commerciale o scientifica (“know-how“).

I pagamento resi a fronte della fornitura di servizi di natura tecnica o per i servizi di direzione o management esplicitamente non rientrano nella definizione di royalties, sebbene molte autorità fiscali non applicano nella pratica tale concetto.

Pagamenti per cessioni

Il Commentario alla Convezione OCSE prevede che i pagamenti effettuati a fronte del trasferimento della piena proprietà di uno degli elementi che determinano la definizione di royalties non possono essere trattati come pagamento di royalties ai sensi dell’articolo 12.

Ciò in quanto i pagamenti non sono effettuati con riferimento all’uso o al diritto all’utilizzo di tale bene in proprietà.

La stessa logica sarebbe da applicarsi ai pagamenti effettuati solo con lo scopo di ottenere i diritti esclusivi di distribuzione di un prodotto o servizio in un dato territorio, i ai pagamenti per lo sviluppo di design, modelli o piani che ancora non esistono, anche nel caso in cui l’autore si riservi i diritti intellettuali su tali beni.

Infine, il Commentario chiarisce che i pagamenti effettuati da un distributore di software al soggetto detentore dei diritti di autore per l’acquisto e la distribuzione delle copie di tale software (senza il diritto a riprodurre il software stesso) devono essere trattai come redditi di impresa piuttosto che come royalties.

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