Diritti di Immagine: tassazione dello sfruttamento economico

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Sportivi, artisti e personaggi del mondo dello spettacolo agganciano alle loro entrare anche i proventi legati allo sfruttamento economico dei loro Diritti di Immagine. Cosa significa sfruttare i propri Diritti di Immagine? Qual’è il regime di tassazione, ai fini delle imposte dirette e indirette, derivante da questa attività? Tutte le info nella nostra guida.

Il diritto all’immagine pur non trovando un espresso riconoscimento nella nostra Costituzione può implicitamente ricondursi ai diritti fondamentali della persona che trovano riferimento all’interno dell’articolo 2 della Carta Costituzionale.

Nel nostro ordinamento si è pian piano giunti al riconoscimento del contenuto patrimoniale, accanto a quello di carattere prettamente personalistico, del Diritto di Immagine.

Se infatti fino a non molto tempo fa la commercializzazione dell’immagine di un personaggio famoso era vista come una condotta indecorosa non si può negare che, negli ultimi anni, il ruolo sempre più preponderante dei mass-media abbia segnato una decisa inversione di tendenza.

Attraverso il riconoscimento del c.d. “right of publicity” si è giunti difatti ad affermare che ciascun individuo ha il diritto al controllo e al profitto che può derivare dallo sfruttamento del proprio nome e della propria immagine.

L’immagine globalmente intesa di un personaggio famoso presenta infatti un forte richiamo per migliaia di aziende che, consapevoli del valore economico della stessa, hanno tutto l’interesse a sfruttare per le loro campagne pubblicitarie.

Diritti di Immagine: disciplina civilistica

Nell’esaminare la  disciplina  dettata  in  materia, occorre  in occorre premettere che il diritto all’immagine appartiene alla categoria dei cd. “diritti della personalità“.

La disciplina dettata in materia di immagine si ricava dal combinato disposto dell’articolo 10 del Codice civile e dagli articoli 96 e 97, della Legge n . 633/41 sul  diritto di autore, i quali vietano l’esposizione la riproduzione o la vendita del ritratto o dell’immagine della persona senza il suo consenso.

L’articolo 10 del Codice civile disciplina  l’abuso dell’immagine altrui, imponendo il risarcimento dei danni con la cessazione  dell’abuso da parte di  colui che espone o pubblica l’immagine, fuori dei casi in cui cui l’esposizione o la pubblicazione sono consentite dalla legge o con pregiudizio al decoro e alla reputazione della persona stessa o dei congiunti.

Dalla lettera della norma rileva un primo aspetto, particolarmente significativo; la pubblicazione dell’immagine o la sua esposizione sia possibile, liberamente fino a dove la legge lo consenta.

Diritti di Immagine: lo sfruttamento

Ai fini tributari il Diritto di Immagine di un artista  rappresenta un elemento immateriale riferibile all’attività artistica o professionale. In  quest’ottica, la sua cessione è soggetta ad Irpef nell’ambito dei redditi di lavoro autonomo del soggetto cedente, rientrando nelle ipotesi disciplinate dall’articolo 54, comma 1-quater, del DPR n. 917/86, secondo il quale concorrono a formare il reddito i corrispettivi percepiti a seguito di cessione della clientela o di elementi immateriali comunque riferibili  all’attività artistica o professionale.

Nel caso in cui lo sfruttamento economico dei Diritti di Immagine di un personaggio famoso avvenga tramite la promozione di un prodotto o di un servizio, ai fini giuridici deve esserci un vero e proprio accordo commerciale (contratto di sponsorizzazione).

Un dato interessante rileva come, sebbene la tipologia contrattuale utilizzata non sia espressamente disciplinata dal Codice Civile (e rientri, pertanto, tra i cosiddetti “contratti atipici“), la sua diffusione è stata tale che viene fatto rientrare nel concetto, di elaborazione dottrinale, della tipicità sociale.

Contratto di sponsorizzazione

Attraverso il contratto di sponsorizzazione, personaggi noti prestano, non solo la propria immagine, ma, in ipotesi, anche, ad esempio, la propria voce per pubblicizzare un evento che può essere di diversa natura (sportivo, sociale, culturale, etc) ovvero un prodotto, dietro pagamento, da parte dell’ente o dell’azienda interessati, di un corrispettivo.

In tali contratti è abbastanza comune prevedere un’esclusiva almeno limitata al settore merceologico. Ciò significa che potrà essere inserita nel contratto una clausola che obbliga il personaggio famoso che pubblicizza, per esempio, una marca di scarpe, a non sottoscrivere ulteriori contratti di sponsorizzazione con concorrenti della società che l’ha ingaggiato per primo.

La violazione di tali patti, a seconda delle previsioni contenute nel contratto, può comportare la risoluzione dello stesso e può dare luogo ad una richiesta di risarcimento dei danni subiti dalla società che per prima ha ingaggiato il personaggio e che si vede costretta a trovare un altro testimonial.

