Redditi Finanziari di fonte estera: monitoraggio e tassazione

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La tassazione ai fini delle imposte dirette e il monitoraggio fiscale dei Redditi Finanziari di fonte estera percepiti da contribuenti fiscalmente residenti in Italia.

La globalizzazione dei mercati finanziari e la facilità di utilizzo dei canali online hanno portato negli ultimi anni al proliferare di investimenti finanziari effettuati in Paesi esteri da parte di contribuenti italiani. Basti pensare ad esempio, ai canali del Forex, dell’investimento in valute o semplicemente investimenti finanziari fatti direttamente con intermediari finanziari esteri.

In tutti questi casi diventa fondamentale conoscere le corrette modalità di tassazione in Italia di questi proventi, ed anche le modalità di monitoraggio fiscale di questi investimenti richieste dall’Amministrazione finanziaria.

In particolare, la tassazione dei proventi di investimenti in attività finanziarie estere percepiti da persone fisiche residenti – oltre che del regime fiscale previsto al riguardo nel paese erogante – è il risultato:

  • Della tassazione prevista in Italia per tali forme di investimento;
  • Dell’eventuale applicazione della Direttiva UE  n. 2003/48/CE  del Consiglio 3 giugno 2003 sul risparmio transfrontaliero e delle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia con il Paese erogante il provento;
  • Della possibilità di poter usufruire del credito di imposta per i redditi prodotti all’estero.

La citata direttiva ha previsto la realizzazione di un sistema automatico di scambio di informazioni tra le Amministrazioni fiscali degli Stati UE e meccanismi per evitare la doppia tassazione nei rapporti con quei Paesi (Austria, Belgio e Lussemburgo) che, in via provvisoria, applicano su tali redditi ai contribuenti UE, non residenti in tali Stati, al posto dello scambio di informazioni la ritenuta alla fonte.

Si rammenta, al riguardo, che le stesse misure (scambio di informazioni o ritenuta alla fonte) sono state adottate, per espressa previsione della direttiva, in tutti i Paesi dipendenti o associati (Jersey, Guernsey, Isle of Man, Antille Olandesi, British Virgin Islands, Turks and Caicos, Cayman, Montserrat, Anguilla, Aruba) e in alcuni Paesi terzi (Principato di Andorra, Principato del Liechtenstein, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Confederazione svizzera).

Redditi Finanziari esteri

Possono essere ricompresi nella definizione di Redditi Finanziari di fonte estera:

  • Gli interessi e gli altri proventi dei depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero;
  • I proventi derivanti da operazioni di prestito titoli, riporti e pronti contro termine corrisposti da soggetti non residenti;
  • Gli interessi, premi ed altri frutti delle obbligazioni e degli altri titoli di cui all’articolo 31 del DPR n. 601/1973 (“Interessi delle obbligazioni pubbliche”) e degli altri titoli con regime fiscale equiparato;
  • I proventi, compresa la differenza tra il valore di riscatto o di cessione delle quote o azioni ed il valore di sottoscrizione o acquisto derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di diritto estero, situati negli Stati membri della UE, conformi alle direttive comunitarie, percepiti da persone fisiche senza l’applicazione della ritenuta a titolo di imposta nella misura del 26%;
  • I proventi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, ed i proventi relativi ai rendimenti delle rendite vitalizie, aventi funzione previdenziale, derivanti da contratti assicurativi stipulati con imprese di assicurazione non residenti;
  • I proventi derivanti da depositi di denaro, di valori mobiliari e di altri titoli diversi dalle azioni e titoli similari, costituiti presso soggetti non residenti, a garanzia di finanziamenti concessi a imprese residenti, qualora i proventi stessi non siano stati percepiti per il tramite di intermediari;
  • Gli utili di fonte estera derivanti da partecipazioni non qualificate e i proventi derivanti da contratti di associazione in partecipazione e cointeressenza, con un apporto diverso da opere e servizi;
  • Altri redditi di capitale sempre di fonte estera che non concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente;
  • I redditi derivanti da beni che si trovano al di fuori del territorio dello Stato (ad esempio, plusvalenze, eccetera).

Soggetti interessati

I contribuenti residenti in Italia interessati alla normativa sui Redditi Finanziari esteri sono:

  • Le persone fisiche;
  • Le società semplici (e le associazioni equiparate ai sensi dell’articolo 5 del DPR n. 917/86);
  • Gli enti non commerciali.

