Frontalieri italiani: il regime fiscale di tassazione

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Il reddito da lavoro dipendente prestato all’estero in zona di frontiera (o in altri Paesi limitrofi al territorio nazionale) da soggetti residenti nel territorio dello Stato italiano (cd. frontalieri), concorre a formare il reddito complessivo di quest’ultimi per l’importo eccedente €. 7.500. Ai fini dell’applicazione del regime di tassazione si deve: individuare tutte le somme e valori corrisposti al soggetto in relazione al reddito di lavoro svolto come frontaliero; operare la riduzione, da tale importo annuo, della franchigia (€. 7.500); applicare la tassazione Irpef su tale differenza, secondo le regole ordinarie del Tuir. La disciplina impositiva – che prevede la riduzione del reddito di lavoro svolto come frontaliero della franchigia di esenzione prevista. Operazione che deve essere coordinata con le disposizioni contenute nelle diverse convenzioni stipulate dall’Italia.

La figura del lavoratore frontaliero, è costituita da quei lavoratori dipendenti che sono residenti fiscalmente in Italia e che quotidianamente si recano all’estero, in zone di frontiera o Paesi limitrofi, per svolgere la prestazione di lavoro.

Non rientrano in tale previsione le ipotesi di lavoratori dipendenti, anch’essi residenti in Italia che, in forza di uno specifico contratto che prevede l’esecuzione della prestazione all’estero in via continuata e come oggetto esclusivo del rapporto, previa sistemazione nel ruolo estero, soggiornano all’estero per un periodo superiore a 183 giorni. Per questi ultimi lavoratori si applica la tassazione prevista dall’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86, costituita dalle c.d. “retribuzioni convenzionali“.

Prima di affrontare il regime fiscale di tassazione dei frontalieri, appare opportuno sottolineare un aspetto importante e particolarmente penalizzante, ovvero il limite temporale imposto dalla norma, per definire il lavoratore come frontaliero, ovvero, il rientro giornaliero/settimanale nella propria residenza in Italia. Questo aspetto, infatti, contrasta con le reali esigenze oggettive dei datori di lavoro e dei lavoratori. Per questo motivo, i lavoratori che non rientrano in Italia giornalmente non possono applicare la disciplina dei c.d. “frontalieri“.

Il lavoratore di frontiera

Il concetto di lavoratore di frontiera (o frontaliere) definisce la figura del lavoratore occupato su un dato territorio di uno Stato, ma residente  fiscalmente presso un diverso Paese dove, teoricamente e praticamente, si reca quotidianamente o settimanalmente.

L’Amministrazione finanziaria, nel cercare di inquadrare nello specifico la figura del lavoratore di frontiera, ha precisato che l’attività lavorativa deve essere svolta:

in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto all’estero in zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi da soggetti residenti nel territorio dello Stato

La differenza con la definizione di lavoratore all’estero è sostanziale: il lavoratore all’estero è, infatti, colui che presta al di fuori dei confini nazionali, in via continuativa ed esclusiva, il proprio lavoro e che nell’arco di dodici mesi soggiorna nello stato estero per un periodo superiore a 183 giorni (ex articolo 51, DPR n. 917/1986).

Definizioni

Lavoratore di frontieraLavoratore occupato residente nel territorio dello stato che
quotidianamente o settimanalmente si reca per lavoro su un
dato territorio di uno Stato (diverso da quello di residenza).
Lavoratore esteroLavoratore che presta al di fuori dei confini nazionali, in via
continuativa ed esclusiva, il proprio lavoro e che nell'arco di dodici
mesi soggiorna nello stato estero per un periodo superiore a
183 giorni.

Frontalieri: caratteristiche

Nell’ordinamento italiano, oltre al recepimento della definizione di “lavoratore frontaliero comunitario” in tema di sicurezza sociale, è rinvenibile anche una definizione di frontaliero sviluppatasi nella prassi dell’Amministrazione finanziaria per esigenze tributarie.

In particolare, l’interesse del Ministero delle finanze italiano a dare definizione al termine di frontaliero è stato (ed è) motivato dal dover identificare in maniera puntuale l’ambito soggettivo d’applicazione delle speciali norme tributarie a questi applicabili. La prassi ministeriale ha definito più volte il lavoratore frontaliero come quel soggetto che presta la propria attività lavorativa dipendente in via esclusiva e continuativa nelle zone di frontiera o in paesi limitrofi, pur mantenendo la sua residenza nel territorio dello Stato.

