Lavoratori Impatriati: regime speciale di tassazione

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Tassazione del reddito da lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia dai Lavoratori Impatriati, in misura pari al 50% del suo ammontare. Agevolazione applicabile alle persone fisiche che trasferiscono la propria Residenza Fiscale in Italia al fine di intraprendere un’attività lavorativa (lavoro dipendente o autonomo) in modo stabile (almeno due anni) nel nostro Paese.

Il Decreto legislativo per la crescita e l’Internazionalizzazione delle imprese (articolo 16, D.Lgs. n. 147/2015) ha introdotto nuove misure volte a favorire l’ingresso in Italia di personale qualificato dall’estero. Tali novità sono state poi aggetto di modifica da parte della Legge n. 232/2016.

Il Decreto ha introdotto un’agevolazione fiscale, applicabile a partire dall’anno di imposta 2016, che prevede la tassazione del reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia dal lavoratore, in misura pari al 50% del suo ammontare.

Tale fattispecie si rende applicabile alle persone fisiche che trasferiscono la propria Residenza Fiscale in Italia al fine di intraprendere un’attività lavorativa (lavoro dipendente o autonomo) nel territorio dello Stato.

Con il Decreto legislativo per la crescita e l’Internazionalizzazione delle imprese, appare chiara la volontà del legislatore, non solo di contenere l’esodo della forza lavoro italiana all’estero, attraverso l’implementazione di specifiche previsioni normative, ma anche di promuovere forme agevolative che permettano di attrarre quanta più forza lavoro possibile nel nostro Paese, attraverso una particolare agevolazione volta a ridurre la pressione fiscale di questi lavoratori.

Con tale norma il legislatore sembrerebbe aver puntato sulla leva fiscale, nella speranza di rilanciare la competitività del nostro Paese a livello internazionale, cercando di attrarre dall’estero individui di talento con un bagaglio di esperienze di lavoro o studio che possa garantire uno sviluppo socio-economico nel breve termine.

L’uso della leva fiscale non è una novità in Europa, molti Paesi infatti hanno già da tempo introdotto analoghe agevolazioni (come ad esempio in Belgio, Olanda e Francia) ed anche in Italia è già stata utilizzata in passato attraverso l’introduzione di alcune disposizioni come quelle relative al rientro di docenti e ricercatori universitari (D.L. n. 185/208) nonché dei lavoratori dipendenti ed autonomi (il c.d. rientro dei cervelli normato dalla Legge n. 238/2010).

Lavoratori Impatriati

Il regime speciale dei Lavoratori Impatriati, le cui modalità di attuazione sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 132 dell’8 giugno 2016, sembra voler strutturare e riorganizzare i precedenti interventi normativi in materia, come vedremo in seguito, coordinando le già esistenti disposizioni agevolative di favore.

Come detto, il provvedimento in oggetto ha voluto ampliare la platea dei beneficiari, non circoscrivendo il beneficio per favorire il rientro dei cervelli fuggiti all’estero (Legge n. 238/2010), ma cercando di attrarre anche, ad esempio, lavoratori stranieri che si affacciano in Italia per la prima volta. L’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/2015  non richiede, infatti, alcuna pregressa esperienza lavorativa o di studio in Italia.

Inoltre, rispetto alle precedenti norme non risulterebbe più necessaria l’assunzione del lavoratore da parte di una società residente in Italia, ma solamente che l’attività di lavoro dipendente sia svolta prevalentemente in Italia presso una società residente sulla base di un rapporto di lavoro subordinato instaurato anche con società diversa dalla società italiana, ma facente parte dello stesso gruppo (controllate, controllanti, collegate).

Si ritiene quindi che, diversamente dal passato, l’agevolazione, in presenza di tutti gli altri presupposti, possa essere applicabile anche a dirigenti e dipendenti altamente specializzati, e qualificati, stranieri, distaccati da multinazionali presso imprese residenti o società legate da un rapporto di controllo con sede in Italia.

Per quanto riguarda il lavoro autonomo, anch’esso deve essere svolto in Italia, seguendo la normativa attualmente in vigore.

Lavoratori Impatriati: l’agevolazione

Con Decreto 26 maggio 2016, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha individuato e confermato le condizioni al verificarsi delle quali possano trovare applicazione le agevolazioni fiscali di cui all’articolo 16, comma 1, del D.Lgs. n. 147/2015, consistenti nella tassazione del reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia in misura pari al 50% del suo ammontare complessivo.