Nell’ambito di applicazione rientrano anche i casi in cui le operazioni vengano poste in essere dagli interessati in qualità di esercenti attività commerciali in regime di contabilità ordinaria e soggetti a tutti gli obblighi di tenuta e conservazione delle scritture contabili previsti dalle norme fiscali in vigore.

Sono, pertanto, escluse dagli obblighi di dichiarazione le società di persone commerciali e gli altri soggetti ad esse equiparati, quali le società di armamento e quelle di fatto, esercenti un’attività commerciale che possono documentare – allo stesso modo dei soggetti Ires – le movimentazioni sulla base dei dati di bilancio. Analogamente, sono esclusi dall’obbligo di dichiarazione gli enti pubblici e i soggetti indicati nell’articolo 74, comma 1, del DPR n. 917/86.

Talune disposizioni della normativa in esame riguardano anche i soggetti non residenti appartenenti alle medesime categorie.

Suprema corte

Secondo la Cassazione , n. 9320 dell’11 giugno 2003 l’obbligo di compilare il Quadro RW riguarda “non solo gli effettivi beneficiari o i detentori occulti dei conti in questione, ma anche coloro che ne hanno disponibilità e possibilità di movimentazione: diversamente verrebbe ad essere vanificato lo scopo stesso della legge sul cosiddetto monitoraggio fiscale”.

Successivamente, con la sentenza n. 10331 del 7 maggio 2007 la Corte di Cassazione ha affermato che l’obbligo di dichiarazione “non riguarda solo l’intestatario formale e/o il beneficiario effettivo di investimenti o attività di natura finanziaria all’estero, ma anche, colui che all’estero abbia la detenzione e/o la disponibilità di fatto di somme di denaro non proprie, eventualmente col compito fiduciario di trasferirle all’effettivo beneficiario o di utilizzarle per conto dell’effettivo titolare”.

Quest’ultima sentenza si è occupata del caso di costituzione all’estero di “fondi neri” da parte di una società italiana, gestiti dall’amministratore della società stessa. Anche nei confronti di tali soggetti, la Corte sembra prevedere la compilazione e la presentazione del Quadro RW della dichiarazione dei redditi purché, ovviamente, non sussistano altre cause di esclusione.

Tali pronunciamenti assumono particolare rilievo in quanto sembrano tali da ampliare l’ambito di applicazione soggettivo della normativa in esame anche ad ulteriori categorie di contribuenti. Tuttavia, lo scopo che, attraverso gli obblighi imposti ai contribuenti e agli intermediari, la normativa sul monitoraggio si pone – e cioè l’accertamento dei redditi non dichiarati al Fisco – induce a ritenere opportuno limitare l’ambito di applicazione di tali norme soltanto ai soggetti che hanno la possibilità di movimentare capitali all’estero di cui siano anche beneficiari diretti dei relativi redditi.

Redditi Finanziari esteri: tassazione

Per i contribuenti soggetti alla disciplina sul monitoraggio, occorre tener conto se i Redditi Finanziari vengono percepiti attraverso intermediari abilitati oppure direttamente dall’estero o, comunque, senza l’intervento di un intermediario cui sia stato affidato l’incarico formale di amministrare i titoli o di incassare i proventi.

Redditi Finanziari con intermediario

I redditi di fonte estera percepiti attraverso banche (o altri intermediari abilitati) aventi l’incarico di amministrarli o di incassarli in Italia sono assoggettati a tassazione – ritenuta o imposta sostitutiva – dai sostituti di imposta o dagli incaricati del versamento dell’imposta sostitutiva.

Nel caso in cui l’imposizione sia stata effettuata a titolo definitivo, tali redditi non devono essere indicati in dichiarazione. Al contrario, se l’imposizione è stata effettuata a titolo di acconto i redditi devono essere indicati – al lordo delle eventuali imposte pagate all’estero – in dichiarazione dei redditi e assoggettati a tassazione progressiva Irpef. In tale ipotesi, le ritenute di acconto vengono scomputate dall’Irpef dovuta.

Redditi Finanziari senza intermediario

Interessi

I Redditi Finanziari di fonte estera percepiti – senza l’intervento di un intermediario residente che li abbia assoggettati a ritenuta – da contribuenti nei cui confronti in Italia si applica, sui redditi della stessa natura, la ritenuta a titolo di imposta o l’imposta sostitutiva di cui al D.Lgs. n. 239/1996, sono assoggettati a imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi (nel Quadro RM della sezione V del Modello Redditi), da versare direttamente in sede di dichiarazione, con la stessa aliquota della ritenuta a titolo di imposta o dell’imposta sostitutiva.

