Redditi esenti da non inserire in dichiarazione: la guida

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Quali sono i redditi esenti da imposizione Irpef? Quali redditi possono essere esclusi dalla dichiarazione nel modello Redditi Persone Fisiche o nel modello 730? Vediamo quali sono le tipologie di reddito che non devono essere indicate in dichiarazione dei redditi. 

La dichiarazione dei redditi, attraverso il modello 730 o il modello Redditi Persone Fisiche, è lo strumento che permette al contribuente di indicare all’Amministrazione finanziaria quali sono stati i suoi redditi percepiti durante il periodo di imposta e quali sono le relative imposte da pagare.

Questa regola generale, ovvero quella di dichiarare tutti i redditi percepiti, disciplinata dall’articolo 3 del DPR n. 917/86, ha delle particolari eccezioni, che andremo di seguito ad affrontare.

Nella nostra disciplina fiscale, infatti, vi sono particolari tipologie di reddito che per vari motivi (tassazione alla fonte, o esenzione da imposta), non devono essere indicati dal contribuente nella propria dichiarazione dei redditi.

In questo contributo andremo ad analizzare con maggiore dettaglio quali sono queste particolari tipologie di redditi esenti, quindi da escludere dalla dichiarazione dei redditi, che non devono essere indicate nel modello 730 o nel modello Redditi da parte dei contribuenti.

Redditi esenti Irpef: le principali casistiche

Lavoro autonomo occasionale

La disciplina del lavoro autonomo occasionale è stata oggetto di rivisitazione dal parte del jobs act, che ha modellato alcune caratteristiche di particolare disciplina.

Attualmente è ancora possibile effettuare prestazioni di lavoro autonomo occasionale, relativamente a prestazioni di servizi, secondo quanto disposto dall’articolo 2222 del Codice civile. Tali compensi percepiti, devono essere soggetti a tassazione Irpef, nella categoria dei redditi diversi (di cui all’articolo 67, lettera l), del DPR n. 917/86).

Possiamo definire lavoratore autonomo occasionale il soggetto che si obbliga a compiere un’opera o un servizio, in maniera del tutto occasionale, senza i requisiti della professionalità e della prevalenza, con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione e senza alcun coordinamento con il committente (Circolare Inps n. 103/2004, paragrafo 4).

I redditi così percepiti devono essere dichiarati nel quadro RL del modello Redditi P.F. o nel quadro D del modello 730 e deve essere recuperata la ritenuta d’acconto del 20% applicata dal sostituto d’imposta (codice tributo 1040).redditi esenti

Fattispecie di esenzione

Per questa particolare tipologia di reddito vi è un caso in cui il contribuente non è soggetto a tassazione. In particolare, si tratta della fattispecie in cui il contribuente ha percepito durante l’anno compensi per lavoro autonomo occasionale inferiori alla soglia di €. 4.800.

In questo caso, soltanto qualora non si siano percepiti nell’anno altri redditi, il contribuente non è tenuto a dichiarare nel modello Redditi o nel modello 730 tali importi ricevuti. Qualora, invece, si siano percepiti anche altri redditi nell’anno anche i compensi derivanti dal lavoro autonomo occasionale, per qualsiasi importo, devono essere inseriti in dichiarazione dei redditi, in quanto gli stessi concorreranno alla formazione del reddito imponibile Irpef.

Per completezza precisiamo che, nel caso in cui si rientri nella fattispecie di incassi per lavoro autonomo occasionale inferiori ai €. 4.800 annui, da parte di soggetti che assumono la funzione di sostituto di imposta, e che quindi hanno applicato la ritenuta di acconto, anche se il compenso percepito non è soggetto a tassazione, può essere opportuno presentare la dichiarazione dei redditi per recuperare la ritenute subita.

Per quanto riguarda poi la gestione previdenziale, l’iscrizione alla gestione separata Inps è obbligatoria se il reddito annuo derivante da dette attività è superiore a €. 5.000, così come previsto dal D.L. n. 269/2003, articolo 44, comma 2, e l’obbligo contributivo riguarda esclusivamente la quota di reddito eccedente.

Per le prestazioni occasionali, non vi sono limiti che fanno scattare l’obbligo di apertura della partita Iva, la quale è obbligatoria se l’attività ha i caratteri di sistematicità e continuità che concretizzano i requisiti dell’abitualità, ancorché non esclusiva (Risoluzione n. 18/E/2006).

Per approfondire: Le prestazioni di lavoro autonomo occasionale

Retribuzioni non percepite

Non devono essere dichiarate nel modello Redditi o nel modello 730 le retribuzioni non percepite, neanche se presenti nel modello di Certificazione unica, né le indennità di preavviso e le somme incassate per il patto di non concorrenza.