Soggetti beneficiari: i requisiti

Rispetto alle precedenti agevolazioni, è stata di fatto ampliata la platea dei soggetti beneficiari. In particolare l’agevolazione si rivolge – come anche chiarito dal Decreto attuativo del 26 maggio 2016 – a tutti quei lavoratori che trasferiscano la propria Residenza Fiscale nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del DPR n. 917/86 e che presentino i seguenti requisiti:

  • I lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti al trasferimento in Italia e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni (pena la decadenza del beneficio);
  • L’attività lavorativa viene svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente ed indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  • L’attività lavorativa è prestata prevalentemente sul territorio italiano. Tale condizione sembrerebbe voler regolare casi in cui il lavoratore si trovi anche a lavorare fuori dal territorio dello Stato italiano (ad esempio qualora abbia un accordo di distacco parziale con il proprio datore di lavoro). In tal caso andrà verificato come dovranno essere considerati, ai fini dell’agevolazione in oggetto, i giorni di lavoro all’estero, ad esempio in trasferta: se da considerarsi prodotti in Italia, e quindi tassati al 70%, o al 100% come gli altri redditi diversi da quelli di lavoro dipendente;
  • I lavoratori svolgono funzioni Direttive e/o sono in possesso dei requisiti di alta qualificazione o specializzazione come definiti dai D.L. n. 108/2012 e n. 206/2007.

Estensione dei benefici

Inoltre, e sempre con la finalità di estendere l’ambito soggettivo del nuovo regime, il Decreto Internazionalizzazione richiama, al comma 2 dell’articolo 16, i soggetti di cui al comma 1, articolo 2, della Legge n. 238/2010, prevedendo l’estensione dei benefici fiscali anche ai seguenti soggetti:

  • I cittadini dell’Unione Europea, in possesso di un titolo di laurea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia e che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più;
  • I cittadini dell’Unione Europea, che hanno risieduto continuativamente per almeno ventiquattro mesi in Italia e che, sebbene residenti nel loro Paese d’origine, hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori di tale Paese e dell’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

Lavoratori Impatriati: condizioni e decadenza

Si sottolinea inoltre che, sulla base del Decreto ministeriale in commento, l’agevolazione fiscale della tassazione sul 50% del reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia:

  • Trova applicazione, a decorrere dal periodo di imposta 2016, ed è valida per il periodo d’imposta del trasferimento e per i quattro periodi d’imposta successivi;
  • Non può essere cumulata con la fruizione degli incentivi fiscali per il rientro in Italia di ricercatori residenti all’estero previsti dall’articolo 44 del D.L. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 1227/2010;
  • Decade se il lavoratore non mantiene la propria residenza in Italia per almeno due anni. In tale ipotesi, l’Amministrazione finanziaria italiana provvederà al recupero dei benefici già fruiti dal lavoratore, con applicazione delle relative sanzioni e interessi.

Al riguardo, si attendono chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria sulle sanzioni applicabili in caso di decadenza dal beneficio già usufruito, in particolare se le norme applicabili siano quelle di omesso versamento o dichiarazione infedele, nonché sulle modalità per il recupero della maggior imposta, con il coinvolgimento o meno del datore di lavoro italiano a titolo di sostituto di imposta.

In tal senso giova ricordare come l’Amministrazione finanziaria non abbia confermato in maniera formale il regime sanzionatorio in caso di perdita delle agevolazioni del previgente regime del “rientro dei cervelli“; un chiarimento a riguardo, consentirebbe ad aziende e lavoratori una più serena pianificazione dei distacchi e dei contratti di lavoro.

Lavoratori Impatriati: divieto di cumulo

Oltre alle nuove misure introdotte in materia di tassazione del reddito, l’ulteriore intervento normativo ha riguardato la proroga al 31 dicembre 2017 dei benefici fiscali di cui alla legge sul “rientro dei cervelli” (Legge n. 238/2010), con esclusivo riferimento ai soggetti, rientrati in Italia entro il 31 dicembre 2015, ovvero dando la possibilità a tali soggetti di optare in via alternativa (entro il 29 giugno 2016) per il regime agevolativo introdotto con il nuovo “regime speciale per i Lavoratori Impatriati“.

La ratio dell’emendamento è stata quella di evitare che venissero penalizzati, i lavoratori rientrati al 31 dicembre 2015, dopo aver programmato il loro rientro sulla base delle agevolazioni previste dal vecchio regime.