I proventi soggetti all’imposta sostitutiva di cui al D.Lgs. n. 239/1996 devono essere dichiarati per la parte maturata nel periodo di possesso e incassata, in modo esplicito o implicito, nel periodo di imposta.

Il contribuente ha la facoltà di non avvalersi del regime di imposizione sostitutiva optando per la tassazione ordinaria e, in tal caso, compete il credito di imposta per le imposte pagate all’estero.

Non è comunque consentito optare per la tassazione ordinaria sugli interessi, premi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, pubblici e privati, ai quali non sia stata applicata l’imposta sostitutiva prevista dal D.Lgs. n. 239/1996, ad esclusione degli interessi e altri proventi delle obbligazioni e titoli similari dovuti da soggetti non residenti.

Utili esteri

Anche gli utili di fonte estera – compresi quelli relativi a strumenti finanziari e a contratti di associazione in partecipazione – se derivanti da partecipazioni non qualificate non possono essere assoggettati a tassazione ordinaria.

Gli utili relativi a partecipazioni qualificate vanno, invece, indicati nel Quadro RL, sezione I, assieme agli eventuali altri redditi di capitale che concorrono a formare il reddito complessivo del contribuente.

Nel Quadro RL, sezione I, devono essere dichiarati anche gli utili da partecipazione non qualificata relativi a società residenti in Paesi a fiscalità privilegiata i cui titoli non sono negoziati in mercati regolamentati e i proventi di natura non qualificata derivanti dagli strumenti finanziari emessi da tali società. In tal caso – infatti – gli utili e i proventi equiparati concorrono alla formazione del reddito imponibile per la loro totalità e l’eventuale ritenuta applicata in Italia è percepita a titolo di acconto.

Sugli utili e proventi equiparati provenienti da partecipazioni non qualificate in società residenti in Paesi o territori a fiscalità privilegiata, i cui titoli sono negoziati in mercati regolamentati, continua ad applicarsi la ritenuta a titolo d’imposta.

L’ammontare del reddito da indicare in dichiarazione è quello al lordo di eventuali ritenute operate all’estero a titolo definitivo, e in Italia a titolo di acconto.

Depositi e altri titoli

ella sezione VII del Quadro RM vanno indicati i proventi derivanti da depositi di denaro, di valori mobiliari e di altri titoli diversi dalle azioni e dai titoli similari, costituiti fuori del territorio dello Stato, a garanzia di finanziamenti concessi a imprese residenti, qualora non vi sia stato l’intervento di un soggetto obbligato ad effettuare il prelievo alla fonte.

Plusvalenze

Le plusvalenze, al netto delle minusvalenze, vanno indicate nel Quadro RT a meno che non siano già state assoggettate a imposizione da parte del sostituto di imposta italiano in quanto il contribuente ha optato per il risparmio amministrato o gestito.

Nel Quadro RT, sezione III, vanno indicate le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati in società o enti residenti o localizzati in Stati o Paesi indicati nella cosiddetta black list di cui al D.M. 21 novembre 2001, a meno che non venga dimostrato, tramite interpello, che dal possesso delle suddette partecipazioni non qualificate non sia conseguito l’effetto di localizzare i redditi nello Stato o territorio a fiscalità privilegiata.

Somme fruttifere

Le somme in denaro, i certificati in serie o di massa o i titoli trasferiti o costituiti all’estero, senza che ne risultino dichiarati i redditi effettivi, si presumono – salvo prova contraria – fruttiferi in misura pari al tasso ufficiale medio di sconto vigente in Italia nel relativo periodo di imposta, a meno che nella dichiarazione non venga specificato che si tratta di redditi la cui percezione avviene in un successivo periodo di imposta.

Detto parametro viene determinato sulla base del tasso minimo di partecipazione per le operazioni a tasso variabile, fissato periodicamente dalla Banca Centrale Europea. La prova contraria deve essere data dal contribuente entro 60 giorni dal ricevimento della espressa richiesta notificatagli dall’ufficio delle imposte.

Redditi Finanziari: credito di imposta

La disciplina del credito di imposta per i redditi prodotti all’estero è contenuta nell’articolo 165 del DPR n. 917/86. Tale credito consiste nella detrazione, dalle imposte dovute in Italia, delle imposte pagate all’estero in via definitiva sui redditi ivi prodotti.

