Minusvalenze dal mercato del Forex: disciplina fiscale

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Le minusvalenze derivanti da operazioni sul mercato del Forex o da opzioni binarie, effettuate per il tramite di broker esteri, sono deducibili dalle plusvalenze realizzate. A differenza del caso in cui intervenga un intermediario residente, la liquidazione del tributo deve essere effettuata necessariamente dal contribuente, nel quadro RT del modello Redditi PF. Nel medesimo modello, in relazione agli investimenti gestiti oltre frontiera, si devono eseguire gli adempimenti connessi al monitoraggio fiscale ed all’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero da corrispondere annualmente. Sono questi i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate che, con la risoluzione n. 71/E/2016, si è nuovamente occupata delle predette operazioni finanziarie.

L’Agenzia delle Entrate è tornata ad affrontare il tema del trattamento fiscale delle operazioni di trading on line, nella Risoluzione n. 71/E/2016, in risposta all’istanza di interpello di un contribuente che, nello specifico, ha eseguito operazioni finanziarie sul mercato Forex ed “opzioni binarie”, per il tramite di broker internazionali (alcuni localizzati in UE ed altri localizzati in Paesi a fiscalità privilegiata) e che ha voluto conoscere il parere dell’Amministrazione finanziaria in merito alla possibilità di recupero delle minusvalenze derivanti da tali operazioni nell’ambito del regime “dichiarativo” di tassazione delle attività finanziarie, di cui all’articolo 5, del D.Lgs. n. 461/1997.

Nello specifico, il contribuente ha prospettato la possibilità di dedurre integralmente le minusvalenze percepite nel quadro RT della dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui le stesse sono state prodotte, in compensazione con le plusvalenze realizzate nel medesimo periodo.

A tale fine, sotto un profilo documentale, il contribuente ritiene sufficiente conservare le comunicazioni rilasciategli dagli operatori finanziari, da cui si evincono i valori dell’investimento iniziale e della somma incassata alla chiusura dell’operazione ovvero, in caso di mancato incasso finale, la perdita subita pari all’investimento inizialmente effettuato (oltre gli eventuali relativi oneri accessori).

Inoltre, il contribuente ha posto al vaglio dell’Amministrazione finanziaria l’originale quesito circa la possibilità di applicazione del regime del risparmio amministrato ex articolo 6, del D.Lgs. n. 461/1997 da parte degli operatori finanziari esteri presso i quali intrattiene rapporti e sugli eventuali conseguenti adempimenti da parte di questi.

Vediamo, quindi, come trattare le minusvalenze derivanti dal mercato del Forex.

Minusvalenze

Proventi derivanti da Forex e opzioni binarie

Si ricorda preliminarmente che, con la Risoluzione m. 102/E/2011, l’Agenzia delle Entrate ebbe modo di chiarire che i redditi derivanti dai contratti conclusi sul mercato del Forex (ovvero il mercato dedicato alla compravendita di valute), devono essere ricondotti nel novero delle fattispecie assoggettate all’articolo 67, comma 1, lett. c-quater), del DPR n. 917/86; pertanto detti proventi, se percepiti da parte di un investitore persona fisica (non imprenditore), costituiscono redditi diversi di natura finanziaria e sono soggetti ad imposta sostitutiva nell’ambito del regime “dichiarativo” ex articolo 5 del DPR n. 461/1997, attualmente applicata nella misura del 26%.

Nella risoluzione in commento, l’Amministrazione finanziaria ha evidenziato che anche i redditi derivanti dalle “opzioni binarie” (ovviamente se percepiti da persone fisiche non imprenditori) costituiscano fattispecie da ricondurre alla citata lett. c-quater), con il medesimo trattamento sopra indicato in relazione ai proventi delle operazioni derivanti dal mercato del Forex.

Proventi da Forex e opzioni binarie

L’Agenzia delle Entrate aveva chiarito che i redditi derivanti dai contratti conclusi sul mercato del Forex, se percepiti da parte di un investitore persona fisica (non imprenditore), costituiscono redditi diversi di natura finanziaria e sono soggetti ad imposta sostitutiva nell’ambito del regime “dichiarativo” ex articolo 5 del DPR n. 461/1997, attualmente applicata nella misura del 26%.

Nella Risoluzione n. 71/E/2016, l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che anche i redditi derivanti dalle “opzioni binarie” abbiano il medesimo trattamento in relazione ai proventi delle operazioni del Forex.