 

Diritti di Immagine: disciplina Iva

Ai sensi dell’articolo 5 del DPR n. 633/1972, sono soggetti Iva gli artisti e i professionisti che svolgono una qualsiasi attività di lavoro autonomo con carattere di professionalità. Di conseguenza, affinché sussista la soggettività passiva ai fini Iva sono necessarie contemporaneamente due condizioni:

  • Un’attività di lavoro autonomo;
  • L’esercizio professionale e abituale della stessa.

Dal punto di vista oggettivo, la prestazione posta in essere dall’artista, consistente nella cessione dei diritti di sfruttamento della propria immagine, si configura come una prestazione di servizi rientrante tra quelle indicate nell’articolo 3, comma 2, n. 2, del DPR n. 633/72, quale concessione di diritti similari al diritto d’autore.

Appurato quindi che la prestazione dell’artista, consistente nella cessione dei diritti di sfruttamento della propria immagine, rientra nell’ambito dell’applicazione dell’Iva sia sotto il profilo soggettivo che di quello oggettivo, si tratta di esaminare in dettaglio le singole operazioni facenti parte del contratto.

Operazioni del contratto

Trattandosi di un rapporto di tipo sinallagmatico nel quale la società, a fronte dello sfruttamento economico dell’immagine dell’artista, si impegna a stipulare a favore dello stesso una polizza assicurativa versando il relativo premio, correttamente l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che si rientrasse nell’ambito di un’operazione permutativa.

Tale tipo di operazione si caratterizza dal fatto che il corrispettivo di una cessione di beni (o prestazione di servizi) non è rappresentato da una somma di denaro, ma da un’altra cessione di beni (o prestazione di servizi). Dal punto di vista civilistico la permuta è definita come il contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose, o di altri diritti, da un contraente all’altro (articolo 1552 c.c.).

Peraltro la disciplina applicabile a tale tipo di contratto richiama, salvo particolari disposizioni specifiche, quella concernente la vendita, seppure la differenza più rilevante tra quest’ultima e la permuta è che il corrispettivo è rappresentato nella vendita dal denaro, mentre nella permuta è rappresentato dallo scambio tra beni e/o servizi.

Si rende perciò necessario stabilire se la nozione di permuta in ambito tributario rispecchi pienamente o meno quella civilistica. In effetti, dal punto di vista tributario e, soprattutto, nell’ambito Iva, la rappresentazione della permuta muta, poiché il contratto viene scisso nelle singole prestazioni che vengono considerate separatamente.

L’articolo 11, DPR n. 633/1972, prevede, infatti, che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi, sono soggette all’imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate. Poiché la legge prevede che le cessioni o le prestazioni siano considerate separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate, ne consegue che, in presenza dei requisiti di imponibilità soggettivo, oggettivo e territoriale, entrambe le operazioni sono autonomamente assoggettate all’Iva.

Determinazione dell’imposta

Per la determinazione dell’imposta è, infine, necessario stabilire quale sia la base imponibile e il momento impositivo per la cessione dei Diritti di Immagine.

In ordine al primo aspetto si deve fare riferimento, così come stabilito dall’articolo 13, comma 2, lettera d), DPR n. 633/1972, al valore normale dei beni e dei servizi che formano oggetto delle operazioni permutative.

Per valore normale dei beni o dei servizi si intende il prezzo mediamente praticato per beni e servizi della stessa specie in condizioni di libera concorrenza con riferimento al medesimo stato di commercializzazione e al luogo e al tempo in cui è stata effettuata l’operazione.

Nel caso specifico della cessione dei diritti di sfruttamento dell’immagine da parte dell’artista, poiché sul mercato non è possibile riscontrare un parametro di riferimento, può essere considerato attendibile l’importo complessivo che la società acquirente si impegna a versare a titolo di premio assicurativo per la costituzione della rendita.

Momento impositivo

Relativamente alla seconda problematica, vale a dire la determinazione del momento impositivo, nei riguardi delle operazioni permutative si devono applicare le regole proprie delle singole operazioni che costituiscono la permuta. In generale si deve fare riferimento, quindi, all’articolo 6 del DPR n. 633/72, che al comma 3 dispone che le prestazioni di servizi si considerano effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo.

Dato che nel caso esaminato il corrispettivo consiste nella costituzione a favore dell’artista del diritto a percepire la prestazione assicurativa, l’Agenzia delle Entrate conclude che il momento di effettuazione della prestazione va individuato nel momento in cui il diritto entra nella disponibilità giuridica dell’artista, vale a dire quando è preclusa alla società contraente la possibilità di indicare un diverso beneficiario della prestazione assicurativa.