Queste tipologie di reddito, infatti, sono redditi esenti da imposizione Irpef, e quindi da escludere dalla dichiarazione dei redditi.

Anche se il dipendente o l’amministratore di società hanno ricevuto nel periodo di imposta una certificazione unica con indicato l’importo della retribuzione annuale contrattualmente pattuita o del compenso deliberato, questi non devono essere dichiarati nel modello Redditi o nel modello 730, nel caso in cui non siano stati percepiti entro il 12 gennaio dell’anno successivo a quello oggetto di dichiarazione. Questo è quanto precisato dagli articoli 50, comma 1, lettera c-bis, e 51, comma 1, DPR n. 917/86, e dalla Circolare n. 23/E/1997).

Questo principio di cassa vale anche nel caso in cui siano già state pagate erroneamente le ritenute d’acconto (Cassazione 12 febbraio 2010, n. 15). Successivamente, quando le retribuzioni verranno pagate, saranno assoggettate alla tassazione ordinaria, se il mancato pagamento iniziale era dipeso dalla volontà del datore di lavoro.

Altrimenti, ad esempio, in caso di accertata situazione di grave dissesto finanziario dell’azienda (Circolare n. 23/E/1997) o di una procedura concorsuale, beneficeranno della cosiddetta tassazione separata e non dovranno essere dichiarate nel modello Redditi o nel 730.

Il Trattamento di fine  rapporto

Il trattamento di fine rapporto è una delle fattispecie di redditi esenti da tassazione Irpef. Sono assoggettati alla tassazione separata e non a quella ordinaria dell’Irpef progressiva anche gli importi percepiti a titolo di trattamento di fine rapporto (TFR).

Lo stesso vale per tutte le altre indennità e somme percepite una tantum a seguito della cessazione dei rapporti di lavoro dipendente, come le indennità di preavviso, le somme attribuite per un patto di non concorrenza, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di transazioni relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro (articolo 17, comma 1, lettera a, del DPR n. 917/86).

Tutti questi importi, quindi, non devono essere indicati nel modello Redditi o nel modello 730, in quanto la tassazione separata viene già comunicata all’Agenzia da parte del datore di lavoro, tramite il modello Certificazione unica.

Il datore deve applicare nel cedolino la ritenuta Irpef con le regole dell’articolo 23, comma 2, DPR n. 600/1973 e l’Agenzia delle Entrate provvederà a riliquidare questi redditi, chiedendo all’Agente della riscossione di inviare una comunicazione, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, i calcoli del conguaglio e l’omissione di questa comunicazione determina la “nullità del provvedimento di iscrizione a ruolo, indipendentemente dalla ricorrenza o meno di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione” (Cassazione n. 12927/2016 e n. 11000/2014).

TFR in busta paga

L’esclusione dalla tassazione Irpef non vale nei casi in cui il dipendente del settore privato, con un rapporto di lavoro in essere da almeno 6 mesi, abbia chiesto al datore di lavoro l’erogazione mensile, dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, della quota di TFR maturato, direttamente nelle buste paga, come parte integrante della retribuzione.

Nei due casi descritti, infatti, la tassazione è ordinaria e non separata, quindi, l’importo maturato e pagato viene tassato a Irpef assieme allo stipendio dal datore di lavoro. Per le anticipazioni del TFR già accantonato, invece, si ritorna alla regola classica del TFR che è la tassazione separata.

Per approfondire: Trattamento di fine rapporto: disciplina giuridica

Borse di studio

Altra tipologia di redditi esclusi da imposizione Irpef è quella legata a particolari borse di studio percepite dal contribuente.

Le somme incassate a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, in generale, devono essere tassate come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, quindi, devono essere indicate nella certificazione unica ricevuta dal contribuente e devono essere indicati nel quadro C del modello 730 o nel quadro RC del modello Redditi.

Borse di studio esenti

Tuttavia, ai sensi dell’articolo 4, Legge n. 476/1984, vi sono alcune borse di studio esenti da Irpef, come ad esempio:

