Liste Selettive AIRE per i controlli sui trasferimenti di residenza

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L’Agenzia delle Entrate predisporrà Liste Selettive di contribuenti da sottoporre ad accertamenti fiscali in base alle informazioni ricevute dalle Anagrafi della Popolazione Residente. Le liste per accertare attività finanziarie e investimenti patrimoniali esteri non dichiarati, terranno conto del grado di rischio evasione in base alla constatazione di elementi segnaletici della presenza dei soggetti in Italia. 

L’Agenzia delle Entrate ha deciso di intensificare l’attività di controllo nei confronti dei contribuenti che “fittiziamente” decidono di trasferire la loro residenza fiscale all’estero.

Il trasferimento di residenza all’estero effettuato al solo scopo di evadere o eludere materia imponibile nello Stato di residenza è diventata pratica utilizzata negli ultimi anni da molti contribuenti, che consciamente o meno hanno utilizzato procedure non corrette per trasferire la loro residenza all’estero.

L’Agenzia delle Entrate sulla base di quanto indicato nel D.L. n. 193/2016 ha stabilito che i Comuni che ricevono la richiesta di iscrizione all’AIRE da parte di soggetti iscritti alla propria anagrafe, debbano segnalare tale informazione all’Agenzia delle Entrate nel termine massimo di sei mesi, in modo che l’Amministrazione finanziaria possa formare Liste Selettive per successivi controlli relativi ad attività finanziarie e investimenti patrimoniali esteri non dichiarati.

Il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 3 marzo 2017 n. 43999, dà attuazione a tale previsione, andando anche ad individuare i criteri per la formazione delle Liste Selettive. Il provvedimento stabilisce che le Liste dovranno essere formate sulla base di elementi che facciano ipotizzare la permanenza dei cittadini in Italia, nonostante il dichiarato trasferimento all’estero.

Vediamo, quindi, i criteri scelti dall’Agenzia delle Entrate per individuare il rischio evasione e quindi per la formazione delle Liste Selettive dei contribuenti da sottoporre ad accertamenti fiscali.

AIRE: acquisizione dei dati

I dati relativi ai richiedenti l’iscrizione all’AIRE di cui all’articolo 83, comma 17-bis, del D.L. n. 112/2008, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 133/2008, sono acquisiti dall’Agenzia delle entrate attraverso l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), istituita presso il Ministero dell’Interno.

Il trasferimento dei dati dalle anagrafi della popolazione residente e dei cittadini italiani residenti all’estero tenute dai Comuni deve essere effettuato con cadenza non inferiore al semestre, tra l’Agenzia delle entrate e il Ministero dell’Interno, presso il quale è istituita l’AIRE centrale.

Criteri per la formazione delle Liste Selettive

Le Liste Selettive saranno elaborate da un applicativo informatico che prende il nome di So.No.Re (Soggetti Non Residenti) grazie anche all’incrocio dei dati pervenuti attraverso le Comunicazioni dello Spesometro e dalla rete di informazioni ottenute attraverso lo scambio di informazioni attivato dalle diverse Direttive Europee e internazionali.

Per verificare tale possibile condizione, saranno utilizzati i seguenti criteri:
  • Residenza dichiarata in uno degli Stati e territori a fiscalità privilegiata individuati dal decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999;
  • Movimenti di capitale da e verso l’estero, trasmessi dagli operatori finanziari nell’ambito del monitoraggio fiscale;
  • Informazioni relative a patrimoni immobiliari e finanziari detenuti all’estero, trasmesse dalle Amministrazioni fiscali estere nell’ambito di Direttive europee e di Accordi di scambio automatico di informazioni;
  • Residenza in Italia del nucleo familiare del contribuente;
  • Atti del registro segnaletici dell’effettiva presenza in Italia del contribuente;
  • Utenze elettriche, idriche, del gas e telefoniche attive;
  • Disponibilità di autoveicoli, motoveicoli e unità da diporto;
  • Titolarità di partita Iva attiva;
  • Rilevanti partecipazioni in società residenti di persone o a ristretta base azionaria;
  • Titolarità di cariche sociali;
  • Versamento di contributi per collaboratori domestici;
  • Informazioni trasmesse dai sostituti di imposta con la Certificazione Unica e con il modello 770;
  • Informazioni relative a operazioni rilevanti ai fini Iva comunicate all’Agenzia delle Entrate (“spesometro“).

Scambio di informazioni internazionale

Ai fini della individuazione delle attività finanziarie e investimenti patrimoniali esteri non dichiarati, assumono particolare rilievo i dati pervenuti, nell’ambito dello scambio automatico di informazioni, dalle Autorità fiscali estere, sulla base delle direttive europee e degli accordi internazionali.

In particolare, la Direttiva del Consiglio 2011/16/UE (cosiddetta DAC1) prevede lo scambio, tra le altre, delle informazioni relative alle proprietà immobiliari estere detenute dai soggetti residenti. La Direttiva è stata modificata dalla Direttiva del Consiglio 2014/107/UE (cosiddetta DAC2), che ha aggiunto lo scambio obbligatorio delle informazioni finanziarie sui conti correnti detenuti all’estero.

Il flusso, che ha cadenza annuale, contiene i dati identificativi dei conti esteri dei soggetti residenti, il relativo saldo o valore, l’importo totale lordo di interessi, dividendi e altri redditi generati in relazione al conto.