Per entrambe le fattispecie reddituali (proventi da operazioni nel mercato del Forex e da “opzioni binarie”), la determinazione della base imponibile deve essere effettuata applicando l’art. 68, comma 8, del DPR n. 917/86, in base al quale la tassazione deve riguardare la “somma algebrica dei differenziali positivi o negativi, nonché degli altri proventi od oneri, percepiti o sostenuti, in relazione a ciascuno dei rapporti indicati nell’articolo 67, comma 1, lett. c-quater), del DPR n. 917/86.

Plusvalenze

In caso di base imponibile positiva, il tributo deve essere materialmente autoliquidato dal contribuente, in applicazione del regime della dichiarazione, che deve compilare il quadro RT del modello Redditi – Persone fisiche (segnatamente, nella Sezione II – righi da RT21 a RT30).

Minusvalenze

in caso di base imponibile negativa (minusvalenze), invece, l’eccedenza di minusvalenze subite rispetto alle plusvalenze realizzate nell’anno, risultante sempre dal quadro RT, può essere portata in deduzione dei plusvalori netti che verranno realizzati nei quattro periodi d’imposta successivi.

Intermediario residente per il regime del risparmio amministrato

Si ricorda in premessa che gli intermediari finanziari che intervengono nell’attuazione del prelievo impositivo – erogando direttamente o indirettamente redditi a diversi stakeholder (i.e. i dipendenti, i consulenti, gli azionisti, i clienti, ecc.) e, in veste di sostituto d’imposta, operando le ritenute alla fonte a titolo di acconto o d’imposta e le imposte sostitutive sui redditi finanziari, nonché tutti i conseguenti onerosi adempimenti strumentali correlati – rappresentano la fattispecie di più rigida organizzazione amministrativo-aziendale che assume rilevanza in ambito tributario; si tratta, infatti, di operatori economici con rilevante struttura, che si avvalgono di procedure standardizzate, complesse e articolate, soggetti alle previsioni regolamentari sulla compliance fiscale oltre che ad una serie di controlli interni ed esterni.

I “Broker” esteri

L’opzione per il regime del risparmio amministrato può essere esercitata per i proventi (plusvalenze o minusvalenze) realizzati da operazioni nel mercato del Forex e da “opzioni binarie”, alla condizione che si intrattenga un rapporto stabile con gli intermediari finanziari, che possono intervenire anche come controparti.

L’Agenzia delle Entrate evidenzia che i “broker” esteri non sono ascrivibili al novero degli intermediari che possono agire come sostituti d’imposta in Italia e, pertanto, gli stessi “broker” non presentano i requisiti per applicare il regime del risparmio amministrato.

Tra i compiti degli intermediari finanziari c’è appunto anche quello dell’applicazione del regime (opzionale rispetto a quello “dichiarativo”) del “risparmio amministrato” di cui all’articolo 6 del D.Lgs. n. 461/1997, attuabile esclusivamente in presenza di un rapporto stabile di mandato, deposito, custodia o amministrazione intrattenuto dai contribuenti con banche, SIM, fiduciarie, SGR residenti in Italia nonché stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, Poste Italiane S.p.a. ed agenti di cambio.

L’opzione per tale regime può essere esercitata anche per i proventi realizzati da operazioni Forex e da “opzioni binarie” in esame, sempre alla predetta condizione che si intrattenga un rapporto stabile con i menzionati intermediari che possono intervenire anche come controparti.

Al riguardo, in risposta allo specifico quesito del contribuente, l’Agenzia delle Entrate evidenzia che i broker esteri non sono ascrivibili al novero degli intermediari che possono agire come sostituti d’imposta in Italia e, pertanto, gli stessi broker non presentano i requisiti per applicare il regime del risparmio amministrato.

I redditi in esame conseguiti con l’intervento dei citati soggetti esteri devono quindi essere dichiarati nel modello Redditi del contribuente che, a tale fine, potrà utilizzare le certificazioni rilasciate dai broker esteri; tali documenti dovranno essere conservati ai fini di un’eventuale verifica da parte dell’Agenzia delle entrate.

Monitoraggio fiscale e Ivafe

Conclusivamente, l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che le attività finanziarie in esame, costituite da contratti derivati stipulati oltre frontiera gestiti da broker esteri, devono essere altresì assoggettate alla disciplina del monitoraggio fiscale e, di conseguenza, devono essere oggetto di dichiarazione nel quadro RW del modello Redditi del contribuente intestatario del conto (e dell’eventuale titolare effettivo), in quanto potenzialmente rilevanti ai fini reddituali in Italia.

Correlativamente – viene opportunamente evidenziato nella risoluzione in commento – le medesime attività debbono essere assoggettate all’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE), sempre con le relative evidenze nel quadro RW.

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