Distacco del personale internazionale: risposte a quesiti

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Doppia imposizione fiscale internazionale: come risolverla in caso di distacco del personale dipendente in aziende estere? Come e quando è possibile in questi casi applicare le retribuzioni convenzionali? Vediamo tutte le informazioni utili in questo contributo legato alla risposta a quesiti critici nell’ambito della doppia imposizione in caso di distacco del personale. 

In questo contributo andremo ad analizzare la disciplina del distacco del personale dipendente in aziende estere e la possibile applicazione dell’agevolazione legata all’applicazione delle retribuzioni convenzionali di cui all’articolo 51 comma 8-bis del DPR n. 917/86. Per farlo abbiamo preso ad esempio alcuni quesiti pervenuti da parte dei nostri lettori ed abbiamo stilato una serie di risposte che possono aiutare a comprendere la situazione di chi si trova in queste particolari fattispecie.

L’obiettivo che ci siamo posti è quello di fornire soluzioni pratiche a problematiche relative alla doppia imposizione internazionale di redditi fornendo la soluzione di alcune fattispecie più critiche che sono state prospettate.

Vediamo, quindi, di seguito i vari quesiti che abbiamo scelto e le nostre risposte.

distacco del personale

Distacco del personale dipendente residente presso società estera controllata tedesca

Domanda

Una società italiana ha effettuato un’operazione di distacco del personale per un proprio lavoratore dipendente, fiscalmente residente in Italia, presso la società controllata tedesca. Il distacco è iniziato lo scorso 1° marzo, e la scadenza è prevista per il prossimo 15 giugno “n+4”.   Con un’integrazione del contratto di lavoro, è stato esplicitamente previsto che nel suddetto periodo di distacco l’esecuzione della prestazione avverrà in via esclusiva e continuativa all’estero, e che la remunerazione continuerà ad essere erogata dalla società italiana. Sempre all’interno del predetto documento, la società si è impegnata ad erogare al lavoratore, per tutto il periodo di distacco, un’indennità per il servizio prestato all’estero, per un importo pari a €. 2.000 mensili. Si desidera conoscere se la predetta indennità possa concorrere alla formazione del reddito nella misura del 50% ai sensi dell’articolo 51, comma 8, del DPR n. 917/86.

Risposta

La risposta è negativa.

Ai sensi dell’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86, il reddito di lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti fiscalmente residenti in Italia, che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale.

Come chiarito dalla Circolare n. 207/E/2000 dell’Agenzia delle Entrate, al ricorrere delle condizioni normative previste, la base imponibile dei compensi relativi all’attività prestata all’estero viene fissata in via convenzionale, senza tener conto delle remunerazioni e delle indennità in concreto erogate.

Relativamente alla fattispecie descritta nel quesito, considerando che i requisiti di legge sono rispettati, si può, pertanto, ritenere che l’indennità corrisposta non debba scontare imposizione alcuna, in quanto virtualmente ricompresa nell’ammontare tassato in via forfetaria.

Al riguardo, si precisa che, in conformità ai chiarimenti contenuti nella Circolare n. 7/E/2001 dell’Agenzia delle Entrate, la società italiana applicherà la tassazione convenzionale, a partire dalla prima retribuzione erogata.

Domanda

Una società italiana ha intenzione di distaccare un proprio lavoratore dipendente, fiscalmente residente in Italia, presso la società controllata francese. Il distacco avrà inizio nel corso del prossimo mese di maggio, e la durata prevista è di cinque mesi. Nel corso dell’intero periodo, il lavoratore continuerà ad essere remunerato dall’azienda italiana, e nessun riaddebito dei costi verrà operato nei confronti della società francese. Si desidera conoscere se, relativamente alle remunerazioni percepite per il lavoro svolto in regime di distacco, il lavoratore sarà obbligato al pagamento delle imposte anche in Francia.

Risposta

La risposta è negativa.

L’articolo 15 della Convenzione per evitare le doppie imposizioni stipulata con la Francia prevede, infatti, che le remunerazioni che un italiano riceve in corrispettivo di un’attività di lavoro dipendente svolta in Francia sono imponibili soltanto in Italia se il beneficiario soggiorna in Francia per un periodo che non supera in totale 183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato, e se le remunerazioni non sono pagate da un datore di lavoro francese.

Nel caso in esame, entrambe le condizioni sono rispettate.

Resta inteso che l’esenzione dalla tassazione in Francia è subordinata alla conservazione della residenza fiscale in Italia.

Dipendente residente in Francia distaccato presso la società controllata italiana

Domanda

Una società francese ha intenzione di effettuare un distacco del personale per un lavoratore dipendente, fiscalmente residente in Francia, presso la società controllata italiana. Il distacco avrà inizio nel corso del prossimo mese di maggio, e la durata prevista è di sette mesi. Nel corso dell’intero periodo, il lavoratore continuerà ad essere remunerato dall’azienda francese, e la società italiana si impegnerà esclusivamente a fornire al dipendente la disponibilità gratuita di un alloggio e di un’autovettura. Relativamente alle remunerazioni percepite per il lavoro svolto in regime di distacco, il lavoratore sarà obbligato al pagamento delle imposte anche in Italia? La società italiana distaccataria dovrà operare la ritenuta d’acconto relativamente ai fringe benefits erogati?