Si tratta esclusivamente di quei soggetti residenti in Italia che prestano un’attività di lavoro dipendente, in via esclusiva e continuativa, a favore di un datore di lavoro estero e che quotidianamente si recano, appunto, all’estero in Paesi confinanti (Francia, Svizzera, Austria, Slovenia e San Marino) ovvero in Paesi limitrofi (sulla portata del termine “limitrofo” il Ministero fornisce la sola esemplificazione del Principato di Monaco).

Non rientrano nell’accezione di frontaliero le ipotesi di lavoratori dipendenti, anch’essi residenti in Italia, che per effetto di uno specifico contratto che prevede l’esecuzione della prestazione all’estero in via esclusiva e continuativa, previo collocamento nel ruolo estero, si trovano a soggiornare fuori del territorio italiano per uno o più periodi di tempo aggregati, complessivamente superiori a 183 giorni nell’arco di 12 mesi.

Qualifica di frontalieri

Le caratteristiche quindi che i lavoratori frontalieri devono avere per qualificarsi come tali sono:

  • La residenza sul territorio dello Stato;
  • Il rapporto di lavoro dipendente con un datore di lavoro di uno Stato di confine o limitrofo, con l’Italia;
  • La continuità e l’esclusività del rapporto di lavoro;
  • La quotidianità dei suoi trasferimenti transfrontalieri verso e da, la sede di lavoro.

Per quanto concerne i requisiti richiesti si possono fare ben poche considerazioni, in quanto sono sostanzialmente chiari; si potrebbe in ogni caso obiettare sulla mancanza di una precisa definizione di quali Stati debbano intendersi come “limitrofi” alle zone di frontiera (il Ministero ha sempre e solo citato a titolo esemplificativo il Principato di Monaco) e sull’utilizzo dell’avverbio “quotidianamente“.

Se debba in altre parole essere inteso in senso restrittivo e dunque che sia frontaliero solo colui che, effettivamente, tutti i giorni (ovviamente fatte salve le giornate di ferie e malattia), si reca oltre confine per svolgere la propria opera lavorativa ovvero se si debba avere una interpretazione più bonaria quale ad esempio ricondurre il concetto di quotidianità a quello di abitualità.

In teoria dovrebbe potersi propendere per la seconda ipotesi anche alla luce della definizione data, sebbene in materia previdenziale, dal Regolamento CE 1408/71/CEE (articolo 1, lettera B):

il termine frontaliero designa qualsiasi lavoratore che è occupato nel territorio di uno Stato membro e risiede nel territorio di un altro Stato membro dove, di massima, ritorna ogni giorno o almeno una volta la settimana

Sul requisito della residenza per brevità espositiva si soprassiede dal commentarlo, anche se è sicuramente quello più rilevante, se non altro per la precisa codifica che il legislatore tributario ha previsto di tutte le casistiche che danno luogo a residenza fiscale sul territorio italiano.

Frontalieri: il regime fiscale

Il lavoratore frontaliero, a differenza del lavoratore all’estero, è, peraltro, oggetto di una particolare imposizione fiscale in ragione della continua mobilità tra luogo di residenza in Italia e luogo di svolgimento dell’attività lavorativa.

Da un punto di vista pratico, è previsto che, il reddito di lavoro dipendente prestato in zone di frontiera – che concorre a formare il reddito complessivo insieme ad altri eventuali redditi del contribuente – dovrà subire, a decorrere dal periodo d’imposta 2015, una decurtazione dell’importo pari ad €. 7.500 (c.d. franchigia di esenzione).

Sul punto, è bene rammentare che, la suddetta franchigia di esenzione (prevista in materia di Irpef), per i redditi di lavoro dipendente prestati all’estero (sempre in zona di frontiera) non deve essere parametrata alla durata del rapporto nell’anno, ma deve essere utilizzata in maniera fissa.

Più precisamente, ai fini dell’applicazione del regime di tassazione in commento si deve:

  • Individuare l’insieme di tutte le somme e valori corrisposti al soggetto in relazione al reddito di lavoro svolto come frontaliero;
  • Operare la riduzione, da tale importo globale annuo, della franchigia di esenzione prevista in materia in materia di Irpef per i redditi di lavoro dipendente prestati all’estero in zona di frontiera (articolo 3 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388) che risulta quantificata, per il periodo d’imposta 2015, ad €. 7.500;
  • Applicare la tassazione Irpef su tale differenza, secondo le regole ordinarie del DPR n. 917/86.