  • Le borse di studio corrisposte dalle Regioni a statuto ordinario, in base al D. Lgs n. 68/2012, agli studenti universitari e quelle corrisposte dalle Regioni a statuto speciale e dalle Province autonome di Trento e Bolzano allo stesso titolo;
  • Le borse di studio corrisposte dalle università e dagli istituti di istruzione universitaria e dalla Provincia autonoma di Bolzano, in base alla L. n. 398/1989, per la frequenza dei corsi di perfezionamento e delle scuole di specializzazione, per i corsi di dottorato di ricerca, per l’attività di ricerca post-dottorato e per i corsi di perfezionamento all’estero;
  • Le borse di studio bandite dal 1 gennaio 2000 nell’ambito del programma “Socrates” istituito con decisione n. 819/95/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 marzo 1995, come modificata dalla decisione n. 576/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, nonché le somme aggiuntive corrisposte dall’università, a condizione che l’importo complessivo annuo non sia superiore a €. 7.746,85;
  • Le borse di studio corrisposte ai sensi del D.Lgs. n. 257/1991 per la frequenza delle scuole universitarie di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia;
  • Le borse di studio a vittime del terrorismo e della criminalità organizzata nonché agli orfani ed ai figli di quest’ultimi;
  • Per l’intera durata del programma “Erasmus +”, le borse di studio per la mobilità internazionale erogate a favore degli studenti delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica ai sensi dell’articolo 6, comma 1, e dell’articolo 7, comma 1, lettera a), del regolamento UE n. 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013.

Redditi da associazione sportiva dilettantistica

I redditi derivanti da associazione sportiva dilettantistica (punti i-4-6-7 della Certificazione Unica dei lavoratori autonomi), in alcuni casi sono considerati redditi esenti da Irpef, e quindi non devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi. L’articolo 37 della Legge n. 342/2000 prevede, infatti, per tale tipologia reddituale che:

  • I primi €. 7.500, complessivamente percepiti nel periodo d’imposta non concorrono alla formazione del reddito; se trattasi dell’unico importo percepito per tale tipologia di reddito non va indicato in dichiarazione;
  • Sugli ulteriori €. 20.658,28, è operata una ritenuta a titolo di imposta (con aliquota del 23%);
  • Sulle somme eccedenti, è operata una ritenuta a titolo d’acconto (con aliquota del 23%).

In pratica, chi ha percepito questa tipologia di reddito è tenuto ad indicare in dichiarazione dei redditi soltanto le somme eccedenti la soglia di €. 20.658,28. Le somme fino a quella cifra, infatti, o non concorrono alla formazione del reddito, oppure, sono coperte da ritenuta a titolo di imposta.

La parte dell’imponibile assoggettata a ritenuta a titolo d’imposta concorre alla formazione del reddito complessivo ai soli fini della determinazione delle aliquote per scaglioni di reddito.

Pensioni esenti Irpef

Devono essere considerati redditi esenti Irpef, anche alcune particolari tipologie di redditi da pensione, che di seguito vi andiamo a riepilogare. Tali tipologie reddituali non devono essere indicate in dichiarazione:

  • Le pensioni corrisposte ai cittadini italiani divenuti invalidi e ai congiunti di cittadini italiani deceduti a seguito di scoppio di armi e ordigni esplosivi lasciati incustoditi o abbandonati dalle Forze armate in tempo di pace in occasione di esercitazioni combinate o isolate;
  • Le pensioni corrisposte ai cittadini italiani, agli stranieri e agli apolidi divenuti invalidi nell’adempimento del loro dovere o a seguito di atti terroristici o di criminalità organizzata ed il trattamento speciale di reversibilità corrisposto ai superstiti delle vittime del dovere, del terrorismo o della criminalità organizzata;
  • Le pensioni tabellari spettanti per menomazioni subite durante il servizio di leva prestato in qualità di allievo ufficiale e/o di ufficiale di complemento nonché di sottufficiali (militari di leva promossi sergenti nella fase terminale del servizio);
  • Le pensioni tabellari corrisposte ai Carabinieri ausiliari (militari di leva presso l’Arma dei Carabinieri) e a coloro che assolvono il servizio di leva nella Polizia di Stato, nel corpo della Guardia di Finanza, nel corpo dei Vigili del Fuoco e ai militari volontari sempreché la menomazione che ha dato luogo alla pensione sia stata contratta durante e in dipendenza del servizio di leva o del periodo corrispondente al servizio di leva obbligatorio.

Altri redditi esenti

Oltre alle fattispecie sopra descritte sono da considerare redditi esenti Irpef e quindi da non inserire nella dichiarazione dei redditi anche le seguenti tipologie reddituali:

  • La maggiorazione sociale dei trattamenti pensionistici prevista dall’articolo 1 della Legge n. 544/1988;
  • L’indennità di mobilità di cui all’articolo 7, comma 5, della Legge n. 223/1991, per la parte reinvestita nella costituzione di società cooperative;
  • L’assegno di maternità, previsto dalla Legge n. 448/1998, per la donna non lavoratrice;
  • Gli assegni per la collaborazione ad attività di ricerca conferiti dalle università, dagli osservatori astronomici, astrofisici e vesuviano, dagli enti pubblici e dalle istituzioni di ricerca di cui all’articolo 8 del D.P.C.M., n. 593/1993, e successive modificazioni e integrazioni, dall’Enea e dall’ASI.

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