A livello extra-UE, la stessa tipologia di informazioni è scambiata nell’ambito degli Accordi con i Governi di altri Stati esteri relativi allo scambio automatico di informazioni finanziarie secondo il Common Reporting Standard. Le giurisdizioni che si sono impegnate a scambiare le informazioni secondo lo standard globale a partire dal 2017 (cosiddetti early adopters) sono 53 e, ad oggi, altre 47 giurisdizioni si sono impegnate allo scambio con decorrenza 2018.

Considerazioni

L’Agenzia delle Entrate sta cercando di individuare i contribuenti a maggior rischio evasione che hanno deciso di trasferire all’estero la loro residenza in modo “fittizio“. Si tratta in particolare di tutti quei soggetti per i quali, oltre all’iscrizione all’AIRE, non hanno mai dimostrato di voler trasferire effettivamente la loro residenza all’estero.

Si tratta di quei soggetti che magari hanno mantenuto il c.d. “centro degli interessi vitali” nel nostro Paese, pur dichiarando di vivere stabilmente all’estero. Questi soggetti, contando sul fatto di aver ottenuto un’iscrizione all’AIRE valida per almeno 183 giorni nell’anno si sono disinteressati di ivi dichiarare redditi e patrimoni detenuti all’estero. La conseguenza di questo comportamento non può che essere evasivo, sia per quanto riguarda le imposte sul reddito, sia per quanto riguarda la normativa sul monitoraggio fiscale delle attività finanziarie e delle attività patrimoniali detenute all’estero, da indicare nel quadro RW del modello “Redditi“, ai fini del monitoraggio fiscale.

La procedura che sta mettendo in atto l’Agenzia delle Entrate non deve spaventare i contribuenti che decidono effettivamente di lasciare il nostro Paese per andare a vivere stabilmente all’estero, seguendo la corretta procedura prevista per lasciare il nostro Paese (anche da un punto di vista fiscale).

I problemi possono sorgere in tutti quei casi in cui si è trasferiti all’estero, dimenticandosi (volontariamente o meno) dell’AIRE, oppure, ancora peggio, in tutti quei casi in cui si è volutamente voluti nascondere agli occhi dell’Amministrazione finanziaria camuffando una residenza fiscale all’estero che realmente non esiste. Ecco che in questi casi il rischio di un accertamento potrebbe davvero essere elevato.

Liste selettive e Voluntary

L’intensificazione degli accertamenti e la creazione di un’apposito software che individuerà i contribuenti a maggiore rischio evasione, lancia, volontariamente un assist alla procedura riaperta di Voluntary Disclosure.

La Voluntary Disclosure è una procedura di collaborazione volontaria del contribuente che si “autodenuncia” all’Amministrazione finanziaria in merito alle omissioni commesse in merito a redditi esteri non dichiarati e inosservanze sulla disciplina riguardante il monitoraggio fiscale delle attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero.

Analogamente alla prima versione della procedura, la Voluntary Disclosure bis prevede lo slittamento dei termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sui redditi e dell’Iva, nonché di contestazione delle sanzioni.

Capite bene che, per un contribuente che sa di poter finire nelle Liste Selettive a maggior rischio evasione, beneficiare dei vantaggi legati alla procedura di Voluntary potrebbe essere fondamentale per evitare i maggiori oneri connessi ad un vero e proprio accertamento fiscale.

Procedura di Voluntary

Per le attività e gli investimenti esteri oggetto della nuova procedura è possibile usufruire di un esonero dagli obblighi dichiarativi, limitatamente al 2016 e per la frazione del periodo d’imposta antecedente la data di presentazione dell’istanza di collaborazione volontaria, purché:

  • Tali informazioni siano analiticamente illustrate nella relazione di accompagnamento all’istanza di Voluntary Disclosure;
  • Si versi entro il 30 settembre 2017 quanto dovuto a titolo di imposte, interessi e sanzioni.

Rispetto alla prima versione della Voluntary Disclosure, cambia la procedura. Il contribuente provvede spontaneamente a versare il quantum dovuto a titolo di imposte, ritenute, contributi, interessi e sanzioni:

  • In unica soluzione (entro il 30 settembre 2017) ovvero
  • In un massimo di tre rate (di cui la prima entro il 30 settembre 2017).

Consigli

Quando di parla di accertamenti fiscali legati al trasferimento di residenza all’estero, il rischio è sempre quello di trascinarsi in un lungo e costoso contenzioso tributario con l’Amministrazione finanziaria.

La formazione delle Liste Selettive di contribuenti da sottoporre a controlli, da una parte farà sicuramente tirare un sospiro di sollievo a tutti quei contribuenti che hanno deciso ed effettuato in tutta tranquillità il proprio trasferimento di residenza all’estero, ma allo stesso modo farà preoccupare, e non poco tutti gli altri, che invece, non hanno seguito correttamente la procedura.

Se si conosce già il fatto di aver commesso qualche inesattezza o se si vuole essere certi di quanto fatto sinora, vi consiglio di rivolgervi ad un Commercialista esperto in questo ambito per poter valutare assieme a lui le eventuali azioni da intraprendere.

Tra queste, per molti, potrebbe essere conveniente seguire la strada della Voluntary Disclosure, che sicuramente vi farà risparmiare, in termini di minori sanzioni, quanto invece vi potrebbe essere contestato in sede di accertamento fiscale.

La consulenza

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