Diritti di Immagine: imposte dirette

In tema di Irpef il compenso percepito per lo sfruttamento dei Diritti di Immagine, pur non essendo il corrispettivo delle ordinarie prestazioni svolte dall’artista, configura reddito di lavoro autonomo in base all’articolo 54, comma 1-quater, DPR n. 917/1986, che include tra i componenti di reddito tutti i corrispettivi percepiti a seguito di cessione di elementi immateriali comunque riferibili all’attività artistica o professionale.

In linea generale il principio guida nella determinazione del reddito derivante dall’esercizio di un’arte o professione è quello di cassa. Ciò comporta che il reddito di lavoro autonomo è il risultato della differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute nel periodo d’imposta. Tra i compensi che concorrono alla formazione del reddito di lavoro autonomo, oltre a quelli in denaro, vi sono anche quelli percepiti in natura. Come già visto in precedenza per l’Iva, anche ai fini delle imposte dirette l’ammontare del compenso in natura viene determinato in base al valore normale dei beni e dei servizi da cui è costituito (articolo 9 DPR n. 917/86) ed è sottoposto a tassazione nell’esercizio di conseguimento.

Rendita vitalizia

La seconda questione posta all’attenzione dell’Agenzia delle Entrate in tema di imposizione diretta riguarda il trattamento fiscale della rendita vitalizia avente funzione previdenziale che sarà erogata in futuro dalla società di assicurazione all’artista. Per rendita avente funzione previdenziale si intende quella derivante da una polizza di assicurazione sulla vita stipulata con un’impresa di assicurazione autorizzata dall’ISVAP ad operare nel territorio dello Stato, che non consente il riscatto della rendita successivamente all’inizio dell’erogazione.

Con il D.Lgs. n. 47/2000 di riforma delle previdenza complementare è stato previsto che le rendite aventi funzioni previdenziale non costituiscono reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera h), DPR n. 917/1986. Tali rendite rientrano invece nella tipologia dei redditi di capitale, così come previsto dall’articolo 44, comma 1, lettera g-quinquies, del DPR n. 917/86.

Al riguardo è stato, inoltre, precisato che l’imponibilità della cessione dei Diritti di Immagine e la successiva tassazione della rendita non costituiscono un fenomeno di doppia imposizione. In realtà, infatti, data la diversa natura dei redditi percepiti, i presupposti impositivi degli stessi risultano distinti: da un lato si ha un componente di reddito di lavoro autonomo, tassato in base alle regole stabilite dagli articoli 53 e 54 del DPR n. 917/86; dall’altro si ha una persona fisica che percepirà una rendita vitalizia avente funzione previdenziale.

Cassazione

Già in passato, trattando una fattispecie analoga concernente la tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione d’azienda a fronte della costituzione di una rendita vitalizia a favore del cedente, la Corte di Cassazione aveva ritenuto che la tassazione sia della plusvalenza sia della rendita non configurasse un fenomeno di doppia tassazione (Sent. 11 maggio 2007, n. 10801).

La tesi giurisprudenziale della Cassazione condivideva l’orientamento dell’Amministrazione finanziaria ribaltando nel contempo le decisioni di numerose commissioni tributarie regionali e della stessa Commissione tributaria centrale, che salvo rare eccezioni avevano ritenuto che la tassazione dell’avviamento e della rendita potesse comportare una duplice imposizione.

D’altra parte, se per ipotesi l’artista avesse percepito un compenso in denaro e avesse stipulato per proprio conto una polizza assicurativa per costituirsi una rendita vitalizia avente la stessa natura previdenziale, la tassazione sarebbe in ogni caso avvenuta su entrambe le operazioni: il compenso in denaro sarebbe stato compreso nel reddito di lavoro autonomo e la rendita vitalizia si sarebbe configurata ugualmente come reddito di capitale, senza problematiche di doppia tassazione.

Conclusioni

La cessione del diritto allo sfruttamento d’immagine è assoggettata all’Iva anche se l’artista ponendo in essere un contratto permutativo, in cambio, non riceve denaro, ma una polizza vita per la costituzione di una rendita vitalizia.

Inoltre, il premio versato costituisce reddito di lavoro autonomo e non si configura in capo all’artista un fenomeno di doppia imposizione allorché lo stesso percepirà in futuro la rendita vitalizia, trattandosi di redditi che hanno natura completamente diversa.

 

2 comments

  1. Buonasera e complimenti per il dettaglio delle informazioni riportate nei vostri articoli!
    Vengo alla domanda: la cessione dei diritti di immagine ad una società estera (quindi B2B) è da assoggetare ad iva nel paese del committente o invece devo assoggettarla ad iva qui in italia?
    Leggendo l’articolo 7ter direi di si, essendo una prestazione di servizi, però mi sorge più di un dubbio leggendo il 7quinquies…
    Vi ringrazio sin da ora per la risposta che vorrete darmi!

    • Fiscomania

      Grazie Luigi per i complimenti. Parlandomi di prestazion B2B la fatturazione è non soggetta ex art. 7-ter DPR n. 633/72.

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