Risposta

La risposta è positiva ad entrambi i quesiti.

L’art. 15 della Convenzione per evitare le doppie imposizioni stipulata con la Francia prevede, infatti, che le remunerazioni che un francese riceve in corrispettivo di un’attività di lavoro dipendente svolta in Italia sono imponibili anche in Italia se il beneficiario soggiorna in quest’ultimo Paese per un periodo che supera in totale 183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato.

Nel caso in esame, la condizione sarà rispettata, qualora, perdurando il distacco per i sette mesi programmati, il lavoratore sia fisicamente presente in Italia per più di 183 giorni (C.M. 17.8.96 n. 201/E).

Relativamente al secondo quesito, la società italiana sarà tenuta all’effettuazione delle ordinarie ritenute d’acconto sui compensi in natura erogati; infatti, come chiarito dalla R.M. 22.8.2007 n. 234/E, chi riveste la natura di sostituto di imposta, ai sensi dell’articolo 23 del DPR n. 600/73, deve operare le ritenute sulle somme e sui valori corrisposti in relazione ad un’attività di lavoro dipendente, anche qualora quest’ultima sia esercitata esclusivamente presso soggetti terzi.

Da un punto di vista operativo, in conformità alle previsioni dello stesso articolo 23 co. 1 del DPR n. 600/73, considerando che la ritenuta sui compensi in natura non troverà capienza in alcun contestuale pagamento in denaro, il lavoratore sarà tenuto a versare alla società italiana l’importo corrispondente all’ammontare della ritenuta stessa.

Retribuzioni convenzionali per distacco del personale all’estero

Domanda

Un lavoratore dipendente fiscalmente residente in Italia ha cessato in il rapporto di lavoro con un’azienda italiana, ed è stato assunto, con decorrenza 1° aprile dell’anno successivo, da una  consociata spagnola della predetta azienda (distacco del personale), con un contratto di lavoro a tempo indeterminato che prevede lo svolgimento dell’attività unicamente presso la sede dell’impresa estera.
Il lavoratore, oltre a rimanere iscritto presso l’anagrafe della popolazione residente, conserva in Italia i legami affettivi (moglie e figli), e rientra presso la sua abitazione italiana ogni fine settimana, e durante le festività e i periodi di ferie. Nel mese di maggio dell’anno precedente, per accordo fra la società italiana e la consociata spagnola, viene corrisposto al dipendente, direttamente dalla società spagnola, il premio di rendimento relativo all’annualità, maturato naturalmente a seguito dell’attività esercitata presso l’azienda italiana. Si desidera sapere se:

  • La tassazione in Italia delle retribuzioni percepite all’estero avvenga in base all’art. 51 co. 8-bis del TUIR (retribuzioni convenzionali), o se il predetto regime sia applicabile solo in presenza di un’operazione di distacco di personale da società italiana ad azienda estera;
  • In caso di risposta positiva, il premio di rendimento sia ricompreso nelle retribuzioni convenzionali, o debba essere tassato in via ordinaria, in base all’ammontare percepito.

Risposta

Ai sensi dell’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86, il reddito di lavoro dipendente prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti fiscalmente residenti in Italia che, nell’arco di dodici mesi, soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale.

Un’interpretazione letterale della disposizione in esame porta a ritenere che quest’ultima sia applicabile anche nella fattispecie descritta nel quesito, in cui il lavoratore viene assunto direttamente dall’azienda straniera, senza necessità che si realizzi un vero e proprio distacco di personale da società italiana ad impresa estera. Resta evidente che, da un punto di vista operativo, nell’ipotesi descritta, risulterà difficile individuare con precisione la “retribuzione convenzionale” da assoggettare ad imposizione; quest’ultima viene, infatti, fissata dal decreto ministeriale sopra richiamato, alla luce della “retribuzione nazionale” di riferimento, ovvero del trattamento previsto per il lavoratore dal contratto collettivo italiano, comprensivo degli emolumenti riconosciuti per accordo tra le parti.

Al fine di rendere applicabile la disposizione dell’articolo 51, comma 8-bis del DPR n. 917/86, si consiglia, pertanto, di inserire all’interno del contratto di lavoro stipulato all’estero, gli opportuni richiami al livello di inquadramento collettivo italiano, e alla relativa retribuzione che lo stesso dipendente percepirebbe, se l’assunzione, invece che all’estero, fosse avvenuta all’interno del territorio nazionale.

In ogni caso, come chiarito di recente dall’Agenzia delle Entrate, con la circ. 13.5.2011 n. 20, nell’ipotesi in cui il decreto sopra richiamato non preveda il settore economico in cui viene svolta l’attività da parte del dipendente, il particolare regime dell’art. 51 co. 8-bis del DPR n. 917/86 non troverà applicazione.

Relativamente al secondo quesito, si ritiene che, ai fini della determinazione della base imponibile del premio di rendimento, occorra fare riferimento al momento in cui è stata svolta l’attività lavorativa, e non al periodo in cui il predetto premio è stato percepito. Assume così rilevanza la connessione esistente tra gli emolumenti incassati e l’ambito territoriale dal quale essi hanno tratto origine, con l’effetto di rendere assoggettabile a tassazione ordinaria l’effettivo ammontare del premio di rendimento percepito, in quanto inerente ad attività esercitata in territorio italiano.

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