Esempio

Si ipotizzi, a titolo meramente esemplificativo, il caso di un lavoratore frontaliero che, nel periodo d’imposta “n”:

  • Percepirà un reddito di lavoro dipendente prestato in Svizzera pari a €. 31.000;
  • Risulterà titolare di un reddito immobiliare imponibile nel territorio dello Stato di €. 1.000.

Nella situazione prospettata, le imposte dovute dal contribuente dovranno essere calcolate su un reddito complessivo di €. 24.500, ovvero:

€. 31.000 (reddito di lavoro prestato in zone di confine); (-) €. 7.500 (franchigia prevista) (+) € 1.000 (redditi immobiliari)

Assumendo (per semplicità di calcolo) che non vi siano detrazione applicabili, l’imposta netta dovuta dal suddetto contribuente sarà pari a €. 6.015 così meglio quantificata: 3.450 = €. 15.000 x 23% (I scaglione di reddito) (+) 2.565 = €. 9.500 x 27% (II scaglione di reddito).

Regimi convenzionali

Si rammenta, infine, che, la suddetta disciplina impositiva – che prevede la riduzione del reddito di lavoro svolto come frontaliero della franchigia di esenzione prevista – deve essere tuttavia coordinata con le specifiche disposizioni contenute nelle diverse Convenzioni contro le doppie imposizioni, stipulate dall’Italia con i governi limitrofi posto che, le norme contenute nelle diverse convenzioni, in quanto speciali, prevalgono su quelle interne: in caso di contrasto, pertanto, si deve applicare la norma contenuta nel trattato internazionale.

Paese confinanteConvenzioni stipulateModalità di tassazione
AustriaConvenzione, in vigore dal 6
aprile 1985, ratificata con la
Legge 18 ottobre 1984, n. 762
I redditi di frontiera sono assoggettati ad
imposta in via esclusiva solo da parte
dello Stato in cui il lavoratore è residente.
FranciaConvenzione, in vigore dal 3 luglio
1985, ratificata con la Legge 18
dicembre 1984, n. 974
È prevista la tassazione, in via esclusiva,
del lavoratore frontaliero nello Stato di
residenza: la rinuncia a imposizione da
parte dello Stato della fonte è
subordinata all'effettivo prelievo da parte
dello Stato della residenza.
SvizzeraConvenzione, in vigore dal 27
marzo 1976, ratificata con la
Legge 23 dicembre 1984, n. 943
I redditi di frontiera continuano a essere
assoggettati a imposta in via esclusiva
nella Confederazione elvetica.

In relazione ai redditi di lavoro dipendente prodotti da lavoratori “frontalieri” nello Stato Città del Vaticano, si ricorda, invece, che, resta ferma la loro esenzione da IRPEF, ai sensi dell’art. 3 del DPR 601/73, qualora erogati:

  • Dalla Santa Sede;
  • Dagli altri enti centrali della Chiesa Cattolica;
  • Dagli enti gestiti direttamente dalla Santa Sede.

14 comments

  1. Salve,sono una lavoratrice frontaliera in slovenia. Mi trattengono dalla busta paga mensilmente le tasse. Adesso vorrei capire visto che in slovenia mi trattengono di tasse di più che se lavorassi in Italia, è possibile recuperare la differenza in dichiarazione o chiedere il rimborso presso lo stato estero?

  2. Salve, i lavoratori presso le Ambasciate Straniere nel territorio italiano possono essere considerati come lavoratori frontalieri?

  3. Buona sera, sono una freelance con partita iva, e resido da due mesi vicino a Lezzeno (CO). Ho ricevuto un incarico di lavoro in Svizzera e dovrei recarmi una o due volte alla settimana, posso entrare nel regime dei pendolari ?

    Grazie mille

    • Fiscomania

      Per essere considerati frontalieri è necessario varcare il confine ogni giorno. Nel suo caso non può rientrare in questa disciplina.

  4. Buongiorno,
    Vorrei sapere se i dipendenti di organizzazione diplomatiche delle Ambasciate a Roma, residenti in ITALIA, possono usufruire del Regime fiscale applicato ai frontalieri e poter usufruire della decurtazione di E.7500 come franchigia di esenzione prevista, in quanto prestono il proprio lavoro presso uno stato diverso da quello in cui risiedono.

    Grazie

    • Fiscomania

      I dipendenti delle ambasciate e consolati godono di un regime di tassazione particolare, quindi non possono beneficiare del regime legato ai lavoratori frontalieri.

  5. Buon pomeriggio,
    vorrei sapere meglio nel dettaglio cosa intende per regime di tassazione particolare di cui godono i dipendenti delle ambasciate e consolati.

    Grazie,

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