In particolare:

  • La detrazione spetta nei limiti in cui i crediti prodotti all’estero concorrono a formare il reddito complessivo dichiarato;
  • La detrazione spetta fino a concorrenza della quota dell’imposta italiana corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero e il reddito complessivo dichiarato;
  • La detrazione spetta in proporzione alla parte imponibile del dividendo;
  • La detrazione va richiesta a pena di decadenza nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta in cui le imposte estere si riferiscono secondo competenza economica.

Si rammenta che, in presenza di Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni, qualora il prelievo sia stato effettuato nell’altro Stato contraente in misura eccedente l’aliquota prevista dal trattato, la maggiore imposta subita (ossia la differenza tra il prelievo effettivamente subito e l’aliquota convenzionale) non può essere recuperata tramite il credito di imposta di cui all’articolo 165 del DPR n. 917/86 bensì mediante un’istanza di rimborso da presentare alle autorità fiscali estere con le modalità e nei termini stabiliti dalla relativa legislazione.

In tali ipotesi il contribuente può usufruire, tramite la dichiarazione dei redditi, solo del credito di imposta sulla base delle aliquote convenzionali. L’applicazione della normativa convenzionale deve essere richiesta dal beneficiario dei proventi a cui spetta, ovviamente, anche la produzione della documentazione necessaria per ottenere il rimborso dell’imposta o, quando è consentito, la diretta applicazione della minore ritenuta prevista dalla convenzione. È evidente che, nel caso in cui le norme convenzionali prevedano aliquote maggiori di quelle vigenti all’interno dei singoli Stati, si applica il trattamento più favorevole per l’investitore.

Redditi Finanziari: Monitoraggio fiscale

I soggetti sopra menzionati, residenti in Italia, che, al termine del periodo di imposta, detengono investimenti all’estero ovvero attività estere di natura finanziaria, attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia, devono indicarli, anche se non sono intervenute movimentazioni, nella dichiarazione dei redditi o, compilando anche il Quadro RW, dedicato al monitoraggio fiscale delle attività finanziarie estere e al pagamento dell’Ivafe (Imposta patrimoniale sulle attività finanziarie estere).

L’articolo 2, comma 4-bis del D.L. n. 4/2014, convertito in Legge n. 50/2014 ha previsto che l’obbligo di monitoraggio per le attività finanziarie detenute all’estero non sussista per i depositi e i conti correnti bancari costituiti all’estero il cui valore massimo complessivo raggiunto nel periodo d’imposta non sia superiore a €. 10.000. Deve essere però segnalato che il limite in questione è stato elevato sino alla soglia di €. 15.000 dalla Legge n. 186/2014.

Conti correnti

L’obbligo di compilazione del quadro RW sussiste comunque laddove lo stesso sia obbligatorio ai fini del calcolo dell’Ivafe, e cioè nel caso in cui la consistenza media sia superiore a €. 5.000. Di conseguenza, la compilazione del quadro RW potrebbe portare ad alcune situazioni particolari, come ad esempio:

  • Conto corrente estero con giacenza media maggiore di €. 5.000 ma che, nel corso dell’anno, non ha superato come valore massimo i €. 15.000. Il quadro RW andrà compilato esclusivamente ai fini Ivafe;
  • Conto corrente estero con giacenza media inferiore a €. 5.000 ma che, come valore massimo, ha superato i €. 15.000. Il quadro RW deve essere compilato soltanto ai fini del monitoraggio fiscale.

Per i conti correnti bancari e postali detenuti all’estero, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che le condizioni per usufruire dell’esonero sussistono ove il contribuente dia disposizione alla banca estera, presso cui è detenuto il conto, di bonificare automaticamente gli interessi maturati sul conto estero (immediatamente, o comunque entro il mese della maturazione) su un conto corrente italiano, dando specificazione nella causale, dell’ammontare lordo e dell’eventuale ritenuta applicata all’estero, in modo che la banca italiana sia in grado di operare la ritenuta di ingresso sull’ammontare lordo degli interessi.

Assicurazioni

Circa i contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, stipulati con un’impresa di assicurazione non residente, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’obbligo di monitoraggio non sussiste qualora il contratto sia concluso per il tramite di un intermediario finanziario italiano a cui sia stato conferito anche l’incarico di incassare i proventi derivanti da tali contratti.

Tasso di cambio

Annualmente, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, viene stabilito il controvalore in euro degli importi in valuta da dichiarare, calcolato in base alla media annuale determinata dalla Banca d’Italia.

Consulenza Redditi Finanziari

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