Pertanto, a partire dal 1° gennaio 2016 l’unico regime agevolativo applicabile è quello introdotto con il Decreto Internazionalizzazione, ovviamente al ricorrerne dei requisiti citati.

Come usufruire dell’agevolazione

Si auspicano chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria riguardo la procedura da seguire per poter usufruire dell’agevolazione, già in sede di applicazione delle ritenute fiscali da parte del sostituto d’imposta italiano.

Alcune indicazioni sono state date con il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 46244/2016 del 29 marzo 2016, con il quale sono state precisate le modalità per usufruire del regime agevolativo in commento da parte dei soggetti rientrati in Italia nel 2015 e aventi le caratteristiche per usufruire dell’agevolazione di cui alla Legge n. 238/2010. In particolare, è stato stabilito che i lavoratori dipendenti possono beneficiare dell’agevolazione mediante richiesta scritta da presentare al datore di lavoro entro tre mesi (29 giugno 2016) dall’entrata in vigore del provvedimento.

I sostituti d’imposta dovranno quindi operare le ritenute sul 50% delle somme e dei valori imponibili corrisposti dal periodo di paga successivo al ricevimento della richiesta da parte del dipendente e, in fase di conguaglio, dal 1° gennaio 2016.

In assenza degli auspicati chiarimenti, si presume infine che il beneficio possa essere usufruito anche in dichiarazione dei redditi da parte del lavoratore dipendente, qualora non già avvenuto tramite sostituzione di imposta.

Lavoratori Impatriati: questioni aperte

Il Decreto del 26 maggio 2016 all’articolo 1, comma 2, ha ampliato la platea dei destinatari del regime agevolato a tutti coloro che hanno lavorato all’estero per almeno 24 mesi ovvero hanno svolto attività di studio all’estero per almeno 24 mesi conseguendo la laurea o altra specializzazione post laurea, tuttavia questa semplificazione è diretta esclusivamente ai cittadini UE. Appare palese la discriminazione con i cittadini non UE, discriminazione che potrebbe essere sanzionata a livello europeo.

Sul piano dell’ambito oggettivo di applicazione della norma, il testo parla espressamente di “redditi di lavoro dipendente prodotti in Italia“, pertanto ci si chiede se eventuali redditi prodotti all’estero (ad es. a seguito di trasferte più o meno frequenti o prolungate nel tempo) possano beneficiare o meno dell’agevolazione. La norma sembra chiara, tuttavia non appare coerente con la ratio del provvedimento e l’Amministrazione finanziaria non si è ancora espressa a riguardo. In assenza di chiarimenti sembrerebbe opportuno tenere un approccio conservativo e, dunque, in caso di trasferte consistenti con relativo reddito eventualmente tassato all’estero, l’agevolazione non troverebbe applicazione per la quota parte dei compensi (e dei benefits) relativi alla trasferta estera.

Lavoratori Impatriati: residenza in Italia

Infine, un’ultima riflessione merita il caso dei soggetti che rientrano nella seconda parte dell’anno (dopo il 2 luglio). La norma agevolativa sui Lavoratori Impatriati si applica ai soggetti che acquisiscono la Residenza Fiscale in Italia ai sensi dell’articolo 2, per cui il trasferimento perfezionato dopo la metà dell’anno non consentirebbe di considerare il lavoratore residente in Italia ai sensi della citata norma domestica, pertanto, l’agevolazione non troverebbe applicazione dal periodo d’imposta di ingresso in Italia, ma dal successivo.

Facendo un parallelo con la Legge n. 238/2010, in quell’occasione si faceva riferimento al trasferimento in Italia del domicilio o della residenza (nozioni civilistiche) e non alla residenza fiscale, per cui ai fini della Legge n. 238/2010 si poteva superare il problema. Nel caso del nuovo regime però, il dato letterale della disposizione appare preclusivo, infatti, anche al comma 3 dell’articolo 16 del D.Lgs. n. 147/2015 si parla di applicazione dell’agevolazione a decorrere dal periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza ai sensi dell’articolo 2 del DPR n. 917/86.

Meritano attenta valutazione anche quei casi di soggetti operanti in Italia da diversi anni, ma che abbiano mantenuto all’estero il loro centro vitale degli interessi ad esempio personali (famiglia) ed economici, che intendano trasferire la residenza fiscale in Italia; dalla lettura della norma tali soggetti rientrerebbero quindi nel regime agevolato.

E’ opportuno quindi effettuare una attenta analisi delle singola posizione del lavoratore per determinare l’applicabilità del regime agevolato.

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