Rappresentante fiscale: figura, nomina e adempimenti

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La disciplina del rappresentante fiscale Iva del soggetto non residente è dettata dall’articolo 17 del DPR n. 633/72. Un soggetto non residente (comunitario o extracomunitario) che effettua nel territorio dello Stato operazioni rilevanti ai fini Iva, può adempiere ai relativi obblighi o esercitare i relativi diritti nominando un rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato, in alternativa alla sua identificazione diretta nel nostro Paese.

L’aspetto di cui voglio parlarti in questo articolo è molto importante. Riguarda l’obbligo per tutti i soggetti con sede in Paesi Extra-Ue che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi in Italia, di nominare un proprio rappresentante fiscale Iva.

Il rappresentante fiscale italiano di soggetto estero è un soggetto (persona fisica o società), incaricato di adempiere a tutti gli adempimenti Iva in Italia del soggetto estero.

La nomina del rappresentante fiscale per gli operatori non residenti, che intrattengono rapporti con il nostro Paese, e che non hanno una stabile organizzazione in Italia, è obbligatoria.

Questo per effetto dell’articolo 17, secondo comma, del DPR n. 633/72. Con il rappresentante fiscale gli operatori esteri possono adempiere agli obblighi ed esercitare i diritti in materia di Iva. Con riferimento ad operazioni compiute nel nostro territorio.

Nel nostro ordinamento tributario sono diverse le forme con cui i soggetti non residenti che svolgono attività ovvero singole operazioni economiche in Italia possono considerarsi identificati ai fini Iva in Italia:

  • Stabile organizzazione – Si manifesta quando un soggetto non residente svolge in Italia un’attività economica stabile, e si qualifica come soggetto passivo d’imposta nazionale. Relativamente alle operazioni effettuate nel territorio dello Stato;
  • Rappresentante fiscale Iva – Alla sua nomina si ricorre quando il soggetto non residente pone in essere nel territorio dello Stato singoli atti economici rilevanti ai fini Iva. La nomina è obbligatoria quando l’acquirente nazionale è un privato. Questo poiché senza l’identificazione del soggetto passivo, l’operazione rimarrebbe completamente detassata, nonché nelle vendite a distanza;
  • Identificazione diretta – Consiste nella possibilità di adempiere agli obblighi od esercitare i diritti previsti in materia Iva registrandosi direttamente presso l’Amministrazione Finanziaria. Tale identificazione avviene presentando una dichiarazione di inizio attività, dalla quale si riceverà un numero di partita Iva.

La nomina del rappresentante fiscale Iva (che potrà essere anche una società purché con sede in Italia) e l’identificazione diretta sono opzioni alternative fra di loro. Tuttavia ciascuna può coesistere singolarmente con l’esistenza di una stabile organizzazione.

In questo contributo ti parlerò della disciplina riguardante il rappresentante fiscale italiano di un operatore estero, ad esempio un E-commerce che opera in Italia.

Rappresentante fiscale

Rappresentante fiscale Iva: le funzioni

Mediante il rappresentante fiscale, munito di partita Iva in Italia, possono, infatti, essere assolti gli obblighi ed esercitati i diritti relativi alle operazioni attive e passive effettuate nel territorio dello Stato dal soggetto non residente.

Operazioni quali:

  • La fatturazione;
  • La registrazione;
  • La detrazione ed il rimborso dell’imposta;
  • La dichiarazione annuale Iva;
  • Le liquidazioni periodiche Iva.

Questo secondo quanto indicato al quarto comma dell’articolo 17 del DPR n. 633/1972.

In caso di istituzione di una stabile organizzazione in Italia dell’operatore estero, gli adempimenti Iva vengono effettuati da quest’ultima. Non rilevando, quindi, le disposizioni inerenti il rappresentante fiscale, come precisato nella C.M. n. 52/E/1999.

Articolo 17 comma 2 del DPR n. 633/1972

 2. Gli obblighi ed i diritti derivanti dall’applicazione del presente decreto relativamente ad operazioni effettuate nel territorio dello Stato da o nei confronti di soggetti non residenti e senza stabile organizzazione in Italia, possono essere adempiuti o esercitati, nei modi ordinari, da un rappresentante residente nel territorio dello Stato e nominato nelle forme di cui al terzo comma dell’art. 53, il quale risponde in solido con il rappresentato degli obblighi derivanti dall’applicazione del presente decreto. La nomina del rappresentante deve essere comunicata all’altro contraente anteriormente all’effettuazione dell’operazione. La disposizione si applica anche relativamente alle operazioni, imponibili ai sensi dell’articolo 7, quarto comma, lettera f), effettuate da soggetti domiciliati, residenti o con stabili organizzazioni operanti nei territori esclusi a norma del primo comma, lettera a), dello stesso art. 7.

3. In mancanza di un rappresentante nominato ai sensi del comma precedente, gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti residenti all’estero, nonché gli obblighi relativi alle prestazioni di servizi di cui al n. 2) dell’art. 3, rese da soggetti residenti all’estero a soggetti residenti nello Stato, devono essere adempiuti dai cessionari o committenti che acquistino i beni o utilizzino i servizi nell’esercizio di imprese, arti o professioni. La disposizione non si applica relativamente alle operazioni imponibili ai sensi dell’art. 7, quarto comma, lettera f), fatte da soggetti domiciliati o residenti o con stabili organizzazioni operanti nei territori esclusi a norma del primo comma, lettera a), dello stesso articolo. 

Rappresentante fiscale debitore di imposta

In seguito alla nomina del rappresentante fiscale si crea una discrepanza tra soggetto passivo che effettua l’operazione e soggetto debitore dell’imposta.

Infatti, tramite il rappresentante, gli effetti delle operazioni effettuate in Italia da parte dell’operatore non residente si producono in capo a quest’ultimo.

Proprio come se si trattasse di un operatore residente o di una stabile organizzazione.

Può essere nominato rappresentante fiscale sia una persona fisica, che una persona giuridica residente o avente sede nel territorio dello Stato.

Uno stesso soggetto può, inoltre, essere rappresentante fiscale di diversi operatori non residenti. Possedendo, in tal caso, molteplici numeri di partita Iva, in ragione del numero delle società rappresentate. I soggetti non residenti possono, invece, avere un solo rappresentante fiscale in Italia.

Qualora non venga nominato il rappresentante fiscale, tutti gli obblighi Iva riferiti alle operazioni effettuate da non residenti in Italia, devono essere effettuate dai cessionari o committenti, che devono emettere autofattura, ai sensi del terzo comma dell’articolo 17 del DPR n. 633/72.

Rappresentante fiscale: la nomina

La nomina del rappresentante fiscale, come indicato nel secondo comma dell’articolo 17 del DPR n. 633/1972, è un adempimento facoltativo.

Tuttavia, solo grazie ad esso è possibile recuperare l’imposta assolta sugli acquisti effettuati nel nostro territorio nazionale.

La nomina del rappresentante fiscale è, inoltre, richiamata dal D.L. n. 331/1993, convertito dalla Legge n. 427/1993, in materia di scambi CEE.

In particolare l’articolo 44, comma 4, ne sancisce l’obbligatorietà nel caso di cessioni, effettuate in base a cataloghi, per corrispondenza e simili, di beni spediti o trasportati nel territorio dello Stato dal cedente o “per suo conto” da altro Stato membro, nei confronti di persone fisiche non soggetti d’imposta. Ovvero di cessionari che non abbiano optato per l’applicazione dell’imposta sugli acquisti intracomunitari, ma con esclusione, in tal caso, delle cessioni di prodotti soggetti ad accisa.

La nomina del rappresentante è obbligatoria anche in tutti i casi in cui l’operazione è territorialmente rilevante in Italia e l’obbligo del pagamento dell’imposta non può essere assolto dal cessionario o committente, perché privato consumatore.

Casi di nomina obbligatoria

Come precisato nella C.M. 23 febbraio 1994, n. 13-VII-15-464, è obbligatoria la nomina per i soggetti comunitari che, in mancanza di una stabile organizzazione:

  • Introducono nel territorio dello Stato beni per esigenze della propria impresa;
  • Cedono a privati consumatori beni precedentemente introdotti in Italia ed ivi installati, montati o assiemati;
  • Effettuano nei confronti di privati consumatori prestazioni di trasporto intracomunitario di beni e relative intermediazioni, prestazioni accessorie ai detti trasporti e relative intermediazioni. Ovvero intermediazioni diverse da quelle indicate all’articolo 7, quarto comma, lettera d), del DPR n. 633/1972, nei casi in cui dette operazioni siano territorialmente rilevanti in Italia.

L’obbligo di avvalersi del rappresentante fiscale Iva non sussiste, quando le operazioni sono direttamente qualificabili come acquisti o cessioni intracomunitari tra le parti contraenti (ivi comprese le operazioni triangolari).

Ovvero quando, per le prestazioni di servizi rese dal soggetto appartenente all’altro Stato membro, l’imposta non è da questi dovuta.

La R.M. n. 162/E/2000 ha fornito importanti chiarimenti concernenti l’applicazione dell’Iva in Italia a servizi di trasporto internazionali. Precisando, in particolare, che le società che effettuano prestazioni territorialmente rilevanti in Italia nei confronti di privati consumatori, benché non imponibili, in assenza di una sede o stabile organizzazione nel territorio dello Stato, sono tenute a nominare un rappresentante fiscale Iva in Italia.

La nomina del rappresentante, che in tale casistica è obbligatoria, deve essere effettuata anteriormente al compimento della prima operazione, con le modalità indicate successivamente.

Responsabilità del rappresentante fiscale

Il rappresentante fiscale risponde in solido con il rappresentato relativamente agli obblighi derivanti dall’applicazione delle norme in materia di Iva (art. 17 co. 3 del DPR 633/72).

La responsabilità solidale è limitata alle operazioni, territorialmente rilevanti in Italia, compiute dal rappresentato estero per il suo tramite (ris. Agenzia delle Entrate 4.3.2002 n. 66).

Per questa ragione, al rappresentante fiscale è attribuita una soggettività passiva parziale (Cass. 12.7.2001 n. 9449).

Dal punto di vista civilistico, il rappresentante fiscale agisce come mandatario.

Tuttavia, la responsabilità del rappresentante italiano di un soggetto non residente è determinata non tanto in funzione dell’accordo privatistico (contratto di mandato) che lo lega al rappresentato non residente, quanto dall’applicazione delle norme giuridiche sulla territorialità dell’operazione e sulla conseguente individuazione del debitore dell’imposta (Risoluzione n. 66/E/2002).

Sul piano comunitario, la responsabilità solidale del rappresentante fiscale è limitata all’assolvimento dell’Iva (art. 205 della direttiva 2006/112/CE).

Rappresentante fiscale Iva “leggero

Nel caso in cui, in ambito intracomunitario, vengano effettuate esclusivamente operazioni attive e passive non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta, il rappresentante, è detto “leggero”.

Tale rappresentante è tenuto esclusivamente all’esecuzione dei seguenti obblighi:

  1. Fatturazione delle operazioni;
  2. Compilazione e presentazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari.

Tale semplificazione viene meno con l’effettuazione della prima operazione attiva o passiva, che comporti il pagamento dell’imposta o il relativo recupero e, a partire dall’effettuazione di tale operazione, sorgono in capo al rappresentante tutti i normali obblighi Iva (fatturazione, registrazione, dichiarazione ecc.).

Comunicazione della nomina

Il rappresentante fiscale Iva, che deve essere un soggetto residente nel territorio dello Stato, deve risultare nominato, ai sensi dell’articolo 53, terzo comma, del DPR. n. 633/1972, attraverso:

  • Atto pubblico;
  • Scrittura privata registrata;
  • Lettera annotata, in data anteriore alla prima operazione, in apposito registro presso l’Ufficio Iva competente in relazione al domicilio fiscale del rappresentante stesso;
  • Comunicazione effettuata all’Ufficio Iva, con le modalità previste dall’articolo 35 del DPR n. 633/1972, di data anteriore al passaggio dei beni.

La nomina del rappresentante fiscale Iva deve essere comunicata da parte del soggetto non residente al residente prima dell’esecuzione dell’operazione.

La R.M. 29 gennaio 1998, n. 3/E/1045, chiarisce che la tardività dell’annotazione nell’apposito registro della lettera di incarico viene equiparata, sul piano degli effetti, al difetto vero e proprio dell’annotazione stessa.

L’annotazione tempestiva costituisce, quindi, un vero e proprio onere, il cui mancato assolvimento impedisce, segnatamente alle operazioni poste in essere antecedentemente all’annotazione in discorso, la produzione dei benefici riconducibili all’atto di nomina.

In assenza di una valida nomina del rappresentante, il cosiddetto falsus procurator dovrà, quindi, astenersi dal compiere qualsiasi atto di rilevanza tributaria. Atto che, in caso contrario, non produrrà effetto alcuno, al punto da dover essere rinnovato dal vero procuratore. Senza l’annotazione, infatti, l’Ufficio non è in grado di stabilire una data certa, da cui far decorrere gli effetti collegati alla rappresentanza.

La nomina del rappresentante fiscale Iva si può configurare alla stregua di un mandato.

Nel caso di variazione del rappresentante fiscale o di variazione da rappresentante “leggero” a rappresentante ordinario, è necessario indicare quanto modificato, utilizzando un modello simile a quello usato per la nomina.

Esempio di nomina del rappresentante fiscale Iva

Il sottoscritto………., nato a……….. il…….. e residente a………. in via………, in qualità di legale rappresentante dell’impresa……… con sede legale a…….. in via……….. con partita IVA n…………. con la presente scrittura privata NOMINA quale proprio rappresentante fiscale nel territorio italiano il signor/la società…….. residente/con sede a………. in via………. e con partita IVA n…………

Lo scrivente conferisce al rappresentante fiscale tutti i poteri necessari per eseguire gli adempimenti previsti dal D.P.R. n. 633/1972 e dal D.L. n. 331/1993. (Nel caso di rappresentante fiscale “leggero”, citare la limitazione alla fatturazione e alla compilazione degli elenchi Intrastat prevista dall’art. 44, comma 3, del D.L. n. 331/1993). Lì………………….. ………………. (Firma)

Obblighi e adempimenti pratici

Il rappresentante fiscale Iva:

  • Risponde in solido con l’operatore estero per gli adempimenti Iva da seguire;
  • Esercita i diritti, in nome e per conto del soggetto non residente che rappresenta, connessi all’applicazione dell’Iva.

La R.M. 15 settembre 1993, n. VII-15-7, ha chiarito che sia le fatture emesse, che le fatture di acquisto ricevute dal rappresentante devono essere cointestate. Cioè devono contenere gli estremi tanto del rappresentante (e la sua qualità), quanto del soggetto rappresentato.

Apertura della partita iva

Il rappresentante fiscale Italiano di un soggetto estero è tenuto obbligatoriamente a presentare la dichiarazione di inizio di attività.

Se il soggetto estero è persona fisica utilizzerà il modello AA per le persone fisiche altrimenti quello per le persone giuridiche.

Se il rappresentante ha già una partita Iva, riceverà un nuovo ulteriore numero di partita Iva.

Le due o più partite iva (tante quanto sono gli incarichi più eventualmente l’attività propria del rappresentante) dovranno essere gestite separatamente con contabilità separate.

La domanda di attribuzione della partita iva può essere presentata, in duplice esemplare, ad uno qualsiasi degli uffici dell’Agenzia delle entrate.

Questo a prescindere dal domicilio fiscale del contribuente. Oppure con invio telematico (Vedi istruzioni ai modelli AA7 e AA9).

Rappresentante fiscale: fatturazione delle prestazioni

Il rappresentante fiscale deve emettere fattura con Iva italiana per le cessioni nei confronti di privati consumatori italiani.

Al contrario, deve essere emessa fattura senza applicazione di Iva quando effettua prestazioni o cessioni nei confronti di soggetti iva residenti.

Corrispondentemente i cessionari o committenti soggetti iva, residenti nel territorio dello Stato, che acquistano in Italia beni o.servizi da rappresentanti fiscali di soggetti non residenti, hanno l’obbligo di emettere autofattura o integrare la fattura ricevuta con iva.

Questo sempre se l’operazione risulta essere territorialmente rilevante in Italia ai sensi dell’art. 17, comma 2, DPR n. 633/72.

Le fatture emesse dal rappresentante fiscale devono contenere sia i dati del rappresentante sia i dati del soggetto estero rappresentato.

Fattura per cessione di beni presenti nel territorio nazionale

La fatturazione di una cessione di beni già presenti sul territorio nazionale, fatta ad un soggetto passivo Iva deve essere effettuata dal soggetto estero. Infatti, la fattura emessa esclusivamente con l’indicazione della partita Iva italiana non è da considerarsi rilevante ai fini Iva.

Lo conferma la Risoluzione n. 21/E dell’Agenzia delle entrate.

Nel documento si sostiene che, per una cessione effettuata nei confronti di un soggetto passivo Iva Italiano, il documento emesso con l’indicazione della sola partita Iva italiana da parte del rappresentante fiscale di un soggetto passivo estero sia da considerare non rilevante come fattura ai fini Iva.

In questi casi la fattura deve essere richiesta direttamente dal fornitore estero.

L’articolo 17, comma 2, del DPR n. 633/1972 prevede che:

gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi i soggetti indicati all’articolo 7-ter, comma 2, lettere b) e c), sono adempiuti dai cessionari o committenti. Tuttavia, nel caso di cessioni di beni o di prestazioni di servizi effettuate da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell’Unione europea, il cessionario o committente adempie gli obblighi di fatturazione di registrazione secondo le disposizioni degli articoli 46 e 47 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427

Fatturazione del cliente italiano

Pertanto, il soggetto passivo stabilito in Italia, per tutti gli acquisti di beni o servizi territorialmente rilevanti in Italia, effettuati da soggetti non residenti, ha l’obbligo di:

  • Integrare la fattura ricevuta dal fornitore o prestatore UE;
  • Emettere autofattura, se il fornitore è stabilito in Paesi extra-UE.

La Risoluzione n. 89/E/2010, ha precisato che l’art. 17, comma 2, “esclude che il cedente o prestatore non residente sia tenuto all’emissione della fattura (e ai conseguenti adempimenti di annotazione e dichiarazione), tramite il numero identificativo Iva italiano”.

In tale sede era anche stato confermato che l’Iva relativa a beni e servizi territorialmente rilevanti in Italia, deve sempre essere assolta dal cessionario o committente stabilito in Italia, mediante l’applicazione del meccanismo del reverse charge. Questo ancorché il cedente o prestatore sia identificato ai fini Iva in Italia, tramite identificazione diretta o rappresentante fiscale. A tal proposito, si vedano anche C.M. n. 14/E/2010 e C.M. n. 36/E/2010.

In realtà l’Agenzia ammette che, per le cessioni interne, il rappresentante fiscale di un soggetto estero sia legittimato, per esigenze interne, ad emettere al cessionario/committente residente un documento non rilevante ai fini dell’Iva, pur indicando che l’imposta afferente tale operazione verrà assolta dal cessionario o committente.

Adempimenti del cliente italiano

Difatti, gli adempimenti che il soggetto passivo italiano dovrà porre in essere, in relazione alle prestazioni rese dal fornitore/prestatore UE, in caso di fornitore comunitario, sono (si veda in tal senso anche la C.M. n. 12/E/2013):

  • Numerare la fattura ricevuta dal fornitore UE, integrarla con gli elementi che formano base imponibile e Iva ed annotarla distintamente nel registro Iva vendite ed Iva acquisti, oppure,
  • In caso di mancata ricezione della fattura del fornitore comunitario entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, emettere autofattura entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione ed annotarla entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente.

Pertanto, il contribuente dovrà considerare la fattura emessa dal rappresentantefiscale del soggetto non residente, riportante la sola partita Iva italiana, come non rilevante ai fini Iva. E, quindi, come non emessa, con la conseguente necessità di richiedere, in sostituzione, l’emissione di una fattura direttamente da parte del fornitore comunitarioIn caso di mancato ricevimento della stessa nei termini prescritti, il soggetto Iva italiano è tenuto ad emettere autofattura.

Depositi fiscali

L’articolo 50-bis del D.L. n. 331/1993 regolamenta i “depositi IVA” per la custodia di beni nazionali e comunitari, che non siano destinati alla vendita al minuto nei locali dei depositi medesimi.

L’estrazione dei beni da un deposito Iva può essere effettuata solo da soggetti passivi d’imposta, mediante pagamento dell’Iva.

In caso di soggetti esteri è, quindi, il rappresentante fiscale, se nominato, che adempie agli obblighi per l’estrazione dei beni dai depositi fiscali.

Nel caso di operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta, i gestori dei depositi Iva assumono, qualora non sia stato già nominato un rappresentante fiscale, la veste di rappresentanti “leggeri” dei soggetti passivi d’imposta non residenti, per l’adempimento dei relativi obblighi tributari.

Le disposizioni previste dal suddetto articolo 50-bis permettono agli operatori, anche non residenti, che abbiano nominato un rappresentate fiscale, di procedere al ritiro dei beni di provenienza extra-CEE senza pagamento dell’Iva normalmente dovuta all’importazione.

In tal caso, è necessario compilare un’apposita dichiarazione dell’importatore in merito alla destinazione del bene, comprovata dalla restituzione di copia del documento doganale di importazione, munita dell’attestazione, sottoscritta dal depositario, di avvenuta presa in carico delle merci nell’apposito registro per i depositi Iva.

Vi possono essere diverse casistiche:

  • I beni vengono immessi in territorio interno: la cessione è imponibile in linea di principio, salvo l’applicazione di specifiche cause di non imponibilità;
  • I beni sono inviati in territorio extra-CEE: il cedente deve fatturare i beni in regime di non imponibilità (articolo 8, primo comma, del DPR n. 633/1972);
  • I beni sono inviati in altro Stato membro della Comunità: il cedente, nel caso in cui il cessionario sia identificato ai fini Iva, deve fatturare i beni in regime di non imponibilità (articolo 46, comma 2, del D.L. n. 331/1993).

Immissioni in libera pratica

L’immissione in libera pratica si risolve in una procedura di pagamento delle imposte, quali dazi, prelievi agricoli ed ogni altra tassa ad effetto equivalente al momento dell’ingresso della merce nel territorio nazionale.

In linea generale, le merci presentate alla dogana al momento dell’immissione in libera pratica in Italia dovrebbero scontare, oltre ai dazi doganali, anche l’Iva.

A norma dell’articolo 67 del DPR 633/1972, infatti, costituiscono importazioni, tra le altre, le operazioni di immissione in libera pratica, con sospensione del pagamento dell’imposta, qualora si tratti di beni destinati a proseguire verso altro Stato membro della Comunità economica europea.

Quindi, nell’ipotesi in cui i beni provenienti da uno Stato extra-U.e. introdotti in “libera pratica” in Italia siano destinati ad un soggetto in altro Stato membro, il pagamento dell’Iva non deve essere effettuato in Italia.

In tal caso, infatti, trova applicazione il principio di pagamento dell’imposta “a destinazione”, secondo il quale l’Iva deve essere assolta in altro Stato membro dal cessionario residente in detto Stato.

Il Ministero ha, tuttavia, chiarito che tale agevolazione può essere applicata solo nel caso in cui il soggetto destinatario della merce sia titolare di partita Iva in Italia (Telex 13-05-1993, n. 616/VII) e, quindi, qualora il soggetto non disponga di una stabile organizzazione, nel caso in cui abbia nominato un rappresentante fiscale.

Esempio

Cedente: soggetto extra-U.e.

Cessionario: soggetto U.e.

Dogana di immissione U.e.: Italia

Nel caso riportato, il cessionario assolve i dazi doganali al momento dell’ingresso della merce in Italia. L’Ufficio doganale che accetta la dichiarazione di importazione liquida l’Iva, sospendendone però la riscossione, a norma dell’art. 67, primo comma, lett. a, del DPR n. 633/1972.

Deve, inoltre, essere fornita la prova che la merce importata viene fatta proseguire verso altro Stato membro. A tal fine, l’operazione dovrà essere indicata separatamente nel listing delle cessioni intracomunitarie presentato dal rappresentante.

Il cedente, in base al disposto dell’art. 46, comma 2, del D.L. n. 331/1993, provvede, poi, mediante rappresentante fiscale in Italia, ad emettere fattura non imponibile ex art. 41, comma 2, lett. c, del D.L. n. 331/1993.

Il cessionario provvederà, quindi, secondo la normativa vigente nel proprio Stato, ad assoggettare ad imposta l’operazione, mediante integrazione.

 

8 comments

  1. Salve,
    grazie per aver redatto questo esaustivo articolo.
    Mi chiedevo quale sia il volume minimo necessario per nominare un rappresentante fiscale in Italia.
    Mi spiego meglio.
    Se noi dalla Bulgaria, vendiamo un prodotto in Italia che costa 100€, quanti prodotti devo vendere prima di essere obbligato a far pagare l’IVA ai clienti italiani?

    Grazie

  2. In Italia la soglia per la nomina di un rappresentante fiscale o per una identificazione è di 35.000 euro nelle vendite B2C di beni. Se vuole maggiori informazioni o ha bisogno di consulenza per l’identificazione diretta in Italia possiamo aiutarla. Mi contatti in privato.

  3. Buongiorno
    Sono Direttore di una dita rumena che ha reprezentante fiscale in Italia.
    Lavoriamo abigliamento in triangolazione tranne il noștri R.fiscale.
    Materiale parte tutto dal ns Cliente da Italia il nostro rapresentante fa la Dogana il Italia e manda tutto in Republica Moldova per confezione.
    Al importo del prodoto finito in Dogana Italiana abbiamo pagato Iva e dazzi doganali.
    Da piu di un anno (il27.02.2017)abbiamo chiesto rimborso Iva Per un importo di 26 000 euro e ancora non sapiamo niente.Non conosco le leggi italiane per la Iva ,ma mi sembra strano che il nostro rapresentante fiscale in Italia quando lo dobandiamo di Iva lui non sa mai niente e ne vuole andare alla Agenzia delle entrate Per domandare Cosa succede . Vorei sapere il rimborso Iva nostro a Chi viene fatto alla Dogana o direttamente nel ns conto dalla România.E posibile che una altra persona puo prendere questa Iva nel nostro conto?
    Quale sono tempi per rimborso Iva in Italia?
    Grazie

  4. I tempi dei rimborsi Iva dipendono dall’Agenzia delle Entrate, e dallo stato di lavorazione della pratica. E’ comunque possibile aver ragguagli sulla situazione. Se vuole siamo a disposizione per cercare di aiutarla in questo.

  5. Buongiorno,
    chiedo gentilmente se vi è la possibilità di avere questo articolo già tradotto in inglese
    Grazie
    Cordiali slauti

  6. Mi dispiace ma non abbiamo la disponibilità dell’articolo in inglese.

  7. Sono residente in Italia ma titolare di una società Rumena, Vi chiedo se con la società Rumena aprendo una partita IVA in Italia, posso prendere lavori anche in Italia pagando le tasse in Italia. Grazie Mille

  8. Deve aprire una branch italiana della sua società, a quel punto può prendere lavori in